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La necessità urgente di dare nuovo impulso alle organizzazioni sindacali può ricevere impulso e nuovo orientamento dai progressi della Scienza e appare chiaro che tra queste la psicologia potrebbe essere di grande utilità, in quanto orientata ad analizzare le esperienze e i comportamenti dei soggetti. Se da un lato, tuttavia, è vero che attraverso la psicologia tradizionale e i metodi quantitativi più noti si ottengono di fatto informazioni limitate, dall’altro però questo articolo mira a rendere conto delle metodologie della Psicologia Critica (Kritische Psychologie) come un’alternativa utile e per esplorare le ragioni per cui i lavoratori e le lavoratrici tendono oggi a (non) organizzarsi e a (non) impegnarsi nel sindacato. Per evidenziare la particolarità di una ricerca critico-psicologica in ambito sindacale, essa viene confrontata con la ricerca puramente quantitativa-psicologica e sociologica tradizionale nello stesso ambito. In questo scenario, il presente articolo presenta alcuni concetti centrali, implicazioni metodologiche e alcuni studi tematicamente rilevanti nel campo della Psicologia Critica. Il tentativo è quello di mostrare che questo nuovo approccio può essere adatto alle aspirazioni delle organizzazioni sindacali di contribuire all’emancipazione sociale delle classi lavoratrici.

Maria Luisa Maitino, Letizia Ravagli, Nicola Sciclone

Le riforme del sistema di imposte e benefici in discussione dopo la pandemia da covid-19

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2021

Il sistema italiano di imposte e benefici è da sempre oggetto di riforme. Attualmente, sono in discussione interventi di modifica dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle politiche di sostegno alle famiglie con figli. Durante la pandemia è tornato, inoltre, in auge il dibattito sull’introduzione di un’imposta patrimoniale, anche come mezzo per finanziare gli interventi a sostegno delle famiglie colpite dagli effetti economici del Covid-19. In questo lavoro è analizzato, attraverso un modello di microsimulazione fiscale, l’impatto di gettito e distributivo delle principali proposte di riforma in discussione. I risultati mostrano che una riforma dell’Irpef, aderente agli obiettivi che si è posto il legislatore, ridurrebbe l’imposizione sulle classi di reddito medio ma al contempo la capacità redistributiva dell’imposta. L’assegno unico e universale per i figli potrebbe avere effetti distributivi positivi mentre una patrimoniale avrebbe un valore simbolico di contrasto alle disuguaglianze.

In uno scenario mondiale aggravato dalla situazione pandemica e caratterizzato dall’acuirsi delle disuguaglianze, il tema delle differenze di genere assume un ruolo di assoluta centralità. Analizzati i principali elementi del gender gap e del differenziale retributivo di genere, anche in ragione dei più recenti studi ed analisi statistiche, nel contributo si è inteso indagare in diritto la possibilità di introdurre una tassazione di vantaggio per le donne, nel rispetto dei limiti imposti dal diritto unionale, dai fondamenti del sistema tributario italiano e dal principio di uguaglianza tributaria sancito dalla nostra Carta costituzionale. De jure condendo vengono valutate le possibili strategie, funzionali anche al quadro post-pandemico, che l’ordinamento tributario potrà adottare per il raggiungimento di una equità fiscale di genere, illustrando potenzialità e criticità della leva impositiva per ridurre e contrastare il gender gap attraverso una rimodulazione del sistema di tassazione dei redditi delle donne.

Daniele Canè

Prospettive della discriminazione qualitativa tra redditi di lavoro

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2021

La discriminazione qualitativa consiste nel trattamento differenziato di redditi, il cui possesso manifesta diversa capacità contributiva in ragione della fonte patrimoniale. Concorre dunque ad assicurare, più che derogare, all’uguaglianza tributaria. Poiché l’apprezzamento delle situazioni che esprimono capacità contributiva spetta al legislatore, nel limite della ragionevolezza della differenziazione e della coerenza della relativa disciplina, i vincoli più stringenti alla discriminazione qualitativa non sono di ordine costituzionale, bensì dipendono dalla struttura dell’imposta sul reddito. Le possibilità di discriminazione qualitativa tra redditi di lavoro sono dunque limitate nell’Irpef.

L’assetto attuale della tassazione dei redditi finanziari presenta consistenti profili di criticità, tra i quali assume un rilievo centrale la connotazione in senso proporzionale dell’imposizione sostitutiva prevista per tali proventi. Si tratta di una preferenza sistematica consolidata, che i più recenti interventi normativi in materia hanno ulteriormente esteso. Obiettivo del presente lavoro è verificare la tenuta sistematica di tale scelta, considerando se in una prospettiva di riforma vi sia spazio per una rivalutazione della progressività, da attuare con meccanismi impositivi tecnicamente adeguati al comparto reddituale in oggetto. Un ulteriore profilo di indagine concerne il principio di imposizione al lordo dei redditi di capitale: tale scelta è stata talvolta giustificata proprio in relazione al fatto che la maggior parte di essi sono tassati con forme di imposizione cedolare. Questa giustificazione, però, teoricamente prospettabile se la misura dell’imposizione sostituiva dei redditi di capitale fosse più bassa rispetto alle aliquote Irpef, attualmente non regge più ad una verifica empirica.

