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In tre recenti sentenze, la Corte Edu ha condannato l’Italia per l’inadeguata accoglienza e il trattenimento di minori non accompagnati in centri per adulti. Le medesime violazioni della Convenzione si riscontrano sempre più diffusamente, anche in seguito alla dichiarazione dell’“emergenza migranti” e all’entrata in vigore del d.l. n. 133/2023 che prevede la possibilità di collocare i msna ultrasedicenni in centri per adulti. Il ruolo della magistratura minorile è centrale nel porre un argine a questa deriva, dalla nomina dei tutori all’eventuale questione di legittimità costituzionale delle nuove norme.
Le difficoltà nell’inclusione sociale dei minori stranieri non accompagnati dipendono dalla cattiva gestione della loro accoglienza. La scarsa qualità dell’accoglienza dipende almeno in parte dalla scarsità delle risorse. La scarsità delle risorse è una scelta politica e legislativa. L’autore descrive brevemente come si è arrivati a sperimentare queste banali verità in Italia.
Le procedure di determinazione dell’età dei minori stranieri non accompagnati rappresentano una fase del percorso di accoglienza degli stessi; il riconoscimento della minore età permette l’accesso ai percorsi di tutela previsti dalla normativa nazionale per tutti i minori indipendentemente dal loro status giuridico. La letteratura internazionale sul tema conferma che, a tutt’oggi, non esistono metodiche e tecniche in grado di determinare con precisione l’età anagrafica di soggetti privi di documenti. La determinazione dell’età, da richiedere solo in caso di fondato dubbio, deve prevedere un approccio multidisciplinare che non necessariamente include il ricorso ad accertamenti invasivi quali quelli radiologici. La legge Zampa improntata al concetto di supremo interesse del minore, relativamente alla determinazione dell’età, recepisce quanto ampiamente suggerito dalla letteratura specifica così come il protocollo olistico prima e quello multidisciplinare successivamente. La legge n. 176 del dicembre 2023 prevede la possibilità che in caso di afflussi massivi di migranti i minori non accompagnati di età superiore ai 16 anni possano essere inseriti in centri per adulti e che la determinazione dell’età possa essere richiesta al di fuori di quanto previsto dalla norma e dai protocolli in essere. Questo rappresenta una criticità sostanziale che rischia di attivare scorretti percorsi di presa in carico dei msna con ripercussioni negative sul loro equilibrio psico-fisico e sulla buona riuscita del percorso di integrazione nel nostro paese.
La consapevolezza acquisita della speciale posizione giuridica dei minori stranieri soli nel nostro Paese e il sistema normativo introdotto dalla legge n. 47 del 2017 rischiano di essere depotenziati dalle modifiche legislative e dalla mancanza di adeguate risorse su aspetti fondamentali di tutela, assistenza e cura con inevitabili conseguenze sullo svolgimento dell’iter volto al riconoscimento dei diritti, all’ascolto delle aspettative e alla possibilità di una virtuosa inclusione sociale. Parole chiave: minori stranieri non accompagnati, vulnerabilità, specializzazione, divieto di respingimento, non discriminazione, inclusione sociale.
Vengono esaminati i vissuti dei migranti minori non accompagnati, le complesse dinamiche psichiche che si attivano sia con gli operatori dei centri di accoglienza sia coi familiari rimasti nei paesi di origine. Viene, inoltre, analizzata criticamente la nozione stessa di adolescenza in relazione ai differenti contesti culturali dei paesi di provenienza e di arrivo e le conflittualità che ne derivano.
Un gruppo di minori stranieri e giovani adulti giunti soli in Italia e coinvolti negli interventi di protezione e inclusione di Save the Children prende la parola per raccontare e condividere le proprie storie di migrazione, le ragioni della partenza, i viaggi e i pericoli affrontati, le conquiste e le sfide dei loro percorsi di inclusione e autonomia in Italia e il loro sguardo sul futuro.
La rapida diffusione di nuove residenze esclusive per studenti (PBSA) costituisce una trasformazione significativa dell’abitare studentesco. I suoi effetti sull’esperienza e sulle geografie studentesche risultano tuttavia poco indagati. Esaminando le pratiche studentesche in due PBSA nella città di Bologna, questo studio evidenzia il potenziale di segregazione di queste strutture e l’emergere di peculiari “geografie dell’esclusione” nel corpo studentesco e nella città. In particolare, si propone il concetto di "arcipelago di entre-soi" per dare conto di queste dinamiche. Questi risultati offrono una maggiore comprensione degli impatti dei PBSA sui territori locali e contribuiscono all’aggiornamento della categoria di studentification alla luce di questi nuovi sviluppi
L’articolo propone una mappatura dell’offerta di residenze per studenti a Milano, mettendo in luce l’interazione tra due fenomeni: la residualizzazione degli alloggi garantiti tramite il diritto allo studio e la progressiva affermazione del settore privato delle residenze attraverso la formula del purpose-built student accommodation (PBSA). L’articolo mostra come nonostante la localizzazione dei PBSA a Milano sia fortemente polarizzata attorno ai principali poli universitari, i PBSA rappresentino una soluzione economicamente inaccessibile per studenti a medio e basso reddito, generando delle geografie esclusive a ridosso delle istituzioni garanti del diritto allo studio.
