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Matteo Schianchi

Disability studies e critica alla psichiatria: incontri sporadici

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

Questo articolo affronta le complesse e sporadiche relazioni che esistono tra il campo degli studi legati alla psichiatria e i Disability studies. L’intento è cercare di capire alcune delle ragioni e delle divergenze tra questi due campi. Più di recente, i Mad studies, stanno cercando di colmare il divario, a partire soprattutto dall’esperienza diretta delle persone.

Verusca Calabria

The Use of Oral History in Researching Psychiatry’s Past

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

Oral history has become firmly established as a method to delve into and bring to light the experiences and viewpoints of individuals who have been suppressed or marginalised in the history of psychiatry and mental healthcare. This article aims to provide an overview of the ways in which oral history has been deployed, both as a method and as a source, to address the absence of voices and the silences that continue to persist within the history of mental healthcare in the British context. The article argues for the relevance of oral history methodology to the history of psychiatry in restoring and amplifying the voices of the less powerful. The article will evidence how the collection of and re-use of oral histories of those at the receiving end of mental healthcare, and of those who provide it, has the potential to promote democratic relations in mental healthcare research by challenging traditional power relations in what historically has constituted the history of psychiatry. It has the power to bring to the fore the perspectives of key actors, particularly those with serious, long-term mental health conditions who remain under-served all along throughout the long history of mental healthcare, albeit in different ways. The article will show how oral history methodology can broaden the history of psychiatry and mental healthcare by addressing and redressing the silences and erasures therein in a range of disciplinary contexts and perspectives.

Francesca Lanz

Musei della Mente. Luoghi e allestimenti per la valorizzazione del patrimonio manicomiale

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

Questo articolo si concentra sull’analisi di un particolare tipo di museo, che ho chiamato “museo della mente”. Un museo della mente è un’ex-struttura manicomiale convertita in un museo il cui allestimento, incentrato sulla storia del luogo, presenta una collezione ad esso correlata per narrare e discutere approcci passati e contemporanei alla cura e al trattamento della salute mentale. Tuttavia, un museo della mente non è semplicemente un museo di storia sociale o di storia della psichiatria, né è soltanto un edificio manicomiale restaurato e conservato come museo di se stesso. Si tratta piuttosto di un’istituzione culturale profondamente radicata nel luogo in cui si trova, che lavora con il luogo e il suo patrimonio materiale e immateriale che conserva ed espone, con l’obiettivo di stimolare riflessioni critiche e dibattito sui temi della cura della salute mentale nella nostra società. I musei della mente sono realtà relativamente giovani, attive e vivaci, e in evoluzione. Spesso molto diversi tra loro sia per quanto riguarda le forme espositive e comunicative adottate sia per le loro pratiche culturali e curatoriali, è tuttavia possibile identificare alcune caratteristiche ricorrenti che accomunano i musei della mente. Queste riguardano sia la loro origine e sviluppo, sia, soprattutto, il loro progetto culturale e comune missione di contribuire a smantellare lo stigma e gli stereotipi ancora oggi associati alla malattia mentale, promuovendo una maggiore consapevolezza e responsabilità sociale riguardo ai temi della cura e del trattamento della salute mentale e delle persone più fragili a causa dei loro problemi psichici. Questo articolo presenta una panoramica critica della nascita e sviluppo di questo tipo di museo per identificare tratti comuni, limiti e potenzialità per i musei della mente contemporanei.

Paolo Francesco Peloso

Le vite degli psichiatri: che prospettiva ha il lavoro biografico sulle passate generazioni?

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

Il tema della biografia degli psichiatri del passato viene inserito in quello delle biografie dei diversi attori della scena psichiatrica e nel dibattito complessivo sul genere biografia nell’ambito della ricerca storica. Della biografia vengono approfonditi tra l’altro i rapporti con l’autobiografia, la prosopografia, l’approccio ai personaggi storici con gli strumenti delle discipline psicologiche, il romanzo storico. Vengono inoltre discusse due tendenze attuali, il particolare successo che la biografia riscontra rispetto ad altri ambiti della ricerca storica, e la crescente tendenza del biografo a far pesare la propria presenza nella vicenda narrata; legato quest’ultimo anche alla questione del rapporto tra il tempo della vicenda storica ricostruita e il tempo della contemporaneità dell’autore. Per quanto riguarda la storia della psichiatria, vengono attribuiti alla biografia due possibili effetti: il primo ha a che fare soprattutto con la conoscenza della psichiatria del tempo passato, e può arricchire il patrimonio di conoscenza della storia. Il secondo ha a che fare soprattutto con l’utilizzo del confronto con il passato per il miglioramento della psichiatria del tempo presente, e può migliorare l’assistenza psichiatrica.

