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Simona Argentieri

Nota al lavoro di Jasminka Suljagic

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2023

In sostanziale accordo con la rivisitazione del concetto di “rimozione primaria” proposta da Jasminka Suljacic, in questa nota si sostiene l'ipotesi di una sia pur parziale quota di contenuti nel rimosso primario che derivi non solo dalla generica immaturità dell'apparato neurobiologi-co, come suggeriscono le attuali ricerche delle neuroscienze; ma da operazioni difensive preco-ci, quali ad esempio le protofantasie secondo Gaddini. In tale prospettiva, non dobbiamo rinunciare alla interpretazione di transfert a questi livelli; seppure, certamente, si tratta di una in-terpretazione che deve essere modulata e adattata ad ogni singola situazione.

Jasminka Suljagic

La rimozione originaria e l’inizio della vita psichica

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2023

La rimozione originaria, in tedesco: Urverdrängung, è un concetto che appartiene all'ambi-to delle necessità metapsicologiche, della prima strutturazione e costruzione del sistema menta-le. Fu postulato da Freud (1911, 1915, 1926, 1937) per spiegare retrospettivamente il mecca-nismo della rimozione (rimozione vera e propria) come un movimento di attrazione da parte di qualcosa che è già presente. Contrariamente alla rimozione vera e propria/rimozione seconda-ria, in Tedesco Nachdrängen, la “pietra angolare” del pensiero psicoanalitico, il concetto di rimozione primaria rimane in parte dimenticato, in parte incomprensibile, anche se le sue con-cettualizzazioni sottostanti hanno attirato una crescente attenzione nel corso degli anni. Questo saggio si avvicina a tale ambito indagando la rappresentabilità e l'irrappresentabili-tà, la dinamica: azione – rappresentazione, e la nascita dello psichico a partire dalle esigenze del lavoro. La prima dualità interna e il primo legame sono introdotti nella vita psichica dai proces-si di rimozione originaria, tensione tra attrazione regressiva e formazione-ricostruzione dei processi psichici. Il materiale clinico viene presentato come illustrazione.

Quando le narrazioni diventano fisse, non aperte al cambiamento o alla modifica, esse di-ventano espressioni di stupidità, come descritto da Kohon, sia in patologia, psicoanalisi, di-scorso politico, o l’attuale impennata delle politiche dell’identità: un impoverimento simbolico che equivale a un collasso di terzietà. Il desiderio di certezze basato sull’illusione di completez-za, presente in tutti noi, è legato all’io ideale, un’arcaica fusione narcisistica con una madre on-nipotente. Nel nostro lavoro, la nostra identificazione con Freud come un ideale dell’Io previe-ne ogni atto incestuoso del legame transferale introducendo un terzo simbolico, la differenza, e il mondo della cultura.

L’interesse originario per i simboli sviluppato da Freud e dai suoi primi colleghi finì per essere sostituito dall'interesse per la funzione simbolica della mente. Più tardi ancora, l'enfasi fu spostata sulla questione della simbolizzazione come processo. L'impoverimento simbolico è una specifica inibizione intellettuale, in cui non si è raggiunta l'integrazione e la sintesi del pen-siero. Il concetto, parte del normale sviluppo, trasmette sia le vicissitudini dell’immaginazione e dell'intelligenza umana, sia loro potenziali successi e fallimenti. Si sostiene che diverse forme di stupidità facciano sempre parte di questo processo. Possiamo essere abbastanza certi che, prima o poi, ognuno di noi abbia detto: “Come ho potuto essere così stupido?”. Per lo più po-sta per scherzo, questa domanda dovrebbe essere considerata seriamente e in maniera umile, rivolta tanto a me stesso quanto agli altri. In un certo senso, rappresenta una confessione ge-nuina, un riconoscimento della stupidità di cui tutti siamo consapevoli, di cui tutti soffriamo. Appartiene a un continuum, paragonabile a quello che accettiamo in psicoanalisi come tra ne-vrosi e perversione, sanità mentale e follia, maturità e immaturità. La stupidità esiste, che ci piaccia o no, in intensità diverse e individui diversi. Essere intelligenti o competenti non la pre-clude.

L’autrice partendo dal lavoro di Mario Bertolini: L’impronta nei figli delle fantasie dei ge-nitori: lo spessore del loro significato nella salute e patologia, esplora come lo psicoanalista possa evidenziare, nella psicopatologia presentata dai figli, aspetti o parti dei genitori che gli stessi genitori hanno dissociato dopo averli diniegati. Il lavoro pone in risalto come divenga allora necessario prendersi cura oltre che dell’adolescente anche della coppia dei genitori. At-traverso la discussione di un caso clinico, l’autrice osserva il drammatico impatto sui figli dei lutti non fatti dai genitori e ciò che avviene quando il figlio è inconsciamente chiamato a risol-vere quanto i genitori non sono stati in grado di affrontare ed elaborare. L’autrice mostra come la capacità di ascolto dell’analista possa fornire un’utile risposta al-le complessità di intervento che queste situazioni richiedono. L’intervento psicoanalitico, dive-nendo la via per promuovere e sostenere un processo di maturazione all’interno della coppia genitoriale, facilita ed istituisce modalità di relazione più mature, finalmente capaci di favorire il percorso terapeutico del figlio, il suo sviluppo e la sua crescita.

Alessandro Ruggieri

Libertà, dipendenza e destino: una storia clinica

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2023

Si cerca di riflettere intorno al valore e al significato della psicoanalisi come del fatto stesso di cosa possa significare essere psicoanalisti. La psicoanalisi viene vista come un percorso verso la possibilità di ottenere maggiori gradi di libertà nella vita, nei limiti di quanto ciò sia possibile, affrontando i desideri, le difficoltà e le paure che il crescere comporta, come il biso-gno ed il timore di aver necessità dell’altro o la fantasia stessa di potersi trovare privi della pro-tezione che le nostre catene ci offrono. Non si cresce soli, ma beneficiando dei propri familiari, come di amici e colleghi, dei propri analisti e dei maestri che ci hanno affiancato nella forma-zione, alla ricerca una nostra personale identità nella quale le esperienze del passato possano venire risignificate in una nuova autenticità. Viene esposto un frammento di un’esperienza clinica nella quale analista e paziente si incontrano, con le loro le reciproche personali storie, mo-tivazioni e desideri, come persone con ruoli differenti che decidono di avere un intento comune.

Mario Bertolini

L’impronta e il suo destino

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2023

In questo lavoro, l’autore analizza gli stati psichici dell’analista di fronte a quelli del paziente. Egli spiega come “l’impronta” sia contemporaneamente il contributo del paziente sull’analista che un calco impresso dentro il paziente. Il concetto di “impronta” è connesso al concetto di “controtransfert” e le sue caratteristiche e l’utilità sono illustrate attraverso vignette cliniche dell’analisi infantile.