RISULTATI RICERCA

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Gregorio Manieri, Francesco Gesualdo

Il processo tras-formativo valutato dagli specializzandi. Tra crescita clinica e identità

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 139 / 2025

L’articolo esplora il significato affettivo e professionale del training clinico in un contesto di scuola di psicoterapia sistemicorelazionale, attraverso l’Analisi Emozionale del Testo (AET) applicata ai racconti degli specializzandi del secondo, terzo e quarto anno della sede APF di Bari. L’analisi qualitativa del corpus narrativo ha permesso di individuare cinque campi semanticoemozionali centrali nel processo formativo: appartenenza, risonanza, metamorfosi, identità e autenticità. Tali matrici descrivono la formazione come un’esperienza trasformativa, potenzialmente replicabile nei contesti che condividono analoghi presupposti formativi, capace di integrare vulnerabilità e risorse personali nella costruzione del Sé professionale. Il gruppo formativo emerge come base sicura che favorisce differenziazione, uso della supervisione e sviluppo di una postura terapeutica autentica e creativa. Le sculture viventi realizzate dai gruppi nei diversi anni restituiscono sul piano corporeo il movimento della trasformazione, confermando la natura embodied dell’apprendimento sistemicorelazionale. Il training clinico si configura così come processo generativo, in cui la conoscenza nasce dall’incontro e la crescita professionale si radica nella reciprocità.

Ilaria Di Vecchio, Franco Della Maggiora, Daniela Merciadri, Ilaria Genovesi

“Quando una sedia è vuota”. La complessità della valutazione delle competenze genitoriali in assenza del minore

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 139 / 2025

Il presente lavoro intende sviluppare una serie di riflessioni sulla valutazione delle competenze genitoriali richiesta su mandato della Magistratura, focalizzandosi nello specifico sulla capacità dei genitori di garantire il benessere del minore anche quando non vi sia disponibilità di un’osservazione diretta di quest’ultimo. Partendo da un quadro teorico relativo al costrutto di genitorialità e alle sue funzioni, la cui finalità è diretta all’attribuzione di significato al processo valutativo in senso complesso e trasformativo, sono state analizzate: la dimensione strutturale, attraverso la rivisitazione di uno dei principali strumenti valutativi maggiormente utilizzati nel contesto giuridico, Assessment Parental Skills Interview – APSI (Camerini, Volpini & Lopez, 2011), con le Reflexive Questions (Tomm, 1987a); la dimensione emotiva, riallacciandosi al «paradigma relazionale simbolico» di Scabini & Iafrate (2003), e al concetto di «polarità semantica familiare» di Ugazio (2018); infine, la dimensione culturale con riferimento al modello della «cibernetica dei pregiudizi» (Cecchin, Lane & Ray, 1997), connesso alla prospettiva antropologica ed etnopsichiatrica.

Conny Leporatti, Cristian Di Gesto

Ars curae. Uso di immagini d’arte nel contesto di cura: sviluppi, riflessioni e prove empiriche

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 139 / 2025

Questo contributo presenta il razionale teorico, il dispositivo clinico e un caso esemplificativo dell’uso di immagini d’arte in psicoterapia sistemicorelazionale. A partire dalla cornice bioniana sul pensiero simbolico e dal concetto di “inconscio ottico”, il lavoro integra evidenze di neuroestetica e simulazione incarnata per argomentare come la fruizione estetica, attivando circuiti emotivi, affettivi, motivazionali e di rispecchiamento, possa facilitare processi di mentalizzazione, regolazione emotiva e cocostruzione di significati nella relazione terapeutica. Viene descritta la raccolta I colori della luce (260 immagini, 26 categorie) come strumento di regolazione della distanza, impiegato per promuovere accesso ai vissuti e alla dimensione trigenerazionale che spesso sfuggono al canale verbale. Il caso clinico di Tommaso, giovane adulto con marcata sofferenza psicotica in un contesto familiare ad alta confusività comunicativa, illustra la procedura di scelta/ associazione delle immagini (categorie: Bambino, Individuo maschile, Genitori, Padre, Madre, Risorse) e i principali esiti: incremento della pensabilità condivisa, rielaborazione dei conflitti di lealtà, risignificazione della storia familiare, miglioramento del funzionamento e consolidamento delle risorse, in sinergia con il trattamento psichiatrico. Si discutono implicazioni cliniche e linee di ricerca.

