RISULTATI RICERCA

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Federica Seravelli, Cecilia Caravaggi, Maria Luisa Iervolino

Terapia sistemica e popolazione LGBTQIA+

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Nonostante siano passati circa quarant’anni dall’eliminazione della diagnosi di omosessualità all’interno del DSM da parte dell’APA, e anche se oggi la popolazione LGBTQIA+ viene accolta in modo più adeguato in ambito clinico, sembra ancora necessario incrementare le competenze, il linguaggio e l’aggiornamento dei clinici. Nell’ultimo decennio varie realtà italiane ad approccio sistemico-relazionale si stanno interrogando sulla necessità di una formazione specifica, viste le richieste sempre più numerose da parte di famiglie omogenitoriali, di coppie con persone LGBTQIA+ e di famiglie e individui che affrontano la fase del ciclo vitale del coming-out e non solo. Il concetto di famiglia e di coppia ha subito profonde trasformazioni, rispecchiando una realtà sociale e affettiva sempre più complessa. Questi cambiamenti ispirano gli studiosi del sistema familiare a un approfondimento, e soprattutto a un aggiornamento delle nuove forme di famiglia e di coppia e delle relative nuove dinamiche. Gli studi più attuali sottolineano che le risorse a cui le persone LGBTQIA+ possono attingere per salvaguardare la loro condizione di benessere psicologico riguardano il sostegno familiare e l’accettazione sociale. L’intervento del terapeuta sistemico sembra, quindi, necessario e indispensabile per contribuire alla salute mentale delle persone appartenenti alla comunità e del sistema a cui appartengono.

Michaela Mortera, Fabiola Sperandini

“Perché non io?”: Ilcomplesso incastro relazionale dei siblings all’interno delle famiglie con disabilità

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

La stanza di terapia spesso mette in luce come siano molteplici i fattori che determinano il tipo di relazione tra genitori e figli e come questi condizionino il rapporto tra fratelli. Nella famiglia con figli disabili sono evidenti questi stessi fattori, la cui specifica declinazione risente però dell’impatto che la disabilità ha sulla storia familiare. Tali elementi influenzano le modalità relazionali del sistema e incidono sulla relazione tra fratelli al punto da determinare anche, nel sottosistema stesso, chi sostituirà il genitore nel ruolo di caregiver del fratello malato. L’articolo nasce dalla volontà di mettere in luce tali dinamiche, partendo da due casi in cui il rapporto tra il fratello cosiddetto “sano” e la persona con disabilità possono essere caratterizzati da aspetti di ipercoinvolgimento o disimpegno totale. La scelta dei casi da inserire nell’articolo è frutto del supportivo e sinergico confronto fra due colleghe, che condividono non solo la tipologia di formazione e l’esperienza didattica, ma anche l’attività professionale in larga misura rivolta a persone e famiglie con diversa abilità.

Laura Compagnucci

Il processo di cura della disabilità all’interno del sistema familiare

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Nel lavoro psicoterapeutico e all’interno della presa in carico multidisciplinare riabilitativa, la cornice teorica sistemico-relazionale permette di guardare la famiglia con disabilità nella complessità di ogni individuo all’interno del suo mondo intra e interpersonale. Il lavoro in équipe consente di progettare interventi efficaci su più livelli senza tralasciare le parti sane del paziente. L’intervento psicologico ha molteplici obiettivi: l’assor¬bimento del trauma, l’elaborazione dei vissuti di perdita di ogni singolo individuo e della coppia genitoriale, l’attivazione di processi creativi per cercare soluzioni mai definitive, ma compensative e riabilitative. Il terapeuta diventa promotore di resilienza, ristruttura modelli comportamentali e relazionali, fa emergere le risorse interne ed esterne alla famiglia a vantaggio della qualità di vita di ogni membro. Rinforzare la resilienza significa favorire un migliore adattamento alla nuova condizione, alleviare gli effetti dello stress e mantenere un adeguato stato di salute mentale. Il lavoro terapeutico sostiene il processo evolutivo di ogni individuo nell’ottica dell’inclusività necessaria a favorire la “generatività” e l’integrazione psichica di ogni soggetto coinvolto.

