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Guido Giarelli, Roberto De Vogli

One Health in the context of Global Health and Planetary Health

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 2 / 2026

After highlighting the latest developments in the One Health approach, the focus shifts to the need for a holistic perspective for its effective implementation enabling us to understand and tackle the causes of current and emerging transnational challenges affecting the health of humans, animals, plants and the environments. This is pursued by promoting integration with the multidisciplinary fields of Global Health and Planetary Health, pointing to their problems of definitions and approach. However, moving beyond a purely biomedical and ecological framing of One Health requires engaging with the political and economic determinants that shape health outcomes. The “Structural One Health” approach, for example, investigates the “causes of the causes” of pandemics, highlighting how trade policies, global financial flows and corporate power drive ecological degradation, intensification of animal production, and ultimately influence human wellbeing. Integrating One Health with Global Health and Planetary Health thus implies not only interdisciplinary collaboration, but also critical reflection on the economic paradigms and power structures that underpin contemporary global health crises.

Giovanni Leonardi, Denise Giacomini, Katia Demofonti

One Health: a threefold systemic operational model

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 2 / 2026

Il Ministero della salute, con il Dipartimento per la salute umana, la salute animale e dell’ecosistema (One Health) e dei rapporti internazionali (Dip. OH), ha recentemente avviato una serie di partnership scientifiche e interistituzionali al fine di costruire un Modello operativo One Health, con approccio sistemico, con architettura innovativa che va oltre i confini tradizionali della disciplina, aprendosi a diverse dimensioni interdipendenti. L’articolo propone un nuovo paradigma operativo per la tutela della salute pubblica, declinando il concetto di One Health attraverso tre dimensioni: la dimensione culturale, la dimensione dell’equità e la dimensione della prevenzione proattiva. L'obiettivo è superare la visione tradizionale settoriale per abbracciare un modello integrato che pone la tutela della salute pubblica al centro delle scelte strategiche del Dipartimento. L’articolo espone i programmi e le azioni concrete avviate dal Dip. OH, declinando le collaborazioni intersettoriali – nazionali e internazionali – alla base di una governance One Health, evidence-based, che ha il fine di proteggere simultaneamente salute umana, animale, ambientale ed ecosistemica, in un'ottica di sostenibilità e resilienza.

Antonio Maturo

Two or three things sociology can do for One Health

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 2 / 2026

This article explores the multifaceted contributions of sociology to the One Health (OH) approach, which recognizes the inherent interconnectedness of human, animal, plant, and environmental health. It is argued that sociology offers valuable insights at both epistemological and methodological levels. Epistemologically, sociology helps elucidate key OH dimensions such as profound interdependence, multidimensional justice (environmental, interspecies, intergenerational, social, and epistemic), and the concept of the exposome, advocating for a perspective that centers human, environmental and animal health rather than an anthropocentric view. Methodologically, sociology's critical perspective reveals power dynamics and social determinants of health often overlooked by biomedical models. Furthermore, its diverse social research methodologies (e.g., participatory approaches, living labs) facilitate community engagement and co-creation, while its predictive methods (e.g., Delphi, scenario planning) are crucial for forecasting ecological and pandemic risks within complex systems. Overall, this paper asserts that a robust sociological engagement is essential for a holistic, equitable, and effective implementation of One Health, fostering a transdisciplinary approach that moves beyond traditional limitations.

The contribution seeks to identify key interpretative coordinates for analyzing, from a legal and socio-legal perspective, the incorporation of the One Health (OH) paradigm into the Italian legal system, taking as its reference the definition developed by the Quadripartite Alliance. The analysis highlights how OH operates at the intersection of health and environmental domains, functioning as a conceptual and operational framework that integrates scientific knowledge, institutional strategies, and legal instruments. In this context, the relationship between health protection and environmental protection emerges as a structural element of national legislation. The study proposes a tripartite distinction between the “right to,” the “law of,” and the “law for” One Health, enabling the articulation of its reception across three levels: the reinterpretation of subjective legal positions, the establishment of dedicated institutional arrangements, and the evolution of public policies and sectoral regulations aligned with OH principles. Despite these advancements, significant challenges persist. One Health is characterized as a form of technonomic regulation, grounded in the interaction between science and political decision-making, whose definitional instability complicates its legal implementation. Moreover, its effectiveness depends on a broader cultural transformation aimed at overcoming disciplinary and administrative fragmentation. Ultimately, OH regulation performs both a social engineering and a systemic coordination function, whose success relies on institutional capacity and the strengthening of trust among social actors.

