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A cura della Redazione

Convegni

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2021

Gabriele Ragozzino, Adele Fabrizi

Il trapianto di pene: una nuova sfida per la medicina e la sessuologia

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2021

Il trapianto di pene è un intervento ancora sperimentale e alternativo alla fal-loplastica. Questo trattamento presenta maggiori benefici, ma anche maggiori ri-schi per i riceventi dell’organo e gli effetti a lungo termine sono ancora sconosciuti. Ad oggi ci sono stati solo cinque casi al mondo e quasi tutti hanno dato risultati incoraggianti sia dal punto di vista fisiologico che psicosessuale. La perdita del pe-ne può essere vissuta come un trauma che porta le persone ad isolarsi e, in alcuni contesti culturali, ad essere stigmatizzate, e questo ha conseguenze sulla sfera psi-cologica, sessuale, sociale e relazionale della persona, sia per il forte valore simbo-lico del pene, sia per la sua funzione anatomica. È importante indagare le fantasie e le aspettative sia del ricevente affinché all’intervento non venga associato un effetto miracoloso, che del personale medico affinché ci sia una comunicazione chiara con il paziente su rischi, benefici e possibili alternative. È consigliato un pro-cesso di valutazione psicosessuale del paziente in modo che possano essere valu-tate le sue risorse intrapersonali e interpersonali poiché l’intero iter terapeutico è lungo e difficoltoso per via del suo impatto sull’identità della persona e del lavoro di integrazione del nuovo organo nel Sé. Quindi è importante, laddove è possibile, rendere partecipe del percorso anche famiglia e partner. La figura dello psicoses-suologo è quindi fondamentale sia per la natura intima del trattamento, sia per gli aspetti della vita coinvolti e il suo coinvolgimento è consigliato per tutto l’iter tera-peutico per ridurre le possibilità di un rigetto psicologico and il sorgere di disagi psi-cosessuali.

Francesca Lissandrello

Definire l’infedeltà e le sue conseguenze: una prospettiva clinica

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2021

L’infedeltà è uno dei temi più difficili da affrontare sia per le coppie che ne so-no coinvolte sia per i clinici che se ne occupano. Nonostante essa sia un fenomeno molto diffuso, la ricerca in merito rimane limitata. La complessità del costrutto rende infatti difficile la sua definizione. Questo studio ha l’obiettivo di sistematiz-zare le ricerche presenti in letteratura sulla definizione di infedeltà, sulle sue conse-guenze e sulle implicazioni cliniche. È stata condotta una revisione della letteratura scientifica degli articoli pubblicati dal 1987 fino ad aprile 2021. Dagli studi analiz-zati è emerso che i ricercatori, i clinici e la popolazione generale concettualizzano l’infedeltà in maniera differente e che le conseguenze di questa possono essere le più disparate e sono diverse per la parte tradita, per il fedifrago e per l’amante. È stato riscontrato che le coppie che rimangono insieme dopo un tradimento sono quelle che ne parlano e iniziano una psicoterapia. Non esistono modelli di interven-to evidence-based specifici per l’infedeltà, ma la fiducia e il perdono sono gli ele-menti centrali dell’intervento psicologico. Risulta necessario ampliare le conoscen-ze in merito e sviluppare degli strumenti specifici che permettano ai clinici di navi-gare in questo processo.

Rosario Valentino Simone Giordano

Conoscersi, ma da lontano: Una review sul fenomeno del dating online nella popolazione eterosessuale

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2021

Il presente lavoro mira a trattare alcuni aspetti relativi all’utilizzo delle piatta-forme di dating online da parte della popolazione eterosessuale. Dopo avere spie-gato, nell’introduzione, il loro funzionamento generale, si procede all’analisi dei più importanti tratti di personalità legati all’utilizzo di questi servizi. Vengono successi-vamente trattate alcune strategie per la creazione del proprio profilo. Si affrontano poi alcuni dei più comuni rischi legati all’utilizzo dei sistemi di dating, come il cat-fishing o la pratica di avere rapporti sessuali non protetti con partner incontrati on-line. In conclusione, sono riportati i limiti del lavoro ed eventuali prospettive future di ricerca su alcuni aspetti del fenomeno ancora poco conosciuti.

