RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 107115 titoli

Noemi Crescentini, Dora Gambardella, Rosaria Lumino, Giuseppe Michele Padricelli

Le architetture della cura: governance, accesso e disuguaglianze digitali nella sanità Lucana

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Il contributo analizza la digitalizzazione della sanità pubblica come processo sociotecnico capace di riorganizzare l’accesso alle cure e riconfigurare le disuguaglianze di salute, assumendo come caso di studio la piattaforma regionale «Salute Basilicata». Inquadrato nella sociologia della salute, nella governance digitale e negli Science and Technology Studies, lo studio interpreta le piattaforme sanitarie come infrastrutture istituzionali normativamente orientate, nelle quali si intrecciano razionalità amministrative, pratiche di cura e configurazioni di cittadinanza sanitaria. L’analisi si basa su una walkthrough analysis finalizzata a rendere visibili le logiche incorporate nelle interfacce e nelle funzionalità del servizio. I risultati mostrano come la piattaforma promuova un modello di accesso centralizzato fondato sulla responsabilizzazione dell’utente, presupponendo competenze digitali non uniformemente distribuite. La digitalizzazione emerge come fattore ambivalente: strumento di semplificazione dei percorsi di cura e meccanismo di riorganizzazione delle disuguaglianze lungo linee digitali. Lo studio evidenzia la necessità di integrare l’innovazione tecnologica con politiche di inclusione digitale e una progettazione sensibile alle differenze sociali.

Giulia Banfi, Miriam Ferraro, Pierpaola Pierucci

L’intelligenza artificiale nel lavoro di cura in Italia: rappresentazioni sociali tra governance strategica e professioni sanitarie

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

L’articolo analizza le rappresentazioni sociali dell’intelligenza artificiale tra professionisti sanitari e figure di governance strategica nel contesto del lavoro di cura, attraverso una survey esplorativa somministrata a 114 dirigenti e professionisti del settore sanitario italiano. Lo studio mette in luce tensioni significative: alle aspettative di efficienza organizzativa e di un migliore accesso ai servizi si affiancano preoccupazioni relative alla trasparenza dei processi decisionali e alla ridefinizione delle responsabilità professionali. L’analisi evidenzia inoltre processi di boundary work attraverso cui viene riaffermata la centralità del giudizio clinico e professionale, mentre la formazione emerge come uno spazio rilevante di negoziazione dei significati e delle implicazioni dell’innovazione tecnologica.

Caterina Ambrosio, Ciro Clemente De Falco, Luciana Taddei

L’Open Science per il Welfare: riflessioni sull’infrastruttura digitale FOSSR

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Negli ultimi anni, l’enfasi sui big data ha alimentato l’idea che sia possibile disporre di dati per analizzare qualsiasi fenomeno sociale, economico e politico. Questo entusiasmo, intrecciato con quello per gli open data, ha favorito l’uso dei big open data provenienti dalle piattaforme social per lo studio di diverse dinamiche sociali, spesso a costi ridotti. Tuttavia, tali dati presentano limiti rilevanti: scarsa rappresentatività, assenza di informazioni socio-demografiche, difficoltà di accesso e rischi di sottorappresentazione legati al digital divide. In risposta a queste criticità, la letteratura sottolinea la necessità di integrare i big data con altre fonti, come indagini statistiche ufficiali, panel probabilistici e infrastrutture di ricerca europee. Il contributo si configura come un case study sviluppato secondo una logica di purposeful selection, individuando dunque SHARE-ERIC, EU-SILC e il panel LISS come esperienze consolidate di infrastrutture di ricerca longitudinali per il policy design e per lo sviluppo di politiche pubbliche evidence-based. A ciò si aggiunge il progetto FOSSR, che offre una nuova prospettiva di analisi per il welfare evidence-based. Il lavoro mostra come né l’uso esclusivo dei dati di panel né quello dei big data sia sufficiente per orientare le politiche di welfare e sottolinea il ruolo cruciale che può ricoprire un ecosistema di infrastrutture di ricerca di panel integrate con big data e strumenti di analisi avanzati.

