RISULTATI RICERCA

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Nel quadro della crisi eco-climatica, della governance e dei relativi processi di policymaking a scala globale, negli ultimi anni la geografia e l’ecologia politica hanno evidenziato la natura socio-politica e controversa dell’ambiente e delle relative trasformazioni. Tuttavia l’analisi di questi processi nell’ambiente montano necessita un ulteriore approfondimento in relazione agli effetti della crisi eco-climatica e alle eterogenee traiettorie di sviluppo e conservazione che caratterizzano oggi le terre alte. Mettendo in dialogo la prospettiva dell’ecologia politica con le geografie della montagna, questo contributo mira a riflettere sulla produzione sociale dell’ambiente montano, e relativi futuri, nelle Dolomiti, attraverso l’analisi della governance, dei progetti di sviluppo e delle rivendicazioni ambientali. La ricerca, attraverso una metodologia etnografica, ha evidenziato la natura politica, controversa e contesa degli equilibri socio-ambientali, e nello specifico delle visioni di futuro dell’ambiente dolomitico alla luce della crisi eco-climatica. Pertanto, il caso delle Dolomiti fornisce un contributo significativo per riflettere sui processi progressivi di ripoliticizzazione dell’ambiente montano, mentre l’integrazione teorico-metodologica tra ecologia politica ed etnografia propone una prospettiva innovativa per l’avanzamento delle geografie della montagna.

Il Piano Strategico Nazionale 2023-2027 italiano della PAC (PSP) introduce, tra le varie innovazioni, la nuova categoria di oliveti di valore paesaggistico e storico come risorsa bio-culturale fornitrice di servizi ecosistemici da tutelare e valorizzare. Questo riconoscimento si inserisce in un percorso attivo dagli anni Duemila che ha riguardato le politiche relative sia ai beni culturali sia alle aree agricole. Il contributo ha un duplice obiettivo: discutere il quadro normativo, ricomponendo la storia della normativa sino al PSP; esplorare le potenzialità di approcci e metodi geografico-storici per la caratterizzazione di questo bene paesaggistico approfondendo due casi studio a scala locale. In conclusione, si fanno emergere le potenzialità conoscitive insite nella costruzione di biografie di paesaggi olivati e si propongono alcuni elementi di discussione sulle politiche di agricultural heritage.

Federico Panzuto, Carlo Salone

"Siamo in Italia, con la tuta del Paris". Torino, Barriera: la trap tra esclusione e radicamento

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2023

Nell’articolo si analizza la scena trap del quartiere di Barriera di Milano (Torino), mettendo in luce gli aspetti socio-spaziali di una produzione musicale molto popolare tra le seconde generazioni degli immigrati, ma relativamente poco presente negli studi urbani sulla Torino contemporanea, anche perché si tratta di una produzione largamente affidata a musicisti non professionisti e che circola prevalentemente su piattaforme digitali di streaming. In questo lavoro ci proponiamo di colmare questa lacuna, focalizzandoci sulla natura contemporaneamente ‘situata’ e ‘globale’ di un fenomeno che si nutre di marginalità ed esclusione locale, e, al contempo, di immaginari e codici espressivi mutuati dalla ‘scena’ trap internazionale, e in particolare dal ‘rap delle banlieue’. Per raggiungere questo scopo, l’analisi si avvale degli strumenti concettuali della teoria dell’embeddedness (radicamento).

L’articolo propone una riflessione teorica sull’interconnessione esistente – e potenzialmente molto più criticamente intensa nel futuro – tra cambiamento climatico e turismo, facendo riferimento alla letteratura prodotta da studiosi di diverse discipline, al fine di discutere della complessità delle variabili coinvolte nello studio di questo nesso teorico, e le opportunità e criticità che emergono. L’articolo è diviso in due sezioni: la prima analizza l’interconnessione tra cambiamento climatico e turismo; la seconda esplora le strategie di mitigazione e adattamento climatico del settore evidenziando limiti e potenziali successi.

