RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105574 titoli

Il lavoro evidenzia la necessità di riflettere sui modelli identificatori individuali che sottendono alla formazione dello psicoterapeuta della coppia e della famiglia. Processi complessi difficili da precisare ma che meritano grande attenzione. L’allievo che ha già una formazione personale psicoanalitica deve sottoporsi ad un doppio lutto, quello dei modelli teorici della psicologia unipersonale e quello della sua analisi personale che può utilizzare solo in parte. Infatti lavorare in un contesto-setting multipersonale significa al-lenarsi a cogliere le interazioni tra i partecipanti e le manifestazioni dell’inconscio ectopi-co che emergono. Inoltre, nei processi formativi grande rilevanza assume l’esperienza gruppale degli allievi che dialoga con la gruppalità dei docenti. La dimensione gruppale è un’esperienza fondamentale che aiuta il terapeuta a confrontarsi continuamente con il qui e ora che si genera negli scambi orizzontali del gruppo e che lo mette in contatto con l’imprevisto e con la parzialità dell’esperienza che incontra nel lavoro con le coppie e le famiglie. Infine vengono ripensate e discusse le relazioni presentate da Grassi e Lucarelli che precedono la lettura del lavoro.

L’autrice considera l’importanza dell’ottica terapeutica riguardante il funzionamento psichico della famiglia e il legame della coppia genitoriale in relazione alla sofferenza espressa dai figli. Ripercorre l’evoluzione del pensiero psicoanalitico a questo riguardo, osservando come i genitori siano stati considerati sempre più centrali per il processo di cambiamento dei figli e sempre più indispensabile un intervento sul gruppo familiare. Curare i legami ha acquisito un’importanza centrale nel lavoro con la famiglia. Viene illustrato il concetto di legame di Pichon-Rivière. L’esemplificazione clinica di un tratta-mento familiare permette di approfondire il tema proposto.

Il setting familiare e di coppia richiede una radicale trasformazione della qualità ed ampiezza del nostro ascolto, che si rivolge a un paziente costituito da più soggetti ma al tempo stesso unitario. Si tratta di riuscire a oscillare fra un funzionamento psichico indi-viduale, di coppia/coppie e di gruppo, tutti sempre compresenti, con un focus su un in-conscio non più individuale, ma eterotopico o ectopico. Il processo di formazione è im-perniato sul tripode psicoanalisi personale, seminari teorico-clinici e supervisione, in cui è fondamentale la discussione dei casi in gruppo, che permette di esperire, nel confronto con una clinica del plurisoggettivo, un campo in cui non soltanto ci sono più menti al lavoro, ma anche una mente gruppale, creando quindi una situazione esperienziale ana-loga all’analisi personale svolta per diventare analista, questa volta di natura gruppale.

A cura della Redazione

Libri ricevuti

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 182 / 2023

A cura della Redazione

Schede

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 182 / 2023

Teresa Isenburg

Acqua, terra, lavoro: la costruzione di un paesaggio

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 182 / 2023

Questo breve contributo intende mettere in luce come il saggio di Franco Cazzola abbia il pregio di compiere un lavoro di riordino sistematico della vasta produzione di ricerche concernenti le trasformazioni territoriali della bassa pianura padana lungo tre secoli, dal quattrocento al seicento, intrecciandolo con una conoscenza diretta e approfondita di fonti di archivio. Ne emerge un’interpretazione che permette di cogliere il carattere progettuale dell’impresa, la collaborazione fra tecnici legati a poteri diversi, l’impiego geopolitico del governo delle acque, aspetti che in letture settoriali e su singoli episodi rimangono in ombra. Un affresco illuminato dalla contestualizzazione dei singoli elementi e dalla ricomposizione in un quadro non banale di tessere molto diversificate e al tempo stesso strettamente collegate.

Dante Bolognesi

Bonifiche e lavoro nella bassa padana tra solidarietà e conflitti

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 182 / 2023

La fame di terre e di grani e il rialzo dei prezzi agricoli durante le fasi di crescita demografica fra metà quattrocento e primo seicento spinsero i privati e gli stati a intensificare gli sforzi per redimere alla coltivazione gli spazi occupati da valli e paludi nella bassa padana. Furono decenni di grandi interventi in lavoro e denaro, che mostrano, fra l’altro, la complessità e la vastità degli interessi in gioco. Di qui il formarsi di alleanze e solidarietà, ma anche di conflitti e diffidenze, fra regione e regione e all’interno stesso delle comunità.

