RISULTATI RICERCA

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Ivana Pais, Paolo Borghi, Annalisa Murgia

High-skilled platform jobs in Europe: Trends, quality of work and emerging challenges

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

This article focuses on high-skilled jobs performed through digital labour platforms (DLPs) in Europe. First, it discusses the main typologies developed in recent years to classify DLPs according to the level of skills required of workers. Second, it pro-vides an overview of the available data and attempts to measure this growing phenomenon. Third, it focuses on the quality of high-skilled platform jobs in com-parison to both low-to-medium-skilled platform jobs and offline jobs performed by the self-employed. The analysis identified several typical characteristics of platform work that have been overlooked by the debate on the quality of work, which has hitherto mainly been based on dependent employment and offline work. Finally, we conclude by discussing the main challenges that DLPs pose in terms of quality of work.

Dora Gambardella, Rosaria Lumino, Emiliano Grimaldi

Vivere la professione accademica. Lo stretching out del soggetto accademico nell’università italiana in transizione

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

Il saggio ha l’obiettivo di contribuire al dibattito sulle forme molteplici del ‘vivere la professione accademica’ nell’università italiana contemporanea. Presenta i primi esiti di un’esperienza di ricerca sulle trasformazioni della professione realizzata a Napoli presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II realizzata attraverso la conduzione di interviste in profondità ad accademici nell’area delle scienze umane e sociali. Il lavoro è strutturato in due parti. Nella prima parte del saggio si tratteggiano le principali pressioni cognitive ed etiche sostenute e promosse dalla messa in azione di meccanismi di governo, classificazione, visualizzazione e incentivazione del campo accademico e dei suoi soggetti nell’università italiana. La seconda sezione del saggio, partendo dalle narrazioni del sé accademico proposte dagli intervistati, fornisce uno spaccato significativo dei diversi modi di ridefinizione della professione accademica nel quale si possono individuare due principali linee di tensione. La prima riguarda l’accountability verso i diversi pubblici e beneficiari del lavoro accademico, mentre la seconda riguarda i valori fondanti della professione accademica ed il rapporto tra professione ed organizzazione.

Il presente contributo analizza la relazione che intercorre tra il percorso professionale dei ricercatori universitari e le forme e i significati che questi assegnano al proprio Curriculum Vitae. L’autore si concentra nel collocare dal punto di vista teorico il dispositivo rappresentato dal Curriculum Vitae all’interno dei paradigmi governamentali istituiti dal neoliberalismo e delle relazioni sociali da essi determinati. In questo senso, l’emergere di quello che in letteratura è definito come un Self Neoliberale è particolarmente visibile all'interno delle strutture standardizzate che organizzano un "buon CV", il quale agisce in modo performante nel dare una specifica forma alle soggettività accademiche. Dal punto di vista empirico, l’autore mette in relazione le informazioni raccolte attraverso ventiquattro interviste in profondità a ricercatori e ricercatrici precari italiani con l'analisi dei CV che gli stessi soggetti avevano inviato prima dell'intervista stessa.

Emiliano Bevilacqua, Davide Borrelli, Marialuisa Stazio

Giochi di verità, cultura manageriale e soggettività. Per una microfisica delle resistenze in ambito accademico

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

Quando si parla di trasformazione in senso manageriale dell’istruzione superiore si fa riferimento a un complesso di innovazioni normative e organizzative - dalla diversificazione competitiva fra strutture accademiche all’uso di indicatori di performance; dalla valutazione amministrativa e standardizzata della ricerca al ricorso a sistemi di premialità - miranti a gestire l’università secondo criteri di efficienza aziendale e di accountability. Con il presente lavoro abbiamo inteso indagare le implicazioni che la managerializzazione dell’ambiente universitario genera nell’ethos del ricercatore, le pressioni cui sottopone la sua deontologia professionale e le reazioni che suscita. In particolare, la nostra ricerca ha inteso esplorare quei focolai di esperienze, di pratiche del sé, di contro-condotte e resistenze che si sono espresse in appelli, iniziative editoriali, movimenti che, a partire da una base locale, hanno conquistato per brevi periodi un rilievo nazionale. Seguendo una metodologia di tipo qualitativo e attraverso il ricorso alle interviste abbiamo individuato tre nuclei discorsivi: la critica del dispositivo centralizzato della valutazione e del management accademico, la resistenza attraverso la forma movimento e i processi di soggettivazione e, infine, la salienza di un punto di vista di genere trasversale ad entrambe queste dimensioni.