Francesca Latino, Francesco Tafuri, Emma Saraiello

The challenges of special pedagogy in inclusion processes

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Considering the methodological and strategic structure of educational paths aimed at inclusion in a pedagogical view means, first of all, providing the cultural and anthropological framework to read and interpret special educational needs. This is significant in the light of an overall perspective of the person’s functioning, respecting the inviolable principle of the holistic nature of his being and the interweaving in which the multiple aspects of his existence find space. Recognizing the diversity and the singularity of the human being means knowing how to understand and value the intelligences, talents, attitudes, and preferences taking into consideration the learning methods and styles, knowing how to create a constant dialogue between educational and training opportunities and the individual’s experience in terms of interests, knowledge, previous skills, situations, and significant experiences. Thus, the methodological framework in which knowledge, pedagogical and special teaching skills can contribute to the development of educational and social equity, is characterized by a multiplicity of accessible, inter-disciplinary, situated, and immersive learning opportunities, based on multiple and differentiated teaching mediation in their complementarity.

In questo articolo si descrive un approfondimento di una ricerca finalizzata alla costruzione di uno strumento per la rilevazione di alcune delle caratteristiche della professionalità del docente riflessivo. Nell’ambito dello studio si analizza il sottocampione dei docenti di sostegno cercando di rilevare se in alcune delle dimensioni esplorate emergano delle differenze significative con i docenti su posto comune. I risultati hanno evidenziato per i docenti di sostegno la presenza di valori globalmente superiori alle medie riportate dal campione nazionale in quasi tutte le dimensioni. Sono risultate statisticamente significative le differenze nelle dimensioni Disponibilità al confronto, Attenzione agli studenti e Riflessione sulla pratica. I docenti specializzati sembrano mostrare una maggiore apertura verso la collaborazione, una maggiore disposizione e partecipazione alla condivisione di pratiche, una maggiore cura dei bisogni e degli interessi degli studenti, evidenziando una marcata tendenza a porre lo studente al centro dei processi di insegnamento, a riflettere analiticamente e metacognitivamente sulla complessità dei contesti, sui loro aspetti e sulle prospettive. La lettura di questi dati sembra restituire infine una più precisa misura di quanto la dimensione riflessiva rappresenti una chiave interpretativa ineliminabile del profilo professionale di un docente.

Chiara Urbani

Tecnologie, auto-apprendimento e riflessività per la formazione iniziale degli insegnanti

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

L’autore descrive un’esperienza di formazione iniziale degli insegnanti condotta entro il percorso di tirocinio nell’ambito del corso di SFP dell’Università degli studi di Udine. Partendo dal modello delle Storie di Apprendimento, e con il sopraggiungere del lockdown, gli studenti hanno sperimentato una formula originale entro il percorso di formazione professionale, affrontando in contemporanea due aspetti: la riprogettazione dello strumento digitale del padlet che, oltre a garantire la continuità educativa e didattica della scuola, ha costituito un dispositivo inedito di documentazione osservativa dei processi di apprendimento personali (storie di auto-apprendimento). Le opportunità offerte allo studente in termini di analisi, comprensione dei significati e ripensamento meta-cognitivo portano a delineare lo sviluppo di capacità riflessive sui processi, sulla loro qualità e sulle modalità che li sostengono. Questo produce importanti implicazioni sulle politiche di formazione della professionalità docente, richiamando la centralità della capacità/libertà di scegliere le direzioni e i percorsi da intraprendere per dare forma all’agency e qualificare i propri processi auto-formativi in senso capacitativo.

