RISULTATI RICERCA

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Zoran Lapov

Voci dal “fronte” ucraino: migrazioni al femminile, accoglienze al femminile

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 1 / 2024

La riflessione a seguire si propone di narrare il fenomeno della mobilità umana internazionale sul caso dell’emergenza ucraina: circostanza che ha visto donne e madri giocare un ruolo di primo piano nei flussi giunti dall’Ucraina negli ultimi due anni. A questi arrivi hanno risposto le pratiche di accoglienza, anch’esse caratterizzate da un forte protagonismo femminile, fondato su reti, sinergie e alleanze tra donne. Il contributo attinge ai dati emersi da una ricerca empirica realizzata nel 2023 nella città di Firenze.

Francesco Girardi, Sara Gemma

Contro-narrare la migrazione al femminile: l’esperienza delle madri del SAI di Procida

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 1 / 2024

La presente ricerca vuole essere una restituzione dell’esperienza di un modello integrativo-educativo che ha consentito alle donne migranti e vittime di tratta, accolte dal 2018 presso il SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) di Procida di sovvertire una condizione iniziale di “stigma sistemico” in diverse forme di empowerment, fino alla loro ridefinizione identitaria e accettazione a livello personale e di comunità. Difatti, il modello educativo di Ricerca-Azione presentato, tenendo conto dell’esperienza in situazione, e nell’ottica di un’accoglienza caratterizzata da un approccio olistico, dimostra la necessità della costituzione di equipe multidisciplinari, a forte valenza educativa, e non solo socio-assistenziale, per la sostenibilità e l’efficacia, nel medio e lungo termine, degli interventi messi in campo.

Michelangelo Panza

Processo di costruzione di un progetto di ricerca sul divario di genere nella classe di fisica

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 1 / 2024

Questo articolo propone una riflessione sul processo di costruzione di un problema di ricerca di genere da parte di un dottorando in didattica che proviene da un percorso universitario in fisica. Se pur con qualche esperienza nella didattica della fisica, è la prima volta che l’autore si approccia ad un problema di ricerca incentrato sulla didattica e soprattutto sugli studi di genere: il problema del divario di genere nella didattica della fisica. Le specifiche prospettive possedute dall’autore vengono considerate la guida al criterio con cui sono state scelte le fonti prese in considerazione per la definizione del problema di ricerca. Il filo conduttore del processo di problematizzazione è l’analisi dei report del Programma di Valutazione Internazionale degli Studenti pubblicati dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico relativi alle competenze matematiche degli studenti delle scuole dei Paesi che partecipano alle raccolte dati. Caratterizzato il quadro fornito dai dati del Programma di Valutazione Internazionale degli Studenti, introduciamo uno strumento teorico, la lente identitaria, in grado di calarsi nei contesti culturali specifici ed inquadrare i bias (stereotipi) di genere che intervengono nei processi di apprendimento/insegnamento della fisica, dando una nuova forma alla complessità del divario. Si vuole sostenere l’idea che la ricerca in questo ambito deve necessariamente assumere un carattere multiprospettico ed intersezionale che non rischi di cadere nell’essenzialismo e nel binarismo maschio-femmina.