Flavio A. Ceravolo, Michele Rostan

Le basi valoriali e organizzative dell’impegno pubblico e sociale degli accademici italiani

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

A seguito delle riforme dei sistemi di istruzione superiore realizzate negli ultimi decenni nei paesi europei, le università sono state incoraggiate ad aprirsi al contesto socio-economico e a impegnarsi maggiormente in quella che è stata chiamata la loro "terza missione" sia nella sua dimensione economica sia in quella dell’impegno pubblico e sociale. Basandosi sui dati raccolti intervistando un campione di più di cinquemila accademici italiani, l’articolo mostra quanto sia ampia l’adesione alla richiesta di maggiore apertura dell’università verso la società e l’economia, quanto siano condivise le finalità economiche e sociali della terza missione a livello individuale e di dipartimento, quanto sia intenso l’impegno degli accademici nelle attività di public engagement e se tale impegno poggi o meno su due basi distinte, una di tipo valoriale e una di tipo organizzativo.

Alessandra Minello, Concetta Russo

Dentro lo schema. Accademiche italiane tra ricerca e didattica

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

Il lavoro accademico si divide tra ricerca, didattica e attività amministrative. Dopo la riforma Gelmini, la ricerca ha un peso rilevante ai fini dell’avanzamento di carriera. Secondo la letteratura, le donne sono più propense ad assumersi i compiti di insegnamento e quelli amministrativi, in virtù di un gender scheme che le vede più portate per queste mansioni. Le donne hanno meno probabilità di raggiungere posizioni apicali e le raggiungono più lentamente. In questo articolo esploriamo il ruolo attribuito dalle accademiche italiane ai compiti di didattica, indagando i percorsi di adattamento/resistenza alle nuove regole di competizione. Attraverso quindici interviste qualitative emerge che la didattica è considerata un elemento di ancoraggio: le intervistate percepiscono il rapporto diretto con gli studenti come indispensabile al raggiungimento della soddisfazione professionale, o considerano l’investimento in questo ambito come una potenziale porta di accesso alla carriera accademica. Alcune hanno subito richieste pressanti sia per l’espletamento di compiti di didattica sia amministrativi.

Roberto Serpieri

Leadership educativa: prendere sul serio l’etica

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

Lo scopo di questo articolo è dimostrare come le politiche educative che hanno ristrutturato i sistemi educativi dagli anni ’80 e che si sono diffuse in tutto il mondo occidentale, puntato sulla leadership come leva per il cambiamento. Discorsi, paradigmi e ‘nuovi’ esperti hanno infatti rimodellato il ruolo dei dirigenti scolastici in senso managerialista, per implementare nelle scuole tecnologie, metodi, strumenti e perfino teorie e valori provenienti dai settori privati ed imprenditoriali. Qui sono presentate le teorie che hanno sostenuto tali cambiamenti, impattando perciò sulla leadership educativa come professione. Una mappa concettuale distingue i discorsi, welfarista, managerialista e ‘critici’, così come le premesse ontologiche ed epistemologiche che sostengono le teorie della leadership. Con questa cornice, le ricerche empiriche sulla leadership educativa, condotte di recente sia a livello internazionale che italiano, sono criticamente discusse alla luce di questo scivolamento della dirigenza scolastica verso un ethos neoliberale.

Il sistema scolastico italiano ha visto, nell’ultimo decennio, l’adozione di importanti trasformazioni coerenti con la logica del New Public Management. Si ipotizza che questi mutamenti possano aver avuto ripercussioni negative sulla soddisfazione occupazionale degli insegnanti. Adottando una prospettiva di sociologia del lavoro, si analizzando i dati delle Indagini ISTAT sulle forze di lavoro e si pongono diacronicamente a confronto gli insegnanti con altri gruppi occupazionali. Si rileva così che la soddisfazione degli insegnanti non solo è elevata ma anche crescente nel periodo qui considerato, in netto contrasto con le ipotesi sulle ricadute negative delle trasformazioni del sistema scolastico. In conclusione dell’articolo, si formulano possibili interpretazioni di questi risultati inattesi.

