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Jorge Canestri

Il concetto di processo analitico e il lavoro di trasformazione

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2021

L’Autore affronta specificamente due argomenti: il concetto di processo psicoanalitico ed il lavoro di trasformazione che in esso si svolge. In particolare, in relazione al lavoro di trasformazione, vengono principalmente esami-nate le vicissitudini di uno degli elementi che contribuiscono a renderlo possibile: la costru-zione, nella mente dell’analista, di segmenti di teoria nel lavoro clinico.

Giuseppe Pizzolante

Recensioni

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 53 / 2021

Greta Melli, Anna Lascari, Michela Adele Pozzi

La Psicologia Analitica ai tempi del Covid-19. Un dialogo a tre

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 53 / 2021

Lo scritto nasce da una serie di videochiamate tra amiche, colleghe, analiste. Le Autrici hanno sentito l’esigenza di lasciare traccia dei sentimenti che in questo momento di emergenza da Covid-19 abitano le stanze d’analisi. Attraverso lo scambio e il dialogo si intrecciano emozioni di paura, tristezza, ansia, incredulità, confusione che pongono analista e paziente in una condizione condivisa e intima, quasi a voler colmare la distanza fisica che è invece imposta. Quali le responsabilità degli analisti? Fare da contenitore alle angosce dilaganti e senza nome del momento; permettere ai pazienti di esplorare il proprio mondo interno in un contesto sicuro, accogliente e nuovo quale quello della terapia online. Muovendosi tra i tre diversi punti di vista e i modelli teorici di riferimento, nell’articolo vengono posti alcuni interrogativi rispetto alle terapie online in risposta all’emergenza sanitaria corrente e a come questo periodo potrebbe diventare un motore di riflessione e di cambiamento; infine, apre a una riflessione più ampia rispetto a come la Psicologia Analitica si possa porre al servizio della comunità.

Nel presente articolo mi propongo di studiare la Risposta a Giobbe di Carl Gustav Jung. Com’è noto, il padre della psicologia analitica concepiva l’immaginario religioso come espressione delle dinamiche psicologiche di un uomo in continua evoluzione. La lettura qui adottata, in linea con questa posizione, vede nella Risposta a Giobbe la rappresentazione della divinità come soggetta a un processo di individuazione analogo a quello che il paziente compie durante il trattamento analitico.

In una vignetta clinica, l’analista si muove lungo i nodi dei processi di trasformazione terapeutica. Particolare attenzione viene da lei prestata al suo controtransfert, specialmente alle immagini che emergono, alla sua esperienza corporea e ai sogni in relazione agli stati psicologici della sua controparte che sono solo debolmente rappresentati. L’intenzione dell’autrice è di descrivere in quali configurazioni la comunicazione inconscia si mostra nella coppia analitica, in che modo ci si può riflettere e quale influenza ha sul processo analitico.

L’articolo prende in esame una "caduta" avvenuta nel corso di un’analisi, in un momento in cui l’attenzione analitica era focalizzata sul livello conscio, dissociata dagli aspetti incarnati e viscerali del paziente. L’attenzione focalizzata troppo rigida viene qui descritta come una potenziale difesa che tiene a distanza le esperienze di sopraffazione e vulnerabilità inscritte nel corpo, esperienze che potrebbero dominare oscuramente parti della personalità non illuminate dal ristretto raggio di luce della consapevolezza cosciente. D’altra parte, come un sogno che emerge dall’inconscio, così un enactment dell’analista porta nella stanza d’analisi aspetti trascurati della relazione transferale. In seguito, la mente sognante del paziente ha prodotto alcune immagini che hanno suggerito una lettura della dinamica sottostante. Queste sottili comunicazioni, insieme all’atteggiamento del paziente nei confronti del momento di assenza dell’analista, sono considerate come fattori positivi per il raggiungimento di una maggiore integrazione delle esperienze incarnate. Viene discussa la difficoltà dell’analista nel riuscire a formulare tali eventi, insieme alla necessità di tenere in mente tali "accadimenti" per lunghi periodi di tempo prima che possa esserne adombrata una spiegazione.

