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Maurizio Bergamaschi, Luca Daconto, Maria Grazia Montesano

Diffusione periferica e concentrazioni. La dinamica insediativa dei residenti stranieri a Bologna e Milano

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 2 / 2021

L’articolo analizza la dinamica localizzativa di medio-periodo (2001-2018) della popolazione residente straniera a Bologna e Milano. L’obiettivo è comprendere gli elementi in comune, le specificità e le trasformazioni dei modelli residenziali dei cittadini stranieri nei due contesti urbani Sud-europei. L’analisi statistica e spaziale dei più recenti dati amministrativi conferma l’assenza di fenomeni di segregazione urbana ed evidenzia la tendenza alla diffusione territoriale della presenza straniera e la crescente configurazione periferica delle aree con concentrazione. Le specifici-tà dei due casi suggeriscono inoltre la rilevanza dei fattori locali per comprendere i processi di insediamento degli stranieri. Dopo una sintetica rassegna della letteratura, sono presentati i risultati dell’analisi diacronica e, infine, viene messo in eviden-za il contributo che lo studio fornisce al dibattito sui modelli insediativi delle popolazioni straniere nei contesti urbani Sud-europei.

Alice Scavarda, Raffaella Ferrero Camoletto, Vulca Fidolini

Stranieri a tavola? Ridefinire i confini identitari attraverso le narrazioni alimentari

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 2 / 2021

Attraverso l’analisi di tre casi di studio che utilizzano tre approcci qualitativi diversi (l’intervista, la photovoice, l’etnografia virtuale), il presente articolo mostra come l’alimentazione nell’esperienza migratoria possa fungere da spazio, sociale e vir-tuale, reale e immaginario, per rivendicare confini simbolici che possono essere costruiti in modo nostalgico o riaffermati in quanto tratto distintivo che differenzia chi migra dall’autoctono. Allo stesso tempo, il cibo può operare come terreno di incontro e di ibridazione di tradizioni diverse, disvelando versanti talvolta insoliti o nascosti dei processi migratori.

Covid-19 has shed light on the Sino-Italian communities, usually perceived as a "minority model", based on their being considered as integrated, hard-working and silent. The media narratives about the relation between the spreading of the virus and the consumption of food framed as "disgusting" have neutralised the color-blindness usually applied to Asian migrants in Italy. The latent racism has been reinforced by a process of distinction focused on the disgust for an "abject" food. The reframing of the Sino-Italians as folk devils through the spread of gastro-panic has yet triggered processes of subjectivation, pushing them to make their voices heard on a public level. By the standpoint of 12 "Asian" restaurant owners in the city of Genoa, we explore the frame in which such dynamics have unfolded.

Il cibo influenza il modo in cui le persone si relazionano allo spazio e fanno casa. Attraverso la costruzione di una competenza culinaria, i migranti danno senso alle nuove situazioni, tra memoria e adattamenti alle grammatiche alimentari dei con-testi di accoglienza. Nell’articolo si intrecciano le voci di richiedenti asilo e rifugiati con quelle di operatrici e operatori. Proponiamo una visione interdisciplinare delle pratiche alimentari all’interno di un ventaglio di Centri d’Accoglienza Straordinaria (CAS) e del sistema ex-SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifu-giati) dell’area montana e prealpina delle valli cuneesi e della provincia di Lecco, con l’obiettivo di analizzare come spazi diversi generino possibilità distinte di uti-lizzo della "valigia del cibo" e come i nuovi arrivati abbiano agentivamente elabo-rato soluzioni creative di homemaking e di interazione sociale.

The paper argues the importance of food in the contexts of "forced migration" and the promising impact of enhancing food-related capabilities on refugees’ em-powerment and social inclusion. To support the argument, the Author presents a pilot project based on research-action and providing food training for 39 refugees hosted in Piedmont. The research findings show that a participatory approach to training that values prior culinary learning, and the use of narrative interviews elic-iting food stories, may favour empowerment and social inclusion. Recovering food-related agency within refugees’ unfinished journeys contributes to an em-powerment going beyond a sedentarist model of integration, namely a one-way and singularly place-bound demand of adaptation. Food agency is a basic enti-tlement that proves to be a major source of well-being for forced migrants, as well as a regenerative occasion for both healing ‘refugee gaps’, and providing a more sustainable approach to resources.

