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Il testo analizza la Valle del Sacco attraverso l’approccio dell’autopoiesi, mettendo in luce come ogni trasformazione territoriale contenga elementi di conservazione e mutamento. La serie di illustrazioni proposte non sono solo una forma di rappresentazione, ma ambiscono a divenire un dispositivo politico e immaginativo, che restituisce connessioni tra infrastrutture dismesse, forme di vita negate e pratiche di resistenza. Attraverso luoghi emblematici – cementifici, logistica, ruderi industriali, il fiume stesso – viene evocata una geografia di promesse infrante e nuove logiche estrattive. Ma nel paesaggio agiscono anche forze silenziose: la cura, la biodiversità, le lotte ecologiche. L’illustrazione diventa allora soglia, spazio di memoria attiva e immaginazione territoriale, capace di suggerire altri futuri, ancora in potenza. .

Il contributo propone alcune istantanee della Valle del Sacco, a partire dalle quali ricostruire gli esiti di un secolo di politiche di sviluppo a razionalità diverse e talvolta divergenti. Tali politiche hanno indirizzato le forme del territorio e costituiscono nella prassi una infrastruttura immateriale dove poteri, orientamenti politici, speranze, occasioni, e disillusioni si sono intersecati, lasciando tracce negli elementi sparsi su un territorio di cui il fiume costituisce un asse di convergenza e una direzione di struttura. Le istantanee restituisceono una proposizione di metodo euristico e apre a campi di approfondimento su cui elaborare una sintesi delle pratiche dell’abitare la Valle e orientarne gli indirizzi di trasformazione..

Il testo esplora la Valle attraverso la lente del paesaggio, inteso non solo come categoria estetica ma come strumento interpretativo. La chiave di lettura permette di evidenziare come anche i territori compromessi possano diventare laboratori di nuove ecologie. A partire dalla specifica situazione, si ricostruisce l’evoluzione di un paesaggio che da rurale e pittoresco diventa scenario di industrializzazione forzata, perdita identitaria e crisi ambientale. Oggi, segnali di rigenerazione spontanea e una nuova sensibilità ecologica aprono la possibilità di un paesaggio postindustriale. Da qui, l’ipotesi ddi ripensare il paesaggio come "infrastruttura", capace di connettere e strutturare il territorio frammentato della Valle: uno spazio che, tra riserve naturali e scarti postindustriali, può diventare laboratorio di nuovi valori per la transizione ecologica..

Nicola Fierro

Geografie intermedie e spazi di margine

CRIOS

Fascicolo: 26 / 2023

Le trasformazioni della Valle sono analizzate attraverso la lente della marginalità territoriale, mettendo in luce come i processi di urbanizzazione investano i territori intermedi, al di là delle tradizionali dicotomie centro/periferia o urbano/rurale. Invece di leggere il margine come debolezza strutturale, se ne esplora il potenziale generativo nella produzione di nuove spazialità. La Valle emerge come paradigma dell’Italia di mezzo, dove si sedimentano discontinuità storiche, espropriazioni ambientali e nuove logiche estrattive legate alla logistica e alla transizione ecologica. Emergono geografie frammentate e relazioni spaziali fluide, in cui le infrastrutture agiscono come dispositivi di ridefinizione territoriale. Il testo propone una lettura critica dei territori intermedi come archivi stratificati, da interpretare attraverso strumenti capaci di coglierne la complessità socioecologica e la capacità di attivare futuri alternativi, non riducibili né a un’idea ordinata di urbano né a un informe indifferenziato.

Luisa Fatigati

Vulnerabilità trasformative e risonanza ecosistemica

CRIOS

Fascicolo: 26 / 2023

La Valle del Sacco è letta come spazio di soglia, segnato da tensioni tra vocazione agricola, industrializzazione forzata e dismissione. Le sue rovine attivano una riflessione sul progetto, la vulnerabilità e la giustizia ambientale. Il contributo si sviluppa attorno al concetto di risonanza, assumendolo come chiave interpretativa delle relazioni tra territorio e comunità nella Valle. Attraverso questo sguardo, esplora come la perdita esperita e inscritta nei luoghi possa, una volta riconosciuta come forma di vulnerabilità condivisa, farsi leva trasformativa nella costruzione di nuove forme di cura, gestione e condivisione dei beni comuni territoriali. La risonanza diventa così un dispositivo critico, capace di tenere insieme ferite e possibilità, memoria e progetto. Nel dialogo tra memoria storica e tensioni contemporanee, la Valle si configura come un organismo relazionale, in cui ogni elemento contribuisce alla produzione di significato, aprendo spazi per una progettualità ecologica, situata e collettiva.

