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Ben studiata per l’età contemporanea, soprattutto a partire dalla sua istituzionalizzazione a metà del XIX secolo, la pianificazione del territorio è ancora poco conosciuta per quanto riguarda i periodi precedenti. D’altra parte, se spesso è stata la costruzione statale e nazionale del territorio a essere analizzata, molto meno sono state trattate le esperienze locali o regionali di pianificazione territoriale. La letteratura, infine, si è rivolta più alle rappresentazioni del territorio che alle pratiche e ai progetti. Questo contributo si propone di comprendere un’impresa di valorizzazione di una provincia del regno di Francia, il Berry, attraverso l’opera di pianificazione del territorio di uno dei suoi grandi proprietari, il nobile e filantropo Armand-­Joseph de Béthune-­Charost. L’originalità dell’azione imprenditoriale di Béthune-­Charost risiede nel fatto che essa da un lato mira, attraverso una pianificazione integrata del territorio, allo sviluppo e all’arricchimento di una provincia, il Berry, di cui contribuisce a migliorare l’immagine. Ma, al contempo, dall’altro lato fa di tutto ciò un laboratorio di sperimentazione di modelli applicabili in altri luoghi, e l’elemento costitutivo di un sistema pensato alla scala dell’insieme del territorio francese, all’interno del quale al Berry viene assegnato il ruolo di crocevia e di piattaforma girevole.

L’articolo intende indagare sulla costruzione territoriale e paesaggistica della Marmilla, una regione storica della Sardegna centro-­meridionale, in età moderna. L’analisi delle strutture agrarie, del contesto politico-­istituzionale, del modello insediativo e della rete genealogica e patrimoniale delle famiglie aristocratiche e borghesi si pone l’obiettivo di verificare come questi elementi abbiano contribuito alla sopravvivenza dei villaggi, oggi esposti al fenomeno dello spopolamento. La prima parte dell’articolo si concentra sulle vicende feudali e sul riflesso nel sistema agrario e nel paesaggio. La seconda parte ricostruisce la rete genealogica e patrimoniale dei principali lignaggi aristocratici e dei gruppi borghesi, evidenziando la competizione per il potere economico e politico. Oltre alle fonti bibliografiche, le principali fonti archivistiche utilizzate sono di natura economica, catastale, comunitaria e notarile, secondo un approccio microstorico e di storia locale. Il lavoro si pone come base per futuri progetti di sviluppo locale e territoriale da attuarsi in prospettiva transdisciplinare, recuperando gli aspetti virtuosi del network tra comunità sviluppato durante l’età moderna e la prima età contemporanea.

L’articolo intende ricostruire un processo di produzione di località focalizzato sulla terraferma veneta occidentale e sulla comunità di Rovato. A partire dal XIV secolo lo sviluppo di questa area è stato significativamente modificato dalla costruzione di un’importante opera idraulica. Il canale, chiamato roggia Fusia, ha fatto diventare fertile, ricca e popolosa una zona prima poco abitata, cambiando sia la geografia sia le gerarchie politiche del territorio. La roggia Fusia è divenuta la più importante risorsa collettiva del luogo ed è stata anche al centro di forti conflitti, sia tra le comunità e i corpi territoriali sia tra i diversi corpi sociali. La comunità di Rovato ha saputo trarre i maggiori vantaggi dal canale e si è affermata come principale centro della Franciacorta. Le risorse collettive (l’acqua, i mulini, ecc.) erano condivise e gestite da un gruppo di famiglie, dette “originarie”, che avevano contribuito all’acquisizione del canale, tra XIV e XV secolo. Le stesse istituzioni del comune erano modellate sulla gestione dei commons e questo le rendeva molto efficaci nel tutelare i diritti sulla Fusia nei confronti di altre comunità e privati, ma tali assetti istituzionali, rimasti in vigore fino alla fine dell’antico regime, alimentarono la conflittualità interna.

Nel corso dell’età moderna, e non solo, la gestione e il possesso delle risorse naturali hanno dato origine a molte controversie, legate al sedimentarsi di diritti e giurisdizioni, all’evoluzione del contesto socioeconomico locale o regionale, ai mutamenti di ordine istituzionale e così via. Questi conflitti tendevano a essere particolarmente frequenti quando la disponibilità di queste risorse stava cambiando, sia a causa dell’azione umana sia a causa di specifiche condizioni ambientali. L’articolo si focalizza su una risorsa particolarmente soggetta a cambiamenti, vale a dire gli isolotti alluvionali fluviali e le aree golenali che, per effetto della naturale evoluzione del corso dei fiumi, si rendevano o meno disponibili all’occupazione antropica, alla rivendicazione giurisdizionale e allo sfruttamento economico. L’area indagata si concentra sul caso del fiume Ticino e sul tratto interessato dai possedimenti dell’Ospedale Maggiore di Milano, una prestigiosa istituzione assistenziale e uno dei maggiori proprietari terrieri della fertile bassa pianura lombarda, dove il controllo delle acque fluviali era molto importante per alimentare la fitta rete irrigua. Tra le fonti primarie sulle dispute per l’uso delle isole e delle aree golenali del Ticino, disponibili nell’archivio dell’Ospedale Maggiore di Milano, abbiamo condotto un’analisi integrata tra fonti scritte, disegni e cartografia, al fine di comprendere meglio l’intricata trama e l’uso sapiente di diversi documenti per attestare i diritti in una disputa.

