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Grazia Moffa, Domenico Maddaloni

Il lavoro dei migranti italiani a Bogotà tra dinamiche globali e locali

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2024

Il dibattito sulla crescente mobilità dalle società avanzate nell’attuale stadio della globalizzazione si è spesso concentrato sull’elevato livello di istruzione di molti tra i nuovi migranti. Ciò vale anche per le migrazioni recenti dal nostro Paese. Tuttavia, questa è soltanto una delle connotazioni di questi nuovi flussi migratori, in cui sono in gioco fattori a diversi livelli di analisi sociale. Per comprendere queste novità delle migrazioni dall’Italia, in questo articolo si esaminano le esperienze lavorative di alcuni immigrati italiani a Bogotà, Colombia, intervistati nella prima metà del 2020. I risultati ottenuti spingono ad avanzare l’ipotesi che la migrazione italiana recente in questa metropoli latino americana sia un fenomeno composito dal punto di vista dell’inserimento lavorativo, benché distinto da una varietà relativamente limitata di condizioni sociali.

Ivan Bonnin, Luca Queirolo Palmas

Note etnografiche attorno a religione, magia e avventura

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2024

Il saggio esplora, attraverso diari di campo etnografici, alcune dinamiche sociali dell’avventura migratoria intrecciate al magico e al religioso in Mauritania e Tunisia. Gli autori evidenziano come la dimensione del religioso, intrisa di elementi magici, modelli la costruzione sociale del viaggio verso l’Europa dei migranti subsahariani, producendo indispensabili infrastrutture materiali e configurazioni relazionali favorevoli. Le figure delle guide e dei corrispondenti vengono riconsiderate non solo come intermediari ma come co-autori attivi della narrazione etnografica, dando importanza all’agency degli attori sul terreno ed offrendo una visione più ricca e complessa della realtà indagata. In Mauritania, l'interazione con le guide svela una profonda integrazione del magico e del religioso nella vita quotidiana lungo la rotta che influenza in modo significativo l’organizzazione degli spostamenti. In Tunisia, l'attenzione si sposta sul complesso rapporto tra migranti e società locale durante il periodo sacro del Ramadan. Il testo sottolinea la centralità del magico e della solidarietà sociale di matrice religiosa, viste come una risorsa vitale che le persone in movimento utilizzano per navigare e sopravvivere alle sfide del loro viaggio. Emerge una complessa interazione tra fede, pratica religiosa e strategie di sopravvivenza ed autonomia.

Roberto Marinucci, Tuila Botega, Barbara Marciano Marques

“Dios actuó en lo sobrenatural”: La religiosità come risorsa interpretativa di donne migranti honduregne ritornate con disabilità

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2024

L’obiettivo di questo articolo è analizzare il ruolo che la religiosità svolge nel reinserimento di donne migranti honduregne, rimpatriate con una disabilità fisica subita nella rotta migratoria del corridoio nord-mesoamericano. La riflessione è parte di una ricerca più ampia, realizzata dal Centro Scalabriniano de Estudos Migratórios di Brasilia, in collaborazione con la Pastorale della Mobilità Umana (PMH) dell’Honduras, sull’impatto della disabilità e del rimpatrio forzato nella ricostruzione della soggettività delle donne migranti honduregne. I risultati mostrano come le migranti utilizzano la cosmovisione religiosa per interpretare e dare significato agli eventi del transito migratorio. La grammatica religiosa funge da risorsa nel processo di “(re)integrazione” (“seguir adelante”) in Honduras e fornisce un codice interpretativo che identifica “doni” e nuove opportunità laddove altri codici vedrebbero solo fallimenti.

Gli studi riguardanti il fenomeno migratorio da tempo danno spazio al tema delle religioni dei migranti. Le pratiche e i discorsi devozionali risultano infatti fondamentali per agevolare un processo di appaesamento nel nuovo contesto d’accoglienza. Creando luoghi di culto e allestendo feste ed eventi liturgici, la comunità straniera si dà un centro e definisce una propria presenza, una propria visibilità; ma la religione, oltre a contribuire alla costruzione di località, rende pensabile e praticabile anche la mobilità. Questo contributo, partendo dal caso dei migranti cattolici peruviani, vuole riflettere su quelle risorse simboliche, presenti all’interno del dispositivo devozionale, che consentono al migrante, in quanto soggetto subalterno, di pensare il viaggio e l’attraversamento dei confini. L’orizzonte devozionale non si limita a radicare il migrante ma lo accompagna anche nei suoi spostamenti geografici e sociali, divenendo parte del suo racconto autobiografico.

