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Loredana Maria Colone, Maurizio Esposito, Lucio Meglio, Giuliana Pagnanelli

Reati “spia” di femminicidio e pratiche locali di contrasto alla violenza di genere

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2023

L’articolo propone alcune riflessioni sul tema dei reati di tipo predatorio analizzando i dati ufficiali sui reati “spia” di femminicidio quali minacce, violenza, atti persecutori e maltrattamenti, forniti dalle forze dell’ordine sul quinquennio 2013-2017 e riferiti al territorio della provincia di Frosinone. Conseguentemente all’analisi dei dati si presentano anche le attività di contrasto e aiuto nei confronti delle donne vittime di violenza realizzate dall’Associazione SOS Donna – Sportello Telematico e Centro d’Ascolto, nel periodo compreso tra il 2020 e 2022, riflettendo sulla capacità ed efficacia di presa in carico e di supporto all’empowerment sociale delle donne maggiormente vulnerabili e cercando di comprendere l’efficacia che tali interventi di policy possono avere per prevenire e contrastare la violenza sulle donne.

La violenza di genere contro le donne (in inglese Gender-Based Violence Against Women) è un problema profondamente radicato nelle società di tutto il mondo. Tuttavia, i contesti e le occorrenze dei casi di violenza cambiano in base alle realtà dei singoli Paesi. Il seguente articolo si propone di confrontare il fenomeno della violenza di genere contro le donne in Italia e in Spagna attraverso un’analisi iniziale dei contesti nazionali e una serie di interviste semi-strutturate in italiano e in spagnolo. L’articolo ha un duplice intento. Il primo è quello di comprendere gli aspetti comuni e le differenze nell’evoluzione delle politiche di contrasto alla violenza di genere contro le donne negli ultimi 30 anni in Italia e Spagna. Il secondo consiste nel proporre prospettive future per contrastare le occorrenze di violenza di genere contro le donne, attraverso il confronto tra i diversi punti di vista presenti nelle interviste: dal livello bottom-up a quello top-down.

Paola De Rosa, Nicola Ferrigni, Eugenia Porro, Marica Spalletta

Generazioni violente o violenze generazionali? Uno studio empirico sul rapporto tra giovani e violenza, tra percepito e vissuto

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2023

L’articolo analizza il rapporto tra giovani italiani e violenza, focalizzando l’attenzione sulla dicotomia tra violenza generazionale e generazione violenta. I risultati confermano la natura intergenerazionale della violenza percepita e vissuta, a fronte delle forme di violenza agita, che prendono forma soprattutto in Rete. Pur rifiutando l’etichetta di “generazione violenta”, i giovani riconoscono l’esistenza di una violenza generazionale, attribuendone tuttavia ruoli e responsabilità ai propri coetanei, all’interno di una nuova dimensione attoriale di violenza riferita.

Mariella Popolla

Dietro lo schermo: adolescenza e violenza di genere online

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2023

Il presente articolo si inserisce nel dibattito sulle nuove forme assunte dalla violenza di genere online, con l’obiettivo di contribuire a tratteggiarne le caratteristiche e, soprattutto, a meglio comprendere cosa accada “dietro lo schermo” agli/alle adolescenti, soffermandosi, in particolare, sui processi online di costruzione dei generi, sulle caratteristiche assunte dalla violenza di genere sul web e sulla vittimizzazione secondaria. Dopo un lungo periodo di osservazione netnografica sul web in gruppi chiusi e su pagine aperte, attraverso focus group e tecniche visuali, sono state raccolte le testimonianze di ragazzi e ragazze che si sono affermati come co-autori degli output di ricerca.

