RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105573 titoli

Claudia De Biase

Il PINQuA di Caserta tra continuità e innovazione

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

Caserta è una città che programma molto e pianifica poco. Lo strumento urbanistico vigente è ancora il PRG di Beguinot del 1974, ma negli ultimi decenni, grazie alle possibilità offerte dalla programmazione ‘complessa’ italiana e dalla programmazione comunitaria, vaste parti di città sono state modificate, a prescindere dalla pianificazione urbanistica. L’articolo analizza il PINQuA di Caserta: si tratta di un progetto ambizioso di rigenerazione urbana di un quartiere periferico, caratterizzato da un grande problema di accessibilità e di scarsità di servizi. Il programma punta a colmare questi deficit attraverso un sistema complesso di interventi sugli spazi pubblici, sulle attrezzature, sulle connessioni con il resto del tessuto urbano oltre che, naturalmente, sull’housing sociale

Mauro Sarti, Maria Leonardi

Il Parco Abitato di San Liberale: progettualità in corso con il PINQuA a Treviso

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

Il contributo ripercorre l’esperienza di progettazione della ‘città pubblica’ di San Liberale promossa con il PINQuA. Attraverso il progetto proposto si è tentato di costruire una diversa narrazione, in grado di evidenziare l’eredità dei vari patrimoni presenti, ridiscutendone i valori e innescando nuove energie e opportunità di trasformazione, con l’obiettivo di rovesciare la percezione di stigma e di difficoltà che attraversa oggi il quartiere. Il programma urbano complessivo, il coinvolgimento degli attori e i modi di costruzione del progetto sono considerati come tentativi per la rilettura e la ricostruzione delle metriche di valore di componenti materiali e immateriali che – anche se attraversano una fase di crisi – devono essere considerate come nuovi patrimoni.

Angela Barbanente, Laura Grassini

Alla ricerca delle ragioni di un successo: la risposta pugliese al bando PINQuA

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

L’eccezionale risposta della Puglia al bando PINQuA induce a rifiettere sui fattori che possano averla favorita. Nel contributo, basandosi sull’analisi delle proposte finanziate presentate dalla Regione, dalla Città Metropolitana e da alcuni Comuni signi?cativi, vengono avanzate alcune ipotesi interpretative riguardo ai possibili nessi fra la performance pugliese e le politiche per l’abitare e la rigenerazione urbana realizzate nella regione nei decenni passati, evidenziandone luci e ombre, possibilità e rischi. Ciò spinge a rifiettere su possibili strategie per superare i limiti di uno strumento straordinario di intervento e sulle difficoltà che occorre affrontare per favorire innovazioni durature nelle pratiche locali.

Laura Pogliani

Strategie alle diverse scale. Il caso lombardo

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

L’interesse per lo studio dei PINQuA risiede nella loro natura composita, che associa un approccio competitivo e premiale alla potenziale facoltà di moltiplicare risorse e relazioni attraverso progetti complessi. L’esperienza lombarda merita uno specifico approfondimento per il carattere di originalità e diversità dei programmi presentati, in cui emergono tratti di sperimentazione alternati a pratiche ripetitive, spunti di coraggio istituzionale frammisto a retoriche attorno alla rigenerazione urbana. All’indubbio interesse per i processi attivati si affianca però la necessità di valorizzare i contributi creativi locali e di sottoporre a revisione critica le forme di promozione verticale.

Il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQuA) si presenta come uno degli strumenti straordinari di rigenerazione urbana a disposizione degli enti locali, per interventi integrati, area-based, nella traiettoria italiana dei ‘programmi complessi’. Questa ricerca si propone di costruire, attraverso la mappatura della partecipazione e della distribuzione dei finanziamenti, una geografia su scala nazionale del PINQuA, che faccia emergere qualità e differenze territoriali della prima fase del programma.

Matteo Basso, Laura Fregolent

Rigenerazione urbana e politiche pubbliche per l’abitare: programmi complessi, PNRR e PINQuA

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

Il saggio ricostruisce la genesi e l’evoluzione del PINQuA – strumento previsto a livello ministeriale per affrontare le questioni relative al recupero, alla riqualificazione e alla rigenerazione urbana delle città italiane –, la sua collocazione all’interno del pnrr e la sua relazione con la stagione dei programmi complessi. L’analisi di questo programma consente di mettere a fuoco la persistenza degli approcci e degli stili della programmazione complessa, ma anche l’emersione di tratti di sperimentazione e innovazione istituzionale.

