RISULTATI RICERCA

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Diego Napolitani

Formazione e trasformazioni nei gruppi analitici (1989)

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

L’autore evidenzia l’ancoraggio del modello psicoanalitico classico al paradigma epistemologico della semplicità lineare, ovvero dell’originarietà. La “semplicità” di un’interpretazione intesa come traduzione univoca del linguaggio inconscio entra inevitabilmente in crisi di fronte al gruppo, realtà che può essere “abbracciata” soltanto attraverso un’epistemologia della complessità. L’autore descrive gli ordini di complessità specificamente esperibili in un setting gruppale (intero/parte, soggetto-osservatore/oggetto-osservato), i quali si intrecciano inscindibilmente con la complessità identificatoria (gruppalità interne). L’interpretazione, nella sua visione, è piuttosto un atto narrativo o costruttivo in cui ciascuno dei partecipanti alla relazione analitica dà significato alla propria esperienza di attraversamento di quella “materia gruppale” di cui egli stesso fa parte. Egli si sofferma quindi sui concetti di formazione e con-formazione per sostenere che una pratica analitica che si muova in un orizzonte narrativo-ermeneutico, privilegiando metodicamente l’esperienza vissuta, si caratterizza necessariamente come una pratica trasformativa delle relazioni presenti nel campo analitico, un processo che implica la messa in crisi per tutti gli interlocutori delle rispettive “formazioni” pietrificate. In questa reciprocità formativa la posizione specifica dell’analista si fonda su una maggiore “capacità negativa” che gli consente di mantenere viva la sua funzione di “supervisore” degli atti interpretativi.

La presidente, Silvana Koen, apre la nona edizione delle Giornate Franco Fasolo, momento importante di incontro della comunità COIRAG. Tante le questioni che si attraverseranno in queste giornate: come è cambiata la clinica e quali sono gli strumenti necessari per affrontarla, il ripensamento delle epistemologie che guidano i nostri saperi per la creazione di nuovi dispositivi di cura.

Enrico Stenico

Desiderio e distruttività

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

Il lavoro nasce come commento e riflessione a partire dai due lavori della psicoanalista Loretta Zorzi Meneguzzo pubblicati su “Gli Argonauti” sulla tematica del desiderio. Viene preso in esame il collegamento tra funzione desiderante e il valore dell’assenza, dell’incertezza e della rinuncia al controllo saturante tanto sulla realtà quanto sulle relazioni. Si mettono altresì in evidenza i rischi di tale funzione sull’establishment sia individuale che sociale. Il processo e la condanna a morte di Socrate ne costituiscono un esempio storico. Anche l’imprevedibile situazione prodotta dal lockdown imposto dalla diffusione del Covid-19 rappresenta un campo di osservazione privilegiato per svolgere alcune interessanti riflessioni sul tema in oggetto.

Gina Cadeddu

Il gruppo esperienziale online: sfide, risorse, benefici

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

Viene presentata la nascita, l’organizzazione e l’evoluzione dei gruppi esperienziali online a opera dell’Associazione Il Cerchio. I gruppi sono nati per offrire ai membri dell’Associazione uno spazio di supporto, confronto e dialogo durante la pandemia. Inizialmente sono stati condotti da un professionista esterno al Cerchio. Successivamente sono proseguiti, sino a oggi, anche come un intervento di formazione per i nuovi soci in quanto la conduzione è stata affidata agli stessi membri dell’Associazione. L’esito positivo di questa esperienza è in termini di integrazione del vecchio con il nuovo, di coesione, di dialogo, di intimità, e soprattutto di crescita dell’identità come gruppo analisti dei membri dell’Associazione. 

This paper aims to evaluate the recovery process in a Mental Health Day Center (CDSM) during 2023 through a battery of tests (SCL-90-R, RAS, Brief Cope, WHOQOL, HoNOS Scale, Kennedy Scale) with a specific schedule: at 2 months from admission, at 6 months, at 12 months and then maintaining the annual cadence until discharge. The aim is therefore to assess the effectiveness of evidence-based activities in a rehabilitation pathway over time. What was measured was divided into two databases: a first one (analysed with mixed models) with the data obtained in 2023, a second one (analysed with the Wilcoxon test) with the discharges recorded in 2023 to which a comparison was made with what was recorded at the entrance of those who finished the journey. From the results, significant data emerged: a reduction of the subject’s state of distress as the rehabilitation pathway progressed, an aspect that is in line with this type of patients that are resistant to change and require a long time to activate the recovery process.

