Il prototipo della piazza italiana ha esercitato una forte suggestione sulla cultura urbanistica nel contesto angloamericano e indirettamente ha portato l’avanguardia disciplinare a interrogarsi sull’essenza ultima della pianificazione. Le alchimie spontanee architettura-società insite in alcuni luoghi mettevano a nudo i limiti del progetto tecnico nella metropoli contemporanea. Camillo Sitte ha codificato e diffuso internazionalmente la grande lezione della “stanza a cielo aperto” all’italiana, alla fine dell’800. La piazza ha ispirato Civic Centres, soluzioni monumentali e progetti di rinnovo urbanistico basati sui bisogni delle comunità. Autori come Unwin, Hegemann, Gropius, Mumford, Lynch e Venturi ne hanno ripreso e sviluppato la linea, con riflessioni fondamentali sull’uso dei luoghi collettivi cittadini. In tutto questo la tradizione urbana italiana è stata puntualmente presa a riferimento e parallelamente contestata. È andata progressivamente in crisi l’idea di una sua esportabilità letterale come modello, ma mai del tutto quella di studiarne i principi organizzativi, né l’apprezzamento per le sue tipiche componenti di disegno spaziale, da ultimo banalizzate dalla diffusione dei centri commerciali.