Eduardo Barberis, Domenico Carbone

Cultura manageriale e identità lavorativa nei sistemi di istruzione. Un’introduzione

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

Questo contributo introduce il numero monografico su "Cultura manageriale e identità lavorativa nei sistemi di istruzione". La prima parte ricostruisce il contesto dell’introduzione di misure neoliberali nelle logiche di funzionamento delle pubbliche amministrazioni, definendo le caratteristiche di fondo del New Public Management ed individuando sia la loro rilevanza per i sistemi di istruzione, sia la necessità di non considerare la governance neoliberale come l’unico fattore trasformativo per le professioni e le organizzazioni educative. La seconda parte si concentra sugli effetti degli ingredienti manageriali nelle pratiche professionali, ove appunto le ricette neoliberali si inseriscono su modelli organizzativi preesistenti. La terza parte pone l’attenzione sui risvolti relativi all’identità professionale dei lavoratori e delle lavoratrici dell’istruzione, in particolare sul tema della frammentazione delle professioni e della responsabilizzazione individuale. Infine, vengono introdotti i contributi che fanno parte della special issue.

Valeria Pulignano

E-democrazia al lavoro: effetti e problematicità dell’era digitale

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

Questo contributo mette in evidenza le problematicità derivanti dagli effetti della tecnologia digitale sulla democrazia. Tre sono i temi principali che vengo affrontati. Il primo è legato al controllo di sistemi tecnologici avanzati nelle mani di una élite che rischia di aumentare il suo potere e la sua influenza sulle masse di utenti e consumatori che utilizzano le nuove tecnologie. Il secondo tema, direttamente connesso al primo, riguarda la fiducia del pubblico verso le istituzioni democratiche a seguito dell’entrata in campo di sistemi di comunicazione digitale di massa, che spesso sono portatori di disinformazione e notizie false (‘fake news’). Il terzo tema, è quello del ‘capitalismo della sorveglianza’, che si lega alle relazioni industriali e di lavoro, nel senso che esamina le implicazioni che questo comporta per la democrazia, intesa come partecipazione diretta e indiretta dei lavoratori sui luoghi di lavoro.

A cura della Redazione

Abstracts

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2021

A cura della Redazione

Recensioni

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2021

Luca Irwin Fragale

La massoneria nel Casellario politico centrale. Criticità di uno strumento di ricerca

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2021

Il "Servizio dello Schedario biografico degli affiliati ai partiti sovversivi maggiormente pericolosi nei rapporti dell’ordine e della Pubblica Sicurezza" fu istituito nel 1894 e fu messo a punto due anni dopo, quando nel giugno 1896 la Direzione generale di Pubblica sicurezza ne indicava ai prefetti del Regno gli scopi e l’utilità, nonché le nuove norme da seguire per la compilazione delle relative schede. Le 5.615 buste del fondo raccolgono i fascicoli relativi a ben 152.589 schedati: si tratta in massima parte di socialisti, comunisti, sovversivi, anarchici, antifascisti tout court, ma anche di vagabondi, oziosi, prostitute, membri di minoranze etniche e, appunto, massoni. Oggi un’interfaccia virtuale permette la consultazione on line dei risultati emergenti, ovvero di quei dati che corrispondono fedelmente alle informazioni riportare in recto e verso sulle sole copertine dei singoli fascicoli. Ciò che se da un lato rende assai più comoda la ricerca per lemmi, ne inficia però pesantemente la qualità, in quanto le suddette copertine non riportano in modo integrale i dati essenziali contenuti nei fascicoli. La questione è lampante nel caso dei massoni schedati.