In Italia, come in altri paesi, i disturbi mentali comuni sono molto diffusi nella popolazione, hanno un impatto sociale considerevole e sono frequentemente associati a un deterioramento della qualità di vita. Tuttavia, trovano da parte del servizio sanitario una risposta inadeguata, consistente in genere nella prescrizione di psicofarmaci da parte dei medici di medicina generale. Solo in pochi casi vengono offerti trattamenti psicologici, in contrasto coi dati della ricerca e le linee guida delle maggiori agenzie internazionali. L’ampliamento dell’offerta di cura per questi problemi è una priorità per il Servizio Sanitario Nazionale e va affrontato rendendo disponibile nelle cure primarie un approccio personalizzato e graduale, basato su livelli di intensità crescente di interventi psicosociali e psicologici, a partire dalla promozione dell’automutuo aiuto e del cambiamento degli stili di vita, fino a interventi di bassa intensità e psicoterapie brevi, nel quadro di una visione ecosistemica che superi i limiti di un approccio esclusivamente individuale e consideri la comunità – coi suoi bisogni di giustizia sociale – come agente di salute. L’individuazione nelle cure primarie del contenitore di riferimento di un percorso di cura per i disturbi mentali comuni richiede la formazione di clinici con competenze più ampie di quelle fornite attualmente dai modelli prevalenti di insegnamento della psicoterapia. Questo articolo presenta alcuni suggerimenti in questa direzione.

Patrizia Laurano, Barbara Sonzogni, Dario Germani

L’esperienza dei profughi ucraini: prove per un nuovo modello di accoglienza? Prime evidenze da una ricerca sul campo^

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

Il saggio analizza il modello di accoglienza predisposto per fronteggiare l’emergenza ucraina seguita all’invasione russa del febbraio 2022, concentrandosi su due aspetti principali: il quadro istituzionale-giuridico e il ruolo delle reti sociali e del capitale umano. A tale fine sono presentati i risultati iniziali di un’indagine empirica condotta con rifugiati ucraini in Italia, basata su interviste in profondità nell’ambito di un progetto di ricerca in corso della Sapienza Università di Roma. Le testimonianze rivelano la fuga improvvisa e non pianificata, l’importanza delle reti sociali per affrontare il viaggio e l’integrazione in Italia, ma anche gli ostacoli burocratici, le barriere linguistiche e le difficoltà nel trovare lavoro. Pur essendo la situazione ancora in itinere, è possibile cominciare a riflettere sul sistema di accoglienza predisposto grazie all’applicazione della Direttiva UE 55/2001 e alla peculiarità del profilo migratorio dei profughi ucraini.

Riccardo Prandini, Giulia Ganugi, Fiorentina Longobardi

Immaginari di innovazione sociale nel settore residenziale italiano: una ricerca partecipativa

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

A seguito della pandemia, il settore della Long Term Care è oggetto di un lento processo di riforma istituzionale, che sta avendo impatti sulla capacità di risposta ai bisogni e sulla capacità di innovazione sociale dei servizi. Dopo aver ricostruito i principali passaggi normativi del processo in atto, il contributo si chiede in che modo le associazioni nazionali che rappresentano gestori di RSA, professionisti sanitari e famigliari di persone anziane non autosufficienti immaginino il processo di innovazione delle strutture residenziali. I risultati, emersi tramite tecniche di ricerca qualitativa e partecipativa, sottolineano che, nonostante un contesto normativo altamente incerto, una parte rilevante del mondo residenziale italiano sta comunque tracciando un futuro innovativo. Si aprono, dunque, interessanti prospettive, sia di progettazione politica sia di ricerca, in merito alle forme di governance per la gestione di tali innovazioni sociali.