Alice Rizzi, Marco Di Furia, Giusi Antonia Toto

Educare alla parità: il ruolo dell’antropologia di genere

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 1 / 2024

Il presente saggio definisce il ruolo della disciplina antropologica nel campo multidisciplinare delle scienze dell’educazione, partendo dai più recenti ordinamenti legislativi italiani; il focus principale è posto sul contributo che le riflessioni antropologiche possono fornire alla pedagogia di genere. Obiettivo principale del contributo è quello di ripercorrere brevemente le radici dell’antropologia di genere, una branca sistematizzata in Italia solo di recente, anche grazie alle rinnovate spinte culturali dei movimenti femministi ed LGBTQIA+. L’antropologia culturale, sin dai suoi albori, ha tentato di individuare le chiavi di lettura che permettessero di interpretare alcuni codici sottesi ai ruoli sociali, che ogni persona riproduce nelle pratiche quotidiane. La letteratura antropologica, negli anni, si è specializzata nell’analisi dei rapporti di genere, comprendendo che l’alterità di genere, o meglio dei generi, ha prodotto nel corso dei secoli dinamiche di squilibrio, da cui sono derivate disparità e ingiustizia sociale. Recuperando il portato del sapere antropologico, è possibile restituire a chi si occupa di educazione una prospettiva più ricca e consapevole, per esempio proprio in relazione ai rapporti tra i generi che si perpetuano da generazioni nelle nostre società. Le considerazioni proposte all’interno del saggio, dunque, intendono mettere in evidenza le opportunità che l’antropologia può generare in ambito di scienze dell’educazione, e della pedagogia di genere nello specifico, aggiungendo un tassello in più ai dispositivi culturali che si possono mettere in atto nella lotta ai sessismi e alle gerarchie alle quali, per fin troppo tempo, le persone sono state abituate.

La constatazione di continuare a vivere all’interno di una società patriarcale è suffragata quotidianamente dagli atti di violenza che colpiscono, in particolare, bambine, ragazze e donne mettendone a dura prova i percorsi esistenziali dentro e fuori i contesti familiari (Terre des hommes, 2023). Le violenze di genere sono la risultante di una cultura e di un sistema sociale in cui permangono forti disequilibri di potere tra donne e uomini, asimmetrie che si insinuano nelle relazioni a partire dalle idee e dalle parole che vengono utilizzate comunemente negli scambi comunicativi e nei rapporti, sia privati che pubblici, tra le persone (EIGE, 2023). Secondo i dati provvisori maggio-giugno 2023 rilevati dall’ISTAT rispetto agli stereotipi di genere e all’immagine sociale della violenza, tra gli intervistati «il 48,7% ha ancora almeno uno stereotipo sulla violenza sessuale. Il 39,3% degli uomini pensa che una donna possa sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole e quasi il 20% pensa che la violenza sia provocata dal modo di vestire delle donne». Purtroppo, queste false credenze circolano ovunque interessando non solo i contesti non formali e informali, ma anche i luoghi preposti all’educazione e alla formazione delle nuove generazioni, tra cui scuola e università. Il presente contributo intende riflettere sul ruolo che le università ricoprono nel promuovere la cultura della parità e del rispetto tra i/le giovani a partire dall’analisi delle percezioni che gli/le studenti hanno in merito alle politiche di genere, alle azioni formative e ai servizi erogati negli spazi universitari. La riflessione prende le mosse dagli esiti di una ricerca empirica di tipo esplorativo condotta presso l’Ateneo fiorentino a cui hanno partecipato su base volontaria 390 studenti iscritti principalmente ad una laurea triennale dell’area umanistica e della formazione. I risultati, seppur non generalizzabili, mostrano una discreta soddisfazione delle/degli studenti per l’attenzione che i corsi di studio e i/le docenti hanno verso le questioni di genere mentre appaiono meno edotti sulle politiche, le azioni positive e i servizi che l’Ateneo promuove a livello generale di sistema.

Francesca Bianchi, Miriam Cuevas

De-costruire il genere. Discriminazioni e violenza tra asimmetrie e rappresentazioni sociali