Questo studio indaga come i rifugiati utilizzino gli smartphone per affrontare le interruzioni temporali causate dalla migrazione forzata, basandosi su teorie relative alla costruzione della realtà sociale e alla mediatizzazione. Attraverso una metodologia qualitativa che comprende interviste narrative e semi-strutturate con richiedenti asilo al confine settentrionale dell’Italia, la ricerca esplora il concetto di “affordance immaginate” e la loro evoluzione nelle diverse fasi del percorso dei rifugiati. I risultati rivelano che gli smartphone fungono da strumenti essenziali per mantenere la continuità temporale, collegando il passato, il presente e il futuro dei rifugiati all’interno di un “terzo spazio” digitale che trascende i confini fisici. Questa co-presenza digitale aiuta i rifugiati a ricostruire un senso coerente di sé, a gestire il disagio emotivo e a immaginare possibilità future nonostante le sfide del dislocamento. Lo studio evidenzia il doppio ruolo degli smartphone, sia come strumenti pratici di comunicazione che come dispositivi di sopravvivenza emotiva, sottolineando la necessità di politiche che affrontino le disuguaglianze digitali per supportare l’agency e l’integrazione dei rifugiati. La ricerca arricchisce la comprensione del nesso tra migrazione e digitalizzazione, mettendo in primo piano il tempo e la temporalità come categorie analitiche critiche nelle esperienze vissute delle popolazioni dislocate.

Walter Stefano Baroni, Gabriella Petti

Soggettività liminali. Orsi e migranti nella fabbrica del securitarismo

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2026

L’articolo si concentra sul caso degli orsi Trentini. Reintrodotti nell’area a inizio degli anni 2000, sono stati prima accolti con benevolenza dai locali per poi trasformarsi in presenze minacciose e oggetti di timore. Ad accelerare questo processo è stata la morte di Andrea Papi nell’aprile del 2023, che ha attribuito, una volta per tutte, a questi grandi mammiferi lo status di pericolosi estranei. La vicenda di questi orsi e la loro gestione politica presentano un impressionante isomorfismo con le storie di migrazioni e respingimenti contemporanei. A essere in gioco sono gli stessi problemi del confine – tra foresta e città, nel caso degli orsi – del razzismo – gli orsi trentini vengono dalla Slovenia – del sessismo – a essere perseguitate sono soprattutto le orse femmine – la costruzione di comunità di odio. Anche l’armamentario gestionale è simile: campi di detenzione amministrativa e utilizzo incontrollato del diritto amministrativo punitivo. Lo studio di questa micro-storia serve dunque ad ampliare lo sguardo sulle politiche anti-immigrazione e securitarie contemporanee e a mostrare come esse stringano esseri viventi umani e non umani nello stesso abbraccio mortale.

Ivana Acocella, Chiara Carbone, Brunella Casalini, Costanza Gasparo

Oltre le rimesse economiche: memoria, mobilitazione e rimesse politico-culturali della diaspora ucraina

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2026

L’articolo indaga le azioni di solidarietà verso la madrepatria degli ucraini che vivono in Italia in risposta all’emergenza bellica. L’indagine si basa su una ricerca condotta in Toscana con gruppi laici, religiosi, formali e informali, impegnati in azioni di raccolta e invio di soldi e beni di prima necessità. L’analisi delle interviste raccolte evidenzia come la mobilitazione per sostenere tali azioni collettive di solidarietà fosse stata messa alla prova, da alcune realtà, già a seguito degli eventi politici che avevano colpito l’Ucraina tra il 2013 e il 2014 e non sia mai stata riducibile al mero trasferimento di risorse materiali. Al centro di tali forme di mobilitazione, infatti, si colloca la costruzione e la salvaguardia della memoria collettiva del proprio popolo da parte della collettività ucraina che vive all’estero, un’attività che ne mostra la crescita come forza politica e culturale su almeno due piani: quello del sostegno per l’indipendenza e l’identità nazionale ucraina e quello per la protezione delle città ucraine dalla distruzione fisica e simbolica.