Pierluigi Allotti

La rinascita della scienza politica italiana nel carteggio Sartori-Bobbio (1958-1980)

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2021

Esponenti illustri della cultura politica europea del Novecento, Giovanni Sartori e Norberto Bobbio sono stati gli artefici principali della rinascita della scienza politica italiana negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Nata in Italia nel clima del positivismo di fine Ottocento, la scienza politica era stata presto soffocata al volgere del nuovo secolo da nuove correnti di pensiero (il formalismo giuridico e la filosofia idealista). Nel secondo dopoguerra era ancora negletta, nonostante l’idealismo stesse ormai perdendo terreno. Così Sartori, in particolare, influenzato dalla politologia statunitense, si adoperò sin dai primi anni Cinquanta per rilanciare la disciplina e assicurarle una piena legittimità accademica. Fondato sul carteggio inedito tra i due studiosi, questo articolo getta una nuova luce sul ruolo avuto da entrambi nella rifondazione in Italia della scienza politica contemporanea, evidenziando come Sartori e Bobbio, pur condividendo l’assunto che si trattasse in primo luogo di una scienza empirica, avessero in realtà visioni differenti riguardo alle sue finalità.

Mattia Granata

Investimenti per lo sviluppo: i progetti pilota in Epiro e Sardegna

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2021

L’Agenzia europea per la produttività dell’Oece nasceva nel 1953 per modernizzare i sistemi produttivi dei paesi membri. Dalla metà del decennio, l’Agenzia impostò progetti sul campo per affrontare la questione dell’arretratezza del Sud Europa. L’azione corrispondeva all’esigenza di assistere i paesi "sottosviluppati", per favorire integrazione dei mercati e stabilizzazione politica. I primi interventi riguardarono le aree pilota in Sardegna e nella regione greca dell’Epiro. Nei due progetti, gemelli ma differenti, si sperimentarono metodologie che miravano allo sviluppo per effetto di investimenti di capitale e di investimenti sociali.

Il saggio analizza l’uso che i cattolici hanno fatto del cinema documentario negli anni Quaranta e Cinquanta, durante il pontificato di Pio XII. Le ricerche sui rapporti tra cinema e cattolici hanno sinora privilegiato i film di finzione. Tuttavia, da alcuni documenti d’archivio, emerge come il mondo cattolico abbia rivolto la sua attenzione anche al documentario, inteso come uno strumento pedagogico e di propaganda. Per promuoverlo i cattolici si mossero in tre direzioni: producendo documentari autonomamente, facendoli realizzare a società di produzione esterne ma vicine al mondo cattolico, o distribuendo, nei propri circuiti (sale parrocchiali, sezioni DC) e in quelli industriali (attraverso il sistema della programmazione obbligatoria), documentari di proprio interesse, compresi quelli di propaganda anticomunista nei periodi di campagna elettorale. Più in generale, il documentario si inscrive nella battaglia per il controllo del cinema portata avanti dai cattolici.

L’articolo integra, sulla base della documentazione degli archivi vaticani, quanto messo a fuoco dalla storiografia sull’impatto nel mondo cattolico ed ecclesiastico francesi del decreto del Sant’Offizio che nel 1926 mise all’Indice alcune opere di Charles Maurras e il giornale L’Action Française. Ricostruisce poi per la prima volta, attraverso fonti del Sant’Offizio, il processo decisionale che portò il 10 luglio del 1939 al decreto con il quale il quotidiano fu ritirato dall’Indice, pur restando la precedente interdizione di alcune opere di Maurras e del giornale fino a quel momento. In un decennio segnato dalla minaccia rappresentata dai nazionalismi e dagli antisemitismi di Stato, l’articolo conferma che in tutta la vicenda la questione disciplinare prevalse di gran lunga su quella dottrinale, che prestò scarsissima attenzione alle principali caratteristiche, come la politique d’abord, dell’Action Française: il «nazionalismo integrale» e l’antisemitismo. Infine, l’articolo mette in luce il ruolo del cardinale Ottaviani e la discontinuità tra Pio XII e il suo predecessore.