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 1 / 2024

È ormai riconosciuto che la costruzione sociale del femminile e del maschile riveste un significato paradigmatico per la comprensione e l’interpretazione delle fenomenologie sociali. Di conseguenza risulta importante guardare ai meccanismi attraverso cui si trasmettono i modelli di interpretazione dei ruoli di genere. Il presente contributo intende riflettere sui processi di definizione e strutturazione del genere, di relativi stereotipi e asimmetrie, nonché sull’immagine sociale della violenza. Al contempo, pone lo sguardo sul ruolo determinante dei media sia nel definire il genere, con annessi stereotipi, sia in merito all’importante e delicata questione della violenza maschile contro le donne che negli ultimi anni ha assunto uno spazio decisamente maggiore rispetto al passato. Strettamente connessa alla costruzione sociale delle identità e delle relazioni di genere, la violenza costituisce a tutti gli effetti una strategia della maschilità tesa a instaurare o a conservare un dominio all’interno di un rapporto fortemente gerarchico. Il modo in cui viene narrata nei mezzi di comunicazione rappresenta un aspetto non trascurabile del problema e spinge ad interrogarci su quanto tale attenzione mediatica abbia contribuito a una maggiore consapevolezza sulle radici di genere della violenza. Il saggio pone infine in evidenza l’importanza di promuovere forme di vita e di organizzazione dei contesti familiari e sociali improntate su una reale parità di genere, insieme a una decisa azione educativa che sin dall’infanzia aiuti a problematizzare costantemente le relazioni tra maschile e femminile: temi urgenti e fondamentali di fronte alla necessità di disfare e/o sovvertire il genere in considerazione delle diverse strategie di dominazione o disciplinamento nei confronti delle donne che ancora oggi persistono all’interno della società contemporanea.

Maria Luisa Iavarone, Chiara Scuotto

Attaccamento, Cura e Responsabilità educativa per la prevenzione della violenza di genere

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 1 / 2024

La violenza di genere in Italia è un dato di fortissimo allarme criminale e sociale. Il razionale che sostiene l’analisi del presente articolo è che il lavoro socioculturale per la prevenzione della violenza di genere vada realizzato soprattutto in sede educativa anche attraverso, ad es., l’educazione delle madri che educano giovani maschi. La letteratura evidenzia il ruolo che hanno la qualità dell’attaccamento primario (rapporto madre-figlio) per la costruzione di relazioni adulte equilibrate; aver sperimentato specifici stili di attaccamento nel corso dell’infanzia può costituire pregiudizio nella capacità di esercizio di una affettività sana in età adulta. Tali osservazioni sono supportate da evidenze di studi che hanno rilevato più elevati livelli di aggressività e violenza, fisica e psicologica, nelle coppie ove uno o entrambi i partner, presentavano un attaccamento insicuro (Wilson et al., 2013). La presente riflessione, lungi dal voler apparire come un’analisi volta ad attribuire alle madri una sorta di “stigma di colpevolezza” ha lo scopo, al contrario, di sottolineare quanto l’infanzia rappresenti un terreno delicatissimo. Da qui l’utilità di investire in ricerca ed interventi nel campo dell’empowerment al materno per lo sviluppo di risorse, soprattutto di madri in condizioni di scarse possibilità economiche e culturali, allo scopo di esercitare azioni positive di cambiamento della propria vita e dunque maggiormente protettive, in termini bio-psicosociali, anche della prole.

Marica Liotino, Monica Fedeli, Burcu Simsek

Il femminismo critico per re-immaginare una narrativa di genere nello sviluppo organizzativo