Il saggio indaga le pratiche di solidarietà affettiva e funzionale nelle relazioni intergenerazionali transnazionali fra nipoti musulmani residenti in Italia e nonni residenti in patria. La ricerca, basata sull’analisi di 28 interviste semi-strutturate, analizza le testimonianze e le prospettive dei nipoti rispetto alle pratiche di solidarietà e cura che coinvolgono la rete familiare emigrata e quella residente in patria. Dai dati risulta una profonda distanza culturale fra la generazione dei nonni e dei nipoti, dovuta al processo migratorio, che rende difficoltosa la conoscenza reciproca e, dunque, la costruzione di un rapporto soddisfacente, sebbene risulti presente una forte solidarietà affettiva ed economica. I principali sostegni economici riguardano le problematiche relative alla salute e il miglioramento della qualità abitativa. L’islam si conferma come fattore decisivo nel rafforzamento di pratiche di cura e sostegno intrafamiliari e intercomunitarie a livello transnazionale.

Masa Filipovic Hrast, Nicholas Pleace

Comparative experiences of non-EU migrant homelessness

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2026

This paper summarises the results of a recent study led by the European Observatory on Homelessness which operates under the auspices of FEANTSA, the European Federation of Homelessness Organisations. The study compared the nature and extent of non-EU migrant homelessness across 16 EU Member States and drew some comparisons with the UK. The study used a standardised questionnaire which was completed by individuals and teams with the relevant specialist knowledge in each country. The research found that patterns of non-EU migrant homelessness varied considerably across different EU Member States, reflecting different systems for providing (or not providing) temporary accommodation for people seeking asylum (international protection), the level and nature of migration and a range of other factors. It was also found that the level of data collection on non- EU migrant homelessness was highly variable and often limited. This meant that many dimensions of non-EU migrant homelessness were not fully understood at the level of individual EU Member States, nor at EU level. A full report of the study results described here can be found on the FEANTSA website.

Deborah Erminio

Dalla migrazione alla strada

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2026

L’articolo analizza la condizione delle persone senza dimora a partire da una ricerca empirica condotta nel 2023, con particolare attenzione alle traiettorie migratorie e alle modalità di utilizzo dello spazio urbano. I risultati evidenziano come l’homelessness sia caratterizzata da un’elevata mobilità, distinguibile tra persone senza dimora “stanziali”, “stagionali” e “transitorie”, nonché da percorsi di accesso alla strada differenziati. In particolare, tra le persone di origine straniera emergono tre profili ricorrenti: soggetti fuoriusciti dai circuiti dell’asilo senza aver raggiunto l’autonomia; persone in condizione di irregolarità giuridica, escluse dal lavoro e dai servizi; individui il cui percorso di integrazione socio-economica si è interrotto a seguito della perdita del permesso di soggiorno. L’articolo mette inoltre in luce come, pur in assenza di una dimora materiale (house), le persone senza dimora sviluppino pratiche di appropriazione simbolica dello spazio pubblico, ricostruendo forme di home e capitale sociale informale attraverso routine quotidiane e relazioni con luoghi e attori urbani. In questo quadro, gli interventi di allontanamento e sgombero, spesso giustificati in nome del decoro urbano, risultano poco efficaci nel governo del fenomeno, mentre sarebbe più proficuo ripensare ad approcci centrati sul lavoro sociale di prossimità.

L’articolo contribuisce al dibattito sociologico sulla relazione tra migrazione e homelessness attraverso uno studio di caso focalizzato sulla città di Como, crocevia di differenti traiettorie di mobilità. La ricerca adotta una metodologia mista, basata sulla triangolazione di diverse fonti e su una prolungata indagine etnografica condotta all’interno di un dormitorio e presso i principali snodi dell’accoglienza. Il contributo esamina innanzitutto la linea di tensione esistente tra le politiche municipali di stampo espulsivo e aporofobico e la resilienza di una rete solidale nata dal basso, mettendo in luce la polarizzazione tra la costruzione di un brand turistico internazionale e il retroscena urbano dell’emarginazione. Successivamente l’articolo esplora la condizione di senza dimora tra la popolazione straniera e discute una tipologia di sette profili che delinea l’eterogeneità delle forme di disagio socio-abitativo. La ricerca porta quindi all’attenzione l’evoluzione nel legame tra migrazione e marginalità che, sebbene osservata attraverso la lente specifica del confine comasco, riflette dinamiche più ampie e profonde. L’homelessness non costituisce infatti una condizione statica e un punto di arrivo, ma si configura come un’esperienza ibrida e transitoria, alimentata dall’incertezza dello status giuridico e dalla fragilità dei legami sociali e delle reti istituzionali. Si delinea così uno scenario in cui derive, cadute e faticose risalite si intrecciano in un contesto urbano di confine, specchio di come la crescente stratificazione dei percorsi migratori si colleghi a nuovi e complessi processi di esclusione ed emarginazione.

