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Questo articolo prende le mosse dalla recente pubblicazione di tre volumi su diversi aspetti della cultura coloniale italiana. L’obiettivo è, da un lato, inquadrarli all’interno della ormai consolidata letteratura sul tema, evidenziandone l’evoluzione, le linee principali di ricerca, ed alcuni problemi. Dall’altro, metterne in luce gli elementi di novità, e naturalmente anche le criticità, per mostrare la vivacità di questo cantiere di studi e le molteplici prospettive che questi recenti contributi aprono.
Nella prima parte dell’articolo l’autrice mostra alcune ambiguità relative alle trasformazioni storiche delle relazioni tra valore, lavoro, genere e domesticità a partire da alcuni volumi recenti e senza pretesa di esaustività a fronte della vasta letteratura esistente. Nella seconda parte dell’articolo, l’autrice riflette sulle principali trasformazioni che hanno riguardato gli studi di storia del lavoro domestico retribuito e di storia del lavoro. In conclusione, si sofferma sul recente intreccio tra questi due filoni e suggerisce alcune direzioni per future prospettive di ricerca.
Il presente saggio intende fornire una prima panoramica riguardo la presenza della gente di mare all’interno delle strutture deputate alla cura e alla custodia degli alienati a Genova. In particolare, le due strutture indagate sono l’Ospedale degli incurabili e, soprattutto, il manicomio provinciale di Abrara, meglio noto come manicomio di via Galata. L’arco cronologico preso in esame è il cinquantennio compreso tra l’unità d’Italia del 1861 e la chiusura definitiva del manicomio provinciale avvenuta nel 1912, un periodo cruciale dalla prospettiva della gente di mare caratterizzato dalla grande tendenza all’internamento dei devianti e dalla transizione dalla navigazione a vela a quella a vapore.
La cospirazione organizzata dai giacobini meridionali nel 1792-94, tesa ad abbattere la monarchia borbonica nel Regno di Napoli e a istituire una Repubblica democratica fondata sulla Costituzione francese del 1793, fu la più vasta e diffusa tra le cospirazioni che negli stessi anni furono organizzate in altri Stati della Penisola italiana. Tra quei movimenti cospirativi, quello napoletano è stato anche il più studiato;; e tuttavia le sue vicende restano tuttora largamente oscure e ostaggio di alcune consolidate interpretazioni emerse a inizio Ottocento. Il paper mostrerà le radici storiografiche di tali interpretazioni, ponendole in discussione anche grazie a documentazione inedita o finora non utilizzata dagli storici.
Il vescovo-inquisitore è il principale autore della corrispondenza che dalle diocesi meridionali è indirizzata verso la Congregazione della Santa Inquisizione romana, anche se al supremo tribunale si rivolgerà un insieme più ampio di attori sociali, ecclesiastici e secolari. La fonte di riferimento dello studio che qui si presenta è il carteggio conservato presso l’archivio del Dicastero della Dottrina della Fede, relativo al periodo compreso tra gli anni cinquanta del cinquecento ed i primi tre decenni del seicento. L’obiettivo è quello di contribuire a fare luce sul sistema dei tribunali di fede dispersi nel territorio del Regno di Napoli, a partire dalla metà del XVI secolo, durante la fase più acuta della battaglia anti-ereticale ed in quella successiva di consolidamento del ruolo egemone assunto dal Santo Ufficio all’interno della Chiesa post-tridentina. Il caso napoletano non appare sottrarsi ad un processo che coinvolgerà l’intera Penisola, pur mantenendo la sua peculiarità proprio nella centralità che in esso manterrà la rete dei tribunali diocesani ordinari.
Il saggio propone una discussione delle evenienze testuali della Cronica di Salimbene de Adam (XIII secolo) relative al regno meridionale e alla sua storia, all’interno di una ricostruzione dello spazio peninsulare italico così come inteso da Salimbene, operazione inedita nella vastissima bibliografia sul frate e la sua opera. Presenze, assenze e ricorrenze testuali, tra cui quella della parola “Italia”, hanno fornito indicazioni utili per tentare una riapertura del dialogo tra il testo salimbeniano e alcune delle cronache di area padana dei secoli X-XIII, e al tempo stesso per sondare la possibilità di comporre le Italie duecentesche in uno spazio unico – ancorché complesso, politicamente frammentato e dispiegato su più livelli – individuabile tra le Alpi e la Sicilia.
Introduction: The paper focuses on analyzing the causes of the crisis of an Italian company in the early 1990s. Aim of the work: The aim of this paper is to analyze the causes that led to the crisis of Federconsorzi to identify the decision-making errors and incorrect accounting, management, and regulatory practices that compromised its operations. In addi-tion, special attention will be given to the individuals who operated in that organi-zation, which was unique worldwide, and who, through their actions, enabled the achievement of the corporate collapse. Methodological approach: The work is based on an enriched version of the “fraud triangle” to correctly identify the activities and individuals involved in the Feder-consorzi crisis. Main findings: The case was analyzed to find that the fraud triangle theory, even modified from the most recent literature, does not consider certain elements that, on the other hand, proved to be diriment in the case analyzed. Originality: The paper provides a broadening of knowledge on issues related to business crises and the factors and elements that can play an important role in the process of deterioration of key business economic quantities.
Introduction: The paper analyses the case study of the FIAT automotive company in two global financial crises which broke out exactly 100 years apart: the crisis of 1907 known as the “Banking Panic” and the crisis of 2007, and its burst in 2008, known as the “Great Recession”. Aim of the work: The paper aims to analyze company strategies in financial crises, by adopting a business perspective, in order to capture similarities and differ-ences; contributions to support companies in the transformation of organizational, managerial and operation processes during changing environmental conditions are provided. Methodological approach: The research follows an interpretive and qualitative ap-proach. Starting from the theoretical background of the two financial crises, the study identified the company FIAT as a “single business case study”. FIAT’s financial statements and corporate documents for the periods 1907-1913 and 2007-2013 are critically assessed. Main findings: Case study findings highlight the successfully implemented strate-gies and the paths of growth pursued by the Company to survive and restart. In this sense, the case study analysis supports the identification of some elements and actions able to guide companies through periods of environmental and business crisis. Moreover, the study of the FIAT historical corporate documents permits to observe the evolution – about the structure and the content – of corporate disclo-sure over time. Originality: There is a lack of studies that analyze and compare the two crises. The comparison between the two financial crises by adopting a business perspective is novel. The historical comparison together with the analysis of the evolution of the FIAT’s corporate disclosure over time, provides relevant scientific insights, poten-tially able to favour an advancement of knowledge to help companies in the trans-formation and adaptation processes to changing environmental conditions.
Introduction: This paper focuses on the peculiar model that the Italian central gov-ernment adopted in 1903-1904 to directly manage public services. Aim of the work: The aim of this work is to demonstrate how accounting and ac-countability practices introduced by the Italian central government, functioning as representational and translational technologies of government, shaped the archi-tecture of the so-called “administered decentralization”. Methodological approach: This paper is based on an in-depth analysis of primary and secondary sources, including the texts of the law and the Royal Decree enact-ed by the Italian central government in addition to the related parliamentary acts. Empirical material is analyzed and interpreted in light of the Foucauldian idea of govern(mentality). Main findings: This paper highlights the role that accounting and accountability practices played in establishing and shaping power relations among central and local governments involved in the direct management of public services. Originality: Contrary to the extant literature, this paper demonstrates how ac-counting and accountability practices contributed to the establishment of a decen-tralized form of government rather than centralized models. Moreover, it explores the municipalization process in a historical period that remains hitherto unex-plored in the accounting literature.