RISULTATI RICERCA

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Valeria Rosato

Riflessioni per una Sociologia dei processi di pace

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 1 / 2023

La sociologia dei processi di pace è un ambito di studio poco sviluppato ma che possiede un enorme potenziale per la comprensione della natura e delle dina-miche delle società post-conflitto. L’autrice, partendo dai principali contributi della disciplina sul tema, analizza il pioneristico lavoro di J. D. Brewer che ha il merito di aver elaborato un interessante approccio sociologico allo studio dei processi di pa-ce.

Vera Kopsaj

Wars over a piece of land or a land of peace? Kosovo and Ukraine

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 1 / 2023

Understanding the Ukrainian situation through the description of the Kosovo war is the aim of this study. The analysis will revolve around three pairs of con-cepts: identity and territory, emotions and revenge, memory and forgiveness. It will be discussed whether, in a war, it is possible to speak of personal and social forgiveness in Ricoeur’s terms. In this sense, the analysis will focus on the relation-ship between forgetting and memory, in particular on what birth (of new genera-tions) "could not erase", making an accumulation of memory of the facts that re-generate in an increasingly destructive collective revenge. If, in a war, breaking the rule of reciprocity is the way to forgiveness, this means taking away the power of guilt to oblige the future. Liberation from negative feelings, through loslassen or "letting go", opens up a new perspective that changes every kind of relationship, both between individuals and between Countries.

Emiliana Mangone, Lucia Picarella

Un passato dimenticato tra Europa e Americhe: gli scienziati sociali di fronte alla guerra e alle dittature

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 1 / 2023

Questo articolo pone l’attenzione su alcuni scienziati sociali (Gramsci, Germani e Sorokin) e, in particolare, sul loro "posizionamento" rispetto alla guerra o altre forme di conflitti e oppressione (come le dittature) al fine di sottolineare come in realtà il "posizionamento" degli scienziati sociali possa ancora oggi incidere sulla costruzione dell’opinione pubblica e sui processi di pacificazione.

Gli obiettivi di questo articolo sono due: il primo è formulare alcune ipotesi in-terpretative sulla partecipazione degli scienziati sociali (soprattutto sociologi, politologi e psicologi) in quanto esperti al processo di costruzione del nemico nei conflitti politico-militari della modernità. Il secondo è individuare alcuni rilievi critici sul modo in cui l’expertise basata sulle scienze sociali si posiziona di fronte alla tragedia della guerra. L’articolo termina richiamando l’attenzione sulla necessità di ripensare, alla luce della razionalità emancipativa, il rapporto tra scienze sociali, potere e conflitti.

Fabrizio Battistelli

Guerra e discorso pubblico

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 1 / 2023

L’invasione russa e il conflitto in Ucraina confermano la debolezza del discorso pubblico in tema di guerra, in particolare da parte degli "esperti" - i mass media e i politici - che avrebbero la responsabilità di informare e di decidere. Di fronte al rischio di perdere la vita, bene supremo nelle società occidentali, governi e media mainstream occultano i costi della guerra, forti del tabù che scoraggia gli approfondimenti circa l’uso della forza. La posizione alternativa è rappresentata dall’ostilità (apparentemente irriflessa e in realtà storicamente motivata) dell’opinione pubblica e dalla preoccupazione (professionalmente basata) degli scienziati di fronte a una escalation che potrebbe condurre alla guerra nucleare.

A cura della Redazione

Recensioni

IL RISORGIMENTO

Fascicolo: 1 / 2023

Le campagne di abolizione dei regolamenti di prostituzione costituiscono un terreno di formazione della prima generazione di femministe italiane: esse guardavano in particolare alle inglesi che guidate da J. Butler fondavano nel 1869 la prima associazione abolizionista. Nei regolamenti esse individuano un attacco alla libertà femminile e un rafforzamento della supremazia maschile. Nel 1864 Anna Maria Mozzoni indica i regolamenti di prostituzione tra le forme di sottomissione contro cui battersi. Il primo abolizionismo italiano si diffonde tra le donne che avevano Mazzini tra i loro maestri e con il sostegno degli ambienti democratici, che posero la questione femminile nel contesto della rinascita nazionale.

L’articolo affronta il tema dell’anticlericalismo nell’Italia risorgimentale a partire da un episodio riguardante la Repubblica romana del 1849, ovvero l’uccisione di ecclesiastici da parte dei finanzieri stanziati a San Calisto. Nonostante la vicenda sia nota alla storiografia sul 1848-49 romano, la ricerca intende rileggere questo episodio di violenza anticlericale attraverso fonti archivistiche rimaste fino ad ora inutilizzate (atti processuali, memorialistica, carteggi, stampa periodica), cercando così di restituire una lettura degli eventi da più punti di vista e indagando anche in che modo la memoria degli eventi venne rielaborata negli anni successivi e quale uso propagandistico se ne fece.

