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Lo scritto ruota per gran parte intorno alla questione della rilevanza e pervasività dei processi di espansione dell’Immaginario e della sua forza antropogenetica nel nostro contesto culturale; i possibili effetti che si possono dare sui processi di for-mazione degli psicoterapeuti appartenenti alla tradizione psicoanalitica e anche relativi alla trasmissione di questo specifico sapere. Da qui muovono, le interroga-zioni, le congetture e le osservazioni critiche sul possibile impatto che la recente pubblicazione del Libro Rosso può avere sulla comunità di riferimento: la junghia-na. Ma ancora si cerca di tenere presente aspetti che sono propri dell’intero campo delle psicoterapie. Nelle ultime parti si discute di alcuni punti di un commento al Libro Rosso contenuti in un dialogo fra il curatore dell’edizione S. Shamdasani e J. Hillman, e di alcune questioni generali di lettura dell’opera di Jung e anche relative alla prassi clinica di scuola junghiana.
A volte i bambini cantano in seduta. Perché? Allo stesso tempo, non tutti i bambini lo fanno. Perché? Nel tentativo di dare una risposta a queste domande si ripercorre lo sviluppo dal livello embrionale quando ai ritmi corporei si aggiungono i suoni della voce materna che diventano una sorta di pre-concezione dell’oggetto materno, pri-mario. A volte, l’incontro con tale oggetto dopo la nascita è problematico. È così che possono verificarsi problemi nello sviluppo, in particolare nell’area linguistica. Ven-gono presentati due casi clinici: un bambino con una diagnosi di autismo ed un ra-gazzino adolescente con una difficoltà ad usare espressivamente il linguaggio e la propria voce. In entrambi la musica ed il canto in particolare hanno avuto un ruolo importante nel lavoro analitico.
Il silenzio è una misteriosa esperienza psichica: cosa c’è nel silenzio? Anche le paro-le possono avere un carattere misterioso perché conducono a molti significati, per via metaforica e simbolica. Ma il silenzio mantiene un'ulteriore aura di oscurità: mentre con le parole è possibile avviare un’attività evocativa attraverso immagini, pensieri, idee, considerazioni che nascono nell’incontro terapeutico, nel silenzio ognuno rimane intrappolato nel proprio mondo. Cosa si esprime e cosa si appaga in una persona che è allo stesso tempo silenziosa e in relazione con l’analista? Un al-tro modo per articolare questa domanda è chiedersi qual è la pulsione (libidico-aggressiva) che alimenta il silenzio e che tipo di difesa è all’opera. Vengono offerte alcune considerazioni a partire dall’esperienza del silenzio nel corso di una psico-terapia.
L’articolo approfondisce le modalità di cura e prevenzione soprattutto nelle situazioni di abuso intrafamiliare e di trascuratezza e delle loro conseguenze a lungo termine sulla psiche di un bambino/a. Il plus e il minus del trauma, rispettivamente l’abuso e la tutela, scavano la struttura psicofisica di un bambino e ne causano conseguenze nel corpo e nella mente che se non elaborate possono portare alla "parali-si psichica".
Le vicissitudini di un gruppo di psicoterapia con pazienti adolescenti, dalla sua fon-dazione a poco più di un anno di lavoro, portano all’attenzione del conduttore e dell’osservatrice del gruppo il tema sofferto dell’assenza dell'altro. A seconda del ma-teriale analizzato, e quindi a livelli diversi, in questo articolo essi ripercorrono, anche in ascolto del proprio controtransfert, la difficoltà e l’urgenza di confrontarsi con vis-suti depressivi e mortiferi legati all’assenza e alla perdita. Lungi dal considerare la questione come unicamente portata dai pazienti, il condutto-re e l’osservatrice si interrogano sulle forze che hanno sostenuto e influenzato la na-scita e il definirsi di questo gruppo, il quale manifesta caratteristiche di funzionamen-to proprie, che vengono qui descritte. Viene proposta allora l’ipotesi che un “incastro” fra diversi fattori (quali la mancanza di una cultura della gruppalità condivisa nell’istituzione dove il gruppo è nato, il nu-mero spesso esiguo di partecipanti, le storie dei pazienti costellate di abbandoni ed anche i compiti evolutivi propri dell’adolescenza) abbiano comportato e permesso al gruppo, se non di elaborare il tema dell’assenza dell’altro, almeno di continuare a ri-proporlo attraverso tempi e linguaggi differenti (interazioni fra partecipanti, agiti, nar-razioni di film,…), con il fine di sviluppare margini di pensabilità sempre più ampi.