Erminio Fonzo

Il fascismo nell’Enciclopedia italiana

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2021

L’Enciclopedia italiana è stata l’opera più importante realizzata dal regime fascista in ambito culturale. Logicamente, l’Enciclopedia era attenta a riportare la versione dei fatti gradita al governo su tutto ciò che riguardava la storia recente e la politica. Nel regime, però, gli intellettuali non erano sempre concordi e in alcuni casi i collaboratori della Treccani dovettero scegliere quale interpretazione proporre. Il livello scientifico delle voci sull’attualità politica e la storia recente è vario: alcune propongono una sintesi efficace, mentre altre sono più faziose. Il controllo del governo, del resto, aumentò nel corso degli anni e fu particolarmente stretto sull’Appendice I, pubblicata nel 1938. L’articolo prende in esame le voci dell’Enciclopedia e dell’Appendice relative alla politica e alla storia recente, esaminando quali elementi dell’ideologia e della storia del fascismo gli autori hanno inteso mettere in evidenza; attraverso quali metodi hanno proposto la narrazione "ufficiale".

Gianmario Cinelli, Francesco Longo

Un Servizio Nazionale per gli Anziani Non Autosufficienti

MECOSAN

Fascicolo: 118 / 2021

Gli anziani non autosufficienti, ossia le persone di eta superiore o uguale a 65 anni che non sono in grado di compiere in autonomia e senza bisogno di assistenza le attivita di vita quotidiana, sono circa 2,9 milioni. Si tratta di un numero destinato a crescere fortemente nei prossimi anni. Nel PNRR il governo italiano si e impegnato ad adottare entro la primavera del 2023 "una riforma organica degli interventi destinati agli anziani non autosufficienti". Lo studio si pone l’obiettivo di contribuire al dibattito su come realizzare tale riforma, attraverso alcune stime originali e riflessioni sulle lezioni che possono essere apprese dall’esperienza di altri Paesi o dal Sistema Sanitario Nazionale. In particolare, lo studio mira a offrire quattro principali contributi: 1) stima originale della spesa pubblica e privata per gli interventi destinati agli anziani non autosufficienti, rispettivamente pari a 15,48 e 10,21 miliardi di euro; 2) stima originale del tasso di copertura del bisogno, ossia del numero degli anziani che ricevono servizi pubblici per tipologia di servizio, che e pari a circa il 52%; 3) gli elementi principali per la riforma organica degli interventi, che sarebbero: a) l’istituzione di un pilastro unico, integrato e distinto rispetto agli altri ambiti del welfare, dotato di un fondo nazionale unico, unita di accesso unificate e una politica nazionale di prevenzione; b) livelli di assistenza commisurati alle condizioni di salute; c) la promozione e la valorizzazione delle esperienze territoriali; d) orientare la spesa privata verso lo sviluppo di un settore professionale; 4) infine, e sviluppata una simulazione della spesa pubblica e del tasso di copertura del sistema proposto, mostrando come il sistema proposto possa avere un impatto positivo in termini di intensita e qualita dei livelli di assistenza.

Elisabetta Trinchero, Lorenza Micacchi, Ilda Di Claudio

Distocia di spalla. La simulazione come strumento di prevenzione del rischio

MECOSAN

Fascicolo: 118 / 2021

Il presente contributo intende offrire una prima mappatura delle pratiche in uso in materia di formazione con riferimento alla gestione dell’emergenza legata alla distocia di spalla. Attraverso la triangolazione di fonti informative differenti e, in particolare, mediante i risultati di un questionario somministrato alle aziende sanitarie della Regione Lombardia, si evidenzia l’importanza delle attivita di formazione e in particolare dell’uso dei simulatori nella prevenzione dei rischi - clinici ed emotivi - che caratterizzano il fenomeno. I risultati evidenziano come, laddove previsto, l’uso del simulatore sia positivamente associato alla percezione di utilita dello strumento da parte del personale mentre, con riferimento alla dimensione organizzativa, tali iniziative di formazione vengono gestite internamente dalle aziende e finanziate con risorse proprie, a testimonianza del rilievo attribuito alla prevenzione dei rischi relativi alla distocia di spalla tra le organizzazioni sanitarie incluse nell’analisi.