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Il saggio muove le mosse dalla constatazione di questa costitutiva polisemia del concetto di cosviluppo e, più specificamente, intende mettere a fuoco co-me il riferimento ideologico alla nozione di comunità etnica impedisca di leg-gere il potenziale emancipativo e soggettivizzante di questa prospettiva. In questa direzione risulta di grande ausilio la recente riflessione critica sul mul-ticulturalismo e, più specificatamente, la proposta di un suo superamento che è stata offerta attraverso i concetti di super-diversità e di iper-diversità. Alla lu-ce di queste premesse, la seconda parte prova ad utilizzare queste nuove lenti per leggere le esperienze di cosviluppo promosse e realizzate nel quadro di una politica pubblica regionale (Regione Toscana). Si vedrà come l’uso di queste nuove categorie consente la disambiguazione delle strategie progettuali che diverse reti di soggetti con background migratorio hanno mobilitate sulla base del riferimento all’originario contenitore concettuale del cosviluppo.

Giacomo Lampredi

La pratica della cittadinanza affettiva

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Questo contributo affronta il concetto di cittadinanza affettiva per interpretare le trasformazioni sociali, affettive e politiche prodotte dalle migrazioni forza-te. Il concetto mette in luce come ogni politica prefiguri implicitamente model-li relazionali che prescrivono ai cittadini cosa devono provare verso sé stessi, verso gli altri e verso gli “esterni”. Se molti studi si sono focalizzati sul modo in cui si può “governare attraverso l’affetto”, ben pochi si sono concentrati sul modo in cui attraverso le emozioni si possono trasformare i confini morali che alternativamente includono ed escludono. Questo articolo, analizzando il coinvolgimento solidale dei membri della società civile nei confronti di mi-granti, richiedenti asilo e rifugiati, esplora le condizioni in cui l’affetto emerge da rotture di abitudini consolidate, trasformando i confini morali che sosten-gono e legittimano disuguali distribuzioni di risorse, potere e diritti tra gli in-dividui.

Lucia Montesanti, Francesca Veltri

Tra un mondo e l’altro. Minori non accompagnati e tutela volontaria

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Negli ultimi anni in Italia viene formalizzata la figura di tutore volontario per minori non accompagnati (Legge n. 47/2017). Si tratta di una figura al confine tra attività volontaria e attività istituzionale, tra ruolo formale e informale, senza un modello di comportamento ancora ben definito e regolamentato. Il tutore non è un genitore adottivo o affidatario, tuttavia, essendo tenuto ad oc-cuparsi del benessere materiale ed emotivo del minore, deve stabilire con lui un rapporto definito come “genitorialità sociale”, aiutandolo a interiorizzare norme e comportamenti del contesto di arrivo. Ciò in sociologia è noto come “processo di socializzazione”, e nella sua forma primaria è in genere gestito dalla famiglia di appartenenza. L’articolo si interroga sul ruolo dei tutori vo-lontari nella transizione dei minori soli da un universo sociale all’altro, da una socializzazione all’altra, sul concetto di ‘genitore sociale’ e sulle reti che sup-portano questo ruolo a livello istituzionale, professionale e di società civile.

Roberta Ricucci, Wisam Zreg

Il tutore volontario: una genitorialità sociale sui generis?

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Il ruolo tutore volontario, così come disciplinato dal formante legale (Legge 47/2017), è strettamente connesso alla sua funzione di rappresentante legale del minore straniero non accompagnato. Nonostante tale aspetto sia innega-bilmente quello prevalente, nell’esperienza concreta, il rapporto tra tutore vo-lontario e MSNA può assumere le caratteristiche di una forma sui generis di genitorialità sociale. Attraverso alcune interviste effettuate a tutori e tutrici volontarie del territorio torinese, l’obiettivo degli autori è quello di tratteggia-re le manifestazioni di questa configurazione di genitorialità sociale, soprattut-to in relazione alla dimensione trans-nazionale e trans-culturale in cui si inse-risce il minore.

