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Il testo a cura di Margherita Spagnuolo Lobb, Pietro Andrea Cavaleri, Mattia Romano e Giacomo Bisonti, propone una riflessione sulla psicoterapia in tempi di guerra, partendo dalle esperienze dirette di professionisti e pazienti coinvolti nei conflitti recenti, in particolare in Ucraina. La cornice teorica e clinica della psicoterapia della Gestalt si confronta con l’urgenza della storia, interrogandosi sul ruolo sociale e politico della cura in condizioni estreme. Il libro offre una lettura etica e necessaria, che invita a non voltarsi altrove.

Riccardo Zerbetto, Monica Pinciroli

La SIPG racconta: la storia della psicoterapia della Gestalt italiana. Riccardo Zerbetto e CSTG

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 2 / 2025

L’articolo presenta una rielaborazione dell’intervista al dott. Riccardo Zerbetto, condotta nel gennaio 2025 nell’ambito del ciclo “La SIPG racconta: la storia della psicoterapia della Gestalt italiana”. La testimonianza offre un contributo significativo alla ricostruzione delle origini e degli sviluppi della psicoterapia della Gestalt nel contesto italiano, delineando il ruolo pionieristico di Zerbetto nella diffusione dell’approccio “della West Coast” e nella sua applicazione ai contesti delle dipendenze e della salute pubblica.

Attraverso un percorso che intreccia esperienza clinica, impegno sociale e riflessione epistemologica, emergono i fondamenti di una prospettiva gestaltica intesa come pratica umanistica, fenomenologica ed esistenziale, in dialogo con le trasformazioni culturali e scientifiche contemporanee.

L’intervista approfondisce inoltre le più recenti direzioni di ricerca dell’autore, che includono il confronto tra psicoterapia e fisica quantistica, l’esplorazione del nesso tra mito e psiche e la valorizzazione della dimensione poetica come via di conoscenza e di cura.

Nel suo insieme, il testo propone una visione della Gestalt therapy come approccio aperto e integrativo, capace di coniugare profondità simbolica e vitalità esperienziale, in una prospettiva che Zerbetto stesso definisce di “Gestalt archetipica”.

Quando ci apriamo all’esperienza degli altri, portiamo con noi il nostro corpo e, così facendo, siamo in grado di entrare in risonanza non solo a livello intellettuale, ma anche empatico con le esperienze e le espressioni dell’altro (che ci vengono comunicate sia verbalmente che non verbalmente). Rimanendo fedeli ai nostri fondamenti fenomenologici (Husserl, Heidegger, Merleau-Ponty e Levinas), parleremo di come prestare attenzione agli altri all’interno dello “scambio” relazionale e rifletteremo su quali siano, esattamente, le questioni date dall’esperienza a cui Husserl ci ha invitato a tornare. Il nostro interesse parte dall’esperienza “in prima persona” dell’altro, ma poiché non possiamo accedervi direttamente, dobbiamo affidarci alla risonanza che sentiamo dentro, nei nostri corpi vissuti, quando una persona si rivolge a noi, sia con le parole che con i gesti.

Dan Bloom

Chasing Rainbows: In Search of Wonder in Gestalt Therapy

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 2 / 2025

In a world marked by acceleration and dispersion, the aesthetic experience of wonder risks being lost. This article explores how gestalt therapy – particularly as developed within the New York Institute for Gestalt Therapy (NYIGT) – offers a clinical and philosophical response to this fragmentation. Drawing on field theory, the temporal sequence of contacting, and the aesthetic of perception, I propose that wonder arises when we linger with experience, allowing novelty to emerge from the ordinary. Through metaphor, clinical reflection, and phenomenological inquiry, I argue that contacting is not merely a therapeutic technique but a rhythmic, aesthetic process that reenchants our engagement with the world. Wonder, like a rainbow, beckons us forward – not as a goal to be grasped, but as a promise sensed in the momenta of contacting.

Giuseppe Sampognaro

Punctum e conoscenza estetica: dalla fenomenologia percettiva all’intervento clinico

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 2 / 2025

La psicoterapia della Gestalt e la psicologia della Gestalt sono accomunate dal metodo fenomenologico e dall’epistemologia estetica ed esperienziale; soprattutto, dal principio per cui la conoscenza avviene attraverso il canale sensoriale. La percezione della realtà rispecchia l’intenzionalità di contatto, attraverso la ricerca di un focus di interesse (Polster, 1988). Guardare l’immagine con intenzionalità è un atto creativo. Questo principio è stato sottolineato da Roland Barthes (1980) in La camera chiara – il suo saggio sull’analisi fotografica – quando espone il concetto di punctum (il dettaglio che colpisce chi guarda l’immagine, tanto da suscitare in lui una emozione che connota l’intera figura).

Questa dinamica avviene anche durante l’esperienza clinica, quando il terapeuta si sofferma su ciò che suscita il suo interesse mentre osserva il paziente. L’uso del punctum, quindi, si configura come un efficace strumento di lavoro clinico, in linea con gli sviluppi teorici del modello che valorizzano il sentire reciproco della situazione terapeutica.

Sonia Bertolini, Anna Carreri, Dawn Lyon, Lia Tirabeni

Time-Space Patterns in Work and Organizing: Setting the Scene, Taking Stock and Moving Forward

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2025

In the face of an increasing variety of spatio-temporal patterns of work and organisations, we seek to draw attention to time and space in this issue. In our introduction, we argue that they have become constitutive of the ongoing transformations of work in its entanglements with social reproduction, and of the evolving nature of organisations themselves – practices, structures, and organisational cultures. After presenting the framework underpinning this special issue and providing an overview of the contributions it comprises – five articles, three invited contributions from leading international scholars and two book reviews – we propose our own analysis of four interrelated tensions that run through the contributions to the special issue. These tensions concern the autonomy–control dialectic, the ambivalent role of technologies, subjectivities and the reconfiguration of agency, and the work–life tensions that unfold across spatio-temporal arrangements. We highlight how each tension simultaneously shapes and is shaped by contemporary spatio-temporal patterns of work and organisation. Finally, we outline possible avenues for future research that may foster novel theoretical and methodological frameworks capable of better grasping the ongoing metamorphoses of work, organisation, space, and temporality, along with the key tensions that underpin them.