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Starting from the first centenary of Carlo Cattaneo’s birth in 1901, the Author reviews the publication of his works in concomitance with the interpretation and diffusion of his thinking. From the first ample collection of writings, down to Bertani and other friends, to the anthology by Gaetano Salvemini, from Alessandro Levi’s monograph to the interpretations of Norberto Bobbio and Luigi Ambrosoli, the article shows the interweaving between the exegesis and the piecing together of Cattaneo’s dispersed works, the complete retrieval of which is being undertaken by the Italo-Swiss Committee set up in 1946. It ends with the new national edition of his works, which on the occasion of the 150th anniversary of his death in 2019 saw the publication of the fourth volume of his Lettere, the eighth volume in the entire collection.
The article discusses the issue of the prevention of violent radicalization processes (Khosrokhavar, 2014) in schools, in the Italian context, focusing on their jihadist-type declination, and it intends to propose an interpretation based on the intercultural approach (Schiavinato & Mantovani 2005; Mantovani, 2008; Schiavinato 2015) to the difference management in public contexts (Rhazzali, 2016). This perspective allows us to move the scientific debate away from the predominantly securitarian and emergency perspective, widely adopted by public policies, that removes from the political agenda the issue of an effective and fair management of cultural and religious plurality in the society and in the public space, by adopting an approach which is defined in the literature as “policed multiculturalism” (Ragazzi, 2015). Moreover, the securitarian discourse is a leading argument of some political parties and, encouraged by the mass media, is still dominant in common sense discourses. The intercultural perspective, on the other hand, proposes a more complex interpretation that includes not only the issue of immigration, but also allows to question the changes affecting society and everyone lives, in relation to the interconnections and exchanges that characterise the current era. It therefore considers personal and individual experience within a web of relationships co-constructed in everyday interactions, that are in turn situated in a wider social and cultural framework, which gives sense and influences them and, at the same time, is signified and influenced by them. The intercultural approach, in this respect, does not renounce taking a position of criticism and questioning of exclusion or inferiorisation dynamics, that operate both on interpersonal level and in everyday relationships, and on the broader level of the social processes that frame them.
Dix ans après un processus de soulèvement connu en tant que «printemps arabes», un chemin s’est ouvert à la faveur d’une structure de contre-pouvoir faite de violence politique (“Daech”[1]). De nouvelles réalités ont ainsi été observées dans le domaine de la violence et mettent en perspective les travaux scientifiques et les plus récentes recherches de terrain en la matière. Un des biais concerne les focus portants sur la présence contrastées des femmes dans le volet de la violence et de la non-violence. Les femmes sont ainsi étudiées en tant que productrices de violences symboliques, discursives ou effectives et tout autant comme leaders dans la résolution des conflits et dans la promotion du Peacebuilding et les voies de résilience. La présence de la mouvance “Daech” a ainsi révélé, en tant que liquide de contraste, le rôle qu’occupent les femmes dans des processus antagonistes de production de violence ou de lutte contre les diverses formes de violences. Cette double attention permet de clarifier, en premier lieu, les logiques de basculement dans l’extrémisme violent des femmes et de comprendre, dans second lieu, comment renforcer la capacitation du leadership féminin à la médiation, à la consolidation et au renforcement des compétences, ainsi qu’à l’empowerment féminin sur ces questions sociétales urgentes et fondamentales. Nous constatons, au travers de l’approche genre et générationnelle, que l’existence de cette mouvance a révélé une complexité de motifs d’enrôlement de toute une jeunesse marquée par la précarité, le déracinement social et par le sentiment d’opposition aux systèmes autoritaires et qui les a amenés à croire à un processus de «révolution» percolant vers l’intégration dans les rangs de l’extrémisme religieux. En ce sens, une série de mises en perspective permettent de déconstruire des idées reçues et ciblant le moteur idéologique de cette mouvance autant que la mobilisation du référentiel religieux comme source de mobilisation déterminantes des personnes ciblées depuis le contexte marocain. [1] Acronymie usité depuis 2013 pour “État islamique en Irak et au Levant” en arabe : ?????? ????????? ?? ?????? ?????? : ad-dawla al-islamiyya fi-l-?iraq wa-š-šam.
Radicalizzazione online e self-radicalization sono aree ancora poco analizzate all’interno della gamma dei fenomeni che conducono all’inasprimento ideologico e all’estremismo violento. In questo articolo, si esploreranno le principali ragioni dello stretto legame tra piattaforme online e pratiche di radicalizzazione e interventi di deradicalizzazione legati alle ideologie di matrice islamista. Le traiettorie di radicalizzazione dipendono da numerose direttrici incrociate: predisposizioni individuali e disposizioni contestuali; motivazioni psicologiche e questioni materiali; rivendicazioni identitarie e moventi politici. In questo senso, la costruzione narrativa delle esperienze, soprattutto dei giovani soggetti di seconda generazione, è determinante nel comprendere gli autoposizionamenti dei soggetti radicali, e nel ricostruire il display delle esperienze individuali. Le piattaforme, e più in generale i media, si configurano quindi come spazio di costruzione della realtà sociale. I mezzi di comunicazione digitali si sono dimostrati particolarmente efficaci nella disintermediazione delle pratiche di partecipazione politica: per quanto riguarda la radicalizzazione, queste si dimostrano rilevanti per finalità strumentali e per utilizzi comunicativi, incidendo sull’organizzazione e sulla socializzazione ai fenomeni radicali, mentre favoriscono la rappresentazione pubblica e la propaganda di tali fenomeni. Seppure il peso maggiore delle dinamiche di radicalizzazione sia imputabile a processi politici e sociali offline, alcune tecnicalità delle piattaforme interferiscono con le dinamiche di polarizzazione. Negli ultimi anni sono nate una serie di iniziative volte a limitare l’impatto delle piattaforme sulla radicalizzazione: queste iniziative coinvolgono attori pubblici, privati e organizzazioni di attori autonomi. Il contrasto della radicalizzazione online deve utilizzare strategie flessibili, contro-narrazioni e media literacy.