I disturbi dell’alimentazione sono patologie complesse, non c’è ambito da quello organico, a quello psicologico-sociale, psichiatrico, fino all’interiorizzazione dei modelli culturali che si possa trascurare nel loro trattamento. Ciò richiede una risposta terapeutica interdisciplinare che si sostanzia di diverse figure professionali capaci di integrare competenze specialistiche nel processo diagnostico terapeutico e di dare vita a una progettualità condivisa e contrattata più volte nel tempo. L’articolo intende riflettere sul contributo che il pensiero sistemico apporta nel praticare l’interdisciplinarietà: complessità, circolarità, riflessività, trovano applicazione nel lavoro condiviso di aiuto. La capacità di stare nella relazione usando sé stessi e gli altri, permette inoltre al terapeuta sistemico di muoversi tra vari contesti interattivi (utente, famiglia, équipe, altri sistemi di cura), avventurandosi nel lavoro coordinato in contesti allargati, gestendo la complessità, integrando linguaggi multipli, attenzionando i processi e valorizzando le relazioni che li rendono evolutivi.

Carmelo Panebianco, Lidia Manganaro, Paola Siracusano, Michela Panebianco

Il sintomo come alleato: le funzioni del sintomo

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Panebianco, Manganaro e Siracusano (2022) hanno definito il sintomo come un comportamento irrazionale, involontario e inconsapevole, ma, soprattutto, inefficace al fine di produrre un cambiamento. Esso, pertanto, contiene in sé un aspetto di mantenimento (funzione morfostatica del sintomo) e uno di cambiamento (funzione morfogenetica del sintomo). Unitamente a questi due aspetti, nel comportamento sintomatico è possibile rintracciare un aspetto simbolico/metaforico (aspetto metaforico del sintomo). Nell’articolo viene proposto un modello per facilitare l’individuazione delle funzioni del sintomo. A tale scopo, verrà illustrato un caso clinico.

Fabiola Sperandini, Laura Vitaloni

Creatività e formazione: il gruppo che cambia

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

I gruppi di formazione nascono, si sviluppano e si sciolgono, seguendo un ciclo assimilabile al ciclo vitale delle famiglie di cui ci si occupa in terapia. Nella loro ultima esperienza come supervisori, le Autrici hanno seguito un gruppo dove per diverse circostanze si sono verificati nuovi ingressi e uscite, che hanno inevitabilmente impattato con l’assetto del gruppo stesso, modificandone dinamiche e funzionamento. Lasciare andare, accogliere e trasformarsi sono stati i compiti evolutivi impliciti che il gruppo si è trovato ad affrontare. In quanto supervisori, le Autrici hanno dovuto gestire questi cambiamenti in maniera analoga alle situazioni terapeutiche con le famiglie e hanno pertanto proposto a questo scopo attività esperienziali creative. Questa vuole essere una breve riflessione sul loro lavoro di clinici didatti e il tentativo di condividere quanto emerso dalle attività pratiche scelte a completamento di quelle di norma previste nel training e mutuate da quanto spesso ci si trova a proporre nel setting terapeutico.

Cristian Borraccini, Barbara Coacci

Genogramma e dintorni: il lavoro gruppale sulla persona del terapeuta

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

L’équipe didattica della sede IIPR di Ancona si sta occupando da qualche anno di implementare sia il lavoro sulla persona del terapeuta, sia il lavoro sulla crescita gruppale degli allievi. Accanto agli strumenti sistemici tradizionali, come il genogramma, le sculture familiari e le foto di famiglia, sono stati introdotti strumenti più recenti, quali il genogramma-paesaggio, lo scenogramma relazionale, tecniche corporee mutuate dal teatro, uso di oggetti e musica. Inoltre, sono state proposte innovazioni e varianti degli strumenti già consolidati. L’articolo presenta i principali dispositivi utilizzati nel gruppo di formazione e la loro articolazione, offrendo alcuni spunti di riflessione.

Maurizio Gallinari, Anna Maria Paulis

Coterapia e alleanza terapeutica: la complessità della relazione terapeutica

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Fin dall’inizio, l’orientamento sistemico-relazionale ha considerato la coterapia un metodo efficace per trattare quadri psicopatologici complessi, come schizofrenia, tossicodipendenza e disturbi alimentari. Lavorare in coterapia consente di avere un maggiore riscontro sul proprio modo di essere e stare in terapia, oltre a raffigurare un’esperienza continua di crescita e confronto professionale. Parallelamente, la costruzione di un “noi terapeutico”, diventa l’occasione in cui si incontrano e si relazionano mondi interni e interpersonali dei coterapeuti. Focalizzeremo l’attenzione su quei processi di sintonizzazione che definiscono il processo terapeutico nella sua complessità. Infatti, quando si lavora in coterapia, lo snodarsi di molteplici livelli di relazione, offre la possibilità di dare un nuovo significato alle dinamiche irrisolte nella storia attuale dei pazienti. Questi processi interpersonali si sviluppano attraverso diverse dimensioni relazionali, intrapersonale, interpersonale e sovrapersonale, che costituiscono l’impalca¬tura della complessità relazionale terapeutica. La costruzione di questa complessità relazionale terapeutica passa attraverso la gestione dei momenti critici dell’intero processo terapeutico.

