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Giovanna Chiappetta

La «nuova categoria di figli non riconoscibili» e l’applicabilità dell’art. 279 c.c.

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 1 / 2021

Il saggio esamina l’applicabilità dell’art. 279 c.c. alla «nuova categoria di figli non rico-noscibili». Si tratta dei casi dei nati da tecniche di procreazione medicalmente assistita vietate dalla l. 40 del 2004 ed esaminati dalla Consulta nelle sentenze nn. 32 e 33 del 2021. Siffatta soluzione interpretativa dell’art. 279 c.c., riletto alla luce dell’art. 30 cost., può costituire un rimedio congruo alla tutela dell’interesse e al riconoscimento dei diritti del minore, in linea con la giurisprudenza della Corte di Strasburgo e del Lussemburgo che lasciano al diritto nazionale la scelta del rimedio per il riconoscimento del rapporto di genitorialità consolidato d’intenzione e di cura, purché esso presenti modalità che garantiscano l’effettività di tutela e la celerità della loro messa in opera.

Francesco Raniolo

Alla ricerca di democrazie ‘miti e serene’ per il XXI secolo

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 1 / 2021

In questo articolo la democrazia rappresentativa e, in particolare, quella parlamentare vengono concettualizzate come regimi di riconciliazione che assicurano la convivenza pacifi-ca tra esseri umani e gruppi diversi. A tal fine esse devono affrontare il trilemma ordine, plu-ralità, legalità costituzionale. Parlamenti e partiti politici, per la loro funziona di linkage tra società e istituzione, sono stati strumenti cruciali a tale scopo. L’articolo ricostruisce, quindi, le due varianti polari di democrazia parlamentare (maggioritaria e consensuale) come tentativi di trovare un equilibrio fra i tre valori-obiettivi. Ovvero, come modi per realizzare un trade-offe accettabile tra costi/rischi di oppressione e di efficienza. Tuttavia, le sfide esterne e le trasformazioni interne (declino dei partiti tradizionali e populismo) alle democrazie del XXI secolo sembrano indicare che queste devono mostrare non solo capacità decisionale, ma soprattutto tolleranza, giustizia e non-dominio.

Silvio Gambino

Metodo comparativo e tradizioni costituzionali comuni

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 1 / 2021

Muovendo da una recente ricerca sistemologica e dal dibattito sul metodo comparativo, il contributo propone previamente una riflessione sulla validità euristica delle categorie tipolo-giche del diritto comparato privato e pubblico, e sulla loro utilizzabilità nell’indagine dei fenomeni di trans-nazionalizzazione e di globalizzazione. Nella stessa prospettiva, l’analisi si sofferma sui tentativi di "deformalizzazione’ della scienza giuridica classica (soprattutto costituzionale), nella prospettiva di un approccio realista maggiormente attento alle tematiche del diritto vivente e dei soggetti concreti dell’ordinamento giuridico. L’analisi affronta quindi le tematiche che hanno caratterizzato la formazione del diritto primario dell’Unione e al suo interno l’apporto della Corte di giustizia al riconoscimento per via giurisprudenziale di diritti fondamentali al livello europeo, avvalendosi a tal fine delle "tradizioni costituzionali comuni agli stati membri dell’Unione". Nelle conclusioni si propone, infine, un interrogativo relativo al diritto di formazione giurisprudenziale della Unione in materia di tutela dei diritti fondamentali. Tale formazione porta infatti a chiedersi, in chiave sistemologica, se si tratti di una peculiarità dell’ordinamento europeo, ovvero di un caso esemplare (case study) destinato a influenzare, se non anche l’origine, gli sviluppi degli ordinamenti giuridici a livello globale in questa materia.

