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A cura della Redazione

Abstracts

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2023

A cura della Redazione

In questo numero

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2023

Mario Tedeschini Lalli, Nazisti a Cinecittà (Maurizio Zinni)
Pier Luigi Ballini (a cura di), Il «Giornale del Mattino» di Ettore Bernabei, (Pierluigi Allotti)
Michele Colucci, Stefano Gallo, Enrico Gargiulo (a cura di), La residenza contesa. Rapporto 2022 sulle migrazioni interne in Italia (Giulia Zitelli Conti)

Alessandro Volterra

L’Eritrea postcoloniale nelle foto della Polizia italiana

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2023

Nella primavera del 1941 la sconfitta italiana in Africa Orientale ebbe come immediata conseguenza l’occupazione delle ex colonie italiane da parte delle truppe britanniche. Ma i funzionari coloniali britannici che arrivarono in Eritrea furono un numero ristretto, e alla mancanza di personale si sopperì con l’apporto dei funzionari e degli impiegati provenienti dall’Amministrazione italiana, i quali, nella maggior parte dei casi, furono lasciati ai loro posti, anche per quello che riguardava i Carabinieri e la Polizia. Nel periodo 1941-1952 la Polizia italiana raccolse in alcuni album fotografici le attività svolte. E queste immagini – accompagnate dalla documentazione raccolta presso l’Archivio del ministero degli Esteri, mette in evidenza – rendendo la raccolta unica nel suo genere – con il suo sguardo e la sua prospettiva, il sentire di un’ampia parte della comunità italiana ancora presente nella ex colonia.

Renato Moro

Vecchie e nuove interpretazioni del nazionalismo

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2023

Il nazionalismo è tornato ad essere un fatto determinante nella politica globale di oggi. Il saggio è dedicato a ripercorrere la storia delle interpretazioni e a cercare di verificare lo stato del problema. Oltre che ripercorrere il lungo sviluppo degli stu-di, dalle classiche letture liberali e marxiste alle proposte delle scienze sociali legate alla teoria della modernizzazione, alle analisi di G.L. Mosse, alla svolta modernista e etno-simbolista degli anni Ottanta, alle interpretazioni post-moderne, l’autore cerca di proporre un bilancio e di riflettere sugli elementi di continuità e discontinui-tà nelle letture centrate sul nazionalismo classico ottocentesco e novecentesco e quelle che invece guardano al populismo contemporaneo.

L’articolo ricostruisce diverse iniziative attraverso cui i governi postbellici orientarono il discorso pubblico sulle vicende legate alla perdita delle colonie italiane e agli sforzi per un “ritorno” in Africa. Attraverso l’analisi della documentazione rinvenuta in diversi archivi, emerge l’impegno del ministero dell’Africa italiana nell’influenzare prodotti testuali e audiovisivi di varia natura (quotidiani, pubblicazioni, cinegiornali e documentari), aventi ad oggetto gli sforzi diplomatici per il mantenimento delle colonie, l’inizio dell’Amministrazione fiduciaria della Somalia e altri fatti d’attualità concernenti gli ex possedimenti. L’analisi di questo corpus di fonti rivela continuità e discontinuità non semplicemente nei contenuti attraverso cui prese vita il racconto sulle ex colonie, ma soprattutto nel personale e nella gestione politico-culturale della comunicazione pubblica sul tema. In questi termini, l’analisi della produzione e circolazione dei contenuti mediali appare rivelatrice sia del tortuoso passaggio dagli istituti dittatoriali a quelli democratici, sia dell’altrettanto complessa transizione dalla condizione coloniale a quella post-coloniale.

Finora, la storiografia ha dedicato scarsa attenzione al ruolo delle donne nell’avventura dei “ragazzi di via Panisperna” – il gruppo di giovani scienziati dell’Università di Roma che, guidato da Enrico Fermi, diede un contributo essenziale alla fisica nucleare con la scoperta della proprietà dei neutroni lenti (1934). L’articolo usa la categoria di genere per gettare una luce nuova sul gruppo Fermi attraverso i casi di Laura Capon (1907-1977) e di Ginestra Giovene (1911-1994). Contrariamente a quanto appare dalle memorie dei “ragazzi”, queste donne non furono solo le mogli di Fermi e del suo collaboratore Edoardo Amaldi ma pioniere della divulgazione scientifica nell’Italia fascista. Mentre i loro mariti e gli altri “ragazzi” si occupavano della ricerca e dell’insegnamento universitari, le “ragazze” usavano la loro formazione scientifica per spiegare al grande pubblico il mestiere e le scoperte dei fisici. La loro collaborazione fu interrotta dalle leggi razziali del 1938, che spinsero Capon (che era ebrea) a fuggire negli Stati Uniti con la sua famiglia; tuttavia, l’esperienza maturata negli anni Trenta avrebbe permesso a lei e a Giovene di diventare scrittrici affermate dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Nell’ottica odierna, quella in favore del confine sul Brennero fu una decisione genuinamente politica, poggiante soprattutto su calcoli e valutazioni politico-tattiche. Non fu presa a Innsbruck e a Bolzano, né a Vienna e a Roma, ragion per cui l’ingerenza austro-italiana – vale a dire regionale e/o nazionale – sui meccanismi decisionali rimase contenuta. La decisione in favore del nuovo confine, che avrebbe sancito la divisione del Tirolo sul Brennero e assegnato allo Stato italiano una grande minoranza tedescofona e di lingua ladina, fu in ultima analisi espressione di una politica di pace dominata dagli americani che, per quanto riguarda i futuri confini austro-italiani, era guidata dall’idea di un riassetto globale degli interessi nell’area dell’Alpe Adria. Nel contesto di tale prospettiva di pace, la problematica altoatesina costituiva una questione marginale, trascurabile, che dal punto di vista dei vincitori – e in particolare del presidente americano – pesava meno dei supposti interessi complessivi perseguiti nel quadro dei tracciati di confine nel Nord Italia e della realizzazione della pace di Parigi.

Matteo Pretelli

L’Italia liberale, la “diplomazia culturale”, le scuole italiane all’estero

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2023

Dall’età del colonialismo e del nazionalismo tutte le principali potenze europee iniziarono una competizione per promuovere la propria lingua nazionale nel quadro della gestione delle proprie “diplomazie culturali”. Unita da poco tempo e con un profilo di potenza europea di medie dimensioni, l’Italia ebbe in età liberale una limitata capacità di utilizzare a livello internazionale la propria lingua italiana come strumento di politica estera. Il paese concentrò pertanto le proprie energie in politiche di promozione dell’italiano fra i milioni di migranti che avevano lasciato il paese fra Otto e Novecento, al fine di preservare la loro “italianità”. Inoltre, per Roma la lingua italiana divenne un viatico per formare nelle scuole per indigeni in colonia una ristretta cerchia di nativi che risultassero funzionali agli interessi degli italiani in Africa. Il saggio ricostruisce le politiche italiane di diplomazia culturale nell’età liberale (1861-1922), interessandosi soprattutto alla promozione della lingua italiana. La prima parte si concentra sulla competizione internazionale culturale fra i principali paesi europei. La seconda analizza il ruolo che l’Italia assegnò alle scuole italiane all’estero per i figli degli immigrati. La terza guarda alla lingua italiana insegnata nelle scuole per nativi in colonia. Infine, l’ultima parte studia la funzione dei libri di testo nell’istruzione sia dei figli degli immigrati sia dei giovani nativi nelle scuole per indigeni.

A cura della Redazione

Nota redazionale

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2023