RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105480 titoli

Federico Mazzei

Oltre Malaparte: Silvano Tosi dalla tecnica alla teoria del colpo di Stato

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 187 / 2025

Il saggio ricostruisce e inquadra biograficamente la riflessione politologica di Silvano Tosi sul tema del colpo di Stato, sviluppata nell’omonimo volume del 1951 ma risalente alla tesi di laurea discussa nel 1948 presso la Facoltà di scienze politiche «Cesare Alfieri» di Firenze e, prima ancora, nata dal confronto con la Téchnique du Coup d’État pubblicata nel 1931 da Curzio Malaparte. Da quest’opera il giovane Tosi, culturalmente formatosi nel tramonto del regime fascista, ricavò la nozione di «colpo di Stato» come categoria politica definita da specifiche modalità di conquista del potere. La rielaborazione teorica dedicatela da Tosi, tuttavia, superò l’approccio tecnicistico di Malaparte e rimise a fuoco il rapporto fra la dimensione istituzionale e l’illegalità eversiva. L’integrazione nel mondo accademico e giornalistico della nuova Italia postfascista spinse invece Tosi a convertire la propria teoria del colpo di Stato in quella della difesa dal colpo di Stato e ad abbracciare, in tal senso, la proposta di controllo della «partitocrazia» avanzata da Giuseppe Maranini in vista del contenimento delle forze antisistema democraticamente legittimate.

Messi in ombra da un lato dallo studio delle vicende imprenditoriali e dall’altro dalla storia del lavoro operaio, gli strati intermedi della fabbrica, come li ha definiti Duccio Bigazzi riferendosi fra gli altri a capi, tecnici, ingegneri e progettisti, hanno trovato meno spazio nell’ambito degli studi storici. Prendendo spunto proprio dalla visione integrata e onnicomprensiva degli studi sulla fabbrica e sull’impresa di Bigazzi, in questo articolo si intendono esplorare alcuni spunti relativi all’identità, all’immaginario e allo sguardo peculiare di questa categoria intrecciando riflessioni generali e un caso studio specifico, quello di Mario Croce, ricostruito attraverso gli egodocumenti presenti nel suo archivio privato. Tecnico della siderurgia, a partire dal 1947 tramite la Safau di Udine prima e la Danieli & C. poi ha dato un contributo determinante allo sviluppo della colata continua, importante innovazione nel panorama globale dell’acciaio, dirigendo l’installazione di quasi 110 impianti nel mondo.

Il tema dello straniero nell’ancien régime è stato recentemente oggetto di numerosi contributi, sia di ampio respiro sia focalizzati su casi studio specifici. Malgrado questo interesse suscitato dalla condizione dello straniero, il caso genovese è stato per lo più trascurato dalla storiografia. Tuttavia, in seguito alla carestia del 1590-91, a Genova assunse particolare importanza il gruppo dei fiamminghi che si stabilirono in città, inserendosi nelle reti commerciali e creditizie locali. Nonostante la loro crescente presenza, rafforzata dall’arrivo di agenti delle compagnie di Anversa e Amsterdam, la Repubblica tardò a riconoscere ufficialmente la minoranza fiamminga, anche a causa della tradizionale alleanza con la Spagna. Questo contributo, basato su fonti inedite di diversa natura, esplora l’ascesa dei fiamminghi a Genova, con particolare attenzione ad alcune figure di spicco, che contribuirono a proiettare Genova nei traffici atlantici, fungendo da connessione con network commerciali estesi in tutta Europa.