Ludovica Battista

Sulle tracce di una «cosa viva»

CRIOS

Fascicolo: 26 / 2023

Il contributo legge criticamente la Valle attraverso una prospettiva piùcheumana, seguendo le tracce materiali e immateriali delle sue trasformazioni lungo due direttrici principali: da un lato, le genealogie del danno ambientale e sociale sedimentate nel territorio — risultato di processi di industrializzazione forzata, dismissione e contaminazione diffusa; dall’altro, le forme di resistenza e i presìdi territoriali che emergono come risposta situata alle logiche estrattive, passate e presenti. Attraverso l’ascolto di queste esperienze e della capacità di riconoscimento del danno sviluppata dalle comunità locali, il contributo propone una lettura della Valle come palinsesto vivo e conflittuale, in cui coabitano memorie tossiche e possibilità trasformative e riparative. Ne deriva l’urgenza di immaginare un progetto non tecnocratico e nonsoloumano, capace di riconoscere l’interdipendenza fra specie, ambienti e forme di vita, e di articolare nuove pratiche di cura, giustizia e coesistenza.

Questo contributo nasce da una ricognizione esplorativa nella Valle del Sacco, territorio emblematico dell’Italia di mezzo, segnato da modernizzazioni irrisolte e dinamiche contraddittorie. Attraverso una pratica situata, ispirata alla dérive psicogeografica e alla geografia radicale, l’indagine propone una lettura critica e narrativa di un luogo sospeso tra un presente paralizzato e rappresentazioni nostalgiche e idealizzate. Emergono sia infrastrutture fragili che infrastrutture dure — hub logistici, autostrade, linee ad alta velocità — insieme a processi di rimozione collettiva e forme di resistenza quotidiana. La Valle diventa così un laboratorio per un’ecologia della soglia: un progetto minimale e attento, che si misura con i margini e le fratture, interrogando il territorio attraverso ciò che riaffiora, ciò che resiste e ciò che è stato escluso dalla narrazione dominante.

Tashkent, odierna capitale dell’Uzbekistan, è stata nel secondo Novecento scenario di un grande progetto dell’Urss, volto a fare della città uzbeca la principale porta verso l’Asia socialista e la vetrina dell’Oriente sovietico. Quarta città dell’Unione Sovietica negli anni Settanta, Tashkent è inoltre la più moderna città asiatica. Il terremoto che la aveva colpita nel 1966 aveva paradossalmente creato l’opportunità – grazie al Patto di Fratellanza dei Popoli – per mettere in atto programmi politici ben più antichi e risolvere alcune importanti questioni urbane, segno delle politiche imperialiste dei russi e della successiva annessione all’Unione Sovietica. È possibile individuare nel progetto elaborato dal governo centrale per la modernizzazione di Tashkent delle prassi colonialiste? Attraverso una nuova lettura dei piani urbanistici elaborati per la città uzbeca dall’occupazione russa sino al 1966, si vuole mettere in luce le dinamiche e le strategie attraverso cui il governo centrale e le locali amministrazioni hanno “collaborato” al fine di costruire la grande capitale d’Oriente.

Rachele Castro, Federico Maria Jelo di Lentini, Pietro Monforte, Vincenzo Piccione

Un secolo di studi su bioclima e capitale naturale in Sicilia. Siccità, aridità, desertificazione, biodiversità, consumo suolo

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1-2 / 2023

Oggetto del lavoro sono il bioclima e il capitale naturale in Sicilia, su un ampio arco temporale con analisi di dati dal 1921. Tema centrale sono gli impatti delle interazioni socio-ecologiche sui paesaggi siciliani, con un focus su siccità, aridità, desertificazione, biodiversità e consumo suolo. La ricerca, basata sull’analisi di dati ambientali storici (es. pluviometrici, termometrici) tramite metodologie come MEDalus ed Espi sviluppate dal team di ricerca coordinato da Vincenzo Piccione, evidenzia risultati cruciali: una riduzione del 27% delle precipitazioni e un aumento di oltre 1°C delle temperature tra 1921-2000. Il conseguente incremento dell’intensità e durata dell’aridità, ha reso l’isola più vulnerabile. Il rischio di desertificazione si riduce leggermente grazie a riforestazione e aree protette, nonostante il peggioramento climatico e l’elevato consumo di suolo. Lo studio fornisce dati a scala comunale, evidenziando vulnerabilità differenziate, e sottolinea il divario tra ricerca e azioni concrete.

L’articolo ripercorre il dialogo a due voci tra un’assistente sociale e una psicoterapeuta, co-conduttrici di un gruppo a frequenza settimanale aperto a donne in gravidanza e contemporaneamente a neomadri accompagnate dal loro bambino entro il primo anno di vita. Viene dato ampio spazio al racconto della progettazione sociale e del respiro interculturale e interdisciplinare che ha portato gli operatori e i Servizi coinvolti ad affrontare inizialmente la questione migratoria e le sue criticità in termini di isolamento, rischio di stigmatizzazione, disagio e marginalità attraverso uno sguardo complesso e integrativo. Ci si sofferma sul delineare come la cura di un gruppo di donne accomunate dall’attraversamento di una fase del ciclo di vita centrale e fisiologica abbia permesso di creare un luogo dalle valenze preventive a vari livelli e la co-costruzione di esperienze gruppali che attraversano le differenze, fanno scoprire somiglianze e creano meticciamenti.