L’articolo si propone di valorizzare l’utilità clinica della dimensione corporea in seduta e la coerenza di tale atteggiamento analitico con alcune intuizioni epistemologiche di Jung e Bion. La psiche verrà considerata come un’unità complessa mente/corpo, dotata di molti livelli di funzionamento (sottosistemi) raggruppabili in tre grandi aree: corporea, affettiva, e di pensiero. Ognuna di queste aree si esprime con un linguaggio diverso e solo il lavoro di integrazione sincronica dei sottosistemi crea la sensazione di possedere un Sé coeso. La seduta analitica può essere vista come un incontro tra due sistemi complessi che si attivano reciprocamente, creando un campo transferale multidimensionale. Non ci sono significati nascosti che il paziente cercherebbe inconsciamente di occultare, ma livelli di esperienza non integrati tra loro. L’articolo si chiude con una vignetta clinica, che mostra un processo di integrazione parallela e sincronica di elementi sub-simbolici, processo che coinvolge tanto l’analista quanto il paziente. Tale integrazione amplia le prospettive relazionali e autoconoscitive di entrambi i soggetti.

A cura della Redazione

Editoriale

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 53 / 2021

In questo articolo si presentano i risultati preliminari della ricerca ICONA - Italy and Current Opinion oN Adoption - realizzata da ItaliaAdozioni in collaborazione con il gruppo di ricerca nazionale sulle adozioni di minori. L’indagine ha lo scopo di comprendere che cosa pensano gli italiani dell’adozione e delle famiglie adottive. È stato somministrato un questionario a un campione rappresentativo della popolazione per analizzare la percezione rispetto a tre dimensioni strettamente coinvolte nella strutturazione di atteggiamenti positivi o negativi nei confronti dell’adozione: la conoscenza, la rappresentazione e la comunicazione mass mediale sui temi adottivi. I dati ottenuti hanno rilevato che la percezione dell’adozione è sostanzialmente positiva, a riprova della capacità di accoglienza e di affetto della popolazione italiana. ICONA ha messo in evidenza quanto l’informazione e la narrazione che si costruiscono attorno al mondo dell’adozione, possono fare la differenza e configurare nuove aperture. Dal punto di vista operativo, la promozione della narrazione dell’universo adottivo può quindi rappresentare un fattore chiave per contrastare le stereotipie e favorire una comunicazione sull’adozione aperta e rispettosa. Allo stesso tempo, occorre informare sull’istituto giuridico, in particolar modo l’adozione nazionale, perché la conoscenza non derivi unicamente dal racconto personale e particolare dell’esperienza adottiva.

Elisa Anostini, Flaminia Bandiera, Giada Triggiani

La variabile interculturale nella genitorialità: un approccio interdisciplinare

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2021

Il contributo è volto a riflettere sull’incidenza della variabile culturale nei procedimenti giudiziari di controllo sull’esercizio della responsabilità genitoriale in contesti migratori. Il tema è affrontato attraverso il racconto dell’esperienza di tre studentesse del corso di clinica legale "Famiglie, minori e diritto" di collaborazione con il centro torinese di counselling, psicoterapia e supporto psicosociale Frantz Fanon.

Gli autori riportano uno studio effettuato sul territorio di Palermo che riguarda la presa in carico di minori vittime di Esi. Tale ricerca vuole sottolineare come un intervento precoce, multiprofessionale e interistituzionale sia in grado di modificarne l’outcome prevenendo lo strutturarsi di modelli di funzionamento psicopatologici.

Anna Bassetti, Luca Gaburri, Giancarla Panizza, Barbara Panzeri

Prove di paradigmi integrativi nella cura dell’adolescenza

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2021

L’esperienza che segue è frutto dei venti anni di lavoro della Fondazione L’aliante con gli adolescenti e le loro famiglie. Tale percorso ha permesso di venire a contatto con bisogni in costante cambiamento, di pensare e sperimentare nuove risposte e di riflettere sugli esiti degli interventi realizzati. Ha inoltre posto le équipe di lavoro di fronte a riflessioni relative all’integrazione delle culture professionali, individuali e di gruppo. Di seguito si presentano due spaccati delle attività della Fondazione: il Centro Diurno, anche tramite la presentazione di un caso, e la Comunità, approfondendo in particolare la relazione tra pensiero individuale e di gruppo.