Daniele Montanari

Scene da un matrimonio borghese. Giovanni Zanardelli (1787-1853)

CHEIRON

Fascicolo: 2 / 2023

Il saggio ricostruisce la parabola biografica e familiare dell’ingegnere bresciano Giovanni Zanardelli (1786 1854), capostipite di una famiglia borghese in ascesa tra età napoleonica e Restaurazione. Formatosi con rigore nelle discipline tecnico-scientifiche e umanistiche, Giovanni costruì una solida carriera all’interno dell’apparato statale, culminata nella nomina a Ingegnere Capo Aggiunto della Provincia di Brescia. Il testo ne analizza la traiettoria professionale, il ruolo nell’ambito delle istituzioni tecnocratiche lombarde e la centralità nella trasmissione di valori culturali, morali e professionali alla numerosa prole, tra cui spicca il primogenito Giuseppe. Ampio spazio è dedicato alla dimensione familiare, ai difficili equilibri economici, ai rapporti dotali e patrimoniali con la famiglia Caminada e alle strategie di affermazione sociale attraverso l’istruzione, il lavoro e l’acquisto immobiliare. Ne emerge il profilo emblematico di un borghese ottocentesco che seppe coniugare senso del dovere, ambizione sociale e attenzione pedagogica, in un contesto segnato da transizione istituzionale e mobilità intergenerazionale.

Il presente contributo ricostruisce il profilo teologico e la circolazione editoriale del De la santissima comunione di Tullio Crispoldi, figura sfuggente del circolo veronese gravitante attorno al vescovo Gian Matteo Giberti negli anni Trenta del Cinquecento. Nonostante la scarsità delle fonti biografiche, gli scritti di Crispoldi – in particolare quelli dedicati all’Eucaristia – testimoniano una stretta adesione agli orientamenti dell’evangelismo italiano e ai suoi principali ambiti di riflessione: la giustificazione, la grazia e il libero arbitrio. Profondamente influenzato dal pessimismo agostiniano e dagli scritti di autori come Tommaso da Kempis e Jan Van den Campen, Crispoldi promuoveva la comunione sacramentale frequente come strumento di unione intima con Cristo, insistendo sulla centralità della grazia divina rispetto al merito umano. Il saggio analizza le sfumature teologiche del trattato e segnala l’esistenza di una seconda edizione, finora non documentata, dell’opera, stampata da Stefano Nicolini da Sabbio nel novembre del 1535. Questa scoperta — fondata sull’identificazione di due esemplari conservati rispettivamente presso il Museo degli Stampatori “Da Sabbio” e la Bibliothèque nationale de France — offre nuovi elementi per comprendere la diffusione e la ricezione degli scritti di Crispoldi, e più in generale per indagare i canali editoriali attraverso cui si articolava la circolazione di testi spirituali ed eterodossi nell’Italia settentrionale della prima età moderna.

Carlo Bazzani

Gli Statuti dell’Arte della lana di Brescia

CHEIRON

Fascicolo: 2 / 2023

Il saggio analizza gli Statuti dell’Arte della lana di Brescia, redatti tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, come fonte privilegiata per lo studio della produzione laniera in ambito urbano preindustriale. L’indagine si concentra su tre assi principali: l’organizzazione economica dell’attività artigianale, le dinamiche sociali interne al corpo di mestiere e la regolazione delle pratiche tecniche. Attraverso una lettura incrociata dei capitoli statutari, emergono norme volte a garantire il controllo della qualità, a tutelare i diritti (e i doveri) degli artefici e a definire le gerarchie di potere all’interno dell’Arte, in un equilibrio costantemente negoziato tra interessi individuali e collettivi. Emerge così l’immagine di una corporazione che non solo disciplina il lavoro, ma contribuisce attivamente alla costruzione di un ordine economico e sociale fondato su competenze, reputazione e reciprocità.

Questo articolo indaga l’organizzazione e la gestione del servizio di baliatico a Brescia nel Quattrocento, analizzando in particolare il ruolo di istituzioni ospedaliere quali Santa Maria della Misericordia, San Cristoforo e l’Ospedale Maggiore. Accanto alle fonti ospedaliere, la ricerca ha incluso anche le fonti private per mettere in evidenza analogie e differenze tra il baliatico offerto dagli enti assistenziali e quello attivo all’interno dei nuclei familiari di privati cittadini. Specifica attenzione è stata dedicata all’Ospedale Maggiore, che sviluppò un sistema amministrativo-gestionale strutturato volto a efficientare la gestione dell’infanzia abbandonata attraverso un servizio di baliatico che si estendeva sia all’interno, sia all’esterno delle sue mura. Lo studio evidenzia come la cura dei bambini esposti non fosse soltanto un atto di carità, ma richiedesse una solida organizzazione, in cui la gestione economico-amministrativa e il controllo sull’operato delle balie svolgevano un ruolo fondamentale per il buon funzionamento del servizio.

Elisabetta M. Bello, Maria Teresa Gabardi

Quartiere feltre a Milano. Welfare e qualita degli spazi

CRIOS

Fascicolo: 25 / 2023

Le difficoltà economiche con cui si sta misurando da tempo il nostro Paese hanno avuto e stanno mostrando ancora riflessi dal punto di vista sociale e spaziale. Molte persone faticano non poco a gestire la quotidianità familiare e lavorativa in spazi quantitativamente ridotti o inadeguati alla compresenza di più persone, con età e necessità diverse, costrette spesso dalle contingenze a una continua convivenza forzata – come è emerso con ancora più forza per esempio durante la pandemia. In molti casi, la presenza nelle immediate vicinanze degli spazi aperti pubblici, oppure degli spazi aperti di pertinenza degli edifici ha consentito e consente l’estensione di pratiche dell’abitare e la possibilità di ritrovare dei propri “spazi privati”. In tale situazione si palesa la capacità di resistenza e di adattamento di questi spazi aperti, anche nei quartieri di edilizia residenziale pubblica, prodotti nella modernità, quale riflesso al suolo di un interesse generale e collettivo preminente rispetto a quello di natura singolare e particolare, sebbene solitamente ritenuti luoghi degradati, problematici e generatori di conflitti. Il presente contributo proverà a ragionare sulla tenuta, la resistenza e la capacità di adattamento di spazi realizzati nella modernità, che nella realtà contemporanea sono ancora in grado di favorire forme di accoglienza e inclusività, seppure in forme differenti rispetto al passato, attraverso lo studio del caso specifico del quartiere INA-Casa Feltre a Milano.