L’autrice sostiene che dalla connessione tra migrazioni e homelessness emergono ulteriori difficoltà che le persone con background migratorio incontrano nel raggiungere livelli di autonomia economica adeguati in relazione, soprattutto, a problematiche connesse a barriere linguistiche, lavorative e burocratiche, che si incrementano nel caso in cui siano presenti problemi familiari e di salute. Come emerge dalle rilevazioni Istat (2014), scivolare in una situazione di grave emarginazione per i cittadini stranieri appare piuttosto facile. I dati, infatti, restituiscono un quadro complesso che interessa un’ampia fascia di stranieri in condizioni di precarietà abitativa o senza un’abitazione stabile e sicura che si spostano frequentemente tra vari tipi di dormitori, strutture di accoglienza, convivenze per motivi di cura e assistenza o che vivono in sistemazioni di fortuna senza un riparo che possa essere definito come una soluzione abitativa sicura (Cortese, 2023). Il paper avrà l’obiettivo di presentare i risultati di una ricerca esplorativa con un focus su stranieri e straniere senza dimora, presi in carico dai servizi nelle città di Palermo e di Torino, alcuni dei quali hanno avviato un percorso di Housing First.

Teresa Consoli, Caterina Cortese

Senza dimora e migranti in Italia. Dati, traiettorie, prospettive di analisi e di intervento

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2026

Il presente contributo esamina l'intersezione tra i fenomeni della migrazione e della condizione di senza dimora in Italia. Contestualizzando il tema nel quadro delle crisi economiche e dei crescenti flussi migratori degli ultimi anni, il testo evidenzia come i migranti rappresentino una quota significativa e in aumento della popolazione senza dimora in Europa e, in particolare, in Italia. Vengono evidenziate le ambiguità delle classificazioni esistenti nel rilevare e categorizzare le specifiche vulnerabilità dei migranti, spesso legate a percorsi migratori complessi, condizioni giuridiche precarie e difficoltà di accesso all’alloggio e ai servizi. Attraverso l'analisi di dati provenienti da diverse fonti italiane (ISTAT, Caritas, fio.PSD) ed europee (European Homelessness Count), il contributo mostra l’alta numerosità dei migranti, in particolare di quelli provenienti da paesi extra-UE tra le persone senza dimora e la carenza di servizi loro dedicati.

Teresa Consoli, Samuele Davide Molli

L’homelessness nei processi migratori: un’introduzione alle cornici teoriche e alle evidenze empiriche

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2026

Questo contributo introduce il numero monografico di Mondi Migranti dedicato al nesso tra migrazione e grave emarginazione, un tema di crescente importanza ed interesse ma ancora poco indagato nel panorama scientifico italiano. Mentre il dibattito pubblico riduce spesso la complessità del fenomeno ad un problema di sicurezza o decoro urbano, il saggio introduttivo intende decostruire tali narrazioni proponendo una rassegna delle coordinate teoriche utili a comprendere la natura intersezionale e multidimensionale dell’homelessness tra la popolazione straniera. Partendo dai dati più recenti, si identificano quindi i principali fattori di rischio che possono alimentare condizioni di esclusione socio-abitativa nei percorsi migratori. Nello specifico, si discute l'incidenza della povertà e la questione occupazionale, per poi considerare il ruolo delle barriere istituzionali e le relative logiche di welfare chauvinism che limitano l’accesso alle prestazioni sociali. Si approfondisce inoltre la vulnerabilità prodotta per via normativa, focalizzandosi infine sulla dimensione relazionale e individuale. L’analisi si concentra infatti sulla fragilità delle reti sociali, sul deterioramento della salute psicofisica e sulle problematiche legate alle dipendenze e ai difficili percorsi post-detentivi. Si offre quindi una chiave di lettura integrata, che connette criticità sistemiche e personali, predisponendo la cornice interpretativa ai diversi studi di caso, nazionali ed europei, presentati nel numero monografico.

Angela Genova, Marco Ingrosso, Christian Pristipino

Building up transdisciplinarity in One Health: working together beyond epistemic authoritarianism

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 2 / 2026

How do we build up a transdisciplinary knowledge to develop the integrated One Health perspective? This article outlines the theoretical and practical path taken by the Italian Sociological Association. It discusses the main steps in this process, highlighting the role of time (the interdisciplinary dialogue has been ongoing since the 1970s), working together (organizing several joint events) pleasure of venturing into uncharted realms of applied knowledge, transcending the limits imposed by epistemic authoritarianism.

Anna Rosa Favretto, Angela Genova

Introduction

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 2 / 2026