Francesca Artoni

L’avvocato e l’interdisciplinarità

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2021

L’articolo affronta il tema dell’interdisciplinarità nell’ambito del diritto di famiglia, analizzando, in particolare, il punto di vista di un avvocato e, quindi, spiegando quali siano le esigenze che portano un legale ad avere un approccio interdisciplinare e quali le conseguenze. Nello specifico, si dà atto di un’esperienza di gruppo nata a Milano e, successivamente, a Napoli e Ferrara e si accenna ad altre applicazioni dell’approccio interdisciplinare.

Patrizia Gatti

Work Discussion, interdisciplinarità e formazione professionale

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2021

partendo dai presupposti teorici e passando per la narrazione di un caso emblematico, vengono mostrate alcune funzioni del gruppo interdisciplinare. Il gruppo si ispira alla Work Discussion mantenendo inalterato il senso profondo dell’esperienza, ma al tempo stesso integrando nel suo assetto alcune differenze importanti. Nel confronto con i partecipanti non si trova la risposta immediata, né tanto meno l’esperto che offre la “ricetta” magica e risolutiva. Tollerare di non sapere e sostare nell’incertezza è alla base dell’“apprendere dall’esperienza”, che consente a chi discute una situazione di lavoro di riattivare un pensiero creativo ed evolutivo, nutrito dal lavoro mentale del gruppo nel suo insieme. Il gruppo diventa così momento di formazione professionale continua nei termini di crescita di sensibilità, incremento di abilità e allargamento della conoscenza.

Elisa Monticone

L’avvocato familiarista nella rete interdisciplinare

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2021

A fronte di una società composta da individui sempre più soli e di una crescente diffusa aggressività, l’autrice propone una riflessione sulla necessità per l’avvocato che si occupa di tematiche familiari di ripensare il proprio ruolo, che non si potrà più esaurire nella mera tutela della parte assistita, per comprendere invece anche un impegno preventivo e di cura delle relazioni. Alla professione legale si chiede oggi di ricominciare a formarsi per ampliare le proprie competenze, dotandosi di capacità necessarie a sostenere le famiglie nel comprendere e affrontare pienamente i conflitti dai quali sono attraversate, nell’ottica di giungere, quando possibile, a soluzioni partecipate e potenzialmente più durature. L’autrice avanza l’invito alle professioni a uscire dalla propria solitudine, per creare spazi di conoscenza e condivisione, in cui sentirsi parte di una rete interdisciplinare, capace di elaborare interventi sinergici nuovi, solidi nella tutela dei diritti, ma arricchiti dal fatto di essere frutto della cooperazione tra competenze diverse.

Luisa Masina

Interdisciplinarità e consulenze tecniche in ambito familiare

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2021

L’autrice riflette sulle consulenze tecniche in ambito civile in materia di diritto di famiglia, correlando la propria esperienza alle teorie di riferimento e dando conto del metodo utilizzato. Approfondisce la distinzione fra consulenze tecniche "valutative" e consulenze tecniche "terapeutiche" proponendo un modello alternativo, che si caratterizza per la sua proprietà di attivare potenziali trasformazioni. Si sofferma infine sulla questione della ricerca di un linguaggio comune fra le diverse professionalità coinvolte nelle consulenze, indicando nel lavoro di gruppi costituiti cosiddetti misti uno strumento adeguato.

Maria Cristina Calle

Il giudice onorario minorile: ambiguità e potenzialità di una figura scomoda

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2021

La figura del giudice onorario minorile si evolve nel tempo rispondendo alle elaborazioni delle scienze umane con caratteristiche che ci hanno consegnato una figura piuttosto scomoda che ha, tuttavia, orientato la cultura minorile ad acquisire strumenti capaci di avere a che fare con la complessità dei rapporti familiari. Il felice incontro con la giustizia penale non ha avuto lo stesso destino nell’ambito civile, creando ambiguità ed equivoci tutt’ora irrisolti.