Luca Corchia

L’hate speech. Definizione e meccanismi di propagazione nei social network

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2023

Il saggio intende esaminare il fenomeno emergente dei discorsi d’odio (hate speechs). Da sempre diffusi nelle comunicazioni pubbliche e nelle interazioni quotidiane, da alcuni decenni sono oggetto di disciplinamento al fine di arginare una propagazione che rischia di minare la convivenza sociale. Dapprima, viene posta la questione controversa della loro definizione, superando i limiti del riduzionismo semantico grazie a un approccio pragmatico-linguistico. Quindi, sono specificate le caratteristiche distintive dei discorsi d’odio online e le trasformazioni strutturali della sfera pubblica che li rendono oggi così diffusi e pervasivi. La comunicazione politica, in particolare, sarà un campo di verifica delle tendenze in atto nella società nel suo insieme. Infine, si pone la questione di come prevenire e contrastare gli hate speeches, che qui affrontiamo dal punto di vista delle “missioni” delle scienze sociali.

Andrea Antonilli

Le challenge on-line e i nativi digitali: quando la rete diventa un pericolo

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2023

Un fenomeno che ha avuto origine con la diffusione delle piattaforme social è quello delle challenge, ovvero le sfide condivise nel Web e lanciate agli altri utenti, spesso con conseguenze funeste. Tali atti, spesso sottovalutati, sono in grado di produrre effetti molto gravi, in particolare sugli adolescenti. Sulla base dell’analisi della genesi e delle dinamiche di tali manifestazioni “devianti”, l’obiettivo del pre-sente articolo è di prendere in analisi i contenuti di alcuni video incentrati sulle challenge pericolose, al fine di individuarne le caratteristiche ricorrenti e tentare di costruire una loro classificazione, cercando di identificare le potenziali leve che rendono le sfide on line un fenomeno tanto virale, quanto rischioso.

Elena Camisasca, Sarah Miragoli, Paola Di Blasio

Conflittualità genitoriale e sintomatologia da stress post-traumatico nei figli: uno studio esplorativo

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 Suppl. / 2023

In letteratura sono noti gli effetti negativi dell’esposizione al conflitto genitoriale sull’adattamento dei figli, in termini di problemi di internalizzazione ed esternalizzazione, mentre sono meno indagate le conseguenze post-traumatiche. In un gruppo normativo di 90 famiglie con bambini di età scolare, questo studio esplorativo si propone di: 1) rilevare la presenza della sintomatologia post-traumatica in bambini esposti a lievi versus intensi con-flitti genitoriali, e 2) indagare i fattori di mediazione nella relazione tra conflitto genitoriale e sintomatologia post-traumatica, prendendo come riferimento il modello Cognitivo-Contestuale e l’ipotesi della Sicurezza Emotiva. I risultati mostrano come in condizioni di conflitto intenso la minaccia percepita svolga un ruolo di mediazione sui sintomi di ansia, depressione, PTS e dissociazione, e le rappresentazioni distruttive sulla rabbia. In condizio-ni di conflitto lieve, invece, il distress emotivo svolge un ruolo di mediazione sui sintomi ansiosi e le rappresentazioni distruttive sulla rabbia.

Vittoria Ardino, Paola Di Blasio, Luca Milani

Disturbo Post-Traumatico e comportamento criminale: rischio di recidiva e costrutti personali

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 Suppl. / 2023

Gli eventi traumatici causano esiti psicopatologici di natura diversa e con diverse configurazioni di sintomi. Il presente studio analizza le cognizioni post-traumatiche nei contesti forensi per verificare le connessioni tra esperienze di traumatizzazione precoce, sintomi del Disturbo Post-Traumatico da Stress e rischio di recidiva di reato in una popolazione carceraria. L’ipotesi principale sostiene che cognizioni disfunzionali (worry, percezione negativa del supporto degli altri) mediano la relazione tra i sintomi DPTS ed il rischio di recidiva. Lo studio, inoltre, esplora il modello della Psicologia dei Costrutti Personali basato sulla teoria di Kelly (1995) per comprendere in che modo un sistema di credenze post-traumatico possa frammentare la visione del mondo e del Sé del campione. I risultati hanno mostrato che la percezione negativa del supporto degli altri media tra sintomi DPTS e rischio di recidiva e che i partecipanti con i sintomi DPTS hanno maggiori difficoltà ad integrare eventi traumatici e il reato stesso all’interno del loro sistema di costrutti e credenze.