Eleonora Costantini, Paolo Borghi, Matteo Rinaldini

Infrastrutturazione digitale del welfare: configurazioni informative emergenti nella governance della conoscenza pubblica

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Il contributo analizza i processi di infrastrutturazione digitale delle politiche di welfare come dinamiche socio-organizzative che incidono sulla produzione, circolazione e uso della conoscenza pubblica. A partire dal dibattito sulla Digital Government Transformation e adottando una prospettiva processuale e relazionale, il paper esplora come le infrastrutture digitali operino quali assemblaggi socio-tecnici capaci di (ri)configurare relazioni, pratiche e rapporti di potere tra attori istituzionali e non istituzionali. L’analisi si fonda su un caso studio qualitativo, relativo al Bando Fondo Affitto della Regione Emilia-Romagna, esaminato attraverso interviste, analisi documentale e osservazione dei processi amministrativi. I risultati individuano diverse configurazioni informative che strutturano le fasi di introduzione, archiviazione, elaborazione e uso dei dati, evidenziando asimmetrie informative, costi di coordinamento e una selettiva valorizzazione delle informazioni codificate. Il paper mostra come la digitalizzazione, lungi dall’essere neutrale, tenda a rafforzare un modello gestionale-amministrativo della conoscenza pubblica, limitando l’integrazione di saperi qualitativi utili alla programmazione di politiche di welfare.

Nell’ottica di valorizzare la feconda integrazione tra welfare digitale e indagine sociale, in relazione al contrasto della povertà estrema a Roma, l’articolo ricostruisce il ruolo della piattaforma Anthology, quale infrastruttura digitale di ricerca e di servizio. Oltre a ricostruire la valenza che tale piattaforma può avere rispetto all’integrazione di informazioni su persone senza dimora, prestazioni e traiettorie, si documenta il contributo che Anthology ha avuto rispetto alla conduzione di un progetto di ricerca d’Ateneo. In particolare, le segnalazioni, archiviate in piattaforma, degli accessi individuali ai servizi hanno consentito di pervenire a una stima puntuale e diacronica delle persone senza dimora nella Capitale. Offrendo la possibilità di censire i servizi romani, Anthology ha inoltre supportato la web survey indirizzata ai responsabili dei servizi deputati al contrasto della povertà estrema e la social network analysis, volta a ricostruire le reti di collaborazione tra enti.

a cura della Redazione

Libri ricevuti

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 193 / 2026

a cura della Redazione

Schede

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 193 / 2026

Il testo introduce la discussione a più voci intorno al volume Leggere in Europa. Testi, forme, pratiche (secoli XVIIIXXI), curato da Lodovica Braida e Brigitte OuvryVial per i tipi di Carocci (2023). Il volume, che si colloca in un filone di studi relativamente recente e decisamente fecondo, propone diversi contributi incentrati su tre direttrici, in linea con gli interessi di ricerca delle curatrici: le trasformazioni della lettura dal settecento a oggi;; l’emersione di nuove categorie di lettori e strategie editoriali ad esse rivolte;; le forme materiali mediante le quali i testi hanno raggiunto i lettori. Per riflettere, almeno in parte, l’interdisciplinarietà del volume e la sua prospettiva di lungo periodo, si è scelto di affidare la discussione a Massimo Stella, teorico della letteratura;; Emmanuelle Chapron, storica modernista;; Maria Luisa Betri, storica contemporaneista.

I contributi di Elisa Marazzi e di Blythe Alice Raviola che seguono sono frutto della presentazione del libro Women’s Voices. Echoes of Life Experiences in the Alps and in the Plain (17th19th Century), a cura di S. Bianchi e M. Nicoli, Neuchâtel, Éditions Alphil Presses universitaires suisses, 2023, avvenuta il 14 marzo 2024 presso l’Università degli studi di Milano. A questi due interventi la Rivista ha voluto affiancare le considerazioni di Alessandro Pastore per offrire al lettore un quadro ancor più articolato su un libro che propone una riflessione originale e a più voci sul mondo femminile nell’intero arco alpino della tarda età moderna. Alessandro Pastore articola il suo intervento intorno alle diverse tipologie di fonti prese in considerazione nel volume, dagli egodocumenti alle scritture notarili e giudiziarie, con le loro specificità e differenze, mettendo in luce gli elementi di originalità del volume nell’ambito degli studi sull’arco alpino e sulla ‘montagna di mezzo’ come spazio intermedio e di connessione fra alto e basso, pur dotato di specificità proprie Elisa Marazzi propone una lettura del volume in una prospettiva di storia della cultura scritta, trattando, da un lato, gli usi della scrittura da parte di donne nobili o appartenenti a ceti mercantili, dall’altro fonti e problemi relativi alle donne appartenenti a categorie sociali meno avvezze all’uso della parola scritta. Blythe Alice Raviola, infine, si concentra sulla questione delle confessioni religiose e della loro complessa convivenza, uno dei principali fenomeni inerenti l’arco alpino nella modernità, e sull’autonomia delle donne in un tessuto prevalentemente maschile, evidente nella capacità di innescare meccanismi di patronage e mutua assistenza.