Elena Girasella, Tiziana Tarsia

Le famiglie tutor come «spazio cuscinetto» nell’esperienza degli studenti universitari rifugiati

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Il contributo propone un’esperienza di accoglienza di studenti rifugiati a Messina nell’ambito dei cosiddetti Corridoi universitari. L’obiettivo è quello di implementare il repertorio di esperienze di buone pratiche di accoglienza. In particolare si descrive come l’azione progettuale delle famiglie tutor, proposta nell’ambito del protocollo di intesa tra i diversi partner, ricopre tre funzioni principali: di socializzazione ai contesti e di apprendimento (delle regole for-mali e informali, dei rituali), di mediazione con le persone autoctone e di con-tatto relazionale. Il punto di vista è quello degli operatori sociali nell’ambito di un’esperienza di accoglienza specifica. L’attenzione è posta sulle strategie e sulle conoscenze usate per costruire un’accoglienza che faciliti l’autonomia, la garanzia e la promozione dei diritti delle persone rifugiate.

While the importance of the relationship between school and family in ensur-ing successful education is widely acknowledged, this recognition is not con-sistently mirrored in the educational practices of European schools. At times, this relationship is affected by the bias that pupils with migratory backgrounds come from families with limited educational backgrounds who need to bridge the gap to acquire the knowledge and culture of the host country. This paper aims to consider pupils coming from Arab countries as belonging to families who already possess an educational habitus, acquired in their home countries, which influences their interaction with schools in the host countries to some extent. The issue is dealt with starting from a Ph.D. research focusing on the educational experiences of Arabic-speaking pupils, parents, and teach-ers across Arab and European countries. Additionally, insights are drawn from the Erasmus Plus Project “ParentAble - dealing with parents of newly migrated pupils” that considers the experiences of families coming from Arab countries.

Cet article explore les formes de configurations familiales et de « faire fa-mille » des anciens exilés chiliens obligés de se séparer d’une partie de leurs proches en raison de la persécution politique. Il s’agit d’examiner les effets de l’exil sur le fonctionnement familial et les manières d’y faire face afin de maintenir des liens à distance avec les proches ou de les réactualiser à travers des contacts directs avec eux. Les configurations qui se déploient dans deux périodes sont analysées : celle de l’exil qui va du moment de départ à la fin de la dictature en 1989, puis celle du post-exil où le retour ou le contact direct avec le Chili sont à nouveau possibles. Il s’agit donc de comprendre ces diffé-rentes logiques de fonctionnement familial déclenchées au départ par le coup d’Etat militaire il y a 50 ans. L’article s’appuie sur des entretiens et des obser-vations avec une vingtaine de familles que l’auteur a pu suivre depuis les an-nées 1980 et revoir à des intervalles réguliers. Mots-clés : exil ; configurations familiales ; Chiliens ; familles transnatio-nales ; retour.

Anna Elia, Valentina Fedele

Essere padri e rifugiati. Riflessioni sulle concezioni e le pratiche emergenti di genitorialità

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Le autrici presentano una ricerca condotta in Calabria sull’esperienza della paternità nella migrazione forzata. La questione della paternità è stata trala-sciata negli studi sulle famiglie transnazionali e comincia ad essere presente nelle analisi sulla genitorialità nelle migrazioni forzate a partire dalla crisi mi-gratoria del 2015. L’attenzione viene rivolta soprattutto alle barriere ai pro-cessi di inclusione sociale ed economica dei padri e su come queste impattino sull’esercizio della paternità. L’articolo propone di mutare la prospettiva di analisi dal contesto di arrivo, ai processi di soggettivazione dei padri mettendo in evidenza come la migrazione determini una peculiare presa di coscienza e messa in discussione della paternità, che ingenera forme ibride ed “emergenti” di genitorialità.