Tra il 1674 e il 1712, a Parigi, gli ufficiali giudiziari del Palais e dello Châtelet si affrontano per esercitare la loro autorità sulla parte occidentale del «Palais de Paris». A questo scopo, essi tentano di determinare l’identità territoriale della Cour Neuve e della Salle Neuve e di delimitare la giurisdizione territoriale del recinto del palazzo. Il conflitto che ne emerge sarà una delle conseguenze dell’affermazione di una nuova spazialità del Palazzo in seguito alle trasformazioni amministrative e urbanistiche realizzate dai primi re Borbone. L’articolo esamina il modo in cui, nel XVIII secolo, una territorialità conflittuale tra i vari attori della capitale francese ha preso forma su scala locale. Le rivalità tra i baliati del Palais e dello Châtelet danno luogo a una singolare osservazione dello spazio parigino e a un gioco di descrizione topografica e architettonica. L’opposizione tra le giurisdizioni si riflette nella scrittura di memorie giuridiche, delle vere e proprie “letture della città” (Marcel Roncayolo), che traducono contemporaneamente una teoria e una pratica di polizia. I micro-­agenti territoriali definiscono l’identità locale controllando le identità degli individui.

Il Recueil et abbregé de certaines choses concernans le gouvernement des pays de Daulphiné et Savoye è un manoscritto anonimo della metà del XVI secolo che offre una descrizione dello spazio del Delfinato e della Savoia per il nuovo governatore francese, François de Lorraine. Inserito nel contesto delle guerre d’Italia, che videro la conquista e lo smantellamento del Ducato di Savoia, esso ci permette di avvicinarci al modo in cui un territorio originario poté essere costituito e individuato in età moderna. Come oggetto, il Recueil et abbregé appare come una sistemazione intellettuale del territorio del Delfinato-­Savoia, offrendo all’occhio del governatore una visione dall’alto del territorio su cui esercita la sua autorità. La caratteristica principale di questo progetto è l’unione di due entità, che interrompe diversi secoli di antagonismo. L’esistenza del Delfinato-­Savoia viene così affermata, rappresentata e giustificata. Questo discorso è stato abbinato all’individuazione di alcune caratteristiche specifiche del territorio, che hanno contribuito alla sua definizione, delineando sulla carta un territorio singolare, uno spazio di apertura e chiusura al servizio dei Valois e delle loro ambizioni italiane. Ma questa costruzione intellettuale si realizzò malgrado le circostanze e il Delfinato-­Savoia divenne un territorio contrastato, un progetto politico senza una vera applicazione pratica sul terreno e al quale la restituzione della Savoia con il trattato di Cateau-­Cambrésis nel 1559 pose definitivamente fine.

Aldo Enrietti, Aldo Geuna, Pier Paolo Patrucco

L’evoluzione dell’industria automobilistica italiana (1894-2020) attraverso il dataset AUTOITA

IMPRESE E STORIA

Fascicolo: 48 / 2023

The article reconstructs the historical evolution of the Italian automotive industry in the period between 1894 and 2020 through the original AUTOITA database. This database represents the first, and so far unique, dataset covering the entire historical period of the industry in Italy, as well as the first Italian database allowing international comparisons. First, the article provides a concise qualitative discussion of the evolution of the automotive industry in Italy since the foundation of Bernardi & Miari Giusti in Padua in 1894 up to the first two decades of the 21st century. Subsequently, it describes the methodology we used to build the AUTOITA database and its characteristics. The paper also proposes a descriptive statistical analysis of the evolution of the Italian automotive industry from 1894 to 2020 as a first example of the use of the database. Finally, the paper focuses on the challenge between Turin and Milan by discussing a few reasons that could explain Turin's leadership despite the fact that, until 1899, the automotive industry was more developed in the Milan area.

