RISULTATI RICERCA

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Dopo una nota redazionale, viene tracciato un panorama sulle controversie attorno all’analisi di-dattica nell’American Psychoanalytic Association (APsaA), con una revisione della letteratura critica. Vengono poi descritti i recenti tentativi per riformare il sistema dell’analisi didattica. Tra le altre cose, si accenna ai problemi della certificazione da parte del Board of Professional Standards (BoPS), ai conflitti tra il BoPS e il Board of Directors dell’APsaA che poi sfociarono in una cau-sa legale, e a tre proposte di riforma dell’analisi didattica, delle quali viene anche pubblicato il te-sto: la cosiddetta "proposta PPP" (un acronimo che si riferisce alle iniziali dei tre firmatari, Fredric Perlman, Warren Procci e Robert Pyles), la proposta di Mark Poster e Michael Robbins, e quella di Luba Kessler, Kerry Kelly Novick e Lance Dodes. Viene anche sottolineato il bisogno di una governance democratica dell’APsaA. Nell’ultima parte vengono pubblicati gli interventi di alcuni di coloro che hanno contribuito al dibattito critico sull’analisi didattica: Richard Almond, Emanuel Berman, Lance Dodes, Ralph Fishkin, Henry Friedman, Robert M. Galatzer-Levy, Jane Hall, Otto Kernberg, Luba Kessler, Douglas Kirsner, Henry Zvi Lothane, Paul Mosher, Kerry Kelly Novick, Frederic Perlman, Mark Poster, Warren Procci, Bob Pyles, Arnold Richards, Michael Robbins, Mitchell Wilson.

Sabina Curti, Cirus Rinaldi

Recensioni

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2021

- Francesco Benigno, Vincenzo Lavenia (2021) Peccato o crimine. La Chiesa di fronte alla pedofilia
- Raffaella Sette, Simone Tuzza (2021) Promuovere ambienti educativi sicuri. Prevenire gli abusi nei contesti ecclesiali

Maria Lucia Piga, Daniela Pisu

Le parole per dirlo. La progettazione dei percorsi pre e post adozione al disvelamento della violenza subita dai minori

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2021

La correlazione tra l’essere vittima di un abuso sessuale intrafamiliare e il fal-limento di un progetto adottivo può emergere quando nel nuovo nucleo, il passato del minore, soprattutto se maschio, resta latente. Il case study sulla "risorsa famiglia", dove l’assessment guida la rete dei servizi sociali, indica la narrazione come strada da percorre per tessere le trame di un nuovo romanzo familiare e promuovere la cultura dell’accoglienza.

Sandra Sicurella

Violenza in famiglia: dalla violenza assistita al parent abuse

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2021

Partendo da una riflessione sul concetto di vittima-criminale, il presente contri-buto intende approfondire la relazione esistente tra violenza assistita e violenza agita dai minori nei confronti di genitori o tutori. Entrambe le forme di violenza pongono al centro il minore, che vive una condizione di estrema fragilità, dettata anche dall’incapacità di gestire adeguatamente le proprie emozioni. Tra i possibili effetti da annoverare vi sono sicuramente l’apprendimento di modelli relazionali disfunzionali e la trasmissione intergenerazionale della violenza, conseguenze che, in alcuni casi, possono trasformare i minori in maltrattanti. È necessario, pertanto, valutare precocemente i fattori di rischio e individuare le traiettorie volte alla pre-venzione e alla riduzione di tali fenomeni, che sembrano strettamente correlati.

Nicoletta Policek

Vulnerable among the most vulnerable: the victimization of stateless minors

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2021

This contribution proposes a discussion about citizenship, intended as the aspi-ration to have borders, and the opportunity to seek protection from violence and abuse. Longing to have borders means claiming community through citizenship and nationality rights. Securing rights, however, is not a linear endeavour as legal loopholes in the current available legislation make problematic if not impossible to claim the legal safety that comes with having borders. Supported by the experi-ences of stateless young women in diverse geographical and legal settings, namely Italy, Slovenia and Croatia, this contribution highlights means of negotiating citi-zenship for those who have experienced violence and abuse. It reflects on data that have explored the personal, social and structural level challenges that stateless minors face when seeking help as a consequence of victimization.

L’articolo propone alcune riflessioni sul dispositivo francese di contrasto alla pedopornografia e all’adescamento online di minori, con particolare riguardo all’attività svolta dalle due principali forze di polizia: la police nationale e la gendarmerie nationale. Saranno presentate le unità specializzate nel contrasto a queste realtà criminali, così come le strategie e le sfide sottese alla loro azione.