Matteo Basso, Laura Fregolent

Il Programma Innovativo per la Qualità dell’Abitare (PINQuA)

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

Il servizio intende stimolare una riflessione sulla recente sperimentazione dei Programmi Innovativi per la Qualità dell’Abitare (PINQuA); si apre con la ricostruzione dell’evoluzione, a partire dall’avvio della stagione dei programmi complessi, del quadro delle politiche e degli strumenti sperimentati con riferimento alle questioni dell’abitare e della rigenerazione delle marginalità urbane, provando altresì a esplorare inerzie, apprendimenti e innovazioni insite nella più recente sperimentazione dei PINQuA. Ricostruita la geografia italiana dei PINQuA, il servizio approfondisce i punti di forza e di criticità dell’iniziativa a partire dall’osservazione ‘concreta’ di alcuni casi particolarmente significativi.

Peter Bosselman, Catherine Rannou, Marc Dilet

Écouter le feu. The aftermath of wildfires and the question of rebuilding in high risk fire areas

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

Mega-fires have become frequent in areas around the world. They are no longer limited to areas in the Mediterranean climate. Extreme fires are now burning in Canada and Siberia due to more frequent fire weather conditions. Such conditions are strongly linked to the warming of the earth’s atmosphere. In the US the term mega-fires came into use after the 1988 fire at Yellowstone Park. Such fires can permanently transform a landscape into a non-forested habitat. Wildfires are uncontrolled fires that burn in the wildland urban interface. No longer are wildfires a topic of interest only to foresters. Those in the practice of urban design and planning need to take notice. Land-use changes made by local governments have permitted urban development within forested areas and they have further exacerbated fire risks.

Marinella Sclavi

Territori a disoccupazione zero: il lavoro come bene comune e non come merce

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

Un Territorio Zero Disoccupati si costituisce quando i principali attori che su un determinato territorio si occupano di precarietà e abbandono decidono di collaborare per affermare tre convinzioni: 1. Non esistono persone non adatte a un impiego; 2. Non c’è mancanza di lavoro: esiste una grande quantità di lavori utili e diversificati da svolgere; 3. Non c’è carenza di denaro: la disoccupazione permanente costa più della creazione dei posti di lavoro. L’articolo ricostruisce il confluire di esperienze e serendipity all’origine di un progetto sperimentale in atto in Francia dal 2016 e le principali caratteristiche dell’impianto istituzionale di radicale sussidiarietà che lo sostiene.

Marinella Sclavi

Territori a disoccupazione zero: tre casi

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

Il programma ‘territorio zerodisoccupazione di lunga durata’ in questo contributo è analizzato attraverso tre esperienze in corso. I tre casi sono diversi sia per le dimensioni dei comuni che li ospitano, sia perché uno fa parte dei 58 già approvati e gli altri due degli 80 che tentano di accedere al programma. Questo studio fa parte di una ricerca più ampia sui dispositivi di democrazia deliberativa in Francia e, in particolare, nel Dipartimento della Loire-Atlantique.

Luigi (Gigi) Spinelli

Acronimi

TERRITORIO

Fascicolo: 105 / 2023

Mirko Pettinacci

Hubert Jedin e la storia della Chiesa, tra scienze umane e teologia

CHEIRON

Fascicolo: 1 / 2023

Hubert Jedin, oltre che per l’eccellenza del suo lavoro storiografico, è noto per aver propugnato una concezione della storia della Chiesa quale disciplina teologica; una visione che se da una parte sembra contraddetta dagli esiti dell’opera jediniana, è pur stata oggetto, dall’altra, di critiche alquanto severe. Verificare la resistenza dell’ideale di Jedin alla prova delle obiezioni più fondate può indicare vie tuttora percorribili nel rapporto fra storia della Chiesa e teologia.

Camilla Tenaglia

Hubert Jedin e la fondazione dell’Istituto Storico Italo-Germanico

CHEIRON

Fascicolo: 1 / 2023

Hubert Jedin fu il primo presidente dell’Istituto Storico Italo-Germanico in Trento (ISIG). Costituito nel 1973 per volontà di Paolo Prodi, da pochi mesi rettore dell’Università di Trento, e grazie al supporto del Presidente della Provincia di Trento, nonché presidente dell’Istituto Trentino di Cultura, Bruno Kessler, il nuovo istituto si proponeva come centro per la promozione degli studi storici sui legami tra il mondo germanico e quello italiano. Prodi, primo direttore dell’ISIG, decise di af- fidarsi fin dai primi passi del nuovo istituto all’aiuto del suo maestro Hubert Jedin, che poi volle anche alla guida del Comitato scientifico. La sua presidenza non fu solamente onoraria, ma nei primi anni di vita dell’ISIG egli fu presente e operoso sia nella determinazione delle attività dell’istituto, sia nel supporto di ricerca e politico del direttore.