L’autore analizza l’operazione repressiva messa in atto a Palermo nel settembre 1892 su impulso del governo Giolitti, che dispose l’arresto di 200 individui per associazione a delinquere. Attraverso un’accurata indagine archivistica, il contributo mostra come l’azione di polizia, sostenuta dalle sottoprefetture e orientata alla costruzione di accuse collettive basate su elementi indiziari, rispondesse a logiche politiche legate al controllo elettorale. Il caso palermitano viene proposto come paradigma del rapporto tra criminalizzazione del dissenso, uso strumentale del diritto penale e governo del voto, svelando le intersezioni fra repressione, retoriche securitarie e consenso politico nella fase critica delle elezioni del 1892.

Costanza D’Elia

Ultima utopia. L’Anticoncilio di Napoli (1869) e i liberi pensatori

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 193 / 2026

L’articolo prende in esame l’Anticoncilio tenutosi a Napoli nel 1869 in concomitanza con l’apertura del Concilio Vaticano I;; organizzato dal radicale Giuseppe Ricciardi, aveva un duplice scopo: opporsi all’ingerenza del papa nella vita dello Stato italiano, e costituire una Internazionale dei liberi pensatori. La rilevanza dell’assemblea, che fu sciolta al secondo giorno dalla polizia, sta nella grande eco mediatica che suscitò e nella dimensione transnazionale;; accanto ad adesioni importanti (come Garibaldi e Hugo) l’iniziativa incontrò l’avversione di Mazzini e le critiche di una parte dei liberi pensatori così come della massoneria. L’Anticoncilio può essere letto come una situazione sperimentale che mette a fuoco le fratture del radicalismo e dell’anticlericalismo tardoottocentesco, soprattutto nella tensione fra la visione utopica di un ordine sociale basato sulla ragione e su una vaga religione civile e il massimalismo di un paradossale rigido nuovo credo.

Gianluca Albergoni

Un’attrazione militante. Bonaparte e l’età napoleonica in Carlo Cattaneo

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 193 / 2026

L’autore si propone di rintracciare echi dell’eredità napoleonica nella produzione di Carlo Cattaneo, prendendo in esame i suoi scritti e il suo epistolario. L’obiettivo del saggio è capire quale immagine di Bonaparte e dell’età napoleonica emerga, quali ne siano le caratteristiche principali, quale l’eredità che Cattaneo intese valorizzare, ma anche che rapporto ebbe Cattaneo con una figura così affascinante. Il saggio concentra l’attenzione su alcuni nodi cronologici in cui Napoleone fu oggetto di una mobilitazione particolarmente insistente: il biennio rivoluzionario (‘48’49) e la fine degli anni cinquanta, quando le vicende interne francesi e poi l’alleanza politicomilitare tra il Regno di Sardegna e il Secondo Impero condussero Cattaneo a una rivisitazione del “napoleonismo” in grado di legittimare la politica di Napoleone III nei riguardi della situazione italiana. È in questo contesto che emerge la principale eredità napoleonica agli occhi di Cattaneo: l’esercito e la bandiera.

La definizione di “straniero” che compare in dizionari ed enciclopedie odierni è difficilmente applicabile alla società d’antico regime, che solo tardivamente elaborò i concetti di “patria” e di “nazione” intesi nel senso contemporaneo. La presenza di “stranieri” era, tuttavia, una realtà diffusa, una condizione spesso necessaria per ricoprire vari incarichi e funzioni. A regolarne i rapporti erano diversi criteri dell’appartenenza e soprattutto vincoli cetuali. Lo “straniero” non era, infatti, tanto chi “venisse da fuori” quanto piuttosto chi mantenesse un certo grado di estraneità. Il saggio offre alcuni casi di studio ricavati dall’ambito militare: esempi di figure consegnate ex post, in enciclopedie e dizionari biografici, a classificazioni nazionali, in realtà spesso poco facilmente incasellabili. A chi avevano prestato fedeltà e servizio durante la loro carriera? Erano stati sottoposti al diritto d’albinaggio? Avevano avuto accesso a onorificenze in cambio di abiure? Queste alcune chiavi di lettura affrontate nelle pagine seguenti per interpretare il ruolo di quel mercenariato “straniero” che costituì una dimensione di lunga durata, con molte variabili ed esiti lontani dalla percezione dello straniero maturata nei secoli successivi al XVIII.