Elena Camisasca, Sarah Miragoli, Paola Di Blasio

La disorganizzazione dell’attaccamento spiega i sintomi post-traumatici nei bambini vittime di violenza intrafamiliare?

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 Suppl. / 2023

La violenza sui minori si configura come un trauma relazionale di tipo cronico con esiti disadattivi in termini sia di attaccamento sia di sintomatologia post-traumatica. Numerosi lavori evidenziano come l’attaccamento disorganizzato costituisca un importante fattore di rischio per l’insorgenza di sintomi di esternalizzazione, dissociativi e post-traumatici. I Modelli Operativi Interni (MOI) disorganizzati possono costituire un meccanismo psicologico chiave per comprendere l’effetto della violenza intrafamiliare sulle conseguenze post-traumatiche. Lo studio si propone di: 1) verificare eventuali differenze nei MOI dell’attaccamento e nella sintomatologia post-traumatica in un gruppo di 47 bambini maltrattati e in gruppo di 59 bambini appartenenti a nuclei familiari svantaggiati; 2) esplorare, nel solo gruppo di bambini maltrattati, se la disorganizzazione media l’associazione tra tipo di violenza e sintomatologia post-traumatica. I risultati mostrano che, rispetto al gruppo di controllo, i bambini maltrattati presentano esiti disadattivi più gravi. Inoltre, i dati indicano che i MOI disorganizzati costituiscono l’unico predittore dei sintomi depressivi; mediano totalmente i sintomi di rabbia e dissociativi, e solo parzialmente i sintomi ansiosi e di PTSD.

Paola Di Blasio, Elena Camisasca, Rossella Procaccia

Fattori di mediazione dell’esperienza traumatica nei bambini maltrattati

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 Suppl. / 2023

Questa ricerca si colloca nell’alveo degli studi volti a comprendere quali fattori individuali e relazionali svolgano un ruolo di mediazione nel ridurre o amplificare l’impatto negativo della violenza sull’adattamento psicologico. Il campione globale della ricerca è composto da 118 bambini di cui 60 vittime di maltrattamenti accertati (età media 10,95) e 58 non maltrattati (età media 9,2 anni). Le dimensioni psicologiche analizzate in entrambi i gruppi sono state: legame di attaccamento, livello intellettivo, strategie di coping e comportamenti di internalizzazione e di esternalizzazione. Nel gruppo di maltrattati sono state rilevate le caratteristiche della violenza in termini di tipologia e di durata. Le differenze tra gruppi evidenziano livelli di competenza bassi nei bambini maltrattati, in tutte le dimensioni. L’approfondimento condotto sul gruppo dei maltrattati individua nel coping di distrazione il mediatore tra durata delle violenza e sintomi di esternalizzazione. Per i sintomi di internalizzazione il modello di mediazione non viene confermato e il coping di evitamento, il legame di attaccamento e la violenza con minaccia all’integrità fisica esercitano effetti diretti.

Paola Di Blasio, Chiara Ionio

Partecipazione ad eventi negativi e positivi e resistenza alla suggestionabilità

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 Suppl. / 2023

Alcuni studi sulla suggestionabilità interrogatoria hanno evidenziato che la capacità dei bam-bini di resistere all’induzione suggestiva è favorita dalla partecipazione attiva all’evento. La nostra ricerca si inserisce in questo filone di studi con l’obiettivo di verificare se il coinvolgi-mento attivo in un evento connotato emotivamente (in senso positivo o negativo) rispetto alla semplice osservazione consenta la resistenza alle domande suggestive. Il protocollo di ricerca ha visto i bambini sperimentare tre diverse situazioni come osservatori di un evento (neutro) o come protagonisti ad un evento connotato negativamente (Partecipato-Negativo) o positiva-mente (Partecipato-Positivo). Tali eventi sono stati oggetto di 27 domande (aperte, misleading e tag) poste a distanza di una settimana e di un mese Alle prime due fasi della ricerca hanno partecipato 124 bambini di età tra 7 e 10 anni (età media = 8.56), di cui 58 femmine e 66 ma-schi, e alla terza fase 71 bambini. I risultati hanno evidenziato differenze significative nella resistenza alla suggestionabilità in funzione del tipo di evento. In particolare a distanza di una settimana e di un mese, le domande relative all’evento Partecipato-Negativo hanno ricevuto un maggior numero di risposte corrette e il minor numero di risposte errate in connessione sia alle domande misleading sia a quelle tag.

