RISULTATI RICERCA

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Virginia De Micco

Quando il perturbante diventa traumatico.. e viceversa

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2024

Sempre più spesso nella contemporaneità siamo esposti a un traumatismo diffuso e perva-sivo piuttosto che ad eventi traumatici definiti e circoscritti. Ciò ha profonde ricadute sugli equilibri individuali e sugli assetti collettivi, in particolare la dimensione del perturbante con la sua caratteristica di sconfinamento tra familiarità ed estraneità contraddistingue questi vissuti traumatici difficilmente elaborabili. Riprendendo le classiche impostazioni freudiane sui temi del trauma e del perturbante vengono poi esaminate le fragilità delle costituzioni soggettive nell’attualità, strette tra la difficoltà nel riconoscere l’alterità e la necessità di ricorrere a varie forme di “doppi”, figure sempre altamente perturbanti.

Amedeo Falci

Il perturbante spettro del sessuale

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2024

I mutamenti registrati negli ultimi decenni nel sociale, nella cultura e nella clinica psicoana-litica riguardo le figure della sessualità e dei generi sessuali hanno prodotto un vero e proprio spettro di dispersione del discorso sessuale della psicoanalisi. Questi mutamenti presentano un ampio raggio di caratteri fortemente perturbanti sia negli assetti teorici, clinici e personali degli psicoanalisti, sia nei soggetti che si rivolgono alla nostra consultazione. La costruzione delle categorie sessuali e dei generi viene esaminata in un confronto tra modelli psicoanalitici e mo-delli socioantropologici. La depatologizzazione e la liberalizzazione delle tematiche sessuali, hanno sollecitato un rinnovato dibattito teorico all’interno della stessa psicoanalisi, la quale è di fronte alla necessità di aggiornamenti scientifici e di scambi interdisciplinari per un approccio alla complessità della questione sessuale, che può essere studiata solo riconoscendo la correla-zione inestricabile di varie competenze.

L’autore propone che le esperienze che noi designiamo come perturbanti siano quelle in cui ci accorgiamo che non siamo in grado di distinguere gli aspetti sani dagli aspetti malati, in quanto l’assenza di una teoria della salute mentale scientificamente fondata ci lascia troppo esposti alle pressioni sociali. L’autore propone che dovremmo considerare l’apporto teorico che potrebbe provenire dal mettere ordine nelle nostre concezioni di sanità mentale attraverso una teoria di marca evoluzionista. In particolare propone una revisione del concetto di difesa psicologica per mettere a fuoco l’esistenza di antiche strategie di difesa nella forma del rispar-mio metabolico parossistico (freezing) che nel corso dell’evoluzione sono diventate in parte disadattive entrando in contrasto con le strategie di difese che spingono nella direzione di una maggiore spesa metabolica attraverso la caccia e l’aggressione. Queste due difese possono en-trare in conflitto se non vengono regolate attraverso la mediazione corticale. Vengono esamina-te alcune ragioni del fallimento di questa mediazione, fallimento che lascia gli individui in balia delle oscillazioni dei nuclei della base.

Francesco Bottaccioli

Filosofia dell’immunologia e della Psiconeuroendocrinoimmunologia

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2024

Tradizionalmente i filosofi hanno largamente ignorato l’immunologia, considerata una materia biologica specialistica dedita allo studio della dimensione molecolare dei fenomeni vitali. Negli ultimi anni la situazione sta cambiando, come segnalano Swiatczak e Tauber (2020), in quanto dallo studio del sistema immunitario emergono concetti e suggestioni che riguardano problemi filosofici centrali come la definizione di individuo, la relazione tra individuo e ambiente fisico e sociale, l’olismo e il riduzionismo, la visione dell’evoluzione umana, solo per citarne alcuni fondamentali. C’è di più. I filosofi sono interessati non solo a ciò che la riflessione immunologica può dare alla riflessione filosofica, ma anche al contributo che la filosofia può dare al lavoro scientifico, tramite – come scrive Thomas Pradeu (2019) – «un tipo di lavoro filosofico che ambisce a interagire intimamente con la scienza e contribuire alla scienza medesima». Per raggiungere questo obiettivo, crediamo si debba passare dalla filosofia dell’immunologia alla filosofia della Psiconeuroendocrinoimmunologia.

Roberto Esposito

Immunità comune

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2024

Pubblichiamo una sintesi a cura dell’Autore della relazione di Roberto Esposito al Seminario interdisciplinare su “Immunità, filosofia e scienza”, tenutosi a Napoli all’Istituto Italiano Studi Filosofici il 10 marzo 2023. Il seminario faceva parte dell’insegnamento del Master di II Livello in Psicologia e Psiconeuroendocrinoimmunologia dell’Università Federico II. L’altra relazione è stata tenuta da Francesco Bottaccioli che pubblichiamo a seguire.

