RISULTATI RICERCA

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Pier Francesco Galli, Alberto Merini, Paolo Migone

Come gestire la pluralità dei modelli in psicoterapia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Viene discusso il problema della molteplicità dei modelli in psicoterapia, esaminando sette aspetti: 1) il ruolo della ricerca sperimentale; 2) alcuni dei motivi per cui si sono formate scuole diverse; 3) i fattori specifici e aspecifici; 4) la integrazione e l’eclettismo; 5) due proposte paradigmatiche e che possono suscitare interesse per tutti gli approcci psicoterapeutici, quella di Fred Pine sulle “quattro psicologie” della psicoanalisi e quella di John Gedo su uno schema gerarchico di cinque principali modelli della mente rapportati ad altrettanti interventi tecnici; 6) la utilità di conoscere più modelli psicoterapeutici, e anche di avere fatto diverse esperienze di vita, allo scopo di “vedere” e “rispecchiare” meglio il paziente; 7) una riflessione filosofica, con riferimento alla posizione del filosofo Evandro Agazzi, secondo cui più punti di vista sullo stesso paziente costruiscono diversi “oggetti scientifici” riguardo a una stessa “cosa”, arricchendo il percorso di conoscenza, per sua natura interminabile.

Cesare Romano

La seduzione materna. Margarethe Hilferding precorritrice di Sigmund Freud

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Partendo dalla poco conosciuta relazione che Margarethe Hilferding, la prima donna accolta nella Società psicoanalitica di Vienna (SPV), tenne nel gennaio del 1911 sul tema dell’amore materno, si cerca di dimostrare che la relatrice anticipò di più di vent’anni la teoria di Freud della madre come prima seduttrice. Inoltre la Hilferding metterà in luce la reciproca rela- zione sessuale che intercorre tra la madre e il neonato, sottolineando l’esperienza erotica che li coinvolge entrambi ma soprattutto evidenziando che alla sessualità del neonato, descritto come un oggetto sessuale naturale per la madre, corrisponde una analoga esperienza erotica materna che non troverà riscontro neppure nelle opere più tarde di Freud, il quale non citò mai la Hilfer- ding se non per segnalarne l’esodo dalla SPV per aderire al gruppo degli adleriani. Margarethe Hilferding, nonostante il suo contributo pionieristico, è del resto ignorata dalla maggior parte della letteratura psicoanalitica.

Giuseppe Civitarese

Essere o non essere Habermas. Una risposta alla controreplica di Mauro Fornaro

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Criticando le interpretazioni che Civitarese (2023a, 2023b) ha dato dei filosofi cui si appoggia per giustificare la sua concezione di intersoggettività, Fornaro (2023b) trascura la sto- riografia recente che annovera ricercatori di primo piano.

Mauro Fornaro

Intersoggettività: questa sconosciuta. Controreplica a Civitarese

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Dopo aver ricordato l’accordo con Giuseppe Civitarese (2023a, 2023b) su importanti tesi, viene evidenziato come le divergenze riguardino la rassegna di filosofi e altri pensatori – sulla quale si sollevano perplessità sotto il profilo del merito e del metodo – che Civitarese ha considerato al fine di suffragare una nozione accettabile di intersoggettività. Non risulta pertanto una definizione chiara di intersoggettività, nonostante gli intenti dichiarati da Civitarese (2023a).

Viene data una risposta alle osservazioni critiche contenute negli interventi di Ferro & Riefolo (2023) e di Fornaro (2023). I punti principali sono, nel primo intervento, lo statuto della realtà in psicoanalisi, l’enactment, le varie concezioni dell’inconscio, la self-disclosure, il dialogo tra filosofia e psicoanalisi. Per quanto riguarda invece il secondo intervento, i temi af- frontati riguardano l’interpretazione del contributo di Husserl ai fini di una definizione migliore del concetto di intersoggettività in psicoanalisi e aspetti metodologici relativi all’utilizzo di no- zioni derivate dal pensiero speculativo.