This article explores how the case of refugee families highlights the challenges faced by migrant families, particularly in the experience of transnational fami-ly-making. The analysis is based on two different ethnographic research, (2014-2016) and (2017-2018), which collected qualitative data by means of semi-structured interviews with first-generation Kurdish refugees. The results show that the experiences of ‘forced migration’ and ‘forced settlement’ affect family relationships mainly at the affective (ties and relationships) and norma-tive (roles and expectations) levels, and that at each migration stage the com-bination of these spheres changes, weighing differently on family relation-ships.

Teresa Consoli, Anna Elia

Introduzione. Famiglie con Forced Migration. Background: politiche, pratiche e appartenenze

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Il ruolo giocato dalle famiglie nella riuscita dei percorsi di inserimento è am-piamente riconosciuto, ma assai poco tematizzato e valorizzato nelle pratiche e nelle politiche rivolte ai migranti sui territori di arrivo. L’approccio indivi-dualizzante al migrante sollecita processi di infantilizzazione e spesso impone separazioni forzate anche dai legami familiari. Il numero monografico vuole porre l’attenzione sul transnazionalismo che caratterizza le vite di molti mi-granti, sulla trasformazione che investe i modelli familiari sia per i minori e gli adulti soli che con-vivono con famiglie rimaste nei luoghi di origine, sia per le famiglie che affrontano sul territorio di arrivo la rinegoziazione dei ruoli e del-le aspettative genitoriali.

Ettore Recchi

Per una sociologia della mobilità umana

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Gli studi sulle migrazioni possono essere divisi in due grandi filoni a seconda del loro oggetto precipuo: da un lato, la mobilità delle persone; dall’altro, la loro incorporazione nei luoghi di destinazione. Questa seconda tematica è preponderante, sia nel dibattito teorico e pubblico che nella ricerca empirica degli ultimi decenni. La mia attenzione si concentra invece piuttosto sulla pri-ma, sviluppando una sociologia della mobilità umana. Analiticamente, lo stu-dio della mobilità può assumere due prospettive distinte ancorché convergenti – una centrata sugli attori sociali, l’altra sui sistemi di regolazione. In questa nota, rendo conto in maniera sintetica delle ricerche da me promosse sulla re-golazione globale della mobilità transnazionale, e in particolare sulle condi-zioni di ottenimento dei visti di ingresso e sulla natura delle frontiere interna-zionali terrestri. I risultati di queste ricerche offrono nuove evidenze sulla di-visione del pianeta in un Nord e un Sud e mostrano ulteriori sfumature nella distribuzione delle chance di mobilità transnazionale e della libertà di circola-zione di cui godono gli individui su scala mondiale.

A cura della Redazione

Recensioni

INTERAZIONI

Fascicolo: 2 / 2023

Helen Keller, bambina sordo-cieca fin dal secondo anno di vita, descrive, nella sua autobiografia, la sua infanzia e il carattere dei suoi familiari più stretti. Anne Sullivan, l’insegnate che riuscirà a connetterla con il mondo, è un esempio imprescindibile per chi voglia misurarsi con le dinamiche relazionali di una famiglia dolorosamente disfunziona-le.

Gli autori sostengono che ci siano valide ragioni per prendere in considerazione le dinamiche del gruppo di pari quando, tra colleghi, si analizza materiale di casi clinici trat-tati psicoanaliticamente. Il setting e la tecnica devono tutelare e facilitare sia colui che presenta il caso, sia i membri del gruppo nel loro comune lavoro. Scopo di questo artico-lo è discutere le problematiche relative alla presentazione e discussione di materiale cli-nico psicoanalitico in un gruppo di colleghi (tra pari) e descrivere un metodo specifico definito dagli autori Weaving Thoughts – Tessitura di pensieri - che ha tratto la sua fon-damentale ispirazione dall'affermazione di Bion pensieri in cerca di un pensatore. I par-tecipanti al gruppo riflettono sul materiale clinico presentato in un modo che gli autori descrivono metaforicamente come la creazione di una trama di pensieri che emerge dal materiale stesso. L’obiettivo del metodo è quello di favorire un clima da gruppo di lavoro che permetta ai pensieri di vagare liberamente scongiurando che i membri mettano in di-scussione e compromettano l'integrità di ciascuno a causa dell'imporsi degli assunti di base. Il metodo viene descritto da un punto di vista sia teorico che pratico, con la descri-zione di due seminari condotti seguendo questo modello e, infine, attraverso una discus-sione sui vantaggi e gli svantaggi che può presentare.