Carolina Salvo, Alessandro Vitale

A Web-based decision support system for sustainable urban planning and management

TERRITORIO

Fascicolo: 106 / 2023

Urban and territorial planning processes are characterized by a high level of complexity that makes tools management dif?cult. This research presents a Web-GIS prototype for supporting urban planning and management decision-making processes towards social, economic and environmental sustainability. It is designed according to open-source technology and aims to de?ne new planning top-down and bottom-up approaches. The design criteria of this innovative platform respond to the essential principles of transferability, modularity, scalability, and data interoperability. This new tool is applied to a case study to demonstrate how it can support planners and local authorities in urban planning and management processes.

Il fondo di disegni conservato negli Archivi del DAStU consente di ricostruire l’attività professionale dell’ingegnere-architetto Giuseppe Di Giovanni, un esponente della stagione liberty palermitana, cresciuto alla scuola di Ernesto Basile e attivo ?no agli anni ’60 del secolo scorso. Anche per la sua condizione di marginalità, la vicenda progettuale di Di Giovanni risulta esemplare delle aspirazioni e delle pratiche professionali di una generazione che ha dovuto confrontarsi con le diverse sollecitazioni, e non solo stilistiche, del Novecento. La sua architettura si pone infatti nel punto di intersezione tra l’adozione di modalità linguistiche condivise e la ricerca di una speci?cità del contesto siciliano che guarda alle pratiche e ai modelli della tradizione locale.

Pietro Barucci (Roma, 1922-2023) ha attraversato in prima ?la la metamorfosi dell’architettura italiana del secondo Novecento relativa non solo alla ricerca progettuale, ma soprattutto al ruolo degli architetti nel processo di piani?cazione della città attraverso l’edilizia pubblica. Tra i progettisti più coinvolti nell’housing in Italia dall’INA-casa ?no agli anni Novanta – nonché nella rete di grandi società immobiliari – questo contributo si propone di ripercorrere la storia professionale di Barucci in una prospettiva monogra?ca, a partire da quello che può essere considerato il suo ultimo progetto: la promozione del suo archivio professionale, attraverso un sito web dedicato e una serie di scritti autobiogra?ci.

Valentina Tomassoni, Maria Sole Benigni, Cora Fontana, Margherita Giuffrè

Tra settorialità e necessità di integrazione: la CLE nelle politiche di mitigazione del rischio sismico

TERRITORIO

Fascicolo: 106 / 2023

Il tema dei rischi, oggetto di un’ampia ma confusa normazione nazionale e regionale, è spesso con?nato a una dimensione disciplinare tecnica e incrocia la piani?cazione del territorio solo da un punto di vista vincolistico. Tra i fattori che contribuiscono alla scarsa integrazione tra piani?cazione e strategie di riduzione dei rischi vi è la mancanza di basi conoscitive adeguate a essere applicate sia ad approcci di ricerca interdisciplinari sia a processi decisionali integrati. Da qui il contributo mira a de?nire quattro principi guida per l’elaborazione di strumenti di conoscenza ef?caci nelle politiche pubbliche di riduzione dei rischi, applicandoli a una delle esperienze nel contesto italiano: l’analisi della Condizione Limite per l’Emergenza (CLE).

Silvia Ronchi, Sara Lodrini, Stefania Anghinelli

Riflessioni critiche sull’efficacia della VAS nel rispondere alle sfide della città contemporanea in Italia

TERRITORIO

Fascicolo: 106 / 2023

A più di vent’anni dalla direttiva 2001/42/CE che ha introdotto la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di Piani e Programmi e a più di quindici dal suo recepimento nell’ordinamento statale con il D.lgs. 152/2006, il contributo ragiona sull’ef?cacia dello strumento nell’affrontare alcune s?de della città contemporanea facendo un bilancio delle esperienze acquisite e proponendo temi innovativi per migliorare la capacità della VAS di supportare il processo di piani?cazione. L’articolo approfondisce i) la scala territoriale e l’ambito di in?uenza del piano; ii) l’adozione di un approccio ecosistemico per una piani?cazione ‘performance-based’; iii) il monitoraggio per la formulazione di strategie resilienti; e iv) la collaborazione-cooperazione tra pubblico, privato e cittadini.

Daniela De Leo, Sara Altamore

La SNAI oltre la SNAI. Pianificare per favorire l’attuazione dei Documenti di Strategia

TERRITORIO

Fascicolo: 106 / 2023

Con riferimento al lavoro di sperimentazione sul campo in corso per il supporto alla redazione di un piano integrato e intercomunale di una delle 72 aree SNAI (2014-20), si sono desunti apprendimenti che paiono utili per sostenere le Aree Interne in questa (per molte dif?cile) fase di attuazione. Il lavoro è stato condotto dall’università e, pertanto, è sembrato importante condividere con la comunità scienti?ca come questo tipo di iniziative possa (e forse debba) essere promossa e accompagnata proprio dall’accademia con senso di responsabilità verso questa politica pubblica, oltre che competenza tecnica a supporto della necessaria attività di piani?cazione.