Giacomo Carmagnini

Le traduzioni dell’Essai sur les garanties individuelles: una storia atlantica

IL RISORGIMENTO

Fascicolo: 1 / 2023

La vicenda dell’Essai sur les garanties individuelles (1818) testimonia la trasformazione di un’opera di teoria politica in uno strumento di azione. Il suo autore, P.-C.-F. Daunou, assume una rilevanza internazionale grazie alla proposta di un modello di stato capace di garantire ovunque le libertà individuali. Le traduzioni, situate in momenti cruciali delle rispettive storie nazionali, sono legate da un uso politico del Saggio, che diveniva la bussola ideologica con cui legittimare le rivendicazioni patriottiche. L’esame delle fonti dimostra l’apertura allo scenario atlantico nella riflessione dell’autore, che individua oltreoceano il terreno dove impiantare quei principi libertari e repubblicani divenuti ormai inattuali sul continente.

Vittorio Criscuolo

In difesa della lingua e del teatro italiani: Francesco Salfi e Mademoiselle Raucourt

IL RISORGIMENTO

Fascicolo: 1 / 2023

Nel novembre 1798 la celebre attrice francese Mademoiselle Raucourt, nota per le sue convinzioni legittimiste, recitò per alcune sere al Teatro alla Scala di Milano. La rappresentazione della Merope di Voltaire fu annullata per le contestazioni del pubblico verso un’opera ritenuta non repubblicana. L’episodio, finora mai preso in esame dagli studiosi, è interessante soprattutto per l’articolo pubblicato nel "Termometro politico" da Francesco Salfi, il quale, in linea con i programmi del giacobinismo italiano, riaffermò il valore della tradizione teatrale nazionale e sostenne la necessità di difendere dalla egemonia del francese la lingua italiana, principale fondamento della coscienza nazionale, in vista di una estensione del suo uso nelle classi popolari in sostituzione dei dialetti.

Giorgio De Michelis

C’è una rivoluzione in corso e il lavoro ne è pienamente investito

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2023

Il lavoro è oggi al centro di una crisi irreversibile causata dalla convergere di due fenomeni epocali: l’esaurissi definitivo del Taylor-fordismo, ormai incapace di dare senso alla vita degli uomini e l’esplosione della rivoluzione digitale. Questa, come affermato dal Michel Serres, è la terza rivoluzione soft, antropologica e sta mutando in modo irreversibile i rapporti tra le persone e tra loro e la conoscenza. Il lavoro umano ne è investito in modo radicale e si trova oggi tra il pericolo di una sua progressiva marginalizzazione a favore del lavoro standardizzato delle mac-chine (robot e Intelligenza Artificiale), e l’opportunità di fare un salto di qualità verso la professionalizzazione di tutti. Ma questo richiede consapevoli ed efficaci interventi sulle politiche nazionali e sovra-nazionali.

Maddalena Gambirasio, Silvia Ivaldi, Emanuele Testa

Il processo di selezione del personale come possibilità di apprendimento: il caso della Cooperativa Sociale Aeper

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2023

Il paper presenta un caso di ricerca relativo al processo di selezione del perso-nale di una cooperativa sociale operante sul territorio bergamasco. Il tema della valutazione è qui inteso come processo situato, strettamente connesso al contesto in cui viene applicato, anziché come procedura standard e universalmente appli-cabile. Obiettivo dell’articolo è evidenziare come la costruzione di pratiche a parti-re da una conoscenza situata, considerata come esito di un processo di costruzione sociale, sia una condizione necessaria affinché si produca una valutazione genera-trice di cambiamento. Il presente contributo propone un approccio creativo, conte-stuale e generativo, con l’intento di mostrare come la selezione del personale possa configurarsi come momento di ascolto interlocutorio. Per mezzo di tale processo di interlocuzione, da una parte, il neoassunto è in grado di venire in contatto con gli elementi della cultura organizzativa, valutandone la sintonizzazione su di essa, e, dall’altra, l’organizzazione può riconoscere le diversità, aprendosi alla negoziazione. Per questo motivo la fase di valutazione e selezione del personale può divenire occasione di cambiamento, trasformazione e, di conseguenza, apprendimento or-ganizzativo. Il paper si sofferma inizialmente sulla prospettiva epistemologica adottata, proponendo la sfida di una valutazione context driven, intesa come esito di un processo di negoziazione tra gli attori sociali che appartengono a una specifi-ca organizzazione. Successivamente l’articolo descrive il contesto di riferimento e la metodologia utilizzata la quale, in accordo con l’approccio proposto, ha consen-tito di raccogliere i dati a partire da un lavoro con i soggetti che abitano il contesto studiato. I principali esiti del presente studio sembrerebbero supportare una sinto-nizzazione dei lavoratori con la cultura organizzativa, sia in termini di identifica-zione, che di interpretazione operativa dei valori di riferimento, facendo supporre un’azione trasformativa del processo di selezione. In questo senso, quest’ultimo non solo diverrebbe strumento utile di individuazione di lavoratori idonei per la cooperativa, ma si configurerebbe come momento di apprendimento per il candidato e per l’organizzazione stessa, aprendo nuove direzioni per la ricerca sul tema della valutazione.