Francisco Balaguer Callejón

L’impatto dei nuovi intermediari dell’era digitale sulla libertà di espressione

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 1 / 2021

Le nuove tecnologie hanno un impatto sia positivo che negativo sulla libertà di espressio-ne, sui diritti costituzionali e sui processi democratici. Tale incidenza è stata positiva nelle fasi iniziali di sviluppo del Web e in particolare nelle prime fasi del Web 2.0, quando Internet era progettato in modo più partecipativo e cooperativo. Negli ultimi anni, tuttavia, sono emersi processi gerarchici di organizzazione di informazioni e dati ad opera di grandi socie-tà tecnologiche che si pongono come nuovi intermediari tra utenti e sfera pubblica. La libertà di espressione è attualmente condizionata da questi intermediari che controllano i processi di comunicazione. L’articolo si propone di riflettere sul ruolo di questi nuovi intermediari in relazione alla configurazione della sfera pubblica nei sistemi democratici, mettendone in rilievo l’impatto riguardo alla libertà di espressione nell’ambito dei rapporti tra sfera pub-blica e privata e tra sfera statale e globale. In questi ambiti la capacità di regolazione e con-trollo da parte dello Stato si indebolisce a fronte del potere di queste grandi società che occu-pano e monopolizzano uno spazio pubblico dove la libertà di espressione viene ridotta a merce, tanto che informazioni e opinioni si trasformano in dati monetizzabili, attraverso gli algoritmi delle applicazioni Internet. In tal modo l’utilizzo di questi algoritmi, allo scopo di promuovere fake news e radicalizzazione per attirare l’attenzione del pubblico e generare maggiori guadagni, rischia di distruggere una percezione sociale condivisa della realtà. Tra le tante misure che possono essere adottate, spiccano quelle legate al diritto della concorren-za, ovvero basate su misure previste da regolatori istituzionali e volte ad ostacolare una concentrazione ancora maggiore di potere monopolistico. Tuttavia, invece di restrizioni, sarebbe preferibile lasciare spazio a una tecnologia aperta che ponga fine alla natura chiusa e gerarchica delle applicazioni.

Luigi Moccia

La comparaison « au-delà » des systèmes de droit: la protection de l’environnement

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 1 / 2021

Due tesi di fondo, distinte ma strettamente correlate tra loro, sono al centro di questo saggio. La prima è che la globalizzazione, non solo economica e tecnologica, ma anche sociale e culturale, incidendo sul piano giuridico chiama in causa il diritto comparato per ripensarne e riaffermarne la propria vocazione di studio critico di problematiche ed esperienze giuridiche e normative, che si pone, al livello teorico, come modo autoriflessivo di conoscenza del diritto. La seconda tesi è che vi sono temi, come è il caso emblematico della tutela ambientale, che assumono carattere di ‘fondamenti’ di comparazione giuridica, nel senso di rappresentare un paradigma di un nuovo statuto metodologico ed epistemologico di questo campo di studi, che invece di conoscere il mondo attraverso il diritto, alla maniera di classificazioni (tassonomie) dei sistemi giuridici, cerca di conoscere il diritto attraverso il mondo, nella sua dimensione ‘globale’, al tempo stesso territoriale e spaziale, particolare e comune, relativa e universale, come polarità tra loro non oppositive, ma complementari.

Igor Costarelli

Edilizia sociale e nuovi modelli di gestione inclusiva: selettività e responsabilizzazione

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 125 / 2021

Il saggio prende in esame un nuovo modello di inclusione abitativa sperimentato in un progetto di edilizia sociale nei Paesi Bassi. Il progetto prevede un mix sociale fra giovani olandesi e giovani titolari di protezione internazionale e l’autogestione di tutti i servizi abitativi da parte degli stessi inquilini. Il saggio presenta e discute gli aspetti più innovativi di questo modello dal punto di vista dell’organizzazione che lo ha promosso e degli inquilini che fanno parte del progetto.

Letizia Carrera

Centri storici tra specificità e processi di mutamento

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 125 / 2021

Il dibattitto italiano sui centri storici, caratterizzato per lungo tempo da un andamento carsico, è stato spesso carente sia sul piano del riconoscimento della loro specificità, sia su quello di un’analisi processuale delle loro caratteristiche. Il punto di partenza è riconoscerli come parte integrante della città ma, allo stesso tempo, come parti caratterizzate da tratti specifici. Alcune volte i centri storici sono considerati come una risorsa per la città in termini di sviluppo sociale ed economico; altre volte come un problema che richiede strategie di intervento. L’autore propone una riflessione che muove dalle peculiarità di ciascuna realtà, per connettersi a una proposta tipologica centrata sui processi di cambiamento che caratterizzano i centri storici. Questa prospettiva di analisi rappresenta anche la possibilità di orientare interventi progettuali in vista di politiche di rigenerazione urbana.

Ivana Matteucci

Personal network e comunità ibride: le social street

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 125 / 2021

Questo articolo intende verificare come il personal network generato nello spazio online tramite l’appartenenza ai gruppi social e alle comunità virtuali, rappresenti un contributo e un supporto alla vita relazionale del soggetto nello spazio sociale reale. É stato compiuto uno studio esplorativo dove, attraverso l’analisi di un caso, sono state gettate le basi interpretative per la comprensione del fenomeno delle Social Street, che in future ricerche potranno essere testate su un numero più ampio di casi. Con il metodo del questionario online sono stati coinvolti alcuni iscritti a un gruppo Facebook di una Social Street. Si è trovato che la vita comunitaria online dei soggetti può essere significativamente connessa alla vita offline del gruppo nello spazio sociale urbano condiviso costituito dalla strada, configurando il nostro esempio come comunità ibrida e caso concreto di realtà aumentata.