Nelle geografie delle città universitarie italiane, Torino emerge per la vivacità del mercato dell’abitare studentesco. Il contributo guarda all’aumento dell’offerta per studenti mettendo in luce il ruolo degli attori e delle politiche: il pubblico tra piani e definanziamenti strutturali, i privati tra capacità di fare rete e grandi operazioni immobiliari. Gli esiti di queste azioni parallele si mostrano nella crescita di un settore dell’abitare per studenti sempre più esclusivo ed inaccessibile.
This article addresses the issue of university student residences in terms of social infra-structure. Through the case-study of Naples, detailed data are presented on the distribution and characteristics of current public university student residences, in the light of recent territorial changes resulting from local urban regeneration policies and their implications on social infrastructure processes. The analysis also highlights the need for a critical reflection on the socio-urban function of student housing and the educational and relational needs of students. student housing, residences, urban regeneration, Naples, social infrastructure, relationships
Città e università sono in una relazione profonda, la cui intensità dipende dalle interazioni tra gli attori e dalla capacità delle politiche di governo del territorio di intercettare le azioni volte a garantire la qualità dei diritti per gli studenti. Le politiche del Diritto allo Studio Universitario (DSU), così come sono, non possono più bastare a intercettare le molteplici dimensioni dei bisogni contemporanei degli studenti. Il contributo presenta, pertanto, la visione, gli obiettivi, il metodo e i risultati del progetto Puglia Regione Universitaria, che ha cercato di innovare il concetto di DSU, rendendolo più inclusivo, multidimensionale e adattabile ai cambiamenti.
Nell’autunno del 2021 le proteste degli studenti a Padova evidenziano un problema latente, negato ora evidente. In realtà alla città viene manifestata la presenza sottovalutata di una questione studentesca, fino a quel momento intesa solo in termini di quiete e sicurezza pubblica. Il testo evidenzia la sorprendente assenza di specifiche conoscenze sulla condizione abitativa studentesca e l’assenza di una risposta politica adeguata, oltre ad indagare alcuni aspetti dell’abitare attraverso gli esiti – per il momento davvero circoscritti – di alcune ricerche sulla condizione abitativa studentesca.
L’autore in questo contributo ci accompagna all’interno dei luoghi dell’affido e delle adozioni, proponendoci un caleidoscopio di storie prevedibili e imprevedibili, rappresentate attraverso una molteplicità di film. La trama dell’articolo è legata alle dimensioni emotive e affettive che rendono unica ogni storia di adozione e di affido. L’autore, ancora, sollecita il lettore a una molteplice visione, dove le pellicole sono proposte come tracce mutevoli, nell’incontro che attraverso il cuore lo scenario delle risonanze può restituire a ognuno di noi. Buona visione.
La lunga esperienza clinica dell’Istituto con molte famiglie adottive del territorio alcamese ha permesso di seguire i casi di adottati/e che diventano genitori. Non avendo i numeri per una ricerca quantitativa, è sembrato utile condividere il follow up di una terapia sistemico relazionale rappresentativa di molte situazioni simili delle diverse fasi di ciclo vitale di un’adolescente adottata che diventa mamma.
Il caso offre uno spunto per la ridefinizione relazionale del sintomo – proprio dell’approccio sistemico-relazionale – e la lettura circolare della sofferenza derivante dalla genitorialità non generativa e dalla genitorialità abbandonica nelle vicissitudini delle famiglie adottive, specialmente nelle crisi che emergono nel passaggio di fase del ciclo di vita (es. inserimento scolastico e adolescenza) e per evidenziare il ruolo positivo degli operatori dei servizi nella elaborazione del processo di inclusione sin dalle fasi iniziali dell’iter adottivo.
Il commento al caso clinico di Penelope sottolinea come esso si collochi all’interno del percorso evolutivo dell’adolescente adottato, evidenziano quelli che a parere dell’autore costituiscono i nodi cruciali di tale processo. Le dinamiche individuali sono lette inoltre alla luce del contesto di vita familiare e sociale della ragazza. A partire da queste osservazioni si delineano alcune possibili piste nel lavoro terapeutico individuale e familiare cui potrà affiancarsi un intervento di psicologia di comunità.