Mirco Carrattieri

Spunti microstorici per la storia contemporanea della psichiatria italiana

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

La microstoria è una delle pratiche storiografiche italiane più note e imitate. Molto spesso tuttavia il termine è abusato o equivocato. In questo saggio rintraccio le radici della microstoria, ne individuo i caratteri fondamentali e gli sviluppi più recenti. Ricostruisco poi brevemente la vicenda della storiografia contemporanea sulla psichiatria italiana evidenziando gli esempi riusciti di microstoria. Indico infine alcuni autori e opere recenti che a mio parere possono offrire spunti utili per un uso consapevole e efficacie della microstoria anche in questo campo.

Vera Fusco, Pompeo Martelli, Marco Salustri

Che ruolo ha la storia in Italia nelle pratiche di lotta allo stigma per le malattie mentali e nel welfare culturale? Il caso del network Mente in Rete

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

in Mente in Rete l’uso pubblico della storia è terreno di confronto e di conflitto intorno a temi essenziali della salute mentale e del welfare culturale con un approccio fondato sulla priorità di mediare con il pubblico la conoscenza storica accettando una negoziazione costante con le memorie e gli sguardi altri sul passato. Questo processo porta ad un coinvolgimento attivo della cittadinanza, che vive l’esperienza prodotta in modo profondo, sentendola più vicina alle sue esigenze e capendone il valore non tanto e solo come commemorazione di un fatto storico, ma ricollocandolo nel presente, facendolo proprio.

Giulia Ferrazzi, Sara Catellani, Silvia Ferrari, Mattia Marchi, Luca Pingani

"Historia magistra vitae": How is the psychiatric rehabilitation technician trained in psychiatry’s history?

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

Perceived on many levels of overall social life, anxieties are nowadays largely due to deep changes of the technological, economic and political structures and configurations of contemporary society. Thanks to a phenomenology of both individual and social life difficulties, this paper underlines the necessity of a cultural metamorphosis corresponding to such transformations in order to be able to cope with the spread of inhuman conditions. In this perspective - and also in relation to scholars such as Edgar Morin and Tim Ingold - this paper retraces the reasons for a "new civilization" capable of enhancing the singularities and the multiple specificities of the homo complexus, namely our reality as partial and open beings of relationship.

Gaddomaria Grassi

Il passato della psichiatria e gli operatori dei servizi di salute mentale

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

L’articolo si propone di analizzare il punto di vista degli operatori psichiatrici in merito alla storia della loro disciplina e come questo è mutato nel corso del tempo. In particolare viene affrontato l’arco di tempo dagli anni ‘60, quando in Italia si iniziò a mettere in discussione il ruolo dell’istituzione manicomiale, a oggi. L’Autore prende in considerazione i motivi per cui nel corso degli anni si sono privilegiate letture semplificate della storia della psichiatria e sottolinea l’attuale diversità dei punti di vista di operatori di differenti generazioni. Ritiene che solo il rispetto della complessità possa consentire di comprenderne le contraddizioni e agevolare una lettura comune della storia della psichiatria.

Rob Ellis

Current trends in the History of Psychiatry in the United Kingdom

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

This short article provides an overview of recent publications in the history of psychiatry and fields allied to it in the in the UK. It takes a chronological approach but includes insights into newer methodological and spatial directions, and provides some of the context for their development. In demonstrating the vibrancy of work in this area, the article highlights both the breadth of studies and the importance of anglophone studies in what is an increasingly diverse area.

Chiara Bombardieri, Francesco Paolella

Questioni di metodo

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

L’entrata in vigore della legge 28 marzo 2001, n. 149, ha inciso profondamente sulla struttura del rito e sul ruolo di tutti gli attori all’interno del procedimento. In particolare, nell’articolo si riflette sul significato che la novella ha avuto con riferimento al diritto di difesa dei genitori e del minore e sull’apporto che il lavoro di un legale specializzato e svincolato da una visione puramente avversariale del processo può dare all’interno di un giudizio in cui al centro c’è il minore. .