La trasformazione multireligiosa dell’Italia è uno dei più rilevanti fenomeni sociali seguiti ai flussi migratori, nonché una delle questioni più controverse. L’articolo entra nel merito del nuovo pluralismo e discute il rapporto tra le comunità religiose ristabilite dagli immigrati e i processi di integrazione che ne derivano. Dopo una rassegna della letteratura internazionale sul tema, il contributo prende in esame due casi studio rappresentativi dei tipi di pluralismo religioso: il caso dei sikh in provincia di Bergamo e dei cattolici filippini nella città di Milano; in chiave comparativa, si confronta il ruolo della religione per due significative esperienze di radicamento territoriale e di partecipazione economica degli immigrati in Lombardia. Nello specifico, in primo luogo, vengono ricostruiti i processi alla base dello sviluppo di una nuova geografia religiosa; si analizzano le differenti risorse che la partecipazione ai luoghi di culto fornisce ai fedeli sikh e filippini per fronteggiare le difficoltà derivanti dall’inserimento in nuovo contesto. Vengono poi esaminate le forme di accettazione nei confronti di tali tipi di pluralismo, e infine viene indagato lo spirito civico sviluppato invece verso la più ampia realtà sociale. L’articolo conclude mostrando come le comunità religiose, nonostante le difficoltà rilevate rispetto al loro riconoscimento, siano una risorsa per i processi di integrazione degli immigrati, con importanti ricadute per la società ricevente.
L’autore intende riflettere, dal punto di vista normativo, sulle policy poste in essere in materia di deradicalizzazione e di prevenzione dei fenomeni di radicalizzazione. Lo scopo è quello di individuarne i punti di debolezza e le contraddizioni.
La radicalizzazione è un nuovo costrutto e una nuova area di interesse affermatasi dentro molti ambiti disciplinari. Negli ultimi anni questo concetto è stato utilizzato principalmente per descrivere i processi di radicalizzazione religiosa, politica, per identificare comportamenti violenti basati su ideologie e credenze. Il contributo, partendo dai costrutti di radicalizzazione e terrorismo intende circoscrivere all’interno di questo dibattito una specifica area di riflessione pedagogica.
Il terrorismo è un fenomeno che deve essere considerato presente anche nelle fasi nelle quali non si manifesta in maniera tragica ed evidente. In questi ultimi decenni il terrorismo prevalente è stato quello che fa riferimento alla tradizione islamica, interessando gli scenari globali e manifestandosi anche nei paesi occidentali, intrecciandosi con altri processi quali la globalizzazione asimmetrica, l’aumento delle diseguaglianze, l’occidentalizzazione del mondo. È un fenomeno che deve essere analizzato anche pedagogicamente, ponendo particolare attenzione ai processi di radicalizzazione cioè a quell’insieme di esperienze che portano le persone coinvolte ad aderire alle ideologie e ai metodi terroristici. Un’analisi che deve collocarsi in particolare nei territori urbani caratterizzati da forte marginalità economica e sociale, dove possono svilupparsi simpatie e adesioni nei confronti del terrorismo, in particolare da parte di persone che hanno nella loro storia familiare migrazioni da paesi a religione islamica. Il territorio è considerato il luogo nel quale le dinamiche globali e i fenomeni generali trovano la loro espressione nel “qui ed ora” della loro materialità quotidiana e diventano vita vissuta: dalle migrazioni internazionali ai processi di delocalizzazione, dalla omologazione culturale ai moti di resistenza a tale omologazione. Il terrorismo si sviluppa anche in opposizione alla modernità, e in questo è associabile a ogni forma di integralismo che si richiama a un passato caratterizzato da una presunta dimensione comunitaria di unione materiale e spirituale. Questione pedagogica centrale diventa quella delle appartenenze, e dei processi educativi che possono rafforzare o indebolire il senso delle appartenenze. Ciò che si auspica è un’educazione che fornisca ai soggetti strumenti per disvelare e criticare le proprie appartenenze e ricercare modalità radicali e non terroristiche di critica al presente.
Il fenomeno dei giovani che scelgono progetti estremisti esige una riflessione che consideri i fattori educativi accanto a quelli di tipo economico e socio-politico. Nell’articolo si descriveranno le forme dell’estremismo giovanile (di stampo islamista, suprematismo bianco e ideologie di sinistra) e i diversi approcci usati dalla propaganda a loro diretta. Si tratta di veri e propri modelli formativi, online e offline, che tendono a ricostruire la visione del mondo dei giovani "radicalizzati". La risposta a un fenomeno così complesso va trovata in un’educazione alla cittadinanza inclusiva e in un’educazione interculturale critica.