Liria Veronesi, Sabrina Berlanda

La transizione all’età adulta attraverso nuove forme di abitare. Il caso “Cohousing. Io cambio status

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

Il presente articolo analizza il cohousing come pratica abitativa in grado di sostenere i/le giovani nella transizione all’età adulta. In un contesto caratterizzato da precarietà lavorativa, instabilità economica e difficoltà di accesso a soluzioni abitative economicamente sostenibili, il cohousing emerge come risposta innovativa e flessibile che combina indipendenza abitativa, riduzione dei costi e sostegno comunitario. Attraverso un’analisi qualitativa basata sul metodo Most Significant Change, lo studio valuta l’impatto sociale di un progetto pilota su quattro dimensioni di cambiamento: autonomia abitativa, lavorativa, personale e relazionale. I risultati evidenziano come il cohousing favorisca l’indipendenza economica, l’acquisizione di competenze pratiche e relazionali e il rafforzamento delle reti sociali. Il progetto si propone come modello replicabile per promuovere politiche sostenibili e integrate, capaci di sostenere l’empowerment giovanile e l’inclusione sociale.

Daniele Battista, Marianna Coppola

Gender-Based Violence and Cyber-Helping: The Affordance of Dedicated Apps Between Opportunities and Obstacles

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

The fight against gender-based violence has involved a wide range of social actors, supported by digital expansion and the proliferation of social media. Information has become more accessible and immediate, contributing to greater visibility of the phenomenon and the activation of awareness and support pathways. In this context, the call for help has found new forms of expression through digital technologies, which allow victims - women and gender non-conforming individuals - to interact anonymously, directly and safely with support services. The use of free and easily accessible apps has introduced new perceived safe environments where abuse can be reported and assistance can be received. This study presents a comparative analysis of the YouPol and App1522 apps, digital tools currently active in the Italian landscape to combat gender-based violence. The aim is to highlight their goals, potential, limitations and barriers, to propose technological and functional improvements. The study seeks to contribute to the strengthening of the support system, making the protection network for victims more effective and widespread, while promoting a culture of prevention and timely intervention.

Barbara Da Roit, Elisa Matutini, Fabio Perocco, Stefania Spada

La violenza domestica nei confronti delle donne anziane in Italia: le politiche di contrasto alle prese con sessismo, ageismo e familismo

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

In Italia, la violenza domestica nei confronti delle donne è un fenomeno ampio e multiforme, che il recente dibattito pubblico ha contribuito a fare emergere. Tuttavia, tale dibattito non sembra dare pienamente conto dei diversi profili sociodemografici di vittime ed autori e dei contesti sociali in cui questi sono inseriti. In particolare, la violenza domestica nei confronti delle donne anziane costituisce un fenomeno poco visibile e meno “problematizzato”. L’articolo illustra e discute i risultati di una ricerca esplorativa policy oriented condotta nel territorio veneto. Attraverso interviste semi-strutturate con un campione non rappresentativo ma diversificato di testimoni privilegiati – operatrici dei centri antiviolenza, medici di medicina generale, assistenti sociali, operatori dei servizi domiciliari e del pronto intervento sociale, operatori dei “Punti Rosa” – vengono ricostruite e analizzate le forme, le dinamiche e le conseguenze della violenza domestica nei confronti delle donne anziane, nonché le modalità di intervento della rete istituzionale dei servizi dedicati e i relativi punti di forza e debolezza. L’analisi contribuisce ad individuare strumenti di conoscenza e intervento, utili per implementare strategie di prevenzione e tutela che tengano conto delle specificità delle vittime e del contesto di riferimento.

Santa Giuseppina Tumminelli

Violenza di genere e donne senza dimora: tra l’invisibilità e il nascondimento

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

Gli studi sulla grave marginalità adulta, con riferimento ai senza dimora, hanno privilegiato soprattutto l’analisi della condizione maschile del fenomeno più di quella femminile. Le motivazioni sono da rintracciare, in particolar modo, nelle rilevazioni statistiche nazionali e internazionali, nella maggiore prevalenza, tra i senza dimora, degli uomini (Istat, 2015). In questo contesto, come e` possibile immaginare azioni di prevenzione e di contrasto alla violenza di genere di fronte a forme di “grave marginalità adulta” nascoste e poco studiate? Quali potrebbero essere le strategie innovative per rispondere ai bisogni delle donne senza dimora? Queste e altre domande sono al centro dell’analisi e della riflessione proposta. Saranno presentati i primi risultati di una ricerca esplorativa sulla condizione delle donne senza dimora vittime di violenza di genere, prese in carico dai servizi pubblici e privati nella citta` di Palermo.

