Nonostante siano passati circa quarant’anni dall’eliminazione della diagnosi di omosessualità all’interno del DSM da parte dell’APA, e anche se oggi la popolazione LGBTQIA+ viene accolta in modo più adeguato in ambito clinico, sembra ancora necessario incrementare le competenze, il linguaggio e l’aggiornamento dei clinici. Nell’ultimo decennio varie realtà italiane ad approccio sistemico-relazionale si stanno interrogando sulla necessità di una formazione specifica, viste le richieste sempre più numerose da parte di famiglie omogenitoriali, di coppie con persone LGBTQIA+ e di famiglie e individui che affrontano la fase del ciclo vitale del coming-out e non solo. Il concetto di famiglia e di coppia ha subito profonde trasformazioni, rispecchiando una realtà sociale e affettiva sempre più complessa. Questi cambiamenti ispirano gli studiosi del sistema familiare a un approfondimento, e soprattutto a un aggiornamento delle nuove forme di famiglia e di coppia e delle relative nuove dinamiche. Gli studi più attuali sottolineano che le risorse a cui le persone LGBTQIA+ possono attingere per salvaguardare la loro condizione di benessere psicologico riguardano il sostegno familiare e l’accettazione sociale. L’intervento del terapeuta sistemico sembra, quindi, necessario e indispensabile per contribuire alla salute mentale delle persone appartenenti alla comunità e del sistema a cui appartengono.