In questo contributo si analizzano alcuni aspetti affrontati nel volume di Franco Cazzola. Nello specifico si considera il ruolo della dinamica demografica nel favorire la colonizzazione di aree sempre più estese della bassa pianura. Si mettono in evidenza, altresì, i diversi aspetti connessi alla bonifica della Pianura Padana, sottolineando tanto il ruolo di coordinamento, finanziamento e promozione degli stati e delle comunità urbane e rurali, quanto il costante lavoro necessario per la costruzione e la manutenzione di quel paesaggio artificiale, opera delle popolazioni che vi abitavano. Si pone, infine, l’accento sulle questioni inerenti al possesso e ai diritti d’accesso all’immenso sistema idraulico prodotto dall’incessante opera di bonifica, così come si accenna alle peculiari forme collettive e cooperative di gestione di questo esteso patrimonio.

Una delle novità dell’Assemblea costituente fu l’ingresso di venticinque donne, elette per la prima volta al Parlamento grazie alla recente conquista dei diritti politici. Ancorché esigua rispetto a quella maschile, la presenza femminile esercitò un ruolo non trascurabile all’interno di un ambiente politico impregnato di culture profondamente maschili. Donne particolarmente agguerrite incrinarono gli equilibri tradizionali innescando conflitti di genere anche attraverso l’uso di un nuovo linguaggio. Nel corso delle discussioni sulla stesura dell’articolo 48, divenuto poi il 51, relativo alla liberalizzazione degli accessi alle carriere della pubblica amministrazione, emersero dinamiche di genere sconosciute fino ad allora alle istituzioni. Attraverso il confronto col dibattito parlamentare che nel 1919 condusse al varo della legge sull’abolizione dell’autorizzazione maritale, questo articolo analizza le semantiche di genere che animarono il lavoro dei costituenti, alla ricerca delle continuità e delle rotture che lo caratterizzarono rispetto al passato.

In the Ancien Régime, villages and provinces established direct lines of communication with the Crown through representatives and emissaries. This work analyses the progressive institutionalisation of the representative agents of frontier territories under the Habsburgs, specifically the Basque provinces of Guipúzcoa and Álava and the Señorío of Vizcaya. Some of the main issues dealt with in this comparative study are the corporative and representative nature of these diplomatic offices, their simultaneous function as a government instrument for the Crown, and the consolidation of a decentralised administrative apparatus under the control of local elites.

Il contributo si propone di analizzare l’uso della violenza verbale da parte delle donne in età moderna, con l’obiettivo di delinearne possibili percorsi e prospettive di ricerca. A sollecitare l’indagine è, nello specifico, l’intenzione di mettere in luce le strategie discorsive adoperate dagli uomini e dalle donne che nell’Europa moderna ricorrono alla parola violenta non solo come strumento di aggressione personale o collettiva, ma anche come mezzo di risoluzione del conflitto, sul piano formale o extragiudiziario. Le fonti giudiziarie ci restituiscono - seppur con tutti i limiti della fonte istituzionale scritta e scritta da uomini - l’esperienza dell’aula del tribunale, che diviene a sua volta arena di confronto e scontro: ne emerge una stretta correlazione tra la rappresentazione e la difesa dell’onore, come categoria sociale, e la parola violenta che esprime nel conflitto quotidiano la sua dimensione performativa. Nel tentativo di inquadrare le differenti forme con cui si manifesta l’interazione verbale violenta, ci si soffermerà sull’impiego della parola ingiuriosa da parte delle donne tramite l’analisi di casi di studio, che ci forniscono uno spaccato dell’esperienza giudiziaria al femminile nei tribunali secolari del Mezzogiorno moderno.

Il presente articolo si occupa di processi giudiziari che vedono le donne come protagoniste di reati di violenza nella Bologna tardomedievale. Attraverso un’analisi a tappeto delle buste della serie dei giudici ad maleficia – tribunale responsabile per i reati considerati più dannosi alla collettività – relative soprattutto alla prima metà del Trecento e custodite presso l’Archivio di Stato di Bologna, la trattazione cerca di ricostruire questi processi nel dettaglio, estraendone gli elementi impiegati nella qualificazione della violenza femminile attiva. Paragonando con altre fonti, quali gli statuti cittadini, le diverse sfumature di questi reati, così come i precisi spazi della loro attuazione, gli oggetti e soggetti in essi coinvolti, si tenta di capire qual era l’atteggiamento delle autorità nei confronti di queste donne violente e i momenti in cui questi comportamenti diventavano un problema da affrontare in una sede così pubblica come il tribunale. Una delle ipotesi avanzate nell’articolo è l’esistenza di precisi parametri con cui veniva valutata la violenza delle donne nel periodo, in base ai quali si configurava un campo di violenza consentita a questi soggetti.