Paola Piscitelli

In the waithood. Vecchi e nuovi confinamenti nella Johannesburg post-apartheid

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 125 / 2021

Dal regime dell’apartheid ad oggi, i ghetti sudafricani hanno assunto configurazioni distinte e articolate, che richiedono un monitoraggio consapevole della loro evoluzione, attento a carpirne le trasformazioni e scevro da retoriche sensazionalistiche di necessaria rimozione forzata. L’articolo ricostruisce gli effetti della divisione ereditata dalla Johannesburg post-apartheid nella vita quotidiana di un’adolescente immigrata in una township alle prese con il nuovo confinamento da Covid-19. Un’attesa nell’attesa per un profilo rappresentativo di un’intera generazione "in the waithood", la cui urgenza di futuro invoca il ripensamento di uno sviluppo urbano fondato sulla relazionalità e non sulla divisione per ricucire il frammentato tessuto socio-economico della città più diseguale del mondo.

Claudia Mantovan, Gaja Maestri

Donne e rom. Segregazione razziale, oppressione di genere e resistenze

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 125 / 2021

Ispirandosi al recente filone di ricerca dei critical Romani studies, l’articolo si prefigge di connettere la letteratura intersezionale con quella sulla segregazione abitativa e razziale delle minoranze rom e sinte, con l’obiettivo di gettare luce sulle specificità di genere di questo fenomeno. L’analisi delle traiettorie abitative e sociali di tredici donne rom immigrate in Italia permette di evidenziare l’intreccio tra discriminazione razziale e oppressione di genere, ma anche le forme di resistenza e di "ordinary agency" attraverso cui le donne cercano di fronteggiare le proprie difficoltà e di migliorare la propria situazione.

Il saggio ha due obiettivi. Il primo è quello di descrivere le continuità e le differenze riscontrabili nelle dinamiche di esclusione che producono i campi rom, luoghi di segregazione abitativa gestiti, direttamente o indirettamente, dai comuni italiani, e i ghetti agricoli, luoghi di segregazione abitativa che nascono in modo informale per dare alloggio ai lavoratori stagionali stranieri. Il secondo obiettivo è quello di analizzare gli interventi pubblici fino ad oggi messi in campo dalle istituzioni italiane per affrontare la questione abitava di gruppi di popolazioni pensate erroneamente come omogenee e portatori di bisogni comuni. Tanto nel caso dei rom, quanto in quello dei braccianti stranieri, le istituzioni italiane hanno utilizzato prevalentemente un approccio emergenziale basato sull’eccezionalità che ha prodotto e continua a produrre rilevanti contraddizioni e forme di esclusione sociale.

Tom Slater

The ghetto as stigmatizing mythology: three European examples

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 125 / 2021

Questo articolo affronta l'annosa questione del "ghetto", soffermandosi in particolare sulla pericolosa mitologia e sul panico politico che circonda il termine. A partire dall'uso opportunistico del termine ghetto, si mostra come questo sia una strategia politica di stigmatizzazione di aree in cui vivono in gran parte le minoranze etniche, in particolare quelle che risiedono in complessi di edilizia popolare, fondamentalmente dissoluti e irrimediabilmente disorganizzati. Concentrandosi su tre contesti nazionali, Gran Bretagna, Danimarca e Belgio, l'articolo attinge alla concettualizzazione del ghetto di Loïc Wacquant per sostenere che le costruzioni fittizie di "ghetti" hanno tutto a che fare con la denigrazione razziale della vita delle persone che non può essere separato dalla intensa stigmatizzazione dei luoghi in cui vivono.

Alfredo Agustoni, Alfredo Alietti

Lo spettro del ghetto e i processi di ghettizzazione. Considerazioni introduttive

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 125 / 2021

Il termine ghetto ha assunto sempre più una sua connotazione emotiva che assume i contorni di una vera e propria eccezionalità e morbosità sociale. A partire da una sintetica rassegna della lunga tradizione sociologica si propone una riflessione introduttiva orientata ad analizzare quanto di evocativo si associ al ghetto. Ciò svela il suo potenziale retorico e stigmatizzante. Inoltre, il ghetto nella sua articolazione urbana e/o rurale mostra di essere l’esito di politiche di esclusione, come individuato dall’estesa letteratura sociologica nordamericana sul tema.