Le mutate condizioni sociali e culturali nel nostro Paese hanno un impatto anche sul sistema dell’adozione, in particolare sulla progressiva evoluzione dell’idea di adozione come punto di rottura rispetto alle relazioni familiari preesistenti della persona che sarà adottata. L’adozione aperta, che sta prendendo piede in Italia come nuova interpretazione giurisprudenziale rispetto al diritto dei minori di avere conservati i loro legami significativi, se nel loro interesse, e l’adozione mite ex art. 44, lett. d), della legge n. 184/1983, pongono nuovi problemi alle famiglie adottive che spesso sono poco preparate e supportate nel percorso. Il presente lavoro si propone di contribuire al dibattito in corso dal punto di vista dell’associazionismo familiare che si configura come avamposto e catalizzatore delle criticità incontrate dalle famiglie adottive che si trovano a confrontarsi con una realtà nuova, imprevista e sfidante.

Rosalinda Cassibba, Caterina Balenzano, Giuseppe Moro, Gabrielle Coppola, Pasquale Musso

Adozione mite: opportunità o rischio per lo sviluppo del minore?

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

Il presente lavoro intende contribuire al vivace dibattito sui punti di forza e sulle criticità dell’adozione mite passando in rassegna alcune ricerche condotte da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bari, che hanno valutato i percorsi e gli esiti di sviluppo di un campione di ragazzi adottati con la formula mite. Dopo aver presentato i principali risultati ottenuti da questi studi, a partire dai dati empirici disponibili vengono avanzate possibili ipotesi utili a spiegare gli esiti di sviluppo associati all’esperienza dell’adozione mite che si sono rivelati meno favorevoli se confrontati con quelli osservati nei ragazzi adottati con la formula legittimante.

Marta Casonato

Verso una maggiore apertura? Riflessioni mutuate dalla ricerca psicosociale

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

L’adozione aperta e l’instaurarsi di contatti nel corso del tempo impongono una messa in discussione del modo in cui abbiamo finora inteso l’adozione. Dopo aver definito l’apertura, l’articolo ne presenta le varie fattispecie presenti nel nostro Paese, sia per l’adozione nazionale sia internazionale. I contatti fra adottato e famiglia di nascita avvenuti fuori da una cornice di apertura formale possono essere informativi per questa riflessione: la ricerca evidenzia che, pur nella generale soddisfazione degli adottati (specie quando possono contare sull’appoggio dei genitori adottivi), i vissuti emotivi a seguito del primo incontro sono densi e la successiva costruzione di una relazione che ben si inserisca nell’equilibrio personale e familiare è complessa. Per quanto riguarda l’adozione aperta vera e propria, la letteratura psicosociale va analizzata tenendo presente il contesto in cui è stata sviluppata. Con questa cautela si possono esaminare le possibili implicazioni psicologiche sui vari attori dell’adozione: minore adottato, genitori adottivi, famiglia di nascita. Complessivamente, l’apertura è associata a molti più benefici che a rischi, in particolare per l’adottato, pur richiedendo un impegno maggiore per le famiglie. Affinché si riveli soddisfacente, necessita di personalizzazione e di flessibilità e richiede essere sostenuta nel tempo.

Claudio Cottatellucci

L’adozione piena tra la legge e i giudici

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

L’articolo ripercorre l’istituto dell’adozione piena da un angolo visuale particolare, quello del rapporto tra la legge, la prima a introdurre l’adozione speciale fu la legge 5 giugno 1967 n. 431 cinquantasei anni fa, e i giudici nazionali, in particolare la Corte costituzionale, che nelle sue pronunce ha approfondito, alla luce dei principi costituzionali, il significato e i principi del nuovo istituto. Prende quindi in considerazione i mutamenti che negli ultimi due decenni sono avvenuti con l’intervento e il crescente protagonismo sul tema da parte della Corte europea di Strasburgo che ha contribuito non solo a modificare lo stesso schema del rapporto tra la legge e i giudici.

A 40 anni dalla legge n. 184/1983 quali riflessioni e quali questioni restano ancora aperte nel sistema di accoglienza residenziale per soggetti di minore età? L’articolo si pone l’obiettivo di proporre riflessioni e analisi a partire dal mutamento del quadro normativo che – a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione realizzata dalla legge costituzionale n. 3 – ha indebolito la funzione regolativa dello Stato attribuendo titolarità esclusiva in materia sociale alle Regioni. Molte questioni restano tuttora aperte e meritano attenzione al fine di superare pregiudizi, rigide e strumentali posture ideologiche per comprendere l’identità, la familiarità, le caratteristiche, le problematiche, le disuguaglianze territoriali ma anche le potenzialità e le evoluzioni che nel tempo hanno accompagnato il sistema di accoglienza residenziale a favore di soggetti di minore età allontanati a scopo di tutela e protezione dalla propria famiglia d’origine.