Rosa Jaitin, Philippe Robert

La scuola francese in terapia psicoanalitica della coppia e della famiglia

INTERAZIONI

Fascicolo: 2 / 2023

La formazione in terapia psicoanalitica della coppia e della famiglia è emersa in Francia all’inizio degli anni Ottanta. Si trovava al crocevia di numerose influenze, tra cui l’approccio sistemico, la psicoterapia madre-bambino, la terapia di coppia. Tra i pionieri c’erano Jean Lemaire e André Ruffiot. Nel corso del tempo, l’approccio psicoanalitico ai gruppi, seguendo il lavoro di Didier Anzieu (1985) e René Kaës (1976; 2007; 2015), è diventato sempre più influente sia in termini teorici che clinici. Oggi esistono più di una dozzina di associazioni di formazione, ognuna con la sua storia specifica, ma tutte impe-gnate in scambi frequenti e fruttuosi. Questo articolo passa in rassegna l’attuale panora-ma in Francia del processo di formazione, inteso da una prospettiva clinica. Vengono discussi i diversi contesti, con particolare attenzione alla formazione online.

Silvia Resnizky

Teoria del legame del Rio de la Plata Formazione in Psicoanalisi del Legame

INTERAZIONI

Fascicolo: 2 / 2023

L’articolo descrive alcuni dei concetti fondamentali della psicoanalisi del Rio de la Plata sviluppati da Isidoro Berenstein e Janine Puget e presenta il programma del Master in Coppia e Famiglia da loro creato presso l’Istituto Universitario di Salute Mentale della Società Psicoanalitica di Buenos Aires. L’autrice offre, inoltre, delle suggestioni in merito alla formazione dei terapeuti del legame.

Nell’articolo viene descritto il training psicoanalitico di coppia della Tavistock Rela-tionships da diverse prospettive. In primo luogo, il contesto organizzativo, sociale e poli-tico in cui si è sviluppata il training. In secondo luogo, l’approccio e le influenze della teoria psicoanalitica, in particolare, quelle della tradizione Tavistock. Vengono descritti alcuni concetti chiave della psicoanalisi di coppia insegnati nel corso di formazione. In terzo luogo, vengono delineati gli attuali insegnamenti e la metodologia del training. Infi-ne, si considerano i limiti e le possibilità di una formazione psicoanalitica di coppia.

Anna Maria Nicolò

Quale formazione per lo psicoterapeuta di coppia e famiglia?

INTERAZIONI

Fascicolo: 2 / 2023

Il lavoro clinico con le coppie e le famiglie ha messo in evidenza la necessità di con-siderare che l’inconscio non è solo individuale, ma esiste un livello anche interpersonale del suo funzionamento. Si tratta di un inconscio caratterizzato da molteplici livelli com-presenti dove meccanismi primitivi trasportano traumi inter- e transgenerazionali, ele-menti bruti che non sono mai stati verbalizzati e che contribuiscono alla formazione del legame tra i membri della famiglia e nella coppia parentale nel corso del tempo. Lo psi-coanalista che lavora in questi setting deve perciò avere un’attenzione sia al funziona-mento della mente individuale che a quello della mente del gruppo familiare. Una for-mazione individuale costituirà allora la base che deve essere completata da una forma-zione specifica sulla coppia e sulla famiglia, che non sono solo gruppi ma organizzazioni fantasmatiche. La relazione terapeutica in questi setting impone un grande lavoro emoti-vo per il clinico che non è solo oggetto di transfert ma è anche un membro del gruppo che occupa un preciso posto relazionale nel sistema. Egli inevitabilmente comprenderà la famiglia nel setting grazie alla famiglia interna che porta dentro di sé un lavoro a questo livello sarà un importante strumento clinico.