L’approvvigionamento e la sicurezza alimentare costituiscono un elemento centrale della storia sociale delle città del medioevo. Il mercato alimentare, le politiche annonarie e l’accesso al cibo come indicatore dei livelli di vita, sono considerati da un’ampia storiografia nel contesto più generale delle carestie e delle disuguaglianze sociali ed economiche dell’Europa del basso medioevo. Più di recente la riflessione ha cercato di individuare le forme di accesso diretto al cibo, al di fuori del mercato e al riparo dalla volatilità dei prezzi. In questo contesto il caso di Firenze rappresenta un significativo banco di prova, dal momento che, nonostante la disuguaglianza dei possessi, la proprietà fondiaria interessava ampi strati della società fiorentina. Attraverso il Catasto fiorentino del 1427, l’indagine condotta su alcune categorie professionali dell’artigianato e della manifattura disseminata (calzaioli, fabbri, tintori e cimatori) ha consentito di verificare la diffusione della proprietà fondiaria e di misurare l’approvvigionamento alternativo al mercato in rapporto al fabbisogno delle famiglie.

Giorgio Gosetti

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: prime riflessioni da un percorso di ricerca

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2026

Il mondo del lavoro è in continuo mutamento a livello macro (sistemi di produzione), meso (modelli organizzativi) e micro (vita lavorativa delle persone), e presenta dinamiche di continua scomposizione e ricomposizione dei processi produttivi. In questo scenario, che vede i modelli organizzativi subire cambiamenti continui verso un aumento di complessità, si colloca il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (Rls), una figura prevista dalla normativa per presidiare le condizioni lavorative e, in particolare, svolgere in maniera continuativa attività di prevenzione rispetto a potenziali eventi dannosi per la salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Questo contributo prende spunto da un percorso di ricerca realizzato in una provincia dell’Italia del Nord, promosso da un ente composto dalle parti sociali, che aveva l’obiettivo di operare una prima rilevazione del ruolo del Rls, da diversi punti di vista, soprattutto nell’ambito delle imprese industriali.

Roberto Errico

La crescita problematica del settore ict nel mezzogiorno

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2026

Il saggio analizza l’evoluzione del settore Ict nel Mezzogiorno tra il 2012 e il 2023, evidenziando una crescita significativa di unità locali e addetti, superiore a quella registrata nel CentroNord. Questo andamento conferma l’esistenza di una base reale di sviluppo, che tuttavia da sola non è in grado nemmeno di attenuare i divari strutturali che continuano a caratterizzare l’area. L’analisi dei dati relativi alle imprese dell’Ateco J mostra infatti livelli inferiori di valore aggiunto per addetto, retribuzioni medie più basse e una minore dimensione d’impresa, segnali di un posizionamento più debole nella catena del valore. A ciò si aggiungono condizioni di accesso al credito meno favorevoli per le imprese meridionali e minore afflusso di investimenti diretti esteri. Ne emerge che il nodo principale non riguarda soltanto la crescita quantitativa del settore, ma la sua capacità di tradursi in sviluppo stabile, occupazione qualificata e rafforzamento produttivo del Mezzogiorno.

Alberto Lanzavecchia, Alice Ravanelli

Neve a tutti i costi? Bacini per l’innevamento artificiale, cambiamento climatico e modelli di sviluppo nelle Dolomiti Venete

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2026

Il cambiamento climatico sta riducendo progressivamente l’affidabilità del manto nevoso naturale nelle Alpi, mettendo a rischio la sostenibilità economica del turismo sciistico. In risposta, l’industria dello sci ha intensificato il ricorso all’innevamento artificiale, promuovendo la costruzione di bacini di accumulo idrico di crescenti dimensioni. Questo articolo analizza la diffusione di tali infrastrutture nei comprensori veneti del Consorzio Dolomiti Superski – Cortina d’Ampezzo, Arabba/Marmolada e Civetta – attraverso l’analisi di immagini satellitari e ortofoto regionali. I risultati evidenziano quattro tendenze principali: aumento del numero di bacini, crescita delle loro dimensioni, localizzazione a quote sempre più elevate e in prossimità di aree protette, e persistente spopolamento delle comunità locali. L’analisi delle fonti di finanziamento rivela un significativo apporto di fondi pubblici a sostegno di infrastrutture private, con limitata ricaduta sul benessere dei residenti. Lo studio interpreta questa traiettoria come una forma di lockin tecnologico ed economico, che prolunga la dipendenza dal modello scicentrico pur in condizioni climatiche sempre meno favorevoli, socializzando i costi ambientali e finanziari. Si conclude con una riflessione critica sulla necessità di strategie di sviluppo territoriale alternative, orientate alla diversificazione economica e alla valorizzazione del patrimonio alpino.