Il testo analizza la Valle del Sacco attraverso l’approccio dell’autopoiesi, mettendo in luce come ogni trasformazione territoriale contenga elementi di conservazione e mutamento. La serie di illustrazioni proposte non sono solo una forma di rappresentazione, ma ambiscono a divenire un dispositivo politico e immaginativo, che restituisce connessioni tra infrastrutture dismesse, forme di vita negate e pratiche di resistenza. Attraverso luoghi emblematici – cementifici, logistica, ruderi industriali, il fiume stesso – viene evocata una geografia di promesse infrante e nuove logiche estrattive. Ma nel paesaggio agiscono anche forze silenziose: la cura, la biodiversità, le lotte ecologiche. L’illustrazione diventa allora soglia, spazio di memoria attiva e immaginazione territoriale, capace di suggerire altri futuri, ancora in potenza. .