Paola Di Blasio, Sarah Miragoli, Laura De Rui

I tempi del bambino e i tempi della giustizia: analisi dei procedimenti penali per abuso sessuale in danno di minori

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 Suppl. / 2023

Questa ricerca analizza le fasi del processo penale di reati sessuali contro minorenni iscritti presso il Tribunale Ordinario di Milano. Obiettivo dello studio è comprendere sia i tempi delle diverse fasi, attraverso cui si sviluppa il processo, sia le caratteristiche delle vittime e dei perpetratori, le forme di violenza e l’esito dei procedimenti. La ricerca è stata realizzata attraverso la consultazione di due fonti: il database informatico riservato (Re.Ge. 2.2.) del Tribunale, che contiene informazioni sintetiche sugli imputati, le parti lese, le fasi dell’iter processuale ed i provvedimenti; b) 123 fascicoli contenti dati più completi (anche qualitativi) sulle procedure adottate nell’ambito del procedimento. Attraverso il database Re.Ge. sono stati esaminati tutti i procedimenti penali (N=529) iscritti dal marzo 1996 al marzo 2003, riguardanti il reato dell’art 609 bis e 609 ter contro autori noti; attraverso i fascicoli relativi a 123 procedimenti penali sono state esaminate 160 vittime e di 153 imputati.

Paola Di Blasio

Rievocare e raccontare eventi traumatici

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 Suppl. / 2023

Il quesito da cui parte il lavoro è se il racconto di eventi traumatici abbia un effetto positivo sulla salute psicologica del bambino vittima di violenza e di abuso. Vengono riportate due ricerche: una condotta sui primi racconti rivolti a figure educative e l’altra su deposizioni rese in Tribunale. L’ipotesi del lavoro è che la presenza dei sintomi psicologici del disturbo post traumatico da stress sia la variabile cruciale che condiziona la modalità e il contenuto del racconto. I risultati mettono in evidenza che funzioni psicologiche importanti quali la memoria uditiva, la capacità metacognitiva e di metamemoria, quella autoriflessiva e di elaborare stati mentali, oltreché la presenza o meno di dettagli riguardanti la contestualizzazione del racconto, influiscano sulla narrazione dell’evento traumatico. Il lavoro sottolinea la necessità di provvedere prioritariamente alla cura psicologica del bambino traumatizzato prima di sottoporlo alla testimonianza in Tribunale.

Paola Di Blasio

Editoriale

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 Suppl. / 2023

André Green

Problemi di interpretazione: congetture sulla costruzione

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2023

Il lavoro si propone di esaminare il rapporto tra interpretazione e costruzione, sottolineando il valore congetturale delle costruzioni. L’autore ripercorre la concettualizzazione freudiana dell’interpretazione e della costruzione in relazione al sogno, al transfert e alla resistenza, che deve essere presa in considerazione in via prioritaria. Viene inoltre esplorata criticamente la visione della scuola kleiniana, che pone l’accento sulla necessità di fornire interpretazioni di transfert in modo sistematico, da cui deriva un’eccessiva personalizzazione del transfert, a scapito del suo valore di ripetizione del passato. A partire dalla visione della scuola francese e di Winnicott, viene sottolineato come il compito principale del lavoro di analisi sia favorire la trasformazione degli impulsi istintuali in rappresentazioni per renderle successivamente accessibili all’interpretazione. A partire dalla differenza tra interpretazione e costruzione, viene inoltro posto l’accento sul loro diverso utilizzo nelle strutture nevrotiche e non nevrotiche.