Sara Paderno

Gli “iudices” a Brescia (XII-XIII secolo)

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 187 / 2025

Anche per la Brescia di età comunale quello delle procedure giudiziarie è un tema abbastanza studiato, specie con riguardo ai provvedimenti di esclusione dalla cittadinanza o alla giustizia signorile nelle campagne. Al contrario, fatto salvo il celebre Albertano da Brescia, non è stato finora sviluppato un discorso organico attorno agli individui che esercitavano una professione giudiziaria in città e nel territorio. Muovendo da tali premesse il saggio intende accertare l’esistenza di un gruppo di “iudices” bresciani tra XII e XIII secolo. La ricerca sarà condotta in due direzioni, ciascuna attraverso una selezione di profili significativi. Anzitutto, saranno analizzate le azioni di coloro che amministravano la giustizia, per poi verificarne la fisionomia sociale. Ne emerge un quadro articolato che da un lato mostra come a Brescia il principale criterio per individuare un gruppo di “iudices” fosse l’esperienza legale acquisita nei tribunali e nel sistema politico del comune; dall’altro lato si rileva come per alcuni di costoro la stessa giustizia pubblica fosse un vettore di mobilità sociale e un canale di accesso all’aristocrazia.

Francesco Chiodelli

Fare ricerca in geografia del diritto: alcune coordinate metodologiche

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 1 / 2025

La geografia del diritto ha una certa tendenza a sottovalutare le questioni metodologiche, nonostante essa sia caratterizzata da alcune significative peculiarità in tal senso. È su questo sfondo che il presente saggio fornisce alcune coordinate metodologiche, relative ai soli metodi di ricerca, che possono essere utili a geografi e geografe che ambiscono a esplorare questo campo. Dopo aver identificato i diversi ambiti nei quali la geografia del diritto può essere suddivisa, si presenta una disamina dei diversi metodi di ricerca adeguati a inverstigarli, interpretati come esito di processi sia di adattamento di tecniche di ricerca proprie della geografia umana sia di appropriazione di metodi propri del diritto. La possibilità di variazioni e deviazioni rispetto al quadro tracciato – che non ne mettono tuttavia in discussione la validità complessiva – è illustrata tramite un breve affondo relativo alla ricerca geografico-legale che riguarda fenomeni illegali.

Marco Picone

La città delle rose. Dinamiche della turistificazione palermitana

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 1 / 2025

Prima del Covid-19, il dibattito sui flussi turistici oscillava tra le denunce legate alla touristification e il tentativo di governare l’overtourism con strumenti non sempre efficaci. Dopo la pandemia, la questione si è incentrata sulle ricadute concrete che il turismo comporta per la vita dei e delle residenti. Questo testo prende in considerazione i cambiamenti provocati dal turismo nel centro storico di Palermo, discutendo le politiche urbane neoliberiste che hanno orientato le più recenti scelte dell’amministrazione comunale. Attraverso interviste semi-strutturate a testimoni privilegiati, discourse analysis e critical visual analysis, il testo evidenzia anche le contraddizioni nei discorsi di chi contesta la touristification, di chi governa la città e di chi la rappresenta, con l’obiettivo di riflettere in chiave teorica sulle forme di touristification nel Sud Europa e sulle prospettive di sviluppo del caso palermitano.

Lucia Ferrone, Federico Martellozzo, Filippo Randelli

La persistenza della povertà monetaria e della deprivazione multidimensionale fra i bambini in Tanzania

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 1 / 2025

Lo studio della povertà minorile deve comprendere anche forme di deprivazione rispetto a bisogni e diritti fondamentali, che spesso prescindono dal reddito familiare. Questo studio si propone di approfondire l’evoluzione e la persistenza sia della povertà monetaria che della deprivazione multidimensionale tra i minori in Tanzania, utilizzando dati longitudinali raccolti in un primo periodo nel 2008/09 e in un secondo nel 2012/13. I risultati mostrano che il grado di persistenza è diverso, e che la povertà monetaria risulta più persistente della deprivazione multidimensionale. In entrambi i casi il ruolo di variabili strutturali risulta rilevante. Infine, persistono sostanziali differenze regionali all’interno del paese, sia in termini di livello che di cambiamento, in entrambi i fenomeni.

