RISULTATI RICERCA

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Laurenzia Falcolini

Crazy for football - Matti per il calcio Storia di una sfida

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2024

Crazy for football Matti per il calcio del regista Volfango De Biasi e dello sceneggiatore Francesco Trento è l’ultima tappa di un percorso cinematografico che comprende due documentari, un film per la TV e un libro sul progetto di riabilitazione/risocializzazione con il calcio per pazienti psichiatrici. In questo articolo si parla di tutti i lavori grazie anche all’esperienza dello psichiatra Mauro Raffaeli, protagonista del primo documentario Matti per il calcio (2004) insieme alla squadra di calcio del Gabbiano. L’evoluzione del progetto iniziale è sottolineata anche dalla presenza degli attori in Crazy for football Matti per il calcio (2021).

Elisabetta Sarco

La recovery e il “Terzo Settore”

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2024

L’articolo è focalizzato sulla visione della riabilitazione psichiatrica da un punto di vista di un’organizzazione di volontariato di professionisti per la salute mentale: Associazione OdV Riconoscere di Roma. Si sottolineano gli aspetti dell’accoglienza informale, della socializzazione, del supporto dei gruppi di Auto Mutuo Aiuto e degli interventi clinici e delle attività olistiche. Non per ultima la possibilità di fare un percorso di orientamento alla ricerca lavorativa, anello essenziale nel benessere della persona. Parole chiave: recovery; volontariato; salute mentale; cure; identità.

Massimo Pelli

L’intervento integrato nelle psicosi: tra mondo interno e mondo esterno

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2024

La riforma psichiatrica di Basaglia (1978) ha spostato l’asse del trattamento psichiatrico dall’ospedale ai servizi di tutela per la salute mentale che sono stati aperti sul territorio negli anni successivi alla riforma. Territorio vuol dire riportare il paziente nel contesto dove ha avuto origine la sua sofferenza, per comprendere il senso dei suoi sintomi, spesso incomprensibili, e dove trovare risorse per il trattamento. Trattamento che non si limita a una cura farmacologica, ma è un percorso di cambiamento. L’approccio sistemico si è diffuso negli stessi anni della riforma psichiatrica ed ha permesso a una nuova generazione di psichiatri di apprendere e utilizzare nuove modalità di osservazione, e nuove modalità di intervento, allo scopo di ridurre la discrepanza tra ciò che veniva insegnato dall’istituzione psichiatrica, e ciò che vedevamo nell’esperienza quotidiana nei servizi. In altre parole l’importanza di conoscere il contesto. Spesso nella pratica clinica dei centri di salute mentale le premesse teoriche della psicoanalisi si sono confrontate con le premesse teoriche sistemiche, e questo confronto, anche se ha a volte ha determinato una sordità reciproca nell’equipe di trattamento, poco a poco è stato un arricchimento per tutti. Il funzionamento di un individuo dipende dall’impatto che le relazioni attuali hanno sulle relazioni custodite, internalizzate, dentro di noi.

Bruno Intreccialagli, Ottone Baccaredda Boy, Ferdinando Galassi

Analisi dell’inquadramento e dell’approccio terapeutico adoperato con C, in un’ottica cognitivista

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2024

Il presente commento si propone di mettere in discussione parte di quanto esposto nel caso clinico proposto, non con finalità sterilmente polemiche, ma che favoriscano un confronto. Se è vero che l’adeguatezza della presa in carico e l’impegno profusi nell’approccio descritto siano indiscutibili, abbiamo trovato dei punti su cui ci troviamo in disaccordo e che, se rivisitati in un’ottica cognitivista, avrebbero aperto a delle alternative terapeutiche che avrebbero potuto dare risultati differenti in termini di recovery. Se infatti è innegabile che l’esito del trattamento sia stato benefico, ci piace immaginare la possibilità di un decorso diverso in risposta a diversi input; questo, sperando che le riflessioni proposte vengano accolte come spunti costruttivi e non come una critica fine a se stessa.