Federica Goffi, Andrea Giambetti

Educare alla riflessività. Il contributo dell’arte e della filosofia

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Secondo Beck, Giddens e Lash, la società postmoderna, in quanto complessa e incerta, è caratterizzata dalla modernizzazione riflessiva. Tuttavia, il soggetto, a cui nell’epoca del postfordismo si richiede di sviluppare competenze e di apprendere ad apprendere, sembra abbandonarsi all’immediatezza edonistica, e dunque irriflessa, delle sensazioni, colmando la propria ricerca di senso nel valore simbolico della merce e nell’affermazione narcisistica di sé. Data la proliferazione di segni e immagini, la riflessività postmoderna può essere definita estetica, ma con una connotazione positiva, secondo Lash e Urry, in quanto sarebbe in grado di sviluppare capacità ermeneutiche ed empatiche, che stanno alla base di un’etica cosmopolita. Gli autori del presente articolo, pertanto, si interrogano sull’opportunità di educare alla riflessività attraverso strumenti per loro stessa natura riflessivi. Da un lato la filosofia, specialmente quella riflessiva propugnata da Ricoeur, dimostra come l’introspezione riflessiva vada di pari passo con la relazionalità esistenziale. Dall’altro lato, l’esperienza estetica ridimensiona lo spazio e il tempo del fruitore, producendo nuovi modi di vedere. Il concetto di riconoscimento, sia nell’ottica di Ricoeur, che in quella psicoanalitica dell’Infant Research, si fonda proprio sul confronto con l’alterità. L’arte e la filosofia, sin dalla più tenera età, come dimostrato dalla Philosophy for children, possono costituire due strumenti didattici che favoriscono un rispecchiamento non narcisistico, bensì fondato sul dialogo gadameriano, contribuendo a declinare la riflessività estetica del postmoderno nella dimensione etica.

Annamaria Ventura

La formazione dei docenti attraverso il Reflective Practice-Based Learning

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Presso il College Universitario danese UCN, nello Jutland, il tema della riflessività sposa quello della ricerca attraverso il modello pedagogico del Reflective Practice-Based Learning, secondo un processo di insegnamento e apprendimento in classe che ricorda quello maieutico e che rende il costrutto di riflessività vivo e generativo. Il sodalizio tra la conoscenza teorica e quella pratica viene concretizzato attraverso la riflessione da parte degli stakeholders dell’istituzione formativa permettendo sia agli studenti, che agli insegnanti di lavorare su problemi appartenenti a contesti reali e imparando ad agire in vista di problemi e sfide incombenti, proprie della nostra quotidianità. Se lo scopo dell’insegnante è quello di educare studenti ad abitare la complessità diventando critical thinkers and problem solvers, questo significa incentivare pratiche riflessive durante il quotidiano processo di insegnamento-apprendimento, partendo proprio dalla loro formazione.

Marina Slavutzky

Freire in pratica: il "Centro popular de cultura e desenvolvimento"

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Le idee di Paolo Freire sono state e sono tutt’ora influenti in settori quali l’educazione degli adulti, l’alfabetizzazione e l’educazione alla trasformazione sociale. Con il suo lavoro, Freire ha sfidato le nozioni convenzionali di educazione e ha proposto un nuovo modo di insegnare e apprendere che dà potere ai poveri e agli oppressi. In questo articolo si partirà dagli studi di Paulo Freire sottolineando in particolare la sua lettura del lavoro educativo con le comunità e su come l’idea di “modello di educazione bancaria” (Freire, 2013) può essere sostituito da un modello dialogico in cui si permetta il confronto dialettico e riflessivo tra posizioni discordanti. Si discuterà di seguito del caso del “Centro popular de cultura e desenvolvimento” (CPCD), attraverso un’intervista con il suo fondatore e tutt’ora direttore, Tião Rocha.

Martina Capaccioli

La bottega degli apprendimenti. Tra multiculturalizzazione del lavoro, arene trasformative e ricerca educativa

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Il contributo presenta i risultati di un progetto di ricerca di Dottorato interessato a indagare dove, quando e a quali condizioni le persone che vivono in un quartiere ad alto tasso multietnico apprendono a gestire le differenze etnico-culturali che lo caratterizzano. Ancorandosi ad un framework teorico che fa riferimento a) alle teorizzazioni sull’apprendimento informale e trasformativo, b) alla prospettiva del multiculturalismo quotidiano e c) alle più recenti teorizzazioni sull’ipotesi del contratto, oggetto della ricerca sono stati gli apprendimenti che emergono a seguito di esperienze di incontro e contatto che originano dalla frequentazione di negozi gestiti da commercianti con background In questa prospettiva, il piccolo negozio etnico di quartiere è stato individuato come caso emblematico di quei contesti che elicitano apprendimenti di tipo informale, attraverso processi di micro-socializzazione e di contatto, tra individui che non condividono gli stessi riferimenti etnico-culturali.