Basato su un’intensa ricerca sul campo, realizzata in una prospettiva etnografica multisituata, l’articolo affronta un aspetto importante della diaspora del pentecostalismo brasiliano: la forte presenza e attività della Chiesa Universale del Regno di Dio in Europa. Lo studio antropologico si è concentrato sul suo forte proselitismo, che punta alla conversione e al risveglio religioso degli immigrati (brasiliani, ispanici latinoamericani e neri africani) e dei nazionali. L’analisi comparativa, tra cinque paesi europei (Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia e Germania), ha permesso di osservare importanti specificità e strategie di evangelizzazione differenziate tra gruppi eterogenei di immigrati. L'approccio si è concentrato, in particolare, sul rapporto tra religione e migrazione, caratterizzato da una significativa mobilità geografica religiosa, che sta provocando notevoli cambiamenti sociali nel panorama europeo e creando così nuove “spiritual geographies” e identità.

Antonio Mendes da Costa Braga

Chiese etniche nell’immigrazione brasiliana negli Stati Uniti d’America

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2024

L’articolo analizza il caso delle chiese etniche brasiliane nel contesto migratorio statunitense. Il termine chiese etniche è utilizzato per riferirsi alle parrocchie cattoliche e alle chiese evangeliche formate da immigrati brasiliani. La scelta di questo tipo di realtà religiosa è dovuta al fatto che, tra questi immigrati, i cattolici e gli evangelici sono la stragrande maggioranza. Questo articolo si propone di : sottolineare l’importanza delle comunità etniche brasiliane per l’immigrazione negli Stati Uniti; mostrare come le chiese etniche brasiliane siano inserite e facciano parte del contesto più ampio dell’immigrazione brasiliana negli Stati Uniti; sviluppare la tesi secondo cui gli immigrati brasiliani vivono la loro esperienza negli Stati Uniti a partire da realtà diverse, come quelle relative al lavoro, alla famiglia, alla comunità, alle questioni identitarie; esporre come queste diverse realtà si interconnettono tra di loro e con le esperienze vissute grazie all’appartenenza ad una chiesa etnica.

Francesco Romizi, Francesca Lagomarsino

Migrazioni, pensarsi in movimento attraverso la religione. Introduzione

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2024

Con un numero monografico sul binomio religione-migrazione, declinato su esperienze di ricerca internazionali, abbiamo inteso approfondire l’esistenza di sguardi che si interrogano su tale rapporto da angolature di-verse dalla nostra. Altri sguardi che riguardano sia i luoghi della ricerca, sia i gruppi nazionali considerati sia l’approccio locale o transnazionale. Inoltre abbiamo provato ad esplorare i possibili sviluppi di questo campo di studi, indotti sia dalla sua trasformazione intrinseca sia dall’emergere di nuove prospettive di ricerca. In questo senso, questo dossier ci restituisce uno scenario stimolante, fatto di conferme e novità. Da una parte, sono corroborati quegli approcci che rappresentano la religione come un porto sicuro, all’interno di complessi processi sociali, simbolici e identitari vis-suti dai migranti nelle società riceventi; dall’altra, emergono sguardi che leggono la religione come strumento di navigazione usato in acque perennemente incerte. In questi ultimi studi, lo sguardo del ricercatore non si fissa tanto su luoghi e orizzonti specifici, ma segue i movimenti, non sempre coerenti, dei migranti, cercando di identificare la partecipazione della religione e delle sue pratiche, in tali movimenti.

Dans la fabrique du sentiment national. L’Histoire à l’école depuis 1945 is an important book, which disproves the commonplace according to which the renationalisation of history curricula – a phenomenon presents throughout the world and in Europe in particular – is a reaction to globalist, empathic and intercultural pedagogies. In reality, the self-centred view has never left European classrooms, even if it has had to come to terms with a critical approach since 1945. It is therefore necessary for the didactic scholar to revise his or her tools of analysis, and for the academic historian to take an interest in the historical education of citizens.

The aims of history education are inevitably contested and particularly so in the context of the United Kingdom where at least four nations are contained within one state structure. This article reviews the project of the English National Curriculum, introduced in 1988-1991, and revised and reissued since on four further occasions, and it traces change and continuity in the contents and disciplinary framing of the curriculum over time. Contrasts between these changes and the understandings of history espoused by historians and by politicians are considered, as are the varying ways in which political agendas have shaped and reshaped the curriculum.

Robbert-Jan Adriaansen

From Concept to Classroom. Historical Consciousness and History Education

PASSATO E PRESENTE

Fascicolo: 123 / 2024

Historical consciousness is a key concept in history education and history didactics. By tracing the history of the integration of historical consciousness in Dutch history education, this article highlights the complexities and negotiations involved in operationalizing the concept within curriculum frameworks. Additionally, the article discusses the limitations of current implementations and advocates for a “meta-historical consciousness”, a higher-order awareness of the frameworks and assumptions that shape our understanding of history, that encourages critical reflection on historical representation and its effects, as well as the influence of one’s own positionality.