L’articolo presenta l’evoluzione terapeutico-riabilitativa di caso di psicosi cronica in una donna di 46 anni, realizzato in un servizio psichiatrico pubblico milanese, caratterizzato da una équipe multiprofessionale coesa e da una leadership efficace. All’esito favorevole, attualmente concluso e validato da una ricerca empirica single-case, hanno concorso numerosi fattori; soprattutto l’importante ruolo del gruppo curante che, articolato con la coppia terapeutica, ha avuto la funzione sia di attivazione di interventi multipli di tipo farmacologico, psicoeducativo, assistenziale e di supporto familiare, ma anche di contenimento e integrazione di aspetti caotici e frammentati del Sé della paziente.

Ottone Baccaredda Boy, Marco Faldi, Elena Riccardi, Francesco Del Monaco, Giulio D’Anna, Vania Barbieri, Mattia Spadafora, Valdo Ricca, Giuseppe Cardamone

Villa Martelli: osservazioni da una realtà della riabilitazione psichiatrica nel territorio pratese

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2024

La riabilitazione in psichiatria assume varie forme a seconda delle esigenze dell’utenza che incontra: costituisce infatti una delle aree di intervento in cui è determinante l’approccio ragionato sul singolo utente. Il presente articolo si propone di riportare gli esiti dell’intervento riabilitativo proposto nella Casa famiglia di Villa Martelli presso Iolo (Prato), struttura residenziale gestita da personale non sanitario (suore domenicane) che opera in stretta connessione con educatori e operatori del Servizio di Salute Mentale di Prato.

La metodologia descritta si fonda sull’utilizzo di immagini fotografiche come oggetto metaforico in una terapia di gruppo. Gli interventi sono stati condotti su gruppi di pazienti residenti in una struttura riabilitativa del DSM di Salerno e la ricerca è stata condotta presso l’IStituto di Psicologia e Psicoterapia RElazionale e Familiare (ISPPREF) di Salerno. I Paesaggi Metaforici si realizzano attraverso l’uso di fotografie, prodotte dagli utenti coinvolti nei percorsi riabilitativi nel laboratorio di fotografia, come “oggetti fluttuanti”. Lo strumento ha consentito una trasformazione della capacità espressiva delle emozioni sia nelle relazioni sociali che in quelle con i terapeuti di riferimento, un cambiamento evidente e significativo dei ruoli, con l’acquisizione di funzioni più fluide, ed una maggiore efficacia dell’intero processo riabilitativo, con migliori risultati nell’acquisizione dell’autonomia.

In psicologia ed in psichiatria il rapporto tra mente e corpo è stato prevalentemente trattato nell’ottica di come le tensioni emotive si riflettano sulla funzionalità somatica. In questo lavoro l’autore sottolinea le potenzialità dell’esercizio corporeo e delle attività sportive come riattivatori di risposte psicofisiologiche, come mediatori delle relazioni intra ed inter-personali, come strumenti di implementazione delle social skills e di inclusione sociale. Gli elementi esposti, tratti dalla letteratura e dalla prassi comune, si estendono dal wellness della prevenzione primaria in salute mentale ai programmi di riabilitazione psichiatrica, passando per gli interventi psicosociali nei trattamenti per le acuzie e subacuzie delle psicopatologie maggiori.

Francesca Cardinali, Maria De Angelis, Armida Mucci

Raccomandazioni di buone pratiche in riabilitazione psicosociale per adulti Metodologia e prospettive

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2024

I disturbi mentali riconoscono una eziologia multifattoriale che coinvolge fattori biologici, sociali, psicologici e ambientali. In questo articolo si evidenzia l’importanza dell’integrazione dei trattamenti farmacologici o psicoterapici con la riabilitazione psicosociale (RPS) per migliorare l’outcome funzionale e la qualità della vita dei pazienti con disturbi mentali gravi. La realizzazione da parte della Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale (SIRP) di raccomandazioni di buone pratiche in RPS per adulti ha fornito un documento utile agli operatori della salute mentale al fine di implementare interventi efficaci per diversi disturbi psicopatologici. Si propone una sintesi di razionale e metodologia utilizzati per la messa a punto delle raccomandazioni e si evidenziano le prospettive future.

