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Time and space significantly affect the autonomy and the care needs of people. In recent years, many countries have adopted an ageing in place strategy, which requires, however, an age-friendly built environment and a dedicated care system. This paper addresses the conditioning role of the built environment on the life of frail older people ageing alone at home. After a brief review of the debate, findings from the IN-AGE research carried out in three regions of Italy are presented, to conclude with some policy suggestions.
L’ambizioso progetto di Leonardo da Vinci del canale navigabile dell’Arno rafforza- va il sistema policentrico della pianura fra Firenze e Pistoia, valorizzando in chiave multifunzionale gli elementi ecosistemici. A metà del ’900 l’asse attrezzato di scor- rimento da Firenze a Prato ricalca il tracciato dell’idrovia ma, contrariamente alla visione leonardiana, si relaziona al territorio in un’ottica puramente funzionalista. L’articolo propone un confronto tra due visioni opposte di progetto del territorio.
Il controllo dell’organizzazione spaziale e funzionale della città attraverso il "digitale connesso" sollecita la conoscenza urbanistica della dotazione infrastrutturale, la quale, superando i tecnicismi, guarda alle relazioni multilivello tra il costruito, lo spazio aperto urbano e la società. L’articolo approfondisce, con un focus sulla città di Milano, il ruolo svolto dal Piano dei sottoservizi nelle analisi e nelle previsioni sugli assetti urbani, con particolare attenzione alla fibra ottica.
Il saggio discute le principali caratteristiche che il mercato del Partenariato Pubblico-Privato (PPP) ha assunto in Veneto nell’ultimo decennio. A partire da un accesso a dati raccolti da CRESME, la finalità è quella di fornire una lettura della diffusione territoriale a scala comunale dei PPP. Presentato un quadro delle principali caratteristiche di mercato di questo strumento di policy, il contributo si sofferma sulle iniziative promosse, con specifico riferimento al patrimonio edilizio scolastico.
In questo articolo esploriamo il potenziale di innovazione sociale (IS) dell’im- presa artigiana attraverso 6 iniziative realizzate a Venezia tra il 2015 e il 2021. Emerge che l’impresa artigiana può dare un forte impulso ai processi di IS me- diante l’utilizzo condiviso e creativo di competenze cognitive e tecniche. Inoltre, il potenziale di IS è tanto più grande quanto maggiore è la capacità di riconoscere l’IS come esito di un processo sociale e non come esito di un processo tecnico o tecnologico.
La residenza universitaria ha un ruolo centrale nella crescita sociale dello studen- te in un sistema di rapporti attivi tra università e città. Dal 2000 in Italia il tema della residenza universitaria è stato esplorato nell’ambito dell’applicazione del sistema della Legge 338/2000. Il contributo, pertanto, guarda criticamente alle po- litiche nazionali sulle residenze universitarie con l’obiettivo di verificare come e in che misura l’abitare l’università possa contribuire al vivere meglio la città.
L’articolo affronta un tema ancora poco indagato in letteratura, ma sempre più importante nelle pratiche: il ruolo dell’università come "innovatore sociale". L’università è infatti oggi chiamata a svolgere un ruolo sociale, diretto e proattivo come at- tore urbano, e ad essere una leva importante per i territori più fragili e in difficoltà. Questa messa a servizio dell’università viene indagata attraverso alcune esperienze di ricerca-azione, in particolare attraverso il progetto AuroraLAB a Torino.
The physiological epiphenomena and the concurrent and altered emotional and cognitive states exhibit themselves in the brain and peripherally as well. Depres- sion also carries allostatic changes related to inflammation and hormonal imba- lances, the same applies to anxiety and cognitive impairments. After examining alterations in scientific literature, we proceed with a cross-sectional study consi- dering a sample made of a group of elderly people from Northern Italy, in order to highlight potentially altered hematic levels of inflammatory markers in the serum in combination with depression, anxiety, and cognitive impairment me- asurements. As far as we know, inflammatory markers such as PLR and MLR have never been studied for this purpose in the elderly. Results exhibit differen- ces in the PLR between people with and without depression, differences in the NLR, PLR, and MLR between people with anxiety, and a predictive value in the WBC parameter, PLR, and TSH related to the cognitive state. The data suggest that, in given circumstances, inflammatory markers taken from plasma could help diagnose mental disorders and develop targeted treatments.