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 1 / 2024

Il contributo si sofferma sulla crescente ricerca sul Diversity management (DM) e le sue implicazioni per l’equità di genere, in particolare sul contesto italiano. Sebbene il DM sia riconosciuto come una scelta strategica vitale per le organizzazioni a livello globale, il suo sviluppo in Italia assume un focus predominante sulle questioni della forza lavoro femminile. Di fatto queste ultime, sebbene siano generalmente più istruite degli uomini, affrontano tassi di occupazione più bassi, che si restringono ulteriormente con l’aumentare del numero di figli e tendono ad avere un reddito più basso, data la precarietà dei loro contratti lavorativi, lo sbilanciamento di genere nei settori economici e la scarsa possibilità di ricoprire posizioni. Nel quadro teorico, il femminismo critico pone l’attenzione sullo smantellamento delle strutture organizzative patriarcali, enfatizzando la riflessione sul privilegio, la riforma strutturale per l’emancipazione, l’aumento della consapevolezza di genere e la ricostruzione della solidarietà. Allo stesso tempo, il costruzionismo sociale, radicato nella formulazione di rivendicazioni e nell’analisi narrativa, sottolinea la natura contestuale e interattiva dei problemi. Studi precedenti mettono in luce la necessità di una comprensione contestuale degli approcci di DM ed è in questo senso che la presente ricerca vuole contribuire. Lo studio utilizza la narrative inquiry per comprendere le percezioni di equità di genere nelle organizzazioni di Vicenza. 15 interviste semi-strutturate con i responsabili delle risorse umane e/o i rappresentanti sindacali esploreranno le politiche e le pratiche organizzative che promuovono l’equità di genere. Successivamente, tre digital storytelling workshop saranno organizzati con il personale delle organizzazioni che risulteranno virtuose, al fine di consentire loro di raccontare le loro esperienze. Questo sforzo mira ad esaminare e disseminare modelli organizzativi per migliorare l’equità di genere praticati dalle imprese di Vicenza. La ricerca vuole contribuire a sviluppare una maggiore consapevolezza e comprensione dell'equità di genere nelle organizzazioni di Vicenza e fornire spunti e strumenti per promuovere un cambiamento organizzativo positivo.

A cura della Redazione

Autori

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 1 / 2024

Cinzia Novara, Gioacchino Lavanco, Luis Gomez-Jacinto

Reciprocity and prosocial behavior in democratic dynamic

RIVISTA DI PSICOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2024

Prosocial behavior (CP) currently presents some conceptual overlaps with the construct of reciprocity, understood here as a lubricant of democratic dynamics. The proposed study is based on a research agreement between the Universities of Palermo and Malaga, to test the relationship between CP and reciprocity and the multiple dimensions that intervene on the two constructs at the individual, interpersonal and community level. A structural equation model (with the Lisrel method) was used to assess whether the principle of equity, belief in a just world, sense of community and neighborhood norm increase CP and whether this together with worldview and social trust, in turn, increase positive reciprocity and decrease negative reciprocity. The analyses presented are partial and concern the sample of Palermo, consisting of 307 subjects, residing in the eight districts of the city. From the analysis of the data, the parameters of the model are satisfactory even if the effect of the sense of community is not significant.

The first part of this article illustrates how democracies are in crisis in many European countries and in the United States. The second part describes three important theoretical and political contributions made by critical community psychologists, decolonization, and liberation community psychologists to find theoretical constructs and action strategies that could enrich mainstream European and North American Clinical and Community Psychology. The third part explores how a thousand clinical psychologists, especially family therapists worldwide, have, through the Assisi Manifest, denounced the increase in psychological problems worldwide and the need to work not only with families but in the communities where people live. The last part outlines the major theoretical constructs and intervention methodologies we can integrate into our European community psychology activities and how to transform our “community homes” to decrease polarization and foster dialogue to foster better capabilities to care for one another and solve local and planetary problems.

Matteo Bessone, Francesco Lo Bianco, Gianluca D'Amico

Transforming clinical psychology: An ecological and psychopolitical perspective. An Italian and global case

RIVISTA DI PSICOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2024

Historically, the field of study and intervention of clinical psychology is the suffering and treatment of individuals, just as the forms through which it is applied are individual. However, its scope, techniques, theories and epistemological assumptions are always interconnected with and shaped by socio-cultural, economic, and political contexts and factors. This paper will summarize some of the underlined critical issues of clinical psychology highlighted in various areas of literature and experienced in daily practice, according to a "psychopolitical" perspective. Subsequently, developmental theoretical and practical trajectories will be outlined that incorporate these critical issues by tending toward an evolution of psychology, aiming to bring its responses closer to the rights and needs of peoples, communities, individuals and groups so as to develop its democratic scope and thus enrich its contribution in the dialectical-creative process of active community participation.

Nicolò Gaj

Three approaches to overcome compartmentalization: A brief epistemological analysis

RIVISTA DI PSICOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2024

The authors of the target article (Salvatore et al., 2022) provided an in-depth analysis of the features and the causes of professional psychology’s fragmentation, generally referred to as compartmentalization. The present contribution is a critical reflection on the three approaches aimed at overcoming it. In conclusion, some preliminary remarks are presented regarding the primary components that a theory of practice should encompass.