Lidia L. Zanetti Domingues

Il rogo o la forca? Punizioni capitali “di genere” e violenza femminile nei secoli XIII-­XIV

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 182 / 2023

Gli studi sulla diversità delle pene capitali comminate nell’Europa bassomedievale a uomini e donne hanno riscontrato una prevalenza del rogo contro queste ultime, in opposizione all’impiccagione quale castigo unicamente maschile. Questa discrepanza è stata spiegata da taluni come motivata dall’indecenza di esporre cadaveri femminili;; altri hanno piuttosto suggerito che le donne colpevoli di violenze gravi venissero associate al demoniaco e per questo punite con il rogo. Il contributo si propone di riesaminare tale dibattito avvalendosi delle fonti giudiziarie disponibili per i comuni italiani (specialmente Siena, Firenze e Bologna) nei secoli XIII-­XIV, confrontate con altri contesti europei. L’analisi si concentrerà in particolare su omicidio e brigantaggio, per i quali gli statuti prevedevano normalmente la pena capitale. L’autrice sostiene che i tipi di esecuzione scelti per tali crimini dipendevano non tanto dal genere del malfattore, ma dalle circostanze del reato commesso (in particolare, l’elemento proditorio); tuttavia, accanto al contesto normativo è necessario tenere in considerazione anche i pregiudizi sociali vigenti nei comuni italiani.

Tanto nella ricerca storica che in quella degli altri saperi esperti, così come nel dibattito pubblico, il tema della violenza (e della criminalità) femminile continua a presentarsi in modo carsico, raramente affrontato in maniera sistematica, per varie ragioni, correlate: una questione di proporzionalità, un persistente condizionamento culturale che associa agli uomini l’uso della forza, una sottovalutazione della pericolosità femminile, un’attenzione prevalente alla violenza compiuta sulle donne;; nei fatti, una sorta di disagio ad associare alle donne una natura violenta. Ma, la difficoltà di pensare la violenza delle donne sta dentro il medesimo quadro culturale che continua a farle oggetto di violenza, a riaffermare ruoli disomogenei e gerarchicamente disposti, a preservare un ordine (di matrice patriarcale) da non infrangere. Il contributo discute le ragioni di questa sottorappresentazione del fenomeno e ricostruisce il panorama degli studi esistenti, sottolineandone vuoti e pieni, ma anche potenzialità. E introduce i saggi qui raccolti che, partendo da questi presupposti, analizzano alcune forme di violenza e criminalità femminile fra medioevo ed età moderna, guardando in particolare alla fase giudiziaria, alla rappresentazione del reato e delle donne che lo compiono e, in definitiva, al processo come costruzione narrativa, epifenomeno di una quadrettatura della società che colloca uomini e donne in spazi predefiniti, concedendo loro talvolta, ma non necessariamente, criteri diversi di scostamento dalla regola.

Giulia Perasso, Eleonora Picco, Pierpaolo Di Bitonto, Clio Sozzani, Alberto Martelli, Massimo Miglioretti, Chiara Ripamonti

Exploring Amico H impact: A promising tool to promote children’s knowledge and adherence to medical procedures

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

mHealth (e.g., the use of mobile devices such as smartphones and tablets for delivering healthcare services) has become a crucial resource in pediatric healthcare, providing children with psychoeducation and distraction, and enhancing treatment compliance. Amico H, a newly developed application, is targeted at ameliorating children’s and parents’ experience of pediat-ric medical procedures and communication with healthcare professionals. With the virtual en-vironment of a castle, Amico H is a mHealth app for children, offering interactive games and psychoeducational support during medical treatments. The present experience explores the im-pact of the Amico H prototype on children, teens, and parents in terms of pleasantness, usabil-ity, and usefulness. Method: A total of 99 children and teens aged 4-19 years (10.53 ± 3.69 years; 73% female), both hospitalized (28%) or not and N=32 caregivers (72% mothers) re-sponded to an ad-hoc survey on the app’s user experience. Descriptive analyses and group comparisons have been computed. Results: Findings highlight that children and caregivers were highly amused and satisfied by Amico H. Compared to teens, children needed more help from adults in the use of the app. Conclusion: All the results indicate that Amico H is a pow-erful tool to ameliorate pediatric hospitalization experience and to promote children’s knowledge about health and medical procedures. The need for age-specific versions of Amico H emerged. Future directions and limits are discussed.