I richiedenti asilo sono un gruppo particolarmente vulnerabile a forme di insicurez-za alimentare. Esistono tuttavia pochi studi che analizzino l’ampiezza e le cause di questo fenomeno in Europa. Questo studio indaga la sicurezza alimentare tra i ri-chiedenti asilo nei centri di accoglienza norvegesi. Lo studio è stato condotto at-traverso un questionario somministrato a 205 richiedenti asilo in otto centri e un’osservazione partecipante. L’indagine mostra che il 93% soffre di insicurezza alimentare e che la loro dieta è poco variata. Le condizioni abitative rendono dif-ficile mantenere il ruolo dei pasti come forma di commensalità. Questa indagine mostra che il cibo, o per meglio dire la sua mancanza, diviene un modo per sottoli-neare la precarietà e l’esclusione sociale dei richiedenti asilo anche in una società, come quella norvegese, conosciuta per uno stato sociale universalistico che mira a mantenere il benessere dei suoi cittadini.

Mariasole Pepa

Cooperazione agricola Cina-Tanzania: innovazione o dipendenza?

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2021

Negli ultimi decenni i maggiori cambiamenti nella geografia dello sviluppo sono relativi all’ascesa dei paesi BRICS e in particolare alla Cina in Africa. L’articolo – servendosi dell’esempio fornito, attraverso una ricerca sul campo, dal Centro di dimostrazione tecnologica dell’agricoltura in Tanzania – si propone di esaminare l’evoluzione della cooperazione agricola Cina-Africa come rappresentativa di pratiche e modalità della cooperazione Sud-Sud. Il contributo interroga la presenza cinese in Africa come generatrice di relazioni di dipendenza e, allo stesso tempo, riflette sul ruolo della Cina come elemento di diversificazione della dipendenza africana. La ricerca condotta intende stimolare una riflessione critica sulla cooperazione agricola sino-africana, contribuendo al dibattito geografico circa lo sviluppo delle relazioni BRICS-Sud.

Luca Tricarico, Andrea Billi

Come organizzare le comunità energetiche? Un’ ipotesi di prospettiva metodologica osservando due casi studio i

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2021

La diffusione di iniziative comunitarie nell’ambito della produzione energetica sollevano molti interrogativi che richiedono nuove interpretazioni per l’analisi di tali processi. Tra queste, le Imprese di Comunità Energetiche rappresentano tipologie di organizzazioni specifiche, basate su piena proprietà collettiva e su schemi di investimento e collaborazione tra stakeholder locali in contesti territoriali definiti. Attraverso l’indagine di due casi di studio italiani, il presente articolo esamina l’operato di project manager, comunità ed altri stakeholder locali nelle diverse fasi del processo di coinvolgimento nello sviluppo delle iniziative. L’obiettivo principale è identificare una prospettiva metodologica con cui è possibile analizzare i processi di sviluppo locale realizzati da queste iniziative in una logica multi-stakeholder, confrontate con una survey sul “valore locale aggiunto” percepito dalla comunità di investitori nel progetto. Lo studio conclude con l’identificazione di alcune condizioni necessarie per realizzare il coinvolgimento della comunità locali in queste iniziative, delineando possibili competenze e strategie sperimentabiliall’interno del settore emergente delle Comunità Energetiche.

Recentemente l’UNESCO ha invitato gli studiosi ad approfondire lo studio delle dinamiche storiche e ambientali che hanno portato nel corso del tempo allo sviluppo di specifici ecosistemi e paesaggi, definiti come ‘bio-cultural heritage’. Raccogliendo questo stimolo, il contributo è dedicato a caratterizzare storicamente i pascoli alberati di larix decidua alpini: a partire dalla bibliografia sulla storia e sull’ecologia del larice, due casi studio di lariceti passati e presenti in Trentino sono approfonditi utilizzando un metodo geostorico che combina analisi di fonti documentali e osservazione di terreno. In conclusione, i lariceti risultano essere un prodotto di pratiche di uso e gestione delle risorse pascolive e forestali, capaci di fornire vari servizi ecosistemici, ma ad oggi a rischio di scomparsa.

