Titolo Rivista RENDICONTI
Autori/Curatori Maria Domenica Cappellini
Anno di pubblicazione 2026 Fascicolo 2025/2
Lingua Italiano Numero pagine 9 P. 201-209 Dimensione file 0 KB
DOI 10.3280/rndoa2025oa21165
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Le emoglobinopatie sono patologie ereditarie del globulo rosso dovute a un difetto genetico di una delle catene globiniche (alfa o beta) che formano l’emoglobina. Si caratterizzano per anemia di grado variabile conseguente a eritropoiesi inefficace nel midollo. Le forme più severe in genere dovute a omozigosi per il difetto globinico sono trasfusione dipendenti ovvero richiedono supporto trasfusionale con 2/3 unità di globuli rossi ogni 2-3 settimane per tutta la vita. Le emoglobinopatie hanno un’elevata prevalenza in alcune aree come sud-est asiatico, Africa, Medio Oriente e area del mediterraneo, ma per le recenti migrazioni sono ormai diffuse in tutto il mondo. Le emoglobinopatie si distinguono in 2 gruppi principali: i. le forme dovute a varianti della catena globinica (alfa o beta) in cui si ha una normale produzione quantitativa, ma la catena prodotta è anomala per cui può conferire anomalie funzionali alla globina stessa (diversa affinità per l’O2, precipitazione ecc.). Si conoscono più di 400 varianti ma fortunatamente molte sono silenti dal punto di vista clinico. La più importante è la HbS responsabile di anemia falciforme o drepanocitosi (sickle cell disease). ii. le forme che si caratterizzano per una ridotta o assente sintesi della globina geneticamente mutata, che sono rappresentate dalle “sindromi talassemiche”. Negli ultimi anni sono state sviluppate terapie molecolari e nuove terapie farmacologiche per le emoglobinopatie aprendo un nuovo scenario per la cura di queste patologie.
Maria Domenica Cappellini, Dalla ricerca alla clinica: l’esempio delle emoglobinopatie in "RENDICONTI" 2/2025, pp 201-209, DOI: 10.3280/rndoa2025oa21165