Flavia Alaggio, Emanuela Polverari

Le molteplici forme della genitorialità: dalle ferite nei legami al “margine che cresce” nella relazione tra genitori e figli

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Nel corso degli ultimi dieci anni il lavoro delle Autrici si è concentrato sulla genitorialità, con una particolare attenzione alle esperienze di genitorialità non necessariamente connesse alla generatività biologica. Il lavoro si è rivolto in maniera particolare agli scenari dell’adozione e dell’affido familiare. Tale esperienza, maturata sia nell’ambito professionale privato che all’interno dei centri per le famiglie, ha avuto come prioritario obiettivo quello di sostenere le famiglie nell’accompagnamento di bambini e ragazzi con storie familiari traumatiche, affrontando le difficolta` ad esse connesse attraverso percorsi di ri-narrazione e rielaborazione delle origini e delle storie familiari. Questi percorsi sono caratterizzati da complesse dinamiche relazionali, tra appartenenza e separazione, che attraversano i vissuti di bambini, famiglie d’origine e famiglie affidatarie/adottive. L’intervento terapeutico adottato tiene al centro una visione basata sulla complessità relazionale, con un’attenzione ai bisogni del bambino ma anche a tutti gli intrecci relazionali intorno al bambino, vale a dire la famiglia adottante o affidataria, le famiglie di origine e le loro storie, fino al contesto sociale inevitabilmente coinvolto. L’obiettivo è di mantenere un campo visivo ampio che non si concentri solo sulle mancanze, sui vincoli caratteristici di questa esperienza, ma anche sugli aspetti di possibilità al fine di garantire al figlio l’esperienza identitaria di essere stato generato e di aver fatto esperienza di cura e accudimento. Dall’esperienza professionale maturata le Autrici hanno proposto una modalità di utilizzo del genogramma nell’esperienza adottiva, condotto in modo da intrecciare la storia familiare biologica e adottiva in un contesto di co-costruzione narrativa. Questo strumento si è rivelato utile per favorire la comprensione delle appartenenze multiple e la costruzione di significati condivisi, valorizzando la narrazione adottiva come momento di riconoscimento reciproco e trasformazione.

Francesco Canevelli

Trasmissione transgenerazionale e dimensione del vuoto in adolescenza

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

In questo articolo vengono proposte considerazioni che sottolineano l’importanza della dimensione del “vuoto” come fattore chiave dell’espe¬rienza dell’adolescente, collegata da un lato ai bisogni dello sviluppo e, al tempo stesso, condizione che può generare l’adozione di atteggiamenti riparativi e “autocurativi”, ponendosi quindi come dimensione transnosografica riguardo alle manifestazioni psicopatologiche. Vengono quindi esplorate le cornici dello sviluppo adolescenziale costituite dalla qualità delle relazioni familiari, e in particolare delle storie familiari transgenerazionali, alle quali viene attribuito il ruolo di vincolo e di risorsa rispetto allo sviluppo. Infine, viene posta l’attenzione sulle implicazioni di questa impostazione concettuale nella costruzione dell’alleanza terapeutica con l’adolescente e con la sua famiglia.

Claudia Agostino

Le “Risorse IIPR”: contributi clinici e di ricerca dell’Area Dipendenze Patologiche

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Di questi 50 anni dell’IIPR, l’Autrice ne ha vissuti circa 25 in prima persona come allieva, allieva didatta e poi come didatta e supervisore. All’interno delle Risorse IIPR, coordina, col supporto di un gruppo di colleghi sistemici IIPR, l’Area delle Dipendenze Patologiche, finalizzata allo studio, alla ricerca, alla didattica, alla intervisione e al lavoro clinico con i pazienti e le loro famiglie che soffrono per questa complessa sindrome, in un’ottica sistemica. L’Area Dipendenze è concepita come uno spazio vivo e dinamico all’interno dell’IIPR e continuamente aperto a nuove possibilità. La collaborazione con l’Area Ricerca ha portato a importanti obiettivi come studi di ricerca, relazioni e congressi e pubblicazioni scientifiche. Nel presente articolo verrà illustrato questo intrigante lavoro di interconnessione tra i professionisti che, all’interno dell’IIPR, si occupano di questa problematica oppure ne sono interessati.