Agostino Vietri, Chiara Di Mauro, Teresa Sposito, Germano Fiore

La strategia della lumaca Un modello di intervento sistemico-relazionale per la riabilitazione psichiatrica

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2024

La strategia della lumaca, ispirata ad un film di Cabrera del 1993, è un protocollo riabilitativo ispirato alla teoria sistemica, quindi fondato sulla teoria della mente di Gregory Bateson. Il modello si basa sulla visione sistemica dei disturbi psichiatrici e prevede interventi multidisciplinari sui contesti a cui il paziente in riabilitazione appartiene. Dividiamo gli interventi in sette fasi, che progressivamente avvicinano gli individui trattati alla completa autonomia personale ed al reinserimento sociale. Nei processi terapeutici è centrale il ruolo delle psicoterapie, indirizzate al paziente ed alle famiglie, trampolino di lancio verso le profonde trasformazioni che potranno consentire la destigmatizzazione e, come nel film, la riconquista della libertà personale.

Stefano Polimanti

Riflessioni sulla riabilitazione psichiatrica

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2024

È stato scritto molto sulla riabilitazione psichiatrica e sulle modalità di intervento e su quali mezzi e strumenti siano stati validati e ritenuti buone pratiche. Il mio intento è solo quello di fare alcune riflessioni su quanto ho scoperto in 45 anni di pratica clinica e di direzione di équipe terapeutiche nel campo della riabilitazione psichiatrica. Soprattutto in che modo l’ottica gruppoanalitica e la mia azione sui livelli terapeutici mi abbiano aiutato in questi percorsi. Ho cercato di spiegare il metodo del mio intervento attraverso casi clinici e ponendo l’attenzione sul modo di relazionarsi degli operatori con il contesto di appartenenza del paziente e con la Comunità di riferimento.

Alessio Gagliardi

Le parole di Mussolini

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 304 / 2024

Tra le recenti pubblicazioni sul fascismo, si segnalano alcune raccolte di scritti e discorsi di Benito Mussolini. A partire da questi volumi, la nota intende interrogarsi sul modo in cui la storiografia si è misurata con le parole del “duce”. Trattate, durante la dittatura, come un monumento celebrativo, quelle parole solo limitatamente sono state considerate dagli storici una fonte rilevante. Può essere invece utile interrogare gli scritti e i discorsi di Mussolini, leggendoli non singolarmente come frammenti autonomi, ma come parte di una serie da seguire nella sua evoluzione. In questo modo, quei testi possono rivelarsi il serbatoio di una lingua, di un pensiero e di un’autobiografia.

Gabriele Rigano

Pio XII, la guerra e i silenzi in un libro di David I. Kertzer

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 304 / 2024

La vicenda dei silenzi di Pio XII ha sempre suscitato molte polemiche che vanno al di là della storiografia. L’apertura degli archivi del pontificato di Pio XII in Vaticano nel marzo 2020, pur molto tardiva, apre la possibilità che gli storici tornino a confrontarsi sui documenti. Alcune recenti pubblicazioni hanno cominciato a confrontarsi con la nuova documentazione, come quella di David Kertzer, “Un papa in guerra”. Il libro ha diversi limiti a causa della parzialità della ricostruzione, della scarsa conoscenza della bibliografia sull’argomento e della mancanza di una prospettiva di lungo periodo che inserisca la vicenda di Pio XII nella storia della chiesa e che si confronti con i grandi nodi storiografici della storia del cristianesimo tra Otto e Novecento. Tutto questo rende il libro superficiale, senza possibilità di uscire dalla sterile polemica tra accusatori e apologeti.

La nota presenta alcuni spunti di riflessione a partire dal libro di Andrea Riccardi, La guerra del silenzio, pubblicato in seguito all’apertura agli studiosi dei fondi relativi al pontificato di Pio XII conservati presso gli archivi vaticani. Oltre a illustrare i nuovi apporti conoscitivi sulla posizione della Santa Sede e della Chiesa cattolica durante la Seconda guerra mondiale, la nota discute criticamente alcuni nodi storiografici e aspetti interpretativi come i silenzi del papa, la mancata condanna delle violenze perpetrate dai nazisti, il ruolo diplomatico del Vaticano.