Nell’ultimo decennio la ricerca sull’utilizzo terapeutico degli psichedelici ha subito un’impennata, soprattutto per quanto riguarda la loro poten- ziale applicazione nel trattamento dei disturbi psichiatrici. In questi studi è stata indagata la sicurezza e l’efficacia delle varie sostanze psichedeliche, come gli psichedelici classici (psilocibina, ayahuasca e LSD) la ketamina e l’MDMA. Gli studi si sono focalizzati nel trattamento di diversi disturbi psi- chiatrici come la depressione, le dipendenze da sostanza e la sindrome da stress post-traumatico (PTSD). Inoltre, grazie allo sviluppo delle tecniche di neuroimaging è possibile indagare come queste sostanze modulino i di- versi network cerebrali, e come esse sembrino effettuare i loro meccanismi terapeutici. In questo articolo, verranno descritti gli aspetti generali delle diverse sostanze psichedeliche, dalla classificazione ai diversi meccanismi farmacologici sottolineando le differenze tra psichedelici classici e non. Inol- tre, verranno analizzate le diverse componenti della psicoterapia assistita da psichedelici con particolare riguardo alle variabili del set e del setting. Infi- ne, verrà effettuata una revisione della letteratura riguardante gli studi più importanti dell’ultimo decennio sul tema del trattamento di ansia e depres- sione con psichedelici classici e ketamina, dipendenze da sostanze trattate con psichedelici classici e ketamina e trattamento della sindrome da stress post-traumatico con MDMA.
Negli ultimi anni vi è stato un incremento dell’incidenza e della prevalen- za del tumore in Italia e nel mondo. Anche il tasso di mortalità post-pan- demico è in aumento rispetto agli anni precedenti. La CoViD-19 ha, infatti, creato un ritardo diagnostico e un inizio di cura tardivo, riducendo così in molti casi la probabilità di guarigione. Nei siti ufficiali dedicati all’informazione sul cancro in Italia (Aimac, Airc), nei report di associazioni nazionali come l’Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom) e nella pagina "prevenzione dei tumori" del Ministero della Salute sono ri- portati i fattori di rischio della malattia oncologica, ma non sono citati gli aspetti psicologici nonostante le evidenze sempre più numerose sul loro significativo contributo. La seguente revisione narrativa ha lo scopo di evidenziare, grazie ai complessi meccanismi epigenetici, l’influenza sulla carcinogenesi dei fattori di rischio più noti e condivisi come gli stili di vita e l’ambiente, ma anche di quelli meno pubblicizzati, come il contesto sociale e la percezione del sé. Questa complessa multifattorialità della malattia oncologica può rappresentare per i professionisti sanitari l’op- portunità di riorientare lo sguardo di cura in ottica Pnei promuovendo un approccio integrato.
