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L’articolo racconta la storia personale e clinica di una giovane di 16 anni. Penelope vive i suoi genitori in una piccola cittadina di provincia. Le prime difficoltà vengono alla luce nel gennaio 2024, quando a causa di alcune situazioni vissute in classe, esperisce un momento di forte stress che si manifesta con delle crisi di pianto, umore depresso, ansia generalizzata e ansia scolastica. Le origini della ragazza e l’adozione rappresentano un elemento determinante nella storia del disturbo presentato: non essere figlia dei suoi genitori adottivi la espone a situazioni o eventi che potrebbero creare forte disagio. Dai colloqui e da quanto riscontrato dai test, la giovane soddisfa i criteri diagnostici del DSM-5 per un disturbo dell’adattamento. Tra le conseguenze funzionali del disturbo si evincono: preoccupazione eccessiva, pensieri ricorrenti e angoscianti, umore depresso, ansia e bassi livelli di concentrazione. Il progetto terapeutico prevede un lavoro disgiunto in setting diversificati (Terapia Sistemico-Relazionale per la coppia e Terapia Cognitiva per la giovane) per poter effettuare successivamente una terapia familiare. Allo stato attuale la sintomatologia ansiosa è in remissione.

Il presente saggio ha ad oggetto la disciplina delle adozioni. Il tema è analizzato anzitutto in prospettiva storica. Sul piano strettamente giuridico è posta in evidenza sia la disciplina vigente sia l’impatto che su questa ha avuto la giurisprudenza europea. Considerazioni finali sono dedicate alle tendenze interpretative in atto.

La dinamica relazionale delle coppie genitoriali davanti a un adolescente adottato non sembra aver accolto lo stesso interesse che invece è stato dedicato ai loro figli. Lo sforzo dell’autore è quello di raccogliere una serie di esperienze cliniche che coinvolgono coppie sia nella fase del pre che del post adozione. Verrà posto il focus su specifiche evoluzioni di coppie che vivono la fase adolescenziale dei propri figli. Vedremo figli che devono sistematizzare all’interno del proprio sé la perdita e la propria appartenenza e genitori che si trovano a vivere la difficile separazione di un figlio che, con tanta sofferenza si è integrato all’interno del proprio tessuto di vita.

Diletta La Torre

Ciascuno cresce solo se sognato

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 2 / 2024

Sognare il proprio figlio significa immaginarlo, tenerlo nella mente, accompagnarlo nella crescita oscillando tra mondo interno e mondo esterno, tra identificazioni e proiezioni. L’autrice riflette secondo l’ottica psicoanalitica sulla complessità dell’adozione messa a confronto con la genitorialità biologica. Entrambe sono simili nel bisogno/desiderio di avere un figlio e nel percorso trasformativo necessario per diventare genitori. Ciò che sostiene la crescita umana è la costruzione di sintonizzazioni il più possibile sane, sostenute da affetti caldi e profondi, germinativi di vita. È indispensabile nella fase di attesa creare uno spazio virtuale per il figlio, uno spazio psichico che sarà reso reale con la nascita o la presenza di “quel” bambino, diverso dal bambino ideale immaginato. La peculiarità dell’adozione che rende più problematica l’acquisizione della capacità genitoriale è un doppio lutto: la infertilità per la coppia e l’abbandono per il figlio. Le due ferite venendo a contatto producono difese rigide e turbolenze emotive con esiti diversi; la capacità di affrontare la rabbia, la delusione e la sofferenza narcisistica, di elaborarla, significa attraversare conflitti dolorosi ma evolutivi per tutti i protagonisti dell’avventura adottiva.

Francesco Vadilonga

La terapia dell’adozione

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 2 / 2024

Nell’articolo sarà illustrata la complessità del trattamento terapeutico delle famiglie adottive ed evidenziata la necessità di proporre interventi terapeutici che tengano conto della specificità adottiva. Verrà presentato un modello, messo a punto attraverso uno specifico lavoro di manualizzazione, che propone l’adozione come una cura per i bambini esposti al rifiuto e alle esperienze traumatiche. Successivamente verranno discussi i cambiamenti riguardanti la ricerca delle origini e l’introduzione di forme di adozione aperta emersi nell’ultimo decennio in campo adottivo. Entrambi gli aspetti si ricollegano all’esigenza clinica di ridurre il rischio di dissociazione nelle persone adottate e di favorire l’integrazione attraverso una connessione profonda con il proprio passato.