Sarah Pedrazzi

Sessualità e gravidanza: tra tabù e disinformazione

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2021

Il presente elaborato si pone l’obiettivo di offrire un quadro generale sulla ses-sualità durante il periodo perinatale (dalla gestazione ai primi anni di vita del bambino). I cambiamenti fisici e psicologici associati a gravidanza, parto e post-parto possono influenzare sia la vita sessuale della donna, che la salute sessuale della coppia. È indispensabile approfondire questi temi che sono spesso trascurati, considerati disgiuntamente e ancora circondati da troppi tabù e pregiudizi. Questo articolo passa in rassegna gli studi esistenti che trattano queste tematiche per offri-re una panoramica generale e approfondire e discuterne i limiti per considerazioni a più ampio raggio. La letteratura evidenzia un declino nelle funzioni sessuali du-rante la gravidanza, che continua poi ad esperire nel periodo post-parto. Questo contributo si conclude mettendo in luce i servizi che bisognerebbe incrementare per risolvere la situazione attuale contaminata da disinformazioni e falsi miti: corsi di aggiornamento per operatori sanitari, affinché si rompano in primis i tabù all’interno dello staff medico; corsi di accompagnamento alla nascita per coppie, per far sì che la madre si senta sostenuta, il padre sia informato e preparato, e che si sviluppi una comunicazione efficace tra i due prima della nascita del bambino; consulenze sessuali post-parto per le coppie che hanno difficoltà a riprendere l’intesa sessuale.

Federica Giampà, Stefano Magno, Laura Agostini, Annalisa Di Micco, Claudia Maggiore, Bianca Maria De Cesaris, Roberta Rossi, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Tumore al seno e sessualità: uno studio esplorativo sugli aspetti psicologici e affettivi

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2021

Il tumore al seno è la forma di cancro più frequente e, ancora oggi, nonostante vi sia stato un miglioramento della prognosi, esso rimane la prima causa di morte da tumore nelle donne. L’obiettivo del presente studio è stato quello di valutare la qualità della vita e indagare gli aspetti psicologici, sessuologici ed affettivi in donne affette da carcinoma mammario, ponendole a confronto con un gruppo di con-trollo e identificare le possibili differenze. Il protocollo, composto da strumenti self-report, è stato somministrato a 97 donne suddivise in due gruppi: il gruppo clinico (n = 44 donne con tumore al seno in menopausa iatrogena) e il gruppo di controllo (n = 53 donne in menopausa). Le analisi hanno cercato di indagare quali domini hanno determinato la significatività nel confronto tra i due gruppi. È stato valutato il funzionamento sessuale (FSFI) e il distress (FSDS), il funzionamento psicologico (SCL-90-R) ed emozionale relativo alla sessualità (PANAS). Le donne con cancro al seno in menopausa iatrogena hanno mostrato maggio-ri difficoltà sessuali rispetto alle donne in menopausa naturale. Similmente, sinto-mi come ansia e depressione sono presenti in maniera più o meno sfumata nelle donne in menopausa naturale, mentre acquistano maggior valore in quelle in cui la menopausa è stata indotta precocemente. I dati che emergono dallo studio hanno risvolti notevoli sia per ricerche future che per l’attività clinica, sottolineando come la prospettiva biopsicosociale sia fondamentale per comprendere a pieno il vissuto personale e relazionale connesso alla patologia.

Donato Berardi, Filippo Galimberti, Antonio Pergolizzi, Michele Tettamanzi

La transizione ecologica: dalle persone alle politiche e viceversa

ECONOMIA PUBBLICA

Fascicolo: 3 / 2021

È necessario ricostruire i modelli di produzione e di consumo, abilitando il reddito come strumento in grado di generare sostenibilità. Tra gli strumenti atti a misura-re la relazione tra ambiente e sviluppo economico vi sono la curva di Kuznets e il disaccoppiamento: il primo indaga i modelli di consumo e il rapporto che inter-corre fra il reddito pro capite e l’inquinamento prodotto da ciascun cittadino quale relazione tra reddito e diseguaglianza sociale. L’ipotesi di questa teoria è che al crescere del reddito pro capite l’impatto ambientale cresca fino a segnare un picco, per poi decrescere disegnando una curva ad "U rovesciata". Il disac-coppiamento, invece, si occupa dei modelli di produzione e ha un’accezione più ampia, studiando l’esistenza di un sistema nel quale il benessere e la qualità della vita delle persone possono crescere senza generare ulteriore pressione sull’ambiente: in altre parole, quando alla crescita economica non corrisponde un aumento proporzionale della produzione di rifiuti da parte delle attività eco-nomiche. Il progresso tecnologico è chiamato a trovare il modo di coniugare il miglioramento del tenore di vita con la tutela dell’ambiente. Se i modelli di con-sumo saranno orientati all’ambiente anche la produzione vi si dovrà adeguare. È questo il senso più intimo della transizione ecologica.