Pur mirando con Civitarese (2023) a una nozione di intersoggettività in grado di giu- stificare un’idea di campo psicoanalitico basata sul “con-essere” analizzando/analista, viene sug- gerita l’inadeguatezza allo scopo della filosofia di Husserl, alla fin fine per una nozione di sog- getto (io trascendentale) aliena alla psicoanalisi. D’altra parte non va sottovalutata la differenza dell’approccio husserliano da quello di altri autori che pur si occupano fruttuosamente di inter- soggettività. Inoltre si sottolineano le difficoltà del passaggio dalla speculazione filosofica alla rilevazione clinica condotta nell’ottica di campo, e perciò occorre prestare attenzione agli speci- fici fenomeni trans-individuali, empiricamente rilevabili nel setting analitico.

Filippo Maria Ferro, Giuseppe Riefolo

Considerazioni sull’articolo di Giuseppe Civitarese "Sul concetto di intersoggettività in psicoanalisi"

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

In dialogo con il testo proposto da Civitarese (2023), si colgono alcuni punti di riflessione. L’intersoggettività sposta il vertice dell’interesse psicoanalitico dal soggetto all’“intersoggetto”. L’interesse psicoanalitico, quindi, da studio dei fenomeni si orienta verso un processo continuamente instabile e fluido. Tale processo individua campi e non più tòpoi in cui organiz- zarsi. La riflessione proposta vuole rilanciare le aperture proposte da Civitarese, e si orienta so- prattutto a sottolineare i tre livelli di intersoggettività proposti dalla infant research, preliminari alle posizioni più radicali del gruppo di Stolorow, e poi di Jessica Benjamin fino a quelle di Ogden. L’intersoggettività individua necessariamente un terzo tipo di inconscio, non solo dina- mico e preriflessivo, ma soprattutto non validato. Infine, gli enactment, emancipando l’azione dagli acting-out, assumono una funzione di evoluzione creativa del processo terapeutico.

Giuseppe Civitarese

Sul concetto di intersoggettività in psicoanalisi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Nella psicoanalisi contemporanea manca una definizione chiara di intersoggettività. In genere il termine si usa in riferimento a modelli di tipo relazionale e agli scambi che si realiz- zano tra due soggetti separati. Indica allora il profondo coinvolgimento dell’analista nel processo analitico. L’autore sostiene che questo tipo di uso, grosso modo come sinonimo di interazione o interpersonale, è banale e non è fedele al significato che riveste nella filosofia di Husserl. Il filo- sofo tedesco è stato il primo a parlare di intersoggettività per spiegare che se il soggetto ha ac- cesso all’altro e viceversa è perché sul piano ontologico sussiste già da sempre una dimensione di co-essere e co-implicazione reciproca (un campo trascendentale comune). Se dunque vogliamo formulare una definizione chiara e distinta, ma soprattutto specifica, di intersoggettività, dob- biamo recuperare questa intuizione e tradurla in princìpi coerenti di tecnica. In base a questi due semplici regole, fedeltà al significato speculativo originario del concetto e sua traduzione in stru- menti tecnici, diventa possibile differenziare i vari modelli di psicoanalisi.

Pier Francesco Galli

Editoriale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

A cura della Redazione

Libri ricevuti

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

A cura della Redazione

Schede

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

Livio Antonielli, Stefano Levati

Intervista a Carlo Capra

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

All’età di 84 anni Carlo Capra, uno dei fondatori di “Società e storia” nel lontano 1978, risponde ad alcune domande circa la sua esperienza di studioso e di docente di storia. Tra l’altro riflette sul rapporto tra sette e ottocento nel caso italiano e sottolinea l’importanza di affiancare alla ricerca originale anche saggi e libri rivolti al più vasto pubblico.