Angelo Maria De Fortuna, Raffaele De Luca Picione

Negative capacity. From a psychoanalytic notion to a democratic strategy for dealing with conspiracy theories

RIVISTA DI PSICOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2024

Authors claim an innovative viewpoint on the conspiracy theories phenomenon. Considering them as epiphenomena of the crisis, authors do not see them as a mere attack to democracy (although they may have anti-democratic effects), rather they see them as creations in response to the human need for meaning. Thinking about the concepts of power and knowledge democracy, authors argue that the development of negative capacity can represent a strategy for individual and social development in a democratic perspective. Such capacity, if cultivated in a systemic and systematic way, can support the coexistence of different narratives (conspiracy and non-conspiracy) and well-being, providing an important aid to the individual and social right to understand the world while respecting otherness.   

A cura della Redazione

Autori/Autrici

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2024

Paolo Coppari, Marco Moroni

Terre e memorie in movimento. Le aree interne viste dai Cantieri Mobili di Storia

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2024

L’articolo analizza l’efficacia di ‘Work experience’ un progetto di formazione e inclusione sociale, che viene implementato a Jesi (An) dal 2009 con persone affette da disagio psichico e in carico al Dipartimento di Salute Mentale di Jesi. Dopo un’iniziale panoramica globale di come viene finanziata la salute mentale e di quali sono le tendenze dei disturbi psichici e l’impatto che hanno sulla vita sociale, professionale ed economica, l’articolo prosegue con un focus sull’importanza del lavoro e di quanto sia strettamente interconnesso con la salute mentale, sia per chi soffre di disturbi psichici, sia per gli altri individui. L’articolo prosegue con un breve excursus storico sui vari tentativi che sono stati fatti in Italia prima del 1978, anno di approvazione della legge 180, che decretò la chiusura dei manicomi e un nuovo modo di lavorare nell’ambito della salute mentale, per favorire l’inclusione lavorativa dei pazienti psichiatrici per poi entrare nel vivo di quelli che sono i tirocini di inclusione sociale. L’articolo si conclude quindi con la dimostrazione dell’efficacia del progetto ‘Work experience’, che in termini economici ha contribuito a ridurre la spesa sanitaria, perché ha avuto un impatto importante nella riduzione dei ricoveri nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Jesi, rispetto a prima che questo progetto avesse inizio.

Vittorio Lannutti

‘Work experience’ un efficace strumento per migliorare la qualità della vita dei pazienti psichiatrici

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2024

L’articolo analizza l’efficacia di ‘Work experience’ un progetto di formazione e inclusione sociale, che viene implementato a Jesi (An) dal 2009 con persone affette da disagio psichico e in carico al Dipartimento di Salute Mentale di Jesi. Dopo un’iniziale panoramica globale di come viene finanziata la salute mentale e di quali sono le tendenze dei disturbi psichici e l’impatto che hanno sulla vita socia-le, professionale ed economica, l’articolo prosegue con un focus sull’importanza del lavoro e di quanto sia strettamente interconnesso con la salute mentale, sia per chi soffre di disturbi psichici, sia per gli altri individui. L’articolo prosegue con un breve excursus storico sui vari tentativi che sono stati fatti in Italia prima del 1978, anno di approvazione della legge 180, che decretò la chiusura dei manicomi e un nuovo modo di lavorare nell’ambito della salute mentale, per favori-re l’inclusione lavorativa dei pazienti psichiatrici per poi entrare nel vivo di quelli che sono i tirocini di inclusione sociale. L’articolo si conclude quindi con la dimostrazione dell’efficacia del progetto ‘Work experience’, che in termini economici ha contribuito a ridurre la spesa sanitaria, perché ha avuto un impatto importante nella riduzione dei ricoveri nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Jesi, rispetto a prima che questo progetto avesse inizio.