A cura della Redazione

Recensioni

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2021

Francesca Bertolini Neri

In ringraziamento e ricordo di Andreas Giannakoulas

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2021

In questo lavoro l’autrice passa in rassegna i principali lavori scritti da Andreas Gianna-koulas, ricostruendone il lavoro di formazione all’interno della società psicoanalitica britannica, facendo riferimento ai suoi maestri nell’ambito del gruppo indipendente. Discute alcuni dei lavori scientifici principali per la conoscenza del suo pensiero psicoanalitico soprattutto verso pazienti difficili e ricorda l’importanza della sua figura di maestro non dogmatico all’interno di Aipsi e nelle istituzioni psicoterapeutiche a indirizzo psicoanalitico di bambini e adolescenti di cui è stato socio fondatore a Milano e a Roma.

Teresa Iole Carratelli

Sul viaggiare analitico di Andreas attorno alla Sibilla Morta

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2021

L’autrice rende omaggio con il suo commento all’articolo teorico clinico di cui sopra in cui Andreas Giannakoulas ci lascia una testimonianza della sua arte di analizzare una paziente dif-ficile. L’autrice sottolinea come Andreas dialoghi con Winnicott e con Green accettando che la sfida della rappresentabilità, al di qua e al di là della rimozione, sia una delle poste in gioco su cui cimentarsi nella clinica psicoanalitica contemporanea. Ci sono inoltre riflessioni sulla dop-pia portata del Negativo che emerge nell’analisi di questa paziente nella sua dimensione struttu-rante e in quella destrutturante. La puntuale attenzione del clinico alla decodifica del contro-transfert, a partire da quello somatico nell’area del Negativo di questi pazienti, stimola l’autrice a considerare l’utilità clinica di differenziare "il crollo" nell’accezione di "collasso" dell’Ambiente primario conosciuto, non pensato, dal breakdown in cui l’Io implode nel Sé corporeo: due significati clinici diversi, comparabili alle due accezioni con cui il traduttore in italiano di Winnicott distingue il "crollo-collasso" dal breakdown, termine di uso corrente nella lingua italiana.

Andreas Giannakoulas

La Sibilla Morta. Riparazione e restituzione di un’assenza

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2021

L’autore descrive in questo lavoro gli effetti della depressione materna sullo sviluppo del bambino, richiamando i lavori di Winnicott e di Green sulla "madre morta" e discutendo in particolare l’impossibilità per i bambini di riparare l’umore materno. Il caso clinico discusso permette di affrontare vari ed interessanti temi a cominciare dal ruolo delle percezioni visive madre-bambino, delle caratteristiche del "fantasying", della di-fesa maniacale, ma soprattutto dell’uso del controtransfert come guida per stati di funzionamento primitivi. In particolare, descrive nella terapia la necessità di una regressione alla dipendenza, complessa per i pazienti che si confrontano con una assenza, e della possibilità di instaurare un holding che assicuri il riassestamento dei processi maturativi interrotti.

Paolo Mariotti

Jorge Canestri: un ricordo

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2021

Serietà di pensiero, responsabilità clinica e grande rigore morale, che hanno caratterizzato la vita professionale di Jorge Canestri, e la passione nel trasmettere la sua grande cultura, ce lo indicano come un maestro nell’ambito psicoanalitico.

Nelle brevi note inerenti il lavoro di J. Canestri Il concetto di processo analitico e il lavoro di trasformazione ci si sofferma sulla complessa compagine teorica che caratterizza il modo in cui l’autore pensa la teoria psicoanalitica. Attingere a campi del sapere, che spaziano dalla fisi-ca alla matematica, dall’epistemologia alla filosofia, costituisce la premessa indispensabile e necessaria a creare punti di intersezione tra ciò di cui parla la scienza e l’esperienza analitica senza rinunciare a uno "specifico" psicoanalitico.

Jorge Canestri

Il concetto di processo analitico e il lavoro di trasformazione

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2021

L’Autore affronta specificamente due argomenti: il concetto di processo psicoanalitico ed il lavoro di trasformazione che in esso si svolge. In particolare, in relazione al lavoro di trasformazione, vengono principalmente esami-nate le vicissitudini di uno degli elementi che contribuiscono a renderlo possibile: la costru-zione, nella mente dell’analista, di segmenti di teoria nel lavoro clinico.