L’intervento inserisce comparativamente il brigantaggio nel Mezzogiorno d’Italia nel quadro della mobilitazione controrivoluzionaria del XIX secolo nell’area mediterranea, mostrando che il tratto unificante di queste esperienze è il patriottismo monarchico che rappresenta un’autentica cultura politica diffusa fra le masse popolari abituate all’uso delle armi e quindi capaci di sostenere il conflitto civile in nome dell’assolutismo contro il nuovo potere rivoluzionario.
Il contributo si sofferma su uno dei molteplici aspetti che emergono dal volume, ovvero le forme di legittimismo e controrivoluzione che si svilupparono nel decennio dell’unificazione italiana. A partire dall’analisi di Pinto sulla dimensione politica del brigantaggio, l’autrice si concentra, in primo luogo, sul rapporto tra questo fenomeno e le insorgenze più risalenti, interrogandosi sulla possibilità di individuare una “tradizione controrivoluzionaria” nella storia del Mezzogiorno. In secondo luogo, l’autrice passa ad analizzare il borbonismo nel quadro della controrivoluzione ottocentesca europea, sottolineando i limiti di tale progetto politico. Proprio la debolezza del progetto politico borbonico e, ancor più, del suo nesso con il brigantaggio, favorirono la delegittimazione di quest’ultimo come avversario politico da parte dell’ultimo soggetto evocato dal titolo, gli italiani. L’ampio ricorso a misure eccezionali da parte dello stato italiano, in fase di costruzione, fecero sì che esso assumesse immediatamente il volto dell’iper-stato per ragioni di sicurezza, in cui le esigenze statali incontrarono istanze della società meridionale.

Gianluca Albergoni, Gian Luca Fruci, Giulio Tatasciore, Pedro Rujula López, Laura Di Fiore

Controrivoluzione, patriottismi monarchici e violenza politica nel Mezzogiorno dell’ottocento

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

Il dossier che presentiamo ai lettori si compone di tre saggi, i quali propongono alcuni piani di lettura del volume di Carmine Pinto, La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici, briganti 1860-­1870 (Laterza, Bari-­Roma, 2019), assurto recentemente a punto di riferimento di una ricca stagione di studi centrata sul brigantaggio. Nel primo, Giulio Tatasciore, muovendo dalla considerazione dell’attualità del tema nel discorso pubblico, nel quale la figura del brigante sembra ricoprire in maniera crescente significati identitari e polemici, identifica quale chiave storiografica del volume in discussione la rilevanza del dato politico della violenza e la centralità del paradigma della guerra. Da tale prospettiva, l’autore sottolinea come nel volume di Pinto risulti enfatizzato il ruolo dei funzionari civili impegnati nel Mezzogiorno durante i primi anni della nazione risorgimentale, così come le pratiche di prevenzione e di polizia. Infine, Tatasciore suggerisce alcuni spunti critici e delinea possibili ulteriori prospettive di ricerca. Il contributo di Laura Di Fiore si sofferma invece su un altro tra i moltepli-­ ci aspetti che emergono dal volume, ovvero le forme di legittimismo e controrivoluzione che si svilupparono nel decennio dell’unificazione italiana. A partire dall’analisi di Pinto sulla dimensione politica del brigantaggio, l’autrice si concentra, in primo luogo, sul rapporto tra questo fenomeno e le insorgenze più risalenti, interrogandosi sulla possibilità di individuare una “tradizione controrivoluzionaria” nella storia del Mezzogiorno. Successivamente passa ad analizzare il borbonismo nel quadro della controrivoluzione ottocentesca europea, sottolineando i limiti di tale progetto politico e la conseguente difficoltà a essere percepito dagli antagonisti italiani come un avversario legittimo. Un quadro che spiega anche in parte l’ampio ricorso a misure eccezionali da parte dello Stato italiano, in fase di costruzione, per andare incontro a istanze della stessa società meridionale. Anche la prospettiva prescelta da Pedro Rújula López invita a inserire comparativamente il brigantaggio postunitario nel quadro della mobilitazione controrivoluzionaria del XIX secolo in area mediterranea, sottolineando come il tratto unificante di queste esperienze – accanto a quella dell’Italia meridionale viene focaliz zato il caso della Spagna durante le guerre carliste – vada individuato nel patriottismo monarchico, vera e propria cultura politica diffusa fra le masse popolari da tempo abituate all’uso delle armi e quindi capaci di sostenere il conflitto civile in nome dell’assolutismo contro il nuovo potere