Dario Bertocchi, Nicola Camatti, Jan van der Borg

Tourism Peaks on the Three Peaks. Using big data to monitor where, when and how many visitors impact the Dolomites UNESCO World Heritage Site

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2021

Overtourism studies are increasingly focused on the relationship between tourists and residents. This includes the livability of the destination and the well-being of its residents; the growth of the tourism sector (particularly unchecked or unlimited growth), as well as the threat to natural heritage, such as beaches and mountains. A number of researchers have also highlighted the popularity of the term, as well as the lack of a theoretical understanding of the implications of it, and practical solutions to the problems posed by overtourism. This research aims to monitor the impact of, and understand the problems posed by, overtourism through approaching the phenomenon through the lens of big data analytics. The location of thisresearch is a UNESCO World Heritage site in Italy, namely the Dolomites. By using telco data, we were able to apply a big data analysis of a destination in order to monitor the movement of tourists and day visitors. By analyzing their behaviour at the destination, it has been possible to quantify daily visitors and analyse how they impact this natural site. In addition, it has beenpossible to compare statistical data with big data, which offers new insights into tourism at the destination. This research, by exploiting the value of big data in tourism, creates a heritage usage rate as well as new indicators for the measurement of overtourism. Ultimately, this can help to control tourism flows and mitigate negative externalities.

Nico Bazzoli, Eduardo Barberis, Domenico Carbone, Joselle Dagnes

La didattica a distanza nell’Italia diseguale. Criticità e differenze territoriali durante la prima ondata C

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2021

Le misure intraprese dal governo italiano per il contenimento della prima ondata Covid-19 hanno avuto importanti ricadute sul mondo della scuola. Il diffuso ricorso alla didattica a distanza (DAD), pur avendo permesso un certo grado di continuità didattica in una situazione emergenziale, è stato accompagnato da numerose criticità che si sono innestate sulle condizioni di vulnerabilità preesistenti. Considerando le importanti disuguaglianze territoriali che caratterizzano il contesto nazionale, questo lavoro approfondisce alcuni impatti dell’implementazione emergenziale della DAD tra le regioni italiane. L’articolo fornisce misura delle relazioni tra alcuni elementi di divario territoriale e una serie di criticità – tra cui i livelli di partecipazione e le problematiche di apprendimento degli studenti, le principali difficoltà riscontrate dagli insegnanti e il loro grado di soddisfazione – che sono state rilevate attraverso una web-survey somministrata a un campione di oltre 3.000 insegnanti.

Anastasia Battani, Maurizio Memoli, Elisabetta Rosa

Public time-space, Interstices, Intersections and Traces-as-remains: Possible Chronotopes of the European District in Brussels

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2021

The most common image of the European Quarter of Brussels is built on the idea of a clean, free, safe and controlled space that attracts people with high economic, social and cultural capital, and a growing number of "passing" users (tourists or consumers). Against this background, our research aimed to investigate the nexus between the material, symbolic, normative and discursive construction of the EU district time-space, on one hand, and everyday life, on the other. To do so, we explored the potential of a rhythmic and nonrepresentational approach in deconstructing dominant socio-spatial-temporal representations, scraping off the layers of the commonly-known to unveil alternative chronotopes. In this article, we present and discuss a reinterpretation of our experience and discuss the results of our analysis through four chronotopes linked to the spatio-temporal rhythms we observed, rhythms we have called Public time-space, Interstices, Intersections and Traces-as-remains.

Maria Gemma Grillotti Di Giacomo, Pierluigi De Felice

In attesa dei risultati dell’ultimo Censimento generale dell’agricoltura. Come utilizzare i dati aderendo alla realtà territoriale: riflessioni di

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2021

L’ultimo Censimento decennale dell’agricoltura italiana: verso un’informazione più immediata o più astratta?  Nel primo semestre 2021 si è svolto il 7° Censimento generale dell’agricoltura italiana, l’ultimo caratterizzato – come i precedenti – da intervalli intercensuari a cadenza decennale e da un rilevamento diretto che ha coinvolto ciascuna e tutte le aziende presenti sul territorio nazionale.La disponibilità di migliori e più agevoli strumenti informatici di comunicazione e di informazione ha consigliato – e consentirà d’ora in poi – al nostro Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) di fare a meno del questionario cartaceo, permettendo così di raggiungere con maggiore immediatezza le unità produttive da intervistare e di accedere in tempi, assai più brevi che nel passato, ai dati raccolti in oltre un milione e 700 mila aziende agricole italiane. I primi risultati saranno, infatti, già disponibili nell’autunno dello stesso anno 2021 e quelli definitivi nella primavera del 2022. Si tratta di un salto di qualità che per un verso favorisce il contatto diretto dei rilevatori con gli operatori agricoli e per altro verso offre la possibilità di consultazioni rapide, facilitando così una più tempestiva messa a punto degli interventi politico-amministrativi destinati alle nostre campagne.