Cristian Perniciano

Erosione della base imponibile irpef e argomenti per una sua ricomposizione

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2021

L’Irpef, pensata come una imposta personale onnicomprensiva, in realtà non lo fu mai. Alle esclusioni delle rendite antecedenti alla sua stessa partenza, se ne sono poi aggiunte molte altre, specialmente negli ultimi 20 anni, riducendo di molto la progressività dell’imposizione del reddito nel nostro Paese. Per tutti i redditi non assoggettati all’Irpef non solo si fa patire all’Erario un gettito inferiore, ma si distribuisce il risparmio fiscale in maniera regressiva. Le ratio che hanno portato all’esclusione di rilevante base imponibile si dimostrano, alle attuali condizioni, non più così valide, quando non addirittura legate a ragioni di mero consenso elettorale ottenuto al prezzo di un sistema impositivo che ha perso razionalità ed equità. Nelle conclusioni si propongono soluzioni per ricomporre un sistema onnicomprensivo, o semicomprensivo, affrontando anche il necessario periodo di transizione e facendo tesoro dell’esperienza delle riforme di Vanoni.

Lorenzo Saltari

Quattro nodi maggiori del Sistema nazionale di istruzione in Italia

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 3 / 2021

Formazione, abilitazione professionale e reclutamento degli insegnanti. Ripensamento dell’autonomia scolastica nell’ambito di una più ambiziosa riforma dell’amministrazione. La denatalità come opportunità per utilizzare le economie in politiche sfidanti. Il raffor-zamento di una formazione tecnica superiore post secondaria ma non universitaria. Sono quattro aspetti sui quali la scuola italiana ha bisogno di urgenti misure di riforma per mi-gliorare la sua performance. Ma serve non prestare ascolto solamente alle "voci di dentro".

Anna Maria Poggi

La Repubblica e l’istruzione: alla ricerca del sistema nazionale

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 3 / 2021

In questo articolo l’A. sostiene che anche nel nostro Paese la scolarizzazione di massa non è stata una "marcia trionfale" e l’equilibrio tra efficienza (acquisizione di competenza) ed equità (uguaglianza nelle opportunità scolastiche) rimane un equilibrio instabile. Inoltre, la scuola italiana sconta un retaggio di divari che perdura perlomeno dall’Unificazione e con cui occorre costantemente fare i conti. Ma ciononostante, l’A. ritiene che vi sia un filo rosso che dall’Unificazione in avanti ha puntato sull’idea di strategie "nazionali" e che oggi deve ritrovare spinta e vigore, nel mutato contesto sociale ed economico.

Lorenza Violini

La scuola come comunità? Modelli per una riorganizzazione

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 3 / 2021

Le riflessioni del presente saggio si prefiggono di entrare nella complessa definizione del nucleo centrale ed essenziale di una istituzione, la scuola, che sta al cuore di molte funzioni pubbliche proprie di uno Stato costituzionale a impronta sociale. La ripresa del dato costituzionale, a monte di ogni trattazione istituzionale o normativa, è utile per identificare quegli elementi primigeni che reggono il sistema nel suo complesso quale è, per il nostro tema, la funzione educativa e, quindi, l’educazione in senso lato, apparentemente lontana dalle aride tecnicità dell’analisi giuridica ma profondamente innervata in molti degli snodi essenziali di ogni ordinamento che si voglia definire democratico, secondo tutte le declinazione in cui si esprime questa fondamentale qualifica dei nostri sistemi di governo.

Giuditta Matucci

Personalizzazione degli apprendimenti, eguaglianza, capacità

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 3 / 2021

Il saggio riflette sui limiti del sistema nazionale d’istruzione per ridefinire le ragioni di un suo ripensamento (anche) a fronte delle molteplici sfide imposte dalla società moderna. L’incapacità del sistema attuale di favorire lo sviluppo della personalità individuale di tut-ti, e ognuno, e di contenere le diseguaglianze presenti nella realtà sociale palesa l’urgenza di un cambiamento che sappia valorizzare le risorse e i talenti di ciascuno, senza abbandonare l’obiettivo di assicurare a tutti pari opportunità formative. S’indaga, in questo senso, sulla possibilità di realizzare un sistema d’istruzione universale, al centro del quale, accanto al tradizionale obiettivo dell’acquisizione delle competenze fondamentali, si valorizzi la personalizzazione degli apprendimenti.

Fabrizio Fracchia

"Costituzione scolastica": bilancio e letture prospettiche

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 3 / 2021

Partendo dai principi fondamentali della Costituzione, il saggio valorizza la prospettiva del "dovere" accanto a quella del "diritto". Dopo un focus istruzione, insegnamento e scuola, istruzione nella famiglia e extra-familiare, l’articolo analizza la disciplina relativa a studente e docente, il quadro delle competenze legislative, per concludere considerando alcuni problemi concreti e offrendo talune proposte operative.

Francesca Angelini

La scuola nella Costituzione: bilancio e letture prospettiche

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 3 / 2021

Dopo una breve riflessione sul ruolo della scuola alla luce dell’esperienza pandemica, l’articolo propone, in una prospettiva di diritto costituzionale, l’esame e l’evoluzione del-la disciplina costituzionale della scuola ripercorrendo tematicamente quella che può essere individuata come una sorta di tripartizione per capi, all’interno della stessa Costituzione, fra profili organizzativi, questioni attinenti alla libertà di insegnamento e, infine, profili relativi al diritto sociale all’istruzione. La trattazione, rispetto ad ognuna di queste parti, cercherà di ripercorrere l’attuazione che è stata data alla disciplina costituzionale della scuola, ma anche di assumere uno sguardo critico nei confronti dei problemi aperti e delle possibili visioni prospettiche.

Massimo Cavino, Fulvio Cortese

Editoriale

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 3 / 2021