Questo articolo prende avvio da una sintetica illustrazione del ruolo e degli obiet-tivi che le liberalizzazioni e la regolazione economica hanno avuto dagli ultimi due decenni del secolo scorso a oggi. Tutto ciò anche perché questo è ancora il modello di riferimento contenuto nelle norme comunitarie vigenti per i settori dell’energia e che resta parte integrante del Green New Deal. La crescente consapevolezza delle conseguenze derivanti dal climate change e della disponibilità di nuove tecnologie nei settori energetici, nonché in quelli a questi contigui, fra i vari impulsi al cambiamento che sta generando, sta metten-do in discussione anche questo modello di riferimento. L’articolo, illustrati i motivi che stanno alla base di questa messa in discussione e i principali punti aperti di questo confronto, si focalizza sul nuovo ruolo che consumatori, imprese e settore finanziario possono avere nella gestione del cambiamento climatico e della adozione delle medesime nuove tecnologie.

In questo lavoro vengono affrontati due temi molto rilevanti nel dibattito eco-nomico relativo alla configurazione ottimale dei settori idrico e fognario. In par-ticolare, viene discussa la letteratura empirica internazionale che ha analizzato l’esistenza di possibili economie di scopo derivanti dalla gestione congiunta del servizio idrico al dettaglio e all’ingrosso. A questo proposito, la maggioranza degli studi esaminati tende a identificare l’esistenza di non trascurabili economie di integrazione verticale, soprattutto nel caso di operatori di medie e piccole dimen-sioni. Inoltre, viene passata in rassegna l’evidenza empirica relativa alla presenza di economie di scopo tra il servizio di depurazione e smaltimento delle acque reflue e le parti rimanenti della filiera del Servizio Idrico Integrato. Da questi lavori sembra di poter concludere che esistano di economie di scopo tra (alcune delle) componenti della filiera idrica e fognaria per imprese di dimensioni medio-piccole. In particolare, tali economie sarebbero presenti nei segmenti dove è più semplice condividere taluni fattori produttivi, oltre alla competenza tecnico-manageriale, quali il segmento relativo alla potabilizzazione dell’acqua e quello del trattamento e smaltimento dei reflui. Il lavoro discute infine l’applicabilità di tali risultati al caso italiano

L’articolo analizza brevemente le modifiche apportate alla disciplina della re-sponsabilità erariale dal d.l. 16 luglio 2020, n. 76 (c.d. "decreto semplificazioni") e dal d.l. 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. "decreto cura Italia"). I menzionati decreti-legge, nell’introdurre limitazioni a questa forma di responsabilità con specifico riferimento all’elemento soggettivo, rivelano talune criticità in punto di compati-bilità con l’art. 77 Cost. e con altri principi costituzionali, potendosi dubitare, in particolare, in ordine al rispetto del principio di responsabilità dei pubblici poteri e dei loro agenti, che anche in tempo d’emergenza deve ritenersi insuscettibile di deroghe, soprattutto attraverso l’esercizio del potere di decretazione d’urgenza

