Il saggio esamina il modo in cui l’ambiente, come campo d’indagine e come strumento analitico, è stato ricompreso all’interno degli studi storiografici sul fascismo. Attraverso la ricognizione di diverse stagioni di ricerca e di tematiche relative alla storia dell’agricoltura e a quella ambientale, si ricostruiscono i passaggi che hanno segnato l’evoluzione degli interrogativi posti dagli storici in relazione ai problemi e alle trasformazioni dell’ambiente operate o immaginate durante il ventennio fascista. Dagli anni Settanta del Novecento fino alla fine degli anni Novanta, la storia dell’agricoltura, complice la continuità con una certa cultura dirigista e tecnicistica, ha analizzato a fondo l’ambiente in rapporto al fascismo, specie come contesto dei processi di modernizzazione del paese. Successivamente, con l’emergere della questione ambientale e la crescita degli studi regionali e localistici, una diversa sensibilità si è imposta nella lettura di quelle vicende. Sono state soprattutto le ricerche sulla bonifica a spostare l’attenzione degli storici verso l’ambiente da una prospettiva prettamente economica, a una che concerne la questione ecologica nel suo insieme.