David Bidussa

Santa Sede, guerra e Shoah. Nuove domande e questioni aperte

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 304 / 2024

Le due recenti monografie — rispettivamente di David I. Kertzer e di Andrea Riccardi — sul pontificato di Pio XII nel tempo della Seconda guerra mondiale, pongono molte domande anche se di natura diversa: più assertive quelle proposte dallo storico americano. Più inquiete e storiograficamente generative quelle di Andrea Riccardi. Il tema non è più solo che cosa possa rivelare la nuova documentazione desecretata dal marzo 2020, ma soprattutto la capacità della storiografia di interrogare quei documenti, collegarli, e delineare nuove piste di ricerca.

L’articolo si propone di rileggere l’affermazione della Lega Lombarda-Lega Nord nel sistema politico italiano, indagandone i processi di sviluppo ideologico e organizzativo dalle origini alle soglie di Tangentopoli (1984-92). Attraverso l’analisi di una molteplicità di fonti (documenti d’archivio inediti, articoli del giornale di partito “Lombardia autonomista” e della stampa coeva, autorappresentazioni di leader leghisti e letteratura secondaria) si evidenzia come sotto la leadership di Umberto Bossi la Lega Lombarda prima e la Lega Nord poi abbiano posto al servizio di una proposta politica e di una comunicazione innovative lo strumento più tradizionale della democrazia italiana, ovvero il partito. Si rileva dunque l’intrecciarsi nell’azione politica della Lega di innovazione e continuità, di messa in discussione radicale di temi, linguaggio e schieramenti della “prima” Repubblica, attraverso una linea regionalista-federalista e di critica al centralismo statale, e di costruzione di una macchina politica molto simile ai partiti tradizionali per spirito militante e ideologico, organizzazione, insediamento sociale, supporto di associazioni ed enti collaterali.

Nel Pen del 1985 l’Italia ribadiva il suo impegno per la costruzione di nuove centrali nucleari, con la priorità di ridurre l’incidenza sulla “bolletta energetica” delle fonti fossili d’importazione. Il disastro che si verificò nella centrale nucleare di Cernobyl' il 26 aprile 1986 ebbe, oltre che un impatto ambientale catastrofico, un effetto negativo sull’opinione pubblica nei confronti dell’atomo civile. Il paper inquadra l’evoluzione del dibattito sull’energia nucleare e sull’ambiente avvenuto nel Pci, nel solco degli eventi dell’86 e le sue successive evoluzioni. Infatti, alle soglie dei referendum del 1987, la tradizionale linea “industrialista”, fino a poco prima maggioritaria, veniva scalzata dalle nuove posizioni ambientaliste, portate avanti dai movimenti e, in particolare, dai giovani della Fgci. Cernobyl', nel caso comunista, fu un crocevia, un prima e soprattutto un dopo rispetto a una maturazione in senso ecologista delle proprie linee politiche, in termini di politiche per l’ambiente, energia, limiti dello sviluppo.

Il rapporto tra ecologismo e neofascismo è rimasto finora sostanzialmente ai margini della storiografia nonostante l’interesse del dibattito scientifico internazionale verso il cosiddetto “ecofascismo”. Questo articolo intende prendere in esame il peculiare atteggiamento nei confronti della questione ecologica assunto tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta da un’area del Movimento sociale italiano che faceva riferimento a Pino Rauti e che si coagulò intorno al Centro (poi Istituto) di ricerca Bio-politica, alla prima serie della rivista “Dimensione ambiente” (1977-1978) e ai Gruppi di ricerca ecologica. Il termine ad quem è stato identificato nel 1981, momento in cui i Gre lanciarono il loro “Manifesto ecologico” mentre si esauriva la prima ondata di mobilitazioni ambientaliste.