Anna Iannotta

Come comincia un’esperienza in gruppo?

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

L’articolo parla della formazione di operatori, che lavorano in un lavoro educativo con minori nei Centri Aggregativi per Minori e sperimentano la complessità del lavoro in gruppo. Nella mente degli operatori il concetto di lavoro in gruppo prende forma. Esperienza collettiva legata al territorio del Molise.

Valentina Guiducci

Un gruppo di supervisione in un servizio pubblico per gli adolescenti

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

In questo contributo viene presentata una seduta di un gruppo di supervisione condotto all’interno di un servizio pubblico territoriale dedicato agli adolescenti. Il setting prevede un incontro di tre ore suddiviso in due sessioni. Un partecipante è incaricato di presentare il caso clinico, due partecipanti svolgono la funzione di osservatori partecipanti. Il gruppo, composto da 17 persone, è multiprofessionale. Viene presentato il lavoro del gruppo, focalizzato sulla discussione del caso di Makena, una ragazza vietnamita di 16 anni, adottata. L’adozione viene interpretata come funzione della mente gruppale: l’esperienza di appartenere a un gruppo aiuta a diventare più disponibili all’accoglienza dei pensieri che circolano. Si costituisce un’area intellettiva, emotiva e fantasmatica comune che permette una relazione funzionale tra le parti e l’insieme, favorendo il superamento delle fasi di minor integrazione presenti nel gruppo (Neri, 1979). Nel corso della seduta è possibile osservare lo sviluppo embrionale di un pensiero multiplo, multifocale, polivalente (Dorliguzzo, 2016; Corrao, 1995). Vengono analizzate le caratteristiche del setting e il rapporto con l’istituzione, le risorse e i limiti dei gruppi a termine con tempi ristretti. 

Flora Inzerillo

Lo Psicodramma con un gruppo di donne con Mild Cognitive Impairment

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

Questo lavoro prende spunto dal seminario clinico “Dialogo tra psicoterapia e neuroscienze: interventi individuali e gruppali di presa in carico del paziente geriatrico”, organizzato dalla sede di Palermo della Scuola COIRAG in modalità online. In linea con le attuali riflessioni epistemologiche legate a un concetto di cura, sempre più articolato e complesso, la relazione proposta ha approfondito la conoscenza di una multidimensionalità degli interventi terapeutici e riabilitativi rivolti a una popolazione definita fragile, come l’utenza geriatrica; nello specifico parliamo di soggetti che pur non raggiungendo i 65 anni di età presentano problematiche relative alle funzioni mnestiche e/o dell’umore (Mild Cognitive Impairment). L’accoglienza e la gestione della domanda d’aiuto, legata alla sofferenza esistenziale, ha trovato un setting favorevole nel gruppo di psicodramma, che ha facilitato la visualizzazione e il riattraversamento delle proprie esperienze di vita attraverso le interconnessioni con quelle degli altri; consapevoli che un progetto terapeutico riabilitativo deve poter integrare l’approccio neuropsicologico e il decadimento cognitivo a una chiave di lettura analitica delle storie di vita dei pazienti.

Nadia Fina

La clinica vista dalla Scuola

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

In questo articolo l’autrice, partendo dall’analisi delle interviste fatte ai coordinatori d’anno delle diverse sedi della Scuola COIRAG, esplora il senso di appartenenza come vincolo e come risorsa per rendere possibile la condivisione delle diversità teorico-cliniche dei docenti attraverso un pensiero che lavori per l’integrazione e la complementarità. Sottolinea che la necessità sentita è quella di partire dai nodi etici ed epistemologici della nostra professione, che si confronta con le profonde mutazioni avvenute nel mondo sociale e che richiede un ripensamento dell’epistemologia e della prassi dei campi terapeutici.