Anna Gialdini, Laura Di Fabio, Matteo Fadini , Tobias Daniels

Il lascito di Hubert Jedin alla Biblioteca della Fondazione Bruno Kessler: la biblioteca, l’archivio e un inedito su Carlo Borromeo

CHEIRON

Fascicolo: 1 / 2023

Il fondo librario e le carte di Hubert Jedin sono conservati presso la Biblioteca della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Nel ripercorrere i passi di Jedin negli anni in cui si veniva a formare l’Istituto Storico Italo-Germanico e le vicende conservative dei suoi libri e del suo archivio dopo la sua morte, l’articolo mostra l’importanza di questi fondi per la ricerca sulla storiografia del XX secolo; grazie alla varietà del materiale conservato è possibile soprattutto ricostruire l’ampio network scientifico e il metodo di lavoro dello storico. In particolare, un manoscritto inedito sulla biblioteca di Carlo Borromeo conservato nel Fondo Jedin consente di gettare luce su aspetti ancora poco indagati della sua ricerca, ovvero gli interessi in materia di storia culturale e del libro dello storico del Concilio e il rapporto con Paolo Prodi negli anni in cui entrambi svilupparono i loro studi sui Borromeo.

Emanuele Curzel

L’amicizia tra Hubert Jedin e Iginio Rogger

CHEIRON

Fascicolo: 1 / 2023

Iginio Rogger (1919-2014) conobbe Hubert Jedin nel corso degli studi che condusse a Roma negli anni Quaranta. Tra i due si instaurò una feconda collaborazione scien- tifica e organizzativa; nacque un’amicizia caratterizzata da forte stima reciproca. Il carteggio conservato nell’archivio di Rogger permette di conoscere le tappe di questo rapporto.

Il saggio esamina la genesi della Storia del Concilio di Trento di Hubert Jedin alla luce del suo rapporto con la figura e l’opera di Paolo Sarpi. Muovendo dalla confe- renza di Jedin del 1976 Come e perché ho scritto una Storia del Concilio di Trento, il contributo si articola in tre movimenti: il primo si occupa del quando lo studioso slesiano iniziò a pensare a una storia del Tridentino; il secondo riguarda il come Jedin operò, in costante confronto con l’Istoria del concilio tridentino di Paolo Sarpi; il terzo movimento mette in rapporto Hubert Jedin e il Tridentino con Angelo Giuseppe Roncalli/Giovanni XXIII e il Vaticano II, per cercare di capire perché Jedin scrisse la sua Storia.

La biografia dell’agostiniano napoletano Girolamo Seripando costituisce il primo monumentale lavoro scientifico dello storico slesiano Hubert Jedin. In essa si delinea una concezione della storia e del lavoro dello storico che sembra restare costante nel corso dei decenni successivi. Nonostante gli sviluppi nella sua concezione della storia della Chiesa, Jedin sembra restare fedele a un modello storiografico tendente a far rivivere le personalità del passato nelle loro idee e nelle loro libere scelte indivi- duali e a rifuggire qualunque forma di determinismo storico. Il compito dello storico è, secondo Jedin, quello di ripercorrere il dramma dell’esistenza umana e di farne l’«esperienza vissuta» (Erlebnis). Nel porre in luce lo stretto rapporto tra storia e vita Jedin appare molto vicino alla visione della storia di Benedetto Croce, il quale ebbe modo di incoraggiarlo durante il suo soggiorno napoletano e di apprezzare il frutto delle sue ricerche.

Hubert Jedin ha avuto rapporti con il collegio sacerdotale del Campo Santo Teuto- nico dal 1926 fino alla sua morte, avvenuta nel 1980, e ha vissuto sei rettori. In tutti i soggiorni romani abitò presso il collegio tedesco: vi soggiornò spesso, soprattutto in occasione del Concilio Vaticano II. Successivamente, negli anni '70, diede il suo aiuto in occasione dei lavori di ristrutturazione dell'edificio.

Emanuele Curzel, Matteo Fadini , Mirko Pettinacci

Introduzione

CHEIRON

Fascicolo: 1 / 2023