Lo sviluppo della stampa moderna in Europa, tra la fine del settecento e la prima metà dell’ottocento, ha dato origine a una vasta produzione storiografica. Dall’emergere della storia politica centrata sul contenuto dei giornali, dopo la Seconda guerra mondiale, si è giunta nel corso degli anni novanta del novecento a una pluralità di storie dei media, fino alla recente comparsa di nuove problematiche, che hanno rinnovato i paradigmi precedenti e la conoscenza della “civiltà del giornale“ emergente. Nel presente articolo si propone un bilancio storiografico che confronta le ricerche tra uno spazio all’avanguardia nell’espansione della stampa, la Francia, e un altro meno avanzato, gli Stati italiani preunitari, che ha comunque conosciuto una vera e propria dinamica di sviluppo giornalistico.

Alessia Castagnino

Le traduzioni e la ricerca storica: primi bilanci e prospettive di ricerca

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 180 / 2023

Negli ultimi anni, numerosi studiosi provenienti da ambiti disciplinari differenti hanno sottolineato l’importanza delle traduzioni come fonti per indagare fenomeni di interesse storiografico. L’articolo ha come obiettivo quello di discutere alcune delle prospettive teoriche e metodologiche avanzate nel panorama europeo degli studi sulla traduzione. In particolare, l’attenzione è indirizzata su alcune delle riflessioni maturate nell’ambito dei Translation Studies e degli studi sul transfer culturale, a partire dal riconoscimento delle traduzioni come esiti di una negoziazione culturale e dall’interesse rivolto verso i traduttori. La ricostruzione fornirà l’occasione sia per inquadrare i primi tentativi di recepire queste sollecitazioni all’interno del dibattito storiografico (dall’elaborazione di una "cultural history of translation" da parte di Peter Burke, ai contributi degli studiosi di Enlightenment Studies), sia per avanzare ipotesi sui possibili sviluppi di tali linee di ricerca.

Ancora nel secondo dopoguerra, in Egitto, come in tutti i paesi dell’Africa coloniale, il contenuto dei giornali, in particolar modo le pagine dedicate alla politica internazionale, era in massima parte mediato dalle agenzie di informazione di Parigi, Londra, New York e Mosca. Un rapporto dell’Unesco del 1953 guardava con preoccupazione e queste dinamiche: come conciliare i principi di libertà e di uguaglianza con la presenza di pochi collettori e distributori di notizie che ricalcavano nei loro network le relazioni egemoniche di potere della politica internazionale? Attraverso la corrispondenza del bureau dell’Agence France Presse al Cairo tra il 1944 e il 1953, il contributo si propone di osservare il funzionamento di un’agenzia di stampa occidentale in un paese protagonista dell’età della decolonizzazione: l’Egitto era infatti strategico per il continente africano e il Medio Oriente e, soprattutto, sarebbe diventato il leader dell’anti-imperialismo e dell’anti-colonialismo. È poi possibile verificare, attraverso un’analisi della figura professionale del giornalista agencier, la presenza di interessi politico-diplomatici ancora molto forti nell’esercizio di quel mestiere; e tracciare alcuni nodi dell’interazione e della reciproca contaminazione fra agenzie di stampa occidentali e giornalismo arabo, nonché gli antitetici obiettivi politici di cui alcuni giornalisti egiziani si fecero portavoce.

Con il presente saggio l’autore intende analizzare la plasmabilità e adattabilità degli immaginari culturali su "Carbonari" e "Carboneria" nel Regno delle Due Sicilie, in connessione con precise contingenze storico-politiche e le pratiche di repressione del nemico politico tra la Restaurazione del 1815 e la rivoluzione costituzionale del 1820-21. L’autore ha per questo fine selezionato fonti di diversa natura per mostrare come i discorsi sulle "sette segrete" si articolino in documenti politici, testi letterari e rapporti di polizia, i quali hanno intessuto tra di loro un rapporto caratterizzato da prestiti, ibridazioni e contestazione.

A cura della Redazione

Gli autori

SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Fascicolo: 65 / 2023