Alessandro Casini, Nicola Barsotti, Marco Chiera, Christian Lunghi, Mauro Fornari, Diego Lanaro

Neurofisiologia, interazioni neuro-immunitarie e meccanobiologia nell’osteopatia craniale. Una prospettiva basata sull’evidenza per un razionale scientifico

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2024

L’osteopatia craniale (OCF) rappresenta un approccio distintivo caratteristico dell’osteopatia, concentrato sulla manipolazione manuale della regione cranica. Tuttavia, la validità scienti?ca dell’OCF viene messa in discussione in quanto associata a modelli obsoleti. Questo perspective paper esamina in modo critico le conoscenze attuali in neuro?siologia e meccanobiologia per presentare un razionale per l’OCF basato sulle evidenze scienti?che. I risultati principali si focalizzano sulla stimolazione tattile dei recettori esocranici, sugli effetti di tale stimolazione a livello endocranico e sistemico e sulle implicazioni nella gestione delle sindromi algiche-disfunzionali cranio-facciali tramite l’OCF. Proponendo un razionale per l’OCF basato sulle evidenze, questa ricerca mira a indirizzare i futuri studi nell’ambito dell’OCF e a contribuire all’instaurarsi di un approccio terapeutico più centrato sulle necessità del paziente ed ef?cace per la salute e il benessere.

Lo sviluppo della ricerca scienti?ca determina la crisi della prospettiva riduzionista e mette in discussione la presunta autonomia scienti?ca delle singole discipline mentre, per contro, è enfatizzata la complessa interconnessione e interdipendenza tra i fenomeni. Viene così sollecitato il dialogo tra i diversi ambiti del sapere, il quale consente a ciascuna disciplina scienti?ca di ampliare le proprie conoscenze all’interno dello speci?co ambito di studio. In questo articolo l’autrice promuove un dialogo tra la psicoanalisi contemporanea e il modello della Psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei), concentrandosi sui temi della relazione mente-corpo e dell’integrazione degli stati del sé. Il modello Pnei, operando attraverso il confronto tra le prospettive specialistiche della medicina e della biologia da un lato, e della psicologia dall’altro, fornisce un contributo fondamentale allo studio e alla formulazione di una prospettiva integrata sui rapporti bidirezionali tra mente e corpo. Ponendo in?ne l’attenzione ai processi propriocettivi e interocettivi, il dialogo con la Pnei si estende alla valutazione dell’opportunità di una revisione metodologica della pratica esplorativa caratteristica della psicoanalisi, tema sul quale l’autrice è impegnata da anni. .

Nel corso del secolo scorso si è assistito a una profonda trasformazione del ruolo del padre. Dopo migliaia di anni in cui le famiglie si sono organizzate attorno a un modello patriarcale, nel giro di pochi decenni i sistemi familiari si sono trasformati in quella che può essere definita la famiglia nucleare contemporanea. Le ricerche hanno evidenziato quanto oggi il padre sia impor- tante fin dall’inizio del concepimento e per tutta la prima infanzia della pro- le. Questo ha influito non solo sul rapporto di coppia e con i figli, ma anche sulla struttura biologica dell’uomo, con cambiamenti sul piano epigenetico e neuroendocrino influenzando inevitabilmente anche la salute psicologica del padre. Oggi sappiamo che i disturbi affettivi perinatali paterni sono fre- quenti quasi quanto quelli femminili, ma la loro diagnosi risulta difficile in quanto i padri tendono a manifestare le proprie difficoltà emotive in modo differente dalle donne. Un passo avanti significativo nello studio di padri (e madri) è rappresentato dalla loro valutazione in una prospettiva sistemica ecologica.

Con il nuovo secolo si rendono manifeste, in età evolutiva, condizioni cliniche legate al contesto storico e fortemente in?uenzate dallo stile genitoriale. Nell’indagine sulla genesi di dette condizioni vanno tenuti a mente i livelli molecolare, neuroendocrino e comportamentale, a partire dai nessi tra sistema di af?liazione dell’ossitocina, sistema di grati?cazione della dopamina l’asse dello stress dei glucocorticoidi, per contribuire ad identi?care gli obiettivi chiave di prevenzione e intervento. Vengono esaminati l’autolesionismo non suicidario, il disturbo oppositivo provocatorio, il disturbo di personalità borderline in comorbidità con l’internet addiction e il pro?lo Hikikomori. Molti autori hanno esplorato la relazione tra esposizione all’Early Life Stress, modelli di attaccamento non sicuro e alterazione dei processi preposti all’elaborazione della ricompensa, che si declina in uno spettro di manifestazioni che va dalle condotte a rischio alla depressione. È noto quanto una genitorialità disadattativa sia associata a disregolazione emotiva, pertanto, mettere a disposizione delle famiglie uno spazio di sostegno alla genitorialità, equivale ad offrire uno strumento di prevenzione e cura di fondamentale importanza.

Stefania Carbonella, Marilena Coniglio

Stili di attaccamento genitoriale e salute mentale dei figli

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2024

La relazione di attaccamento è un legame signi?cativo, di lunga durata, di natura sia affettiva che emotiva, che si crea indipendentemente dal fatto che il genitore sia in grado di sintonizzarsi emotivamente col bambino. Una scarsa competenza socio-emotiva del caregiver è stata associata a diverse tipologie di traiettorie dello sviluppo disfunzionali tra cui una scarsa capacità nel rendimento scolastico della prole. Gli stili di attaccamento, lo stress genitoriale e l’esposizione ad eventi sfavorevoli infantili possono in?uenzare negativamente lo sviluppo dei sistemi biologici che regolano le abilità cognitive come le funzioni esecutive (EF), la percezione di sé e la regolazione delle emozioni. Le neuroscienze hanno evidenziato la centralità dei circuiti limbici nello sviluppo dei legami di attaccamento genitore-?glio/a, nei processi di adattamento e apprendimento umani, oltre ad evidenziare l’in?uenza degli stili di attaccamento sullo sviluppo di un adeguato senso di autoef?cacia e autostima.

A cura della Redazione

Indice dei nomi

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 1 / 2024