La diffusione della violenza di genere (GBV) nel settore accademico è stata messa a tema, negli ultimi anni, sia sulla scorta di movimenti internazionali di denuncia compresi nell’ampia galassia del #Metoo, sia per effetto delle politiche di contrasto alle discriminazioni e molestie incluse tra le aree tematiche dei Gender Equality Plan, come requisito prescritto dalla Commissione Europea per accedere ai finanziamenti alla ricerca. Una crescente letteratura (Tutchell e Edmonds, 2020; Bondestam e Lundqvist, 2020a; 2020b) ha evidenziato la pervasività della GBV nel sistema universitario, e la questione è divenuta prioritaria nell’agenda di policy degli Atenei, su scala internazionale, soprattutto in un’ottica di tutela del benessere organizzativo. Il contributo si propone di indagare quali politiche siano messe in atto dalle università italiane per contrastare la GBV, al fine di valutarne l’efficacia. La base-dati attinge a due fonti principali: a) l’insieme dei GEP adottati da un campione di 47 università italiane (su 99 istituti universitari che costituiscono il sistema italiano della Formazione superiore di tipo universitario ed equivalente sul, in quanto strumenti per il “cambiamento strutturale” (Consiglio dell’Unione Europea, 2015), analizzati mediante tecniche di content analysis; b) interviste semi-strutturate a interlocutori privilegiati coinvolti nelle politiche accademiche di contrasto alla GBV (Consigliere di Fiducia, componenti Commissioni Etiche, Referenti sportelli di ascolto e anti-violenza, membri Comitati Unici di Garanzia, rappresentanti componente studentesca, delegati/e del Rettore per le pari opportunità, etc.).

This article examines the challenges and limitations of current safeguarding policies in Italian sport, with particular attention to gender-based violence. Drawing on the sociology of sport and an intersectional, gendered lens, it argues that violence and discrimination are structurally embedded in sporting contexts and cannot be addressed through neutral or formalistic approaches. The analysis critically assesses Legislative Decree 36/2021 and highlights the need for safeguarding to be integrated with broader welfare policies that promote equity, well-being and structural prevention. The paper advocates for a systemic, culturally transformative approach grounded in intersectionality and collective responsibility and proposes strategic perspectives for more effective safeguarding practices.

Cecilia Nessi, Antonietta Riccardo

Governance locale ed empowerment socio-economico delle donne: evidenze da tre casi studio italiani

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

Le Autrici sostengono che l’empowerment socio-economico delle donne in fuoriuscita dalla violenza richieda un approccio multilivello che integri dimensioni individuali, relazionali e istituzionali. Attraverso un’indagine qualitativa condotta in tre territori italiani, analizzano come politiche regionali, pratiche dei servizi e reti locali contribuiscano a creare condizioni favorevoli all’autonomia lavorativa, economica e abitativa. I risultati evidenziano due fattori centrali: il riconoscimento istituzionale della violenza di genere come fenomeno strutturale, che si traduce in misure integrate e finanziamenti stabili; l’empowerment dei servizi, la cui competenza e capacità di collaborare in rete favoriscono la costruzione di interventi personalizzati. L’autonomia delle donne non deriva solo dalle loro risorse individuali, ma dalla capacità dei sistemi territoriali di attivare politiche coordinate e reti solide, rafforzando al contempo le professioniste e il sistema antiviolenza nel suo complesso.

Maddalena Cannito, Paola Torrioni

Geografie delle reti antiviolenza: sfide nella governance e conflitti centro/periferia

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

Il saggio esplora la governance delle politiche di contrasto alla violenza di genere in Italia, evidenziando criticità e potenzialità dei modelli multilivello adottati. Attraverso un’analisi comparativa delle strategie regionali e una classificazione dei sistemi di governance, vengono messi in luce elementi di frammentazione e disomogeneità, che ostacolano l’efficacia e l’equità territoriale degli interventi. Il focus sul Piemonte, basato su una ricerca qualitativa condotta con operatrici di Centri anti-violenza, Sportelli e Case rifugio, permette di approfondire le dinamiche di collaborazione e conflitto tra centro e periferia, sia in senso geografico che istituzionale. I dati mostrano come l’accesso alla rete istituzionale, i meccanismi di accreditamento e la standardizzazione procedurale possano escludere realtà locali consolidate ma non formalmente riconosciute. Il contributo propone azioni concrete per rafforzare la governance interistituzionale e valorizzare le specificità territoriali.