La malattia di Alzheimer (AD) è prevalentemente sporadica e dovuta ad inte- razione tra fattori di natura genetica e ambientale. Molti dei potenziali fattori ambientali di rischio per l’AD sono in grado di indurre modificazioni epigene tiche, un aspetto a lungo tempo ignorato negli studi atti a valutare le interazioni geni-ambiente in questa malattia. In questo articolo l’autore descrive i fattori genetici e ambientali di rischio per l’AD e come le loro interazioni potrebbero in parte essere mediate da meccanismi epigenetici
Il latte materno viene riconosciuto dalle più importanti società scientifiche come alimento benefico per il bambino e la nutrice sia a breve che lungo termine e l’al- lattamento al seno esclusivo viene dalle stesse consigliato per almeno i primi sei mesi di vita. Se i benefici a breve termine possono essere ricondotti alla azione di- retta di sostanze (nutrienti e non) presenti nel latte materno, quelli a lungo termine hanno radici più complesse di natura epigenetica. I meccanismi attraverso i quali il latte materno agisce epigeneticamente sono essenzialmente tre; attivazione degli enzimi che producono le marcature, attivazione di recettori nucleari, produzione di metaboliti epigeneticamente attivi da parte del microbiota. È recente la scoperta di esosomi del latte materno contenenti microRNA differenti da donna a donna. Tali esosomi hanno il potere di attraversare l’epitelio intestinale ed arrivare intatti, con il loro carico informazionale, a tutti gli organi del lattante. Il MOM (Milk Oriented Microbiota) contribuisce a produrre acidi grassi a catena corta (SCFA) capaci di condizionare il "programma epigenetico" del lattante
Gli ultimi dieci anni di ricerca epigenetica possono essere sintetizzati in tre filoni principali. Abbiamo avanzamenti nella conoscenza: 1) dei meccanismi epigenetici, soprattutto dell’immenso mondo degli RNA non codificanti; 2) dell’epigenetica delle prime fasi della vita, inclusa l’epige- netica transgenerazionale; 3) degli effetti molecolari degli stati mentali e delle terapie non farmacologiche (come la psicoterapia e le tecniche di gestione dello stress) e dei comportamenti (nutrizione e attività fisica). L’articolo, che si basa sulla seconda edizione del libro Epigenetica e Psi- coneuroendocrinoimmunologia, scritto dagli Autori, passerà in rassegna questi argomenti con lo scopo di fornire una visione d’assieme dello stato della ricerca nel campo dell’epigenetica.
Il lavoro dello psicologo per la tutela dei minori comporta problemi di formazione tecnica e professionale specifica, che può essere acquisita prevalentemente dopo la laurea e la abilita-zione, anche se la consapevolezza deontologica della specificità del settore giuridico -specie quando si interviene su maltrattamenti e abusi - andrebbe formata già nei percorsi di base. Necessaria è altresì la formazione transdisciplinare alla gestione delle relazioni tra i professionisti che collaborano per la tutela dei minori, specie nei contesti giudiziari. Su questi aspetti si auspica l’apertura di un dibattito che porti a proposte di rinnovo delle procedure di intervento sulla tutela dei minori, e della relativa formazione.
Il lavoro clinico con adolescenti figli di genitori separati costituisce il nucleo di queste ri-flessioni, dedicate alla delusione affettiva vissuta a seguito di tale evento familiare. Questa attività, riferita ad un ambulatorio territoriale (in due comuni dell’area fiorentina Nord-Ovest) del Servizio di Salute Mentale Infanzia e Adolescenza dell’Azienda USL Toscana centro, si inserisce nel contesto del mandato istituzionale di tutela del minore e di sostegno alla famiglia che il Servizio sanitario riceve dai tribunali nei casi di separazione conflittuale. A partire dai risultati delle ricerche recenti sull’argomento vengono presentate alcune considerazioni teoriche di carattere evolutivo-intersoggettivo e esperienziale-affettivo. Infine sono proposte alcune considerazioni riguardo all’intervento clinico.
In Italia oltre 77.000 bambini e adolescenti sono presi in carico dai servizi sociali perché vittime di una qualche forma di maltrattamento. In particolare, la patologia delle cure (incu-ria, discuria e ipercura) seguita dalla violenza assistita, risultano essere la prima forma di maltrattamento nel Paese. Nonostante sempre più persone siano a conoscenza della sua dif-fusione, il maltrattamento infantile rimane ancora oggi un fenomeno nascosto, non denun-ciato e sottostimato. CESVI, da sempre impegnato nel contrasto alla violenza su bambini e adolescenti attraverso progetti di protezione dell’infanzia, dal 2017 interviene in Italia atti-vando un programma multiregionale volto alla prevenzione del maltrattamento infantile.