Elisabetta Pizzi

Il problema della diagnosi nelle adozioni

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 2 / 2024

Nel 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) introduce nell’ICD-11 una nuova categoria diagnostica: il Disturbo Post-traumatico da Stress Complesso (Complex Post-Traumatic Stress Disorder – Complex PTSD). Lo scopo dell’OMS è quello di focalizzare l’attenzione di clinici e ricercatori sull’impatto che il trauma ha sul sistema di auto-organizzazione della persona. La diagnosi di PTSD complesso può riguardare anche bambini e adolescenti e potrebbe essere particolarmente utile in caso di persone adottate pluritraumatizzate, come i bambini istituzionalizzati, per orientarne le cure. Vengono riportate osservazioni a sostegno dell’importanza di effettuare una diagnosi accurata precoce, sulla necessità di utilizzare trattamenti con dati di efficacia e di informare e supportare adeguatamente i familiari quando il proprio caro presenta una disregolazione emotiva e altri sintomi da trauma.

A cura della Redazione

Libri

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 134 / 2024

Patrizia Petiva

P come Padre.

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 134 / 2024

Jeremy Pierce, Zachary Trevino, Kate Wagner, Monica Osterbauer

Le sparatorie nelle scuole negli Stati Uniti. Considerazioni sistemiche

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 134 / 2024

Gli autori cercano di fornire una comprensione sistemica ed ecologica del fenomeno delle sparatorie nelle scuole negli Stati Uniti. Viene presentata una panoramica degli impatti sistemici conseguenti a questi eventi insieme a una breve applicazione delle teorie generali dei sistemi ed ecologiche, culminando in un appello all’azione per tutti i terapisti sistemici affinché collaborino nel rispondere a queste tragedie.

Giuseppe Esposito, Vittorio Miozzi, Flavia Posabella, Alessandra Soldi

Dalla resilienza all’antifragilità: il nostro Modello Peri-Sistemico Tangenziale

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 134 / 2024

Da quasi 20 anni lavoriamo in équipe un giorno a settimana e, nel tempo, la nostra utenza si è sempre più orientata verso famiglie provenienti dai Servizi Sociali. Abbiamo progressivamente sviluppato un modello di intervento centrato sui sistemi: sistemi familiari multiproblematici, sistema giudiziario, Servizi Sociali e Servizi psichiatrici sistema terapeutico. Abbiamo definito questo intervento peri-sistemico tangenziale per identificare un movimento di connessione circolare che tocca tutti i sistemi coinvolti nella presa in carico della famiglia e, non facendone parte, è in grado di attivare le risorse delle famiglie e dei sistemi.

Nella specificità dell’incontro con famiglie che lottano con le dimensioni umane del morire, il T.F. si pone domande fondamentali con profonde implicazioni etiche: come e quando ricucire la scissione tra il tempo medico e i tempi psichici della famiglia? Come sostenere la libertà di scelta del singolo e del sistema quando queste non coincidono? Ogni perdita funzionale dettata dalla malattia richiede supplenti che devono potersi aggiungere: come e quanto la famiglia può integrali? Quanto e come usare il Sé del terapeuta che si confronta con continue perdite? Ha senso offrire la psicoterapia e quali dimensioni deve lavorare? Attraverso le continue riflessioni sui processi clinici condotti dall’équipe Lutto del Polo Clinico dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma, l’obiettivo del nostro lavoro è diventato individuare e rinsaldare gli elementi che sostengono i processi vitali della famiglia. I temi del vivere e del morire costringono il sistema terapeutico a un continuo cambiamento adattivo; solo tollerando l’impotenza e restando disponibili ad apprendere da questa dolorosa esperienza, il limite destrutturante può diventare occasione per ricostruire nuovi modi di comunicare, di stare, di vivere. Ricostruire sulle relazioni, cercare e fortificare le risorse integre, il lavoro sul Tempo e la scelta consapevole di come viverlo sono il centro del nostro lavoro clinico. La relazione terapeutica è il luogo elettivo di questo processo di apprendimento reciproco, che permette alla famiglia di conoscersi e riconoscersi anche dentro i nuovi confini imposti dalla malattia e ai terapeuti di lavorare i margini di loro stessi e di ciò che si può considerare terapeutico.

Questo articolo nasce dalla mia esperienza clinica nel Servizio “Cicogna Distratta” dell’Istituto di Alta Formazione e di Psicoterapia Familiare di Firenze1 e nello staff del Centro Procreazione Assistita Demetra di Firenze e si pone l’obiettivo di approfondire le complessità specifiche della fecondazione con donazione di gameti e di offrire strumenti di osservazione clinica e di intervento ai professionisti che lavorano in questo delicato ambito d’intervento.

A cura della Redazione

Recensioni

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2024

Andrea Castiello d’Antonio, Davide Cavagna, Mauro Fornaro, Emanuela Leuci, Silvia Marchesini

Recensione-saggio

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2024