Alice Marta Mauri, Francesca Cubeddu

Eterogeneità regionali e standard minimi: una sfida per il sistema antiviolenza italiano

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

In Italia, a partire dalle fine degli anni ‘80, si sono andati configurando 21 differenti sistemi antiviolenza, ciascuno caratterizzato dalle peculiari modalità con cui le singole Regioni e Province autonome hanno regolato le azioni di prevenzione, protezione e sostegno. Entro tale quadro, le Intese tra il Governo e le Regioni, le Province autonome di Trento e di Bolzano e le autonomie locali del 2014 e del 2022 sono intervenute definendo, per CAV e CR, requisiti minimi comuni a tutto il territorio nazionale per l’accesso ai finanziamenti pubblici. Partendo dall’analisi degli atti regionali, le autrici si propongono di evidenziare punti di forza e criticità del processo di declinazione a livello regionale dei requisiti minimi, al fine di comprendere se esso abbia permesso di attivare un sistema più efficace in risposta ai bisogni delle donne in uscita dalla violenza e se, e in che modo, le Intese abbiano effettivamente contribuito a migliorare l’accesso ai servizi su tutto il territorio nazionale.

Elisa Begnis, Maria Urso, Simone Tuzza, Martina Lo Cascio, Sandra Sicurella, Cirus Rinaldi

Soggetti “plausibili” e risorse mancanti: una lettura intersezionale della violenza di genere in relazioni LGBT

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

I mutamenti culturali e le lotte femministe hanno fatto sì che la violenza di genere venisse analizzata non più come isolata ed eccezionale, tanto da necessitare di risposte individuali, ma come un fenomeno strutturale e sistemico. Il contributo propone una lettura sociologica delle lacune strutturali nei servizi per soggettività LGBT, basata su oltre 50 interviste condotte in Emilia-Romagna e Sicilia con operator? del diritto, psicolog?, attivist? e operator? di Centri Antiviolenza (CAV) e Centri per uomini autori di violenza (CUAV). L’analisi indaga la costruzione dei soggetti “plausibili”, riconosciuti nel discorso pubblico, e l’esclusione di chi non vi rientra per orientamento sessuale, identità di genere o appartenenza etnica. Emergono la distanza tra istituzioni e iniziative dal basso, e l’urgenza di ripensare strumenti e politiche. In ottica queer e intersezionale, il potere di definire la violenza è condizionato da genere, razza e classe. La ricerca offre spunti per innovare i servizi, rendendoli più capaci di rispondere alla complessità delle discriminazioni intersezionali.

Through a theoretical discussion, the article focuses on the role of men in preventing gender-based violence, examining socio-educational and cultural strategies that promote responsibility and encourage men to break free from hegemonic and patriarchal models of masculinity. The article distinguishes between prevention efforts aimed at men and those promoted by men, drawing on comparative European evidence and with a particular focus on the Italian welfare system. The paper highlights how involving men as both recipients and promoters of prevention policies can promote structural and cultural changes that are consistent with an integrated welfare approach to tackling gender-based violence.

Giorgia Serughetti

Dall’empowerment contro la violenza di genere verso una nuova cittadinanza sociale

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2025

L’articolo esamina come l’integrazione delle politiche contro la violenza di genere nei sistemi di welfare possa contribuire a ri-legittimare lo Stato sociale dopo decenni di erosione neoliberale, mettendo in discussione le basi patriarcali della cittadinanza sociale. La violenza è letta come ingiustizia strutturale radicata nelle disuguaglianze socio-economiche di genere e nella configurazione stessa delle istituzioni di welfare. Basandosi su lavori di teoria politica femminista e studi sulla giustizia sociale, l’articolo ricostruisce l’esclusione storica delle donne e la loro inclusione condizionata nei regimi di welfare modellati sul male breadwinner, entro cui la violenza è rimasta in gran parte invisibile. Analizza poi l’integrazione recente di misure di empowerment per le vittime (reddito, lavoro, casa) come svolta importante ma ambivalente, che può riprodurre paternalismo, condizionalità e stereotipi sulla “vittima appropriata” come “soggetto vulnerabile”. Sostiene, in conclusione, che solo un welfare universalistico e integrato può sostenere l’autonomia delle donne, promuovere la giustizia di genere e ridefinire la cittadinanza sociale in un contesto post-neoliberale.