Luigi Schepisi

Lo SCORE 15 e non solo: nuovi aspetti della ricerca nella valutazione della psicoterapia sistemica

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

L’Autore riassume inizialmente le caratteristiche principali dello SCORE-15, self report progettato per la valutazione dell’esito delle psicoterapie sistemiche. Il lavoro effettuato per la validazione della versione italiana dello SCORE ha consentito di toccare da vicino alcune tematiche: poter descrivere, ad esempio, come esito di una terapia sistemica, un cambiamento relativo al funzionamento di una famiglia, o di una coppia, e non solo un cambiamento individuale; allo stesso modo, poter condurre, con strumenti adeguati, uno studio “naturalistico”. Una maggiore vicinanza tra i mondi della clinica e della ricerca è, del resto, sempre più auspicata, non solo perché, nelle parole di Di Nuovo (2019), “…per la psicoterapia il laboratorio della ricerca è il setting clinico”, ma anche perché è data sempre più importanza al feedback fornito dai clienti per orientare sia la terapia che la ricerca. L’Autore, in conclusione, descrive ulteriori elementi del percorso di cambiamento che ha riguardato entrambe, dall’attenzione ai fattori comuni di cambiamento, e fra questi all’alleanza terapeutica, al valore dato alla “tailorizzazione” del trattamento, fino alla dialettica, potenzialmente feconda, tra la manualizzazione dei trattamenti e le competenze e la creatività del terapeuta.

Enrico Visani

Oscillazionitra clinica e ricerca in psicoterapia

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Pensando al fare psicoterapia, l’Autore si ritrova nelle premesse di una psicoterapia basata sulle risorse per il suo pensare al cambiamento come opportunità per sviluppare le proprie competenze. Insieme a un gruppo di lavoro, ha studiato le applicazioni cliniche del FACES IV, in particolare della Clinical Rating Scale, e il modello del Prepare Enrich che struttura un approccio alle coppie attraverso una valutazione on-line e una guida al trattamento. A complemento di questo approccio, ha trovato stimolante il modello della Terapia Ricostruttiva Interpersonale di Lorna Smith Benjamin che utilizza strumenti di valutazione per riconoscere la presenza di sequenze interattive significative nella storia dei pazienti, fra questi e le proprie figure di riferimento e, conseguentemente, indirizzare il trattamento. Riassumendo i suoi attuali orientamenti, le valutazioni e le indicazioni sulle modalità di trattamento, l’Autore rileva un aiuto nel condurre i colloqui clinici, nel tradurre gli assunti relazionali in modo semplice, a formulare obiettivi chiari e condivisi. Poi, come ricorda Whitaker, “tutte le teorie sono distruttive; e so che anche l’intuizione è distruttiva” e, consapevole di questo, l’Autore naviga fra l’una e l’altra, inserendo le sue intuizioni fra le “valutazioni” e le sorprese delle storie che le persone, le famiglie portano in terapia.

Danilo Solfaroli Camillocci

Macrosistema e sistemi familiari

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

L’articolo sottolinea l’importanza di allargare l’ottica dei terapeuti sistemici a una maggiore contestualizzazione dei sistemi familiari nel macrosistema, tenendo conto delle grandi trasformazioni socioeconomiche e tecnologiche degli ultimi decenni. Viene presentata una rassegna dei principali contributi che consentono di tracciare una mappa dell’impatto del macrosistema sui sistemi familiari e delle conseguenti indicazioni rispetto alle conseguenze sulla salute mentale. Accanto all’invito ad approfondire una ricerca e una pratica clinica che includa il macrosistema, vengono avanzati alcuni suggerimenti per la valutazione e l’intervento clinico.

Chiara Angiolari

Introduzione

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Dario Pizzul, Alessandro Caliandro

Supporting Older Adults in the Digital Health Era: A Scoping Review of Peer Digital Literacy Courses

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 3 Suppl. / 2025

Population aging and the digitalization of healthcare are reshaping European societies, posing both challenges and opportunities. Older adults, as primary users of healthcare services, often lack the digital skills needed to benefit fully from ehealth innovations, increasing the risk of social exclusion. Digital literacy is therefore essential to support autonomy, wellbeing, and equitable access to care. While various instructional methods exist, peertopeer learning remains underexplored despite its established use in other healthcare domains. This paper presents a scoping review aimed at mapping existing studies on peertopeer digital literacy courses for older adults. Specifically, it examines the structural characteristics of these courses and how their effectiveness and impact on wellbeing are assessed. The review addresses a gap in the literature and informs future development of inclusive digital education strategies for older populations.