Michael Feldman

L’illuminazione della storia

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2023

Le formulazioni relative alla storia del paziente non sono state le uniche a svolgere un ruolo importante nella sua comprensione; anche le interpretazioni che legano esplicitamente il presente con il suo passato sono state considerate centrali nel processo terapeutico. In questo articolo l’autore analizza il ruolo della ricostruzione storica nel determinare il cambiamento psichico. Sottolinea il valore terapeutico che risiede nell’indagare le modalità con le quali la storia del paziente si incarna nelle sue relazioni oggettuali interne, manifestandosi attraverso la relazione di transfert-controtransfert. L’autore presenta del materiale clinico su una paziente che, a suo avviso, permette all’analista di capire come le sue relazioni oggettuali interne, colorate dalla sua storia, si esprimano e si svolgano nelle sedute. Ipotizza che quando questi processi possono essere seguiti e affrontati nel presente, le ansie ad essi sottostanti diminuiscono. Questo può così promuovere un cambiamento psichico che libera la capacità del paziente di raggiungere un senso di connessione con la propria storia e di tollerare il significato di ciò che emerge, che illumina sia il presente che il passato.

Amedeo Stella

Appunti sul "lavoro dell’implicito"

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2023

Il lavoro presentato illustra uno studio teorico-clinico in evoluzione che riflette sul rapporto tra psicoanalisi e psicoterapia psicodinamica. Nasce dall’osservazione di alcuni fenomeni ricorrenti nell’ambito dell’esperienza clinica quotidiana. Piccole variazioni, apparentemente accidentali, che si verificano nel setting, e che sono espressione della complessa dinamica del campo intersoggettivo inconscio. L’esplorazione psicoanalitica delle esperienze di interazione affettiva nel setting ha fatto emergere una dimensione sempre più reale dell’implicito, ponendo importanti interrogativi sul suo rapporto con l’inconscio. Ciò spinge l’analisi del processo terapeutico e dell’azione terapeutica verso una crescente considerazione del lavoro silenzioso e fecondo che si svolge negli spazi privi del supporto simbolico-verbale, in cui abita un diverso modo di dialogare, di comu-nicare e di influire reciprocamente. L’approccio presentato vuole dimostrare che è possibile tener conto delle crescenti evidenze nel campo delle neuroscienze affettive, dell’epigenetica e dell’infant research, conservando i fondamenti dell’approccio clinico psicoanalitico maturato nel contesto relazionale e, in particolare, winnicottiano. Un approccio empatico, intersoggettivo e af-fettivo improntato all’esperienza fenomenologica e olistica della interazione diadica ma-dre-bambino. Fondamento clinico-tecnico di questo approccio è l’esperienza della re-gressione in analisi, condizione non solo per la riemersione ed elaborazione del trauma, ma anche per la riparazione interattiva.

Silvia Cimino

Sono una creatura mostruosa oppure un umano?

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2023

Questo lavoro mette in luce alcune riflessioni nate dall’analisi a quattro sedute con un giovane uomo. A partire da alcune notazioni derivate dall’evoluzione del lavoro di analisi e attraverso un percorso di lettura che conduce i lettori all’interno di suggestioni cliniche ed echi teorici, l’autrice evidenzia i complessi processi che si dipanano sulla strada verso l’integrazione e la crescita psichica. Il contributo attraversa vicende cliniche e domande teoriche che ruotano intorno alle esperienze psichiche delle prime fasi dello sviluppo, che lasciano un’impronta significativa sulla costruzione del sé. Si evidenzia come il sistema comunicativo più arcaico che lega la madre al neonato sia quello affettivo che nasce e si sviluppa all’interno di un insieme di suoni, la musicalità della lingua madre, il canto/controcanto che appare nei primi scambi. Tra i fili che conducono il lettore attraverso il ritmo di questa analisi, possiamo rintracciare, accanto alla fatica che comportano i processi di integrazione, l’angoscia di non-integrazione, i movimenti interni che ruotano attorno a tematiche edipiche, le vicende pulsionali che si snodano tra aggres-sività e sessualità, le complesse articolazioni del transfert e del controtransfert. Infine, l’autrice si interroga su alcune tematiche che si collegano alla conclusione dell’analisi, sul tollerare e sull’elaborare psichico proprio dell’analista.