Maria Do Socorro Ferreira Da Silva, Elisa Magnani, Fernando Luiz Araújo Sobrinho

La difficile conservazione delle risorse naturali nelle aree protette del Brasile. Il caso del Parco Nazionale di Brasilia

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 1 / 2025

L’articolo discute del processo di istituzione e gestione del Parco Nazionale di Brasilia, evidenziando le criticità legate alla relazione tra l’area protetta e le attività antropiche presenti nel suo intorno (e all’interno). Il testo introduce gli aspetti normativi del contesto brasiliano e si sviluppa facendo riferimento ad un corpus nazionale e internazionale di riferimenti bibliografici sulla conservazione ambientale. Il cuore del saggio presenta e discute i risultati di una ricerca sul campo, che consente di evidenziare potenzialità e limiti legati agli usi delle risorse naturali locali, in particolare per quanto riguarda la conservazione delle fonti idrologiche del territorio, fondamentali per le comunità e le attività economiche dell’area di Brasilia.

Laura Lo Presti

Klaus Dodds: ai confini della geopolitica

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 1 / 2025

In questo articolo-intervista, l’autrice dialoga con Klaus Dodds, eminente studioso di geopolitica critica, esplorando i suoi principali ambiti di ricerca: la geopolitica popolare, l’Artico e la geopolitica non-umana. Il confronto mette in evidenza le tensioni tra la tradizione della geopolitica classica e gli approcci critici, interrogandosi su come l’analisi dei discorsi e delle rappresentazioni possa convivere con le istanze del realismo e della geografia fisica. L’approccio di Dodds affronta non solo i conflitti territoriali attuali, come quello tra Israele e Gaza, ma anche le modalità con cui l’umanità interagisce con il pianeta, sottolineando come i dibattiti sulle divisioni territoriali rischino di oscurare le crisi ecologiche che coinvolgono tutte le forme di vita e, di conseguenza, la geopolitica stessa. Questa prospettiva più ampia propone una geopolitica più (che) umana, capace di integrare le dimensioni materiali e immateriali, entrambe fondamentali nel plasmare le dinamiche globali.

Pubblicato da Einaudi, La città autistica si presenta subito come un'opera innovativa. Il libro affronta un tema quasi del tutto inesplorato in geografia - le pratiche urbane delle persone neurodivergenti - colmando una lacuna significativa, ampliando il dibattito sulla diversità dei modi in cui gli spazi urbani sono percepiti e vissuti, e mettendo in luce quanto le nostre soggettività siano esposte in modo differenziato e spesso diseguale alle norme e ai dispositivi impliciti che regolano la vita quotidiana. Il libro mostra anche come la geografia possa offrire potenti strumenti analitici per indagare fenomeni di grande rilevanza sociale che raramente vengono affrontati da una prospettiva socio-spaziale. La geografia proposta ne La città autistica dialoga con una pluralità di saperi disciplinari e specialistici, proponendo una visione al tempo stesso interpretativa e trasformativa. Il libro invita infatti a ripensare gli spazi urbani come capaci di accogliere e valorizzare le differenze, con l'obiettivo di promuovere città più inclusive. Data l'importanza del libro, la Redazione ha ritenuto opportuno dedicare un forum a La città autistica, invitando Maurizio Memoli, Valentina Giuffrida e Giada Peterle a riflettere su di esso da diverse prospettive: dal rapporto tra neurodivergenza, spazio e identità, alle potenzialità del metodo autoetnografico nello studio delle città (autistiche). L'obiettivo è quello di arricchire la discussione sul libro, invitando a continuare il suo sforzo di immaginare e creare città più aperte, giuste e plurali.

La redazione RGI

Informazione bibliografica

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 1 / 2025

Federico Ferretti, Geographies of Federalism during the Italian Risorgimento, 1796-1900 (Floriana Galluccio) – Salvo Torre, Il pensiero decoloniale (Paola Minoia) – Giuseppe Forino (ed.), Disasters and Changes in Politics and Society. Contemporary Perspectives from Italy (Giovanni Baiocchetti) – Francesca Sabatini, Geografia delle aree interne. Discorsi e pratiche turistiche nella Sicilia fredda (Eléonore Jactat)

Paola Milioto

L’impatto della fiscalità sullo sviluppo dell’enoturismo

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 45 / 2025

La normativa fiscale può giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo del feno-meno enoturistico, condizionando le scelte degli operatori economici nel caso in cui venga riservato un trattamento fiscale migliore a determinate attività svolte all’interno di un contesto vitivinicolo rurale, rispetto alle stesse attività sviluppate al di fuori di esso. Ciò, oltre a creare attriti con il principio di eguaglianza, rischia di condizionare grandemente lo sviluppo turistico di alcune zone a discapito di altre.