Michelangelo Pascali

Minori tra famiglie camorristiche e istituzioni socio-giudiziarie: analisi di un caso controverso

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2021

È possibile che la tutela dei minori appartenenti a famiglie della criminalità or-ganizzata vada a passare per l’allontanamento dalle stesse? Condizioni ambienta-li delinquenziali costituiscono necessariamente un impedimento rispetto al sano sviluppo psicofisico di un minore? Qual è il quadro giuridico e quello giurispruden-ziale entro cui la questione si inscrive? Quali sono stati i provvedimenti giudizial-mente posti in essere e quali risultati hanno conseguito?

Raffaella Sette, Simone Tuzza

Abuso su minori in contesti istituzionali a carattere religioso: la parola agli operatori

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2021

I criminologi si trovano sempre più spesso ad affrontare la problematica relati-va al verificarsi di abusi e maltrattamenti su minori. Tale questione, però, risulta difficilmente indagabile per via della natura fragile delle vittime e per i contesti in cui solitamente si verificano questi eventi e cioè gli ambienti familiari o quelli a ca-rattere istituzionale (come scuole, centri ricreativi e sportivi, strutture ecclesiastiche). Negli ultimi anni alcuni scandali relativi ad abusi perpetrati nei confronti dei minori all’interno di organizzazioni religiose e/o di ispirazione religiosa hanno de-stato l’interesse dell’opinione pubblica angloamericana, ma non solo. Questo particolare tipo di contesto in cui vengono perpetrati tali abusi su minori conduce a dover affrontare la questione sotto molteplici aspetti. Difatti, in deter-minati ambienti, molti fattori concorrono a rendere difficoltosa l’individuazione dell’abuso che risulta, per questo motivo, estremamente sottostimato. Il presente articolo, grazie alle informazioni ricavate da interviste semi-strutturate e focus group effettuati con criminologi, operatori del controllo sociale, educatori ed assistenti sociali nell’ambito della ricerca europea "SAFE - Suppor-ting Action to Foster Embedding of child safeguarding policies in Italian faith led organizations and sports club for children" (grant agreement n° 856807), si concentrerà sulla problematica degli abusi sui minori in organizzazioni religiose e/o di ispirazione religiosa con il fine di raccogliere nuovi elementi sul fenomeno, carat-terizzato da un elevato numero oscuro, e di proporre strategie d’intervento per la prevenzione della vittimizzazione. La partecipazione allo studio di testimoni signi-ficativi impreziosisce la pertinenza dell’approccio qualitativo proposto ed è utile per mettere in evidenza una questione scarsamente trattata dalla ricerca socio-criminologica italiana.

Raffaella Sette, Simone Tuzza

Introduzione

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2021

Anne-Iris Romens

Lavoro da remoto, conciliazione tra tempi di vita e lockdown: per una prospettiva di genere

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

Un numero crescente di pubblicazioni in lingua italiana studia il lavoro da remoto, in particolare dopo che il lockdown ha costretto migliaia di lavoratrici e lavoratori a ricorrere a questa modalità lavorativa. Tuttavia, sono poche le ricerche che analizzano l’argomento con una prospettiva di genere. Attraverso la revisione della letteratura, il contributo mette in discussione l’idea secondo la quale il lavoro da remoto permetta di migliorare la conciliazione tra i diversi tempi di vita, riducendo le disuguaglianze in base al genere. L’articolo sostiene che sia necessario contestualizzare il lavoro da remoto, in quanto in un regime di genere asimmetrico come quello italiano, questa modalità può rafforzare la divisione tradizionale del lavoro in base al genere. Si rivisitano inoltre in una prospettiva di genere le nozioni utilizzate nella letteratura per riferirsi al lavoro da remoto e alla conciliazione tra vita e lavoro. Quindi l’articolo studia, contestualizzandolo, l’impatto del lavoro da remoto sulla conciliazione tra tempi di vita. Infine, nelle conclusioni ci soffermiamo sugli ambiti nei quali potrebbero essere svolte ulteriori ricerche.

Ivana Pais, Paolo Borghi, Annalisa Murgia

High-skilled platform jobs in Europe: Trends, quality of work and emerging challenges

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

This article focuses on high-skilled jobs performed through digital labour platforms (DLPs) in Europe. First, it discusses the main typologies developed in recent years to classify DLPs according to the level of skills required of workers. Second, it pro-vides an overview of the available data and attempts to measure this growing phenomenon. Third, it focuses on the quality of high-skilled platform jobs in com-parison to both low-to-medium-skilled platform jobs and offline jobs performed by the self-employed. The analysis identified several typical characteristics of platform work that have been overlooked by the debate on the quality of work, which has hitherto mainly been based on dependent employment and offline work. Finally, we conclude by discussing the main challenges that DLPs pose in terms of quality of work.