Mariella Annese, Maddalena Scalera

Politiche transcalari di forestazione urbana. Il caso italiano e pugliese

CRIOS

Fascicolo: 25 / 2023

L’Italia, chiamata a rispondere alle dinamiche causate dai climate changes, ha elaborato il Piano di Forestazione Urbana e Periurbana (PFUP) all’interno del consistente programma di spesa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), considerando le foreste urbane e periurbane tra gli strumenti più efficaci. Il PFUP può contare sulle sempre più importanti risorse riservate alla Missione 2 Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, di diretta emanazione dello European Green Deal e costituisce senz’altro un grande sforzo e impegno di spesa. I principi che tengono insieme politiche pubbliche, piani nazionali e strumenti di pianificazione comunale, risultano però deboli per potersi risolvere in progetti di forestazione urbana di qualità. Il contributo indaga quali sono le modalità in cui queste risorse riescono ad avere ricadute positive sul territorio, analizzando la multiscalarità esistente negli strumenti di pianificazione del caso pugliese.

‘I migranti mappano l’Europa’ è un progetto di ricerca che si propone di riscrivere le città attraverso lo sguardo e il segno di chi vi approda. I workshop di rappresentazione condotti in molteplici città hanno generato mappe che svelano nuove forme urbane sollecitando il manifestarsi di un pensiero straniero: un’operazione che suggerisce al territorio europeo un’apertura e una rappresentazione di sé che includa l’estraneità come voce partecipe del suo orizzonte di progetto. L’esperienza condotta a Napoli con un gruppo di donne migranti della Cooperativa Dedalus, oggetto di questo articolo, ha mostrato la valenza del progetto su due livelli: il primo legato al territorio, con l’ampliarsi e l’articolarsi della conoscenza del quartiere e della città attraverso il percorso di riconoscimento dello spazio urbano attivato con la mappa; il secondo legato alla socialità, con l’apertura di un nuovo possibile spazio di espressione di sé attraverso il racconto del proprio vissuto nella città d’approdo.

Julian Roche

È oppurtuno attualizzare lo spazio differenziale?

CRIOS

Fascicolo: 25 / 2023

Henri Lefebvre (1901-1991) viene spesso descritto come uno dei massimi esponenti del pensiero marxista in materia di geografia e ruolo dell’urbano nel capitalismo. Allo ‘spazio astratto’ del capitalismo, dedicato al valore di scambio, Lefebvre contrapponeva lo ‘spazio differenziale’, il trionfo del valore d’uso e quella che in seguito sarebbe stata chiamata giustizia spaziale. Tuttavia, per essere un concetto utile a una lotta per il superamento del capitalismo, lo spazio differenziale deve essere in grado di contribuire ai processi decisionali in un’ampia varietà di contesti urbani in rapida evoluzione. Tra queste decisioni figurano quelle che comportano una mediazione tra spazio differenziale presente e futuro. In tale contesto si rende necessario ricorrere a metodi di attualizzazione; si creano dunque i presupposti per considerare nella discussione e nell’analisi dello spazio differenziale sia i vantaggi che i problemi associati all’applicazione pratica dei metodi in questione.

Dall’arte alla letteratura, dalla filosofia all’ecologia evoluzionistica, molti contributi culturali ci invitano a sovvertire il paradigma secondo cui l’uomo è specie egemone e la Natura oggetto di sfruttamento indiscriminato. Al contempo la dilagante retorica green propone semplicistiche e banali operazioni greenwashing di inverdimento diffuso come panacea alle emergenze ambientali, climatiche e sanitarie. Una via d’uscita è nella riattualizzazione del concetto di paesaggio che, oggi, oltre la tradizionale definizione di categoria estetizzante riservata alla contemplazione di luoghi di particolare valore naturalistico o patrimoniale, è intesa come categoria interpretativa e operativa del complesso sistema di relazioni tra elementi eterogenei, naturali e antropici, dei territori della contemporaneità. La Natura, nelle sue plurime declinazioni, nella progettazione del paesaggio più avanguardista non è più elemento di sfondo o materia di sfruttamento, quanto piuttosto punto di partenza dell’agire umano.

A cura della Redazione

Autori

STORIA E PROBLEMI CONTEMPORANEI

Fascicolo: 94 / 2023

A cura della Redazione

Abstracts

STORIA E PROBLEMI CONTEMPORANEI

Fascicolo: 94 / 2023