Informazione bibliografica

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2021

L’Informazione bibliografica del numero 3/2021 della «Rivista Geografica Italiana» presenta le recensioni dei seguenti testi:    Donna Haraway, Chthulucene. Sopravvivere in un pianeta infetto (Michele Bandiera) Cristiano Giorda, a cura di, Geografia e Antropocene. Uomo, ambiente, educazione (Marco Tononi) Paola Piscitelli, a cura di, Atlante delle città. Nove (ri)tratti urbani per un viaggio planetario (Marco Santangelo) Martina Tazzioli, The making of migration: The biopolitics of mobility at Europe’s borders (Silvia Aru) Mercedes Bresso, Claude Raffestin, I duecentocinquantamila stadi di Eratostene, al tempo del virus. Dialoghi fra un geografo e una economista ambientale, in giro per il mondo (Alessandro Ricci) Ernesto C. Sferrazza Papa, Le pietre e il potere. Una critica filosofica dei muri (Marcello Tanca) Vincent Berdoulay, Olivier Soubeyran, L’aménagement face à la menace climatique (Angelo Turco) Isabella Giunta, Sara Caria, a cura di, Pasado y presente de la cooperación internacional: una perspectiva crítica desde las teorías del sistema mundo (Mariasole Pepa) Sara Luchetta, Dalla baita al ciliegio. La montagna nella narrativa di Mario Rigoni Stern (Giacomo Zanolin) Edoardo Boria, Storia della cartografia in Italia dall’Unità a oggi. Tra scienza, società e progetti di potere (Anna Guarducci) Maria Luisa Sturani, Dividere, governare e rappresentare il territorio in uno Stato di antico regime. La costruzione della maglia amministrativa nel Piemonte Sabaudo (XVI-XVIII sec.) (Anna Guarducci) Egidio Dansero, Davide Marino, Giampiero Mazzocchi e Yota Nicolarea, a cura di, Lo spazio delle politiche locali del cibo: temi, esperienze e prospettive (Chiara Spadaro) Giorgio Osti, Elena Jachia, a cura di, AttivAree. Un disegno di rinascita delle aree interne (Raffaella Coletti) Lucilla Barchetta, La rivolta del verde. Nature e rovine a Torino (Alberto Vanolo)   Per leggere i contributi integralmente, cliccare sul quadratino in alto denominato “PDF”.

Questo articolo propone il concetto di ostipitalità (Derrida, 2000) per analizzare i collegamenti tra cibo, appartenenze e commensalità. L’osservazione partecipante e le interviste semi-strutturate permettono di individuare, nelle diverse aree e tra le tipologie di attività commerciali del mercato di Ballarò, le forme di "convivenza armata" fra autoctoni e migranti e di relativa prevalenza del "cotto" e/o del "crudo". Se il cibo cotto è ospitale a determinate condizioni, il cibo crudo ha maggiori probabilità di stabilire ostipitalità durevole oltre che condizionata. A Ballarò la prevalenza degli esercizi commerciali del crudo sembra costituire un freno rispetto alla delocalizzazione degli ipermercati e ai processi di disembedding tra economia e vita sociale urbana (Polanyi, 1944; Giddens, 1991).