Christel Galvani, Ginevra Guastone, Daniela Villani, Alessandro Antonietti

Cronotipo, autoefficacia, resilienza e motivazione al cambiamento a supporto dell’attività fisica durante l’emergenza sanitaria COVID-19

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

Il presente studio è stato condotto durante il periodo di lockdown causato dal virus CO-VID-19, che ha determinato un forte impatto psicologico negativo sulla vita della maggior par-te delle persone. Tale impatto ha avuto una serie di conseguenze sulle abitudini delle persone, fra cui lo svolgimento dell’attività fisica (AF) che è stato compromesso dalla mancanza di mo-tivazione. Lo studio si propone di individuare possibili relazioni tra cronotipo, autoefficacia, resilienza e motivazione al cambiamento in relazione all’attività fisica durante il COVID-19. Sono stati reclutati 159 soggetti, ai quali sono stati somministrati diversi questionari in modali-tà online: il Morningness-Eveningness Questionnaire (MEQ) per individuare la categoria del Cronotipo, la General Self-Efficacy Scale (GSE) attraverso cui viene misurata l’autoefficacia, la Resilience Scale (RS-14) con la quale viene misurata la resilienza e l’Assessing Motivation for Change nei confronti dell’attività fisica (MAC2R-AF) che misura la motivazione al cam-biamento nel fare attività fisica. I mattutini sono risultati avere valori significativamente superiori rispetto a serotini e intermedi sia per quanto riguarda l’autoefficacia che per quanto ri-guarda la resilienza. Inoltre, si evidenzia una significativa, positiva e forte correlazione tra au-toefficacia e resilienza e una correlazione positiva significativa tra resilienza e motivazione all’attività fisica, spiegando il 53% della varianza. In conclusione, la motivazione al cambiamento relativa all’attività fisica è sostenuta da un elevato livello di resilienza. Potenziare la pro-pria capacità di far fronte in maniera positiva a eventi negativi risulta quindi fondamentale per mantenere elevata in tempi di emergenza sanitaria la motivazione all’attività fisica, che a sua volta sembra essere essenziale per rimanere fisicamente attivi.

Valentina Biscaldi, Stefano Delbosq, Michela Ghelfi, Jessica Serio, Luca Piero Vecchio, Kevin Dadaczynski, Orkan Okan, Veronica Velasco

A cross-sectional study of university students’ wellbeing: What to focus on?

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

The university represents an environment rich in both risks and opportunities. The health of university students is a complex issue, and it was even more challenged during the COVID-19 pandemic. The present study aimed to expand existing literature findings by investigating the role of sociodemographic, individual, and contextual factors on health outcomes. A cross-sectional study was conducted: an online survey was distributed to Italian univer-sity students (N = 614) in 2020. Two hierarchical regression models were conducted using with Wellbeing and Health complaints as outcomes. Predictors included sex, subjective socio-economic status, future anxiety, Sense of Coherence (SoC), Digital Health Literacy (DHLI) and University satisfaction. The results were partially in line with previous literature. Sociodemographic variables appeared to have a small role in predicting health outcomes. Being female was associated with more Health complaints, while no difference in Wellbeing emerged. The addition of individual variables improved both models significantly. In line with other studies, FA showed a nega-tive association with health outcomes, while SoC showed a positive association. University satisfaction showed a protective association with both outcomes. Future Anxiety presented the strongest associations, while DHLI had no association with health outcomes. This confirmed the literature’s findings that different factors can influence university stu-dents’ wellbeing and that universities can have an important role in promoting it.

Marta Acampora, Serena Barello, Elena Guida, Caterina Bosio, Vincenzo Irace, Carlo Maria Guastoni, Barbara Bertani, Guendalina Graffigna

Psychological burden in individuals with chronic kidney diseases: A cross sectional study

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

Recent studies underlined the impact that chronic kidney disease (CKD) has on patients’ well-being and the need for mental health support. However, literature suggests that psycho-logical support is not often requested by patients, and barriers and prejudices that impede them to access mental health care are not well-known. This study aims to analyse the CKD patient’s level of well-being and explore their demand of psychological care, beside possible barri-ers/levers that motivate them to search for psychological support. A cross-sectional study in-volved 361 Italian patients diagnosed with chronic kidney disease was conducted. Patient’s health engagement was measured by the Patient Health Engagement Scale (PHE-s); anxiety and depression were assessed by the Zung Self-rating Anxiety Scale and Zung Self-rating Depression Scale respectively. Quality of life was measured with an ad hoc item. Demograph-ic characteristics were also collected. Most patients were male (66.9%) and the mean age was of 57 years old. Overall, the 19% of patients reported a low level of health engagement and almost 30% of the sample reported a low level of quality of life. The 61.9% reported depres-sive symptoms and the 11.6% of the respondents referred the presence of anxiety. However, only the 40.5% referred to have thought of asking for a psychological support. Although study participants frequently reported psychological needs, it seems that is difficult for them to translate these needs into an actual psychological demand, due to prejudices against psycholo-gists and the stigma attached to patients undergoing psychological treatment.