Lo scritto muove dalla constatazione che studi ed osservazioni empiriche illu-strano come la disomogenea distribuzione di informazioni tra soggetti che si tro-vano a negoziare alimenta l’incertezza e concede spazio all’opportunismo, in-nalzando i costi di transazione. Calando, però, la questione strategica della miti-gazione dell’opportunismo all’interno dei tre diversi ordini di rapporti chiamati in causa dalle negoziazioni pubbliche, ossia il rapporto tra pubblica amministrazio-ne e funzionari, tra pubblica amministrazione e concorrenti e tra pubblica am-ministrazione e contraenti, possono affiorare delle prospettive legittime che, uscendo dalle strettoie della modellistica contabile familiare alla prassi giuridica , consentano di acquisire e sfruttare nuova informazione, in corso di gara, adat-tando stime e proposte e consentendo, in tal modo, di guadagnare parecchio in termini di efficienza. In definitiva ed in sintesi, teoria ed esperienza, che trovano ampio supporto ed ispirazione nel diritto europeo, inducono a pensare che l’obiettivo di innalzare efficienza e convenienza dei meccanismi di gara postula il ricorso a modelli di-versificati, aperti a gradi variabili di flessibilità. A ben vedere il diritto europeo, assumendo il patrocinio di procedure contrattuali più aperte e di criteri di bilan-ciamento più flessibili, ispirati dall’idea che la stretta sorveglianza dei funzionari e delle amministrazioni non sia la finalità incondizionatamente prioritaria, ac-credita piuttosto l’idea che gli oneri del formalismo vadano sopportati soltanto sinché si può supporre che ne discendano benefici superiori in termini di stimolo all’intensificazione degli scambi. Lo scritto approda alla conclusione che l’efficienza vada considerata alla stregua di una variabile endogena, e non esogena, rispetto alle politiche di promozione della concorrenza. Onde, sarebbe utile convalidare anche nel nostro ordinamento un criterio di libertà delle forme procedimentali, almeno per i cosiddetti contratti esclusi, che non sempre e non necessariamente siano tenute a tradursi in procedure di gara, fatta salva la possibilità di accesso alla tutela giurisdizionale per l’aspirante che dimostri di aver subito gli effetti lesivi e discriminatori della violazione dei principi generali.

Stefano Lorusso

Gestione delle aziende pubbliche: dal "principe" al valore pubblico

ECONOMIA PUBBLICA

Fascicolo: 3 / 2021

Il contributo propone una analisi dei diversi approcci che hanno caratterizzato la gestione delle aziende pubbliche. Partendo dalle prime suggestioni di Machiavelli sono riportati i diversi approcci in modo cronologico, evidenziando per ciascun modello l’aspetto concettuale mag-giormente rappresentativo. Ogni modello risente dell’assetto istituzionale di rife-rimento che definisce priorità e finalità, ed è così che partendo dallo stato di dirit-to si arriva a quello che è comunemente definito lo Stato relazionale. Nel tempo cambia il focus dell’azione della pubblica, che dapprima si concentra sulle procedure e le regole per poi per poi focalizzarsi sui risultati. Negli ultimi an-ni, poi, nella gestione pubblica diventano rilevanti le istanze provenienti dai di-versi attori e organismi sociali intermedi. La prospettiva fondamentale diventa la costruzione di relazioni, interazioni collaborative e partenariati tra soggetti pub-blici e privati. Attraverso poi la metafora dell’analisi sistemica per ciascun mo-dello si evidenzia l’elemento costitutivo dell’organizzazione pubblica (struttura, meccanismi operativi e processi) che diventa predominante. In conclusione in ragione della rappresentazione fornita, il lavoro si sofferma sull’evoluzione del ruolo della popolazione di riferimento di ogni pubblica amministrazione.

Gli Stati membri dell’Unione Europea condividono la politica monetaria e sono indirettamente responsabili del debito complessivo dell’eurozona. Da ciò l’importanza di bilanci omogenei e trasparenti nonché l’adozione di politiche di finanza pubblica condivise che, da ultimo, hanno portato all’ipotesi di emanare principi contabili pubblici comuni (EPSAS - European Public Sector Accounting Standard). Attraverso l’analisi del caso italiano, questo contributo propone alcune riflessioni critiche sull’opportunità di una regolamentazione contabile unitaria di rango eu-ropeo alla luce, da una parte, degli specifici obiettivi della ventilata riforma (il coordinamento e il controllo) e, dall’altra, degli inevitabili costi che essa produr-rebbe, anche in termini di incoerenza o ridondanza delle soluzioni individuate. Le implicazioni di ricerca e di policy sono rilevanti. Il rischio che sotto l’etichetta dell’armonizzazione passino soluzioni tecniche tanto complesse quanto inutili, che ne snaturino il senso e la portata, è concreto e va allontanato dall’agenda politica europea. Al tempo stesso va recuperato un chiaro rapporto tra gli stru-menti contabili delle riforme e risultati attesi dalle stesse, distinguendo, anche sul piano concettuale degli studi, il piano delle contabilità nazionali da quello delle contabilità per il governo.