Dora Gambardella, Rosaria Lumino, Emiliano Grimaldi

Vivere la professione accademica. Lo stretching out del soggetto accademico nell’università italiana in transizione

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

Il saggio ha l’obiettivo di contribuire al dibattito sulle forme molteplici del ‘vivere la professione accademica’ nell’università italiana contemporanea. Presenta i primi esiti di un’esperienza di ricerca sulle trasformazioni della professione realizzata a Napoli presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II realizzata attraverso la conduzione di interviste in profondità ad accademici nell’area delle scienze umane e sociali. Il lavoro è strutturato in due parti. Nella prima parte del saggio si tratteggiano le principali pressioni cognitive ed etiche sostenute e promosse dalla messa in azione di meccanismi di governo, classificazione, visualizzazione e incentivazione del campo accademico e dei suoi soggetti nell’università italiana. La seconda sezione del saggio, partendo dalle narrazioni del sé accademico proposte dagli intervistati, fornisce uno spaccato significativo dei diversi modi di ridefinizione della professione accademica nel quale si possono individuare due principali linee di tensione. La prima riguarda l’accountability verso i diversi pubblici e beneficiari del lavoro accademico, mentre la seconda riguarda i valori fondanti della professione accademica ed il rapporto tra professione ed organizzazione.

Il presente contributo analizza la relazione che intercorre tra il percorso professionale dei ricercatori universitari e le forme e i significati che questi assegnano al proprio Curriculum Vitae. L’autore si concentra nel collocare dal punto di vista teorico il dispositivo rappresentato dal Curriculum Vitae all’interno dei paradigmi governamentali istituiti dal neoliberalismo e delle relazioni sociali da essi determinati. In questo senso, l’emergere di quello che in letteratura è definito come un Self Neoliberale è particolarmente visibile all'interno delle strutture standardizzate che organizzano un "buon CV", il quale agisce in modo performante nel dare una specifica forma alle soggettività accademiche. Dal punto di vista empirico, l’autore mette in relazione le informazioni raccolte attraverso ventiquattro interviste in profondità a ricercatori e ricercatrici precari italiani con l'analisi dei CV che gli stessi soggetti avevano inviato prima dell'intervista stessa.

Emiliano Bevilacqua, Davide Borrelli, Marialuisa Stazio

Giochi di verità, cultura manageriale e soggettività. Per una microfisica delle resistenze in ambito accademico

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

Quando si parla di trasformazione in senso manageriale dell’istruzione superiore si fa riferimento a un complesso di innovazioni normative e organizzative - dalla diversificazione competitiva fra strutture accademiche all’uso di indicatori di performance; dalla valutazione amministrativa e standardizzata della ricerca al ricorso a sistemi di premialità - miranti a gestire l’università secondo criteri di efficienza aziendale e di accountability. Con il presente lavoro abbiamo inteso indagare le implicazioni che la managerializzazione dell’ambiente universitario genera nell’ethos del ricercatore, le pressioni cui sottopone la sua deontologia professionale e le reazioni che suscita. In particolare, la nostra ricerca ha inteso esplorare quei focolai di esperienze, di pratiche del sé, di contro-condotte e resistenze che si sono espresse in appelli, iniziative editoriali, movimenti che, a partire da una base locale, hanno conquistato per brevi periodi un rilievo nazionale. Seguendo una metodologia di tipo qualitativo e attraverso il ricorso alle interviste abbiamo individuato tre nuclei discorsivi: la critica del dispositivo centralizzato della valutazione e del management accademico, la resistenza attraverso la forma movimento e i processi di soggettivazione e, infine, la salienza di un punto di vista di genere trasversale ad entrambe queste dimensioni.

Flavio A. Ceravolo, Michele Rostan

Le basi valoriali e organizzative dell’impegno pubblico e sociale degli accademici italiani

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 160 / 2021

A seguito delle riforme dei sistemi di istruzione superiore realizzate negli ultimi decenni nei paesi europei, le università sono state incoraggiate ad aprirsi al contesto socio-economico e a impegnarsi maggiormente in quella che è stata chiamata la loro "terza missione" sia nella sua dimensione economica sia in quella dell’impegno pubblico e sociale. Basandosi sui dati raccolti intervistando un campione di più di cinquemila accademici italiani, l’articolo mostra quanto sia ampia l’adesione alla richiesta di maggiore apertura dell’università verso la società e l’economia, quanto siano condivise le finalità economiche e sociali della terza missione a livello individuale e di dipartimento, quanto sia intenso l’impegno degli accademici nelle attività di public engagement e se tale impegno poggi o meno su due basi distinte, una di tipo valoriale e una di tipo organizzativo.