Franca Bimbi, Paolo Gusmeroli

Commensality as citizenship. An Ethnographic Journey through Food and Migration

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 2 / 2021

This introduction to the special issue Food, Migration, Passages. Foodways which are brought and met, outlines encounters and misunderstandings between Migra-tion Studies and Food Studies. Focusing on the ambivalent power relations in both doing and writing ethnographies, we discuss the increasing concern for the analysis of the way in which material and cultural dimensions in food practices intertwine. The metaphor and reality of migrants’ "food suitcase", and the journey it makes, is used to consider analogies between commensality/conviviality in food dynamics and citizenship processes. The individual and collective acts of commensali-ty/conviviality define boundaries through secular rituals and normative require-ments, in the same way as citizenship policies define territorial and legal borders limit the inclusion of migrants. Food that circulates, in the next six articles, mirrors the inequalities and interdependencies of the subjects involved, as well as their dif-ferent possibilities of agency

Madan Biswal, Arun Kumar Acharya

Food Insecurity and Temporary Migration of Youth in India

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 2 / 2021

The agrarian economy of India continues to be a major source for providing food throughout the country, although, in the past two decades, the economy has grown at remarkable rates; however, the impact of high economic growth on food securi-ty has been to a certain extent minimal. This weak correlation between economic growth and food security in India has forced people to migrate from rural to urban areas. Using primary data collected from 60 youth migrants in Bargarh district of western Odisha, India, this paper examines the linkage between food insecurity and temporary migration. The results indicate that, food insecurity which is asso-ciated with household’s limited handholding or no lands plays an important role in the migration decision process, which is characterized by aspirations, planning and final decision to migrate. Migration has become a key component of livelihood strategies for an increasing number of rural households in the region.

Le migrazioni odierne costituiscono un cambiamento strutturale della società contempora-nea, manifestano i segni delle trasformazioni degli assetti geopolitici mondiali, le dinamiche della globalizzazione e gli effetti che essa sta producendo sulla società (Sassen, 2014; Geisel-berger, 2017; Bauman, 2017; Latour, 2017). Il mondo sta cambiando profondamente e al tempo stesso cambiano gli strumenti di lettura della società: la globalizzazione e lo sviluppo delle nuove tecnologie hanno creato interconnessioni ed interdipendenze che mettono in di-scussione categorie concettuali autoreferenziali ed etnocentriche. In questa prospettiva, le migrazioni globali e la crescente mobilità verso l’Europa rendono molto rilevante l’analisi dei processi di inclusione sociale in relazione alle risposte che offrono i sistemi educativi. Non si tratta più solo di accogliere migrazioni temporanee, ma di imparare a costruire insieme, e imparare ad abitare uno spazio comune in vista di insediamenti durevoli (Latour, 2017). Questo cambiamento induce a rivedere radicalmente il canone monoculturale della scuola, a ripensare le strutture organizzative, il progetto pedagogico e le sue matrici curricolari. Il cambiamento epocale di questi ultimi decenni induce ad assumere una nuova vision in cui la scuola è chiamata a confrontarsi con le trasformazioni che attraversano la società globale e con il riemergere della condizione antropologica dell’homo migrans, in movimento da una parte all’altra del globo attraverso infrastrutture fisiche e/o telematiche, che porta a ridefinire i contenuti della cittadinanza sociale in una prospettiva planetaria. Questa visione avvalora e rende ancora più urgente il progetto dell’«Educazione interculturale» che, ancora impro-priamente associata al governo dei flussi migratori e all’inclusione scolastica degli alunni figli di immigrati, rappresenta un’occasione di rinnovamento culturale per la società nel suo insieme. In questa ottica, l’articolo intende definire i caratteri dell’educazione interculturale e, a partire dall’analisi delle pratiche di inclusione scolastica degli alunni con background mi-gratorio, mettere a fuoco le competenze e le professionalità necessarie a fronteggiare la plu-ralità dei bisogni educativi che si pongono nelle classi scolastiche italiane al fine di integrare tutte le diversità.

Negli ultimi decenni il numero delle persone che vivono una parte significativa della propria vita adulta da soli è cresciuto esponenzialmente in tutti i paesi occidentali: in Italia una fami-glia su tre è composta da una sola persona e nelle aree metropolitane a essere composta da una sola persona è ormai una famiglia su due. Nonostante l’importanza che questo fenomeno ha assunto e nonostante l’impatto che ha sulle comunità, esso risulta ancora relativamente assente dal dibattito culturale così come dalla programmazione delle politiche sociali. Il testo lo affronta assumendo un’ottica di genere e, partendo dai dati raccolti attraverso una indagine condotta nella città di Milano su un cam-pione di novecentoottantotto persone di età superiore a quaranta anni che vivono da sole, descrive come queste hanno fronteggiato il lockdown e più in generale la pandemia da Covid-19.