Silvia Bonino

Vivere con la sclerosi multipla. Il progetto SM-Stare Meglio

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

L’articolo illustra il progetto di ricerca e intervento “SM-Stare Meglio” dettagliatamente descritto nel libro: Bonino S., Borghi M., Calandri E. e Graziano F. (2021). Vivere con la sclerosi multipla. SM – Stare Meglio: un percorso di gruppo per il sostegno psicologico a persone neo-diagnosticate. L’articolo illustra i fondamenti teorici, che considerano la sclerosi multipla (SM) una sfida allo sviluppo personale. L’intervento esamina di conseguenza temi esistenziali centrali: l’identità, il senso di coerenza, l’autoefficacia nel perseguire obiettivi significativi; inoltre, esso considera il corpo, le emozioni, la cognizione, e le loro reciproche interazioni, così come le relazioni con gli altri nei vari contesti di vita e le modalità di buona comunicazione con il personale sanitario e i familiari. L’articolo evidenzia lo stretto rapporto tra ricerca e intervento, punto di forza del progetto, lo descrive nelle sue concrete modalità di attuazione, e motiva l’importanza di intervenire nel primo periodo (3 anni) dopo la diagnosi, anche se il progetto può essere proposto a persone con più anni o altre malattie croniche. Esso riporta inoltre una sintesi dei risultati sul tema decisivo delle aperture al cambiamento e delle resistenze durante gli incontri di gruppo.

Gli autori presentano un lavoro di riflessione clinica, istituzionale e formativa a partire da un’esperienza di osservazione di riunioni di due équipe nei Servizi per le Dipendenze di un’istituzione pubblica. L’esperienza osservativa si è svolta per quattro mesi durante un periodo di trasformazione e riassetto del Dipartimento per le Dipendenze e dei singoli Servizi, tempo in cui l’Istituzione mostrava un bisogno di guardare se stessa e cercava di omogeneizzare il funzionamento delle diverse realtà operative. Tale possibilità osservativa si è realizzata attraverso il coinvolgimento di una allieva in formazione alla psicoterapia psicoanalitica individuale, di gruppo e istituzionale, che attraverso questa esperienza ha potuto catturare elementi di similitudine e diversità tra le équipe (con alle spalle storie e culture diverse e in comune l’attuale appartenenza istituzionale e la necessità di riorganizzazione), oltre che dare ascolto e risalto ad aspetti gruppali, istituzionali e controtransferali.

In questo scritto si prendono in esame le risposte date dai coordinatori d’anno del terzo e quarto anno di tutte le sedi della Scuola COIRAG. Lo scopo era quello di capire come la formazione gestisce, lavora, verifica e si confronta sulla clinica che gli specializzandi vivono e sperimentano in alcuni luoghi interni ed esterni alla Scuola: tirocinio, supervisione e laboratorio di osservazione. Ci si interroga sul rapporto coordinatore e gruppo docenti, sul passaggio da Confederate a Federate, sul senso di appartenenza a una Associazione Federata.

L’articolo illustra un’esperienza svolta a Roma, nel campo delle pari opportunità e contro la violenza di genere, presso uno dei Centri Anti Violenza del Comune di Roma Capitale. La scrivente, in qualità di consulente psicologa e psicoterapeuta, ha realizzato attività individuali e di gruppo finalizzate all’elaborazione del trauma e alla trasformazione del vissuto tramite tecniche mirate. Il testo descrive un percorso di consapevolezza e di crescita attraverso l’impiego, durante i cicli di incontri, di alcune metafore e simboli che facilitano i processi di narrazione del sé. Il ricorso durante gli incontri di gruppo a brani di lettura e alla condivisione di immagini poetiche e artistiche ha permesso il trattamento a breve termine e la risoluzione positiva del PTSD nelle persone che hanno scelto volontariamente di partecipare al percorso di self empowerment proposto dal CAV, riuscendo così a tradurre le loro esperienze di disagio in un linguaggio comunicabile ad altri e a modulare la loro rabbia senza provare vergogna e/o sensi di colpa.

Giovanna Bazzacco, Stefania Bisagni, Ilaria Locati

Il lavoro sul limite tra corpo, gruppo e disabilità

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

Il presente lavoro nasce in un gruppo di ricerca sulle dinamiche dei gruppi terapeutici. La chiusura pandemica ha portato gli autori a focalizzare l’attenzione sul recupero della dimensione del corpo in relazione alla gruppalità. Ci si è chiesti se il setting gruppoanalitico possa essere adottato nell’ambito della grave disabilità congenita e acquisita, dove le possibilità espressive e relazionali sono molto limitate. Gli autori ritengono che la concretezza dei limiti verbali, motori e cognitivi di cui il corpo disabile è portatore necessiti di un’area di gioco e di esplorazione creativa per sviluppare nuove potenzialità espressive. Pur non essendo il contesto nosografico elettivo per la gruppo-analisi, si ipotizza che il lavoro clinico guidato da un pensiero gruppale permetta di realizzare interventi a favore della salute mentale, creando occasioni di piena partecipazione, declinata nelle dimensioni di autodeterminazione e autorappresentanza. Attraverso la presentazione di alcune esperienze cliniche si vuole osservare come l’approccio gruppoanalitico può favorire la mobilizzazione del corpo e del pensiero esplorando nuove possibilità di comunicazione e relazione di cui il gruppo è promotore.