Franco Baldoni

Perinatal grandparents: A new frontier for caregiving

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2025

In the contemporary nuclear family, fewer children are born, both parents work, and it is rare for other relatives (such as parents, siblings, uncles, or other elderly family members) to live in the household. Both partners share the responsibilities of raising and caring for their children. When a child is born, today’s parents often find themselves alone. As both parents work, raising a newborn becomes more challenging, necessitating support from other adults. The absence of a network of women who, in patriarchal societies, could provide assistance (such as sisters, aunts, and cousins) makes it necessary to seek help elsewhere. In families where grandparents are available, they constitute a crucial resource and become indispensable, at least during the early years. As caregivers, they take care of newborns by feeding, bathing, changing diapers, rocking, dressing, holding, putting them to sleep, escorting them to and from daycare or school, educating, telling stories, talking and playing with their grandchildren, and protecting them both inside and outside the home. While for many individuals becoming grandparents is one of the most fulfilling experiences in life, making them feel younger and more energetic, for others, it represents a challenging existential transition. Some refuse to embrace grandparenthood as it is perceived as a narcissistic wound, symbolizing aging, a loss of power, and the approach of death. It is well established that fathers (or partners, including same-sex partners) who assume caregiving responsibilities for a newborn exhibit significant neuroendocrine and epigenetic changes. These changes also occur in grandparents when they undertake caregiving roles for an infant. To date, as far as we know, research has only focused on grandmothers, with no studies conducted on grandfathers. Research in mothers, fathers, and grandmothers has led to the hypothesis of a Global Parenting Caregiving System in our species, which is activated even in nonmaternal caregivers (allomothers) and involves at least ten brain regions along with endocrine and epigenetic modifications

Geminello Preterossi

Per una critica del vincolo esterno assoluto

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2025

Tra geopolitica e costituzione non corre buon sangue. Ma è un grave errore pensare che non vi sia un rapporto che li lega. Ogni costituzione poggia sugli effetti che un determinato assetto geopolitico ha prodotto e ne è condizionata. Cioè incorpora la questione della sovranità, come grande punto di contatto tra esterno ed interno, oltre che indicatore di autonomia ed esistenza politica, che non svanisce affatto con lo Stato costituzionale, ma piuttosto subisce delle metamorfosi. Una costituzione democratica rappresenta il patto fondativo di una comunità, non imposto dal di fuori, ma stipulato tra i suoi membri: è un patto con se stessi, cioè un vincolo interno. Vi è un nesso preciso tra introiezione del vincolo esterno e crisi del vincolo interno. Non solo l’assolutizzazione del vincolo esterno non può compensare la crisi del vincolo interno, ma la porta all’estremo. Per questo l’Italia, che dal ’92-’93 si è votata a tale logica, conosce una crisi profonda, che è sì politica e sociale, ma anche culturale e antropologica.

Marco Goldoni

Costituzionalismo e vincoli geoeconomici: il modello estrattivista

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2025

Questo articolo esamina la relazione tra ordinamento costituzionale ed estrattivismo, sostenendo che l’accesso e il controllo delle risorse naturali svolgono un ruolo fondamentale nella formazione degli ordinamenti costituzionali. Sottolineando i limiti delle teorie costituzionali tradizionali, concentrate sulla libertà politica a scapito delle condizioni materiali, l’articolo colloca l’estrazione delle risorse nel contesto più ampio dell’economia politica e del diritto internazionale degli investimenti. Lo scopo dell’articolo è di evidenziare come le economie estrattiviste influenzino le trasformazioni costituzionali, limitando l’esercizio del potere costituente e modellando le strutture istituzionali. Per questa ragione, le sezioni finali dell’articolo si concentrano su due casi: la Mongolia e il Cile. In Mongolia, la necessità di attrarre investimenti esteri nel settore minerario ha portato a modifiche costituzionali che hanno centralizzato il potere esecutivo, indebolito la governance locale e ristretto alcune libertà politiche. In Cile, il tentativo di redigere una nuova costituzione è stato limitato da strutture economiche consolidate a favore degli interessi delle multinazionali e della logica estrattivista. L’articolo sostiene che l’estrattivismo impone vincoli geo-economici al costituzionalismo, rendendo necessaria un’analisi materialista che integri l’economia politica nella teoria costituzionale. Comprendere il ruolo della valorizzazione delle risorse è essenziale per ripensare i limiti strutturali degli ordinamenti costituzionali contemporanei