In questo articolo l’autore affronta la complessità dei conflitti vissuti dagli adolescen-ti nel rapporto con i loro genitori e nel rapporto con il loro corpo che cambia. L’analisi psicoanalitica di un caso di adolescente, Marco di 16 anni, permette di riflettere come la conflittualità edipica sia un concetto molto attuale e di come questo tipo di conflit-tualità, quando raggiunge certi livelli di intensità emotiva, possa tradursi in un sinto-mo invalidante per il corpo e il funzionamento mentale. L’analisi di questo caso per-mette di indagare l’importanza dei processi di identificazione che si sviluppano nel rapporto con il genitore dello stesso sesso e che favoriscono lo strutturarsi della pro-pria organizzazione del Sé. Questo caso ci dimostra come il difficile percorso verso la Soggettivazione (R. Cahn 1999) passi anche attraverso la rielaborazione di una con-flittualità con un padre incapace di uscire dal proprio narcisismo e dalle proprie af-fermazioni difensive rispetto al prendersi cura del figlio, un padre che non è stato ca-pace di superare la propria conflittualità edipica e che l’ha proiettata verso il figlio adolescente. Per Marco, lo svenire ha rappresentato una situazione di compromesso molto funzionale, un sintomo efficace che attraverso il meccanismo difensivo del "staccare la spina" ha rappresentato un’importante soluzione per l’economia psichica. Quello che viveva al momento come intollerabile Marco lo ha proiettato nel corpo, una modali-tà che gli ha permesso di affrontare la propria rabbia con maggiori risorse e disponibi-lità. Questa modalità di funzionamento mentale gli ha permesso di non perdere il controllo delle proprie pulsioni, proteggendosi dall’eventualità del crollo psichico. La psicoterapia ha aiutato Marco a rimanere in contatto con se stesso e a continuare il suo percorso evolutivo di crescita.
In questo articolo si descrivono le origini, le motivazioni e gli sviluppi della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di e dell’Associazione di Studi Psicoanalitici di Milano dal-la loro fondazione ad oggi. In particolare, si illustra l’evoluzione del pensiero della Scuola e dell’Associazione dalle origini ad oggi nel solco del pensiero dei loro comuni Maestri Gaetano Benedetti e Johannes Cremerius).
L’articolo descrive il lavoro svolto dagli insegnanti dell’Ics Giuliana Saladino, scuola che si trova al quartiere Cep di Palermo, che da anni svolge un’intensa attività caratteizzata da un costante impegno in progetti e iniziative a sostegno della legalità e della sensibilizzazione ai fenomeni della mafia affinché gli studenti possano acquisire una nuova conoscenza e consapevolezza che possa aiutarli nel loro percorso di crescita.
In questo lavoro si esplora il concetto di responsabilità con particolare riferimento all’esperienza dei giovani adulti. Partendo da una breve introduzione filosofica e facendo riferimento alla letteratura psicodinamica, si evidenziano le connessioni tra giovani adulti ed “emerging adults”. Il tema della responsabilità viene esplorato tramite la dinamica di vicinanza-esplorazione caratteristica della teoria dell’attacca¬mento di Bowlby e, infine, viene evidenziato come questa dinamica si sviluppi e sia significativa nell’azione di cura del giovane professionista psicologo che da studente si avvia nella carriera professionale di psicoterapeuta.
L’autrice prende in esame il significato della parola responsabilità per poi passare a considerare alcune competenze psicologiche necessarie a generare un comportamen¬to responsabile nel bambino o nel ragazzo; prosegue l’articolo prendendo in conside¬razione l’influenza esercitata dal contesto familiare.
L’autore ripercorre la linea temporale che scandisce la progressione della respon¬sabilità sulla base delle disposizioni normative che individuano diverse età, prima del raggiungimento della “maggiore età”, in relazione alle azioni giuridiche e alle decisioni previste. Nella mobilità dei riferimenti viene individuata la tendenza del le¬gislatore a sostituire gradualmente il criterio dell’età con il più duttile principio della capacità di discernimento.
Negli anni novanta l’introduzione del principio dell’interesse del minore e del princi¬pio della responsabilità genitoriale ha cambiato l’immagine della punizione corporale nei confronti dei bambini, ma non ha portato a un divieto in Italia. Al contempo, il codice penale italiano prevede ancora l’“Abuso dei mezzi di correzione e disciplina” (art. 571). L’articolo si propone di presentare questo disallineamento e di discuterne le conseguenze in termini di legalità ed effettività.