Omar Chessa

Realismo geopolitico e volontà statale

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2025

Per geopolitica s’intende una serie di prassi e un sapere. Il saggio si ripromette di scoprire il ponte nascosto tra conoscenze/prassi geopolitiche e diritto, a partire dall’evento primordiale che Schmitt (e ancora prima Hobbes) chiamava «occupazione di terra». L’obiettivo principale è mettere a fuoco i nessi causali tra fattori geopolitici “esterni” e processi “interni” di formazione della volontà statale. A tale scopo l’investigazione pone a confronto due dottrine delle relazioni internazionali: quella realista, nelle sue varianti principali, e quella liberale. Per poi sottolineare le analogie tra il realismo geopolitico e il ‘politico’ di Schmitt, basato sulla distinzione amico/nemico. Infine, si esamina la questione cruciale della guerra e il suo rapporto con le costituzioni scritte.

Antonio Cantaro, Federico Losurdo

La “guerra è finita”. Tra Geopolitica e Geoimpolitica

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2025

L’Europa ha per prima pensato il mondo per linee globali e lo ha colonizzato con guerre d’annientamento. Ma ha anche inventato gli ordinamenti – lo Stato territoriale, nazionale, sociale – che hanno provato a frenare la smisuratezza della guerra. Un giorno del Novecento, a Hiroshima, la “guerra è finita”, ma “le guerre non sono morte” e oggi prosperano nella forma di stati di violenza diffusa. Questa è la ragione della palese inadeguatezza dell’attuale ordinamento internazionale che, abbandonato il posto di comando, insegue il caos. Le nuove guerre non sono la continuazione della politica con altri mezzi. Viviamo, nell’epoca della potenza sfrenata della tecno-economia, idolo sul cui altare assistiamo al diffondersi di indicibili massacri nei più diversi angoli della Terra: guerre impolitiche.

Ilenia Massa Pinto

Geopolitica e (ir)rilevanza del diritto costituzionale

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2025

Il recente rinnovato interesse per la geopolitica nel dibattito pubblico può essere considerato un sintomo di crisi della concezione della costituzione quale insieme di norme la cui enunciazione è funzione rilevante in sé, nel senso che le forze dominanti del sistema giuridico-politico le percepiscono come prescrittive e soprattutto come dotate di consistenza autonoma rispetto alle sollecitazioni e alle pressioni dei fatti che pretendono di regolare, nella consapevolezza che dalla loro efficacia dipendono le condizioni di esistenza del sistema giuridico-politico stesso. La crisi della scienza del diritto – che si manifesta nel fatto che i giuristi non intendono più l’oggetto della loro disciplina come individuazione delle regole valide, ma come conoscenza dei fatti regolati – evoca intuitivamente prospettive teoriche riconducibili alla geopolitica. Il saggio riprende alcune teorie dell’indirizzo politico e della costituzione in senso materiale che hanno tentato, da un lato, attraverso la consapevolezza del ruolo autocreativo della politica, di inserire nel discorso giuridico la lezione weberiana in ordine alla fungibilità dei fini politici dello Stato, e, dall’altro, attraverso l’elaborazione di categorie che consentano l’individuazione di norme (e non di meri fatti) da elementi extra-testuali, di preservare al contempo quella consistenza autonoma delle regole rispetto ai fatti regolati dalla quale dipende la rilevanza stessa di un quadro normativo di riferimento proiettato nel futuro: consistenza che una prospettiva geopolitica del diritto parrebbe invece totalmente negare.