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Mauro Fornaro

“Pedanti” note linguistico-concettuali sull’empatia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2025

Viene mostrato in dettaglio come il concetto di empatia, fuori da definizioni essenzialistiche, sia un costrutto. Constatata poi la pluralità di concezioni oggi in campo, si invita a non perdere di vista il significato etimologico del termine laddove si intenda utilizzare l’empatia o elaborare teorie su di essa. Infine vengono esposti tre tipici problemi suscitati dal concetto di empatia: riguardano la nozione di “sentire” (pathos), il soggetto dell’empatia nel rapporto con la verità, e la “natura” del rapporto soggetto empatizzante/soggetto target.

Vengono analizzate alcune criticità nello scritto di Gallese & Morelli (2025), mostrando in primo luogo come talune questioni sollevate, in accordo con il pensiero fenomenologico, in realtà siano state poste già in passato e abbiano trovato ampia risposta. In particolare, si richiama l’attenzione sull’aspetto epistemologico, richiamando con Jaspers la necessità, accanto alla comprensione, della spiegazione scientifica. Dopo avere indicato taluni limiti nell’approccio incarnato e preriflessivo dell’empatia, si sottolinea la contraddizione metodologica fra un metodo che vuole escludere l’osservazione esterna e la scomposizione dei fenomeni, proposta dagli studi di psicologia sociale sperimentale, ma che utilizza come supporto la sperimentazione neurofisiologica. La stessa contraddizione viene evidenziata nel suggerire un’empatia centrata sulla pura esperienza di una soggettività interpersonale da una parte, e un linguaggio che vuole essere comunque descrittivo e quindi oggettivante dall’altra. Infine si pone il problema di come questi aspetti esperienziali possano trasformarsi in esperienza terapeutica e avere conferme di questo loro ruolo. La stessa contraddizione viene evidenziata nel suggerire una empatia centrata sulla pura esperienza di una soggettività interpersonale e un linguaggio che vuole essere comunque descrittivo e quindi oggettivante. Infine si pone il problema di come questi aspetti esperienziali possano trasformarsi in esperienza terapeutica e avere conferme di questo loro ruolo.

Pier Francesco Galli

Psicoanalisi: il millepiedi impazzito (1986)

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2025

Dopo una Nota introduttiva di Paolo Migone, viene pubblicata la relazione che Pier Francesco Galli, con la collaborazione di Berthold Rothschild, tenne a un convegno organizzato dal Seminario Psicoanalitico di Zurigo (Psychoanalytisches Seminar Zürich [PSZ]) il 30 maggio-1° giugno 1986, intitolato “Istituzionalizzazione/deistituzionalizzazione: sulla storia e sul presente della sinistra psicoanalitica”. Vengono discussi, tra le altre cose, i fraintendimenti della teoria della tecnica psicoanalitica, i problemi della cosiddetta “ortodossia” psicoanalitica e le criticità del training nelle istituzioni psicoanalitiche.

Vittorio Lingiardi, Nancy McWilliams

Introduzione alla terza edizione del Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-3)

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2025

Viene presentata la terza edizione del Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-3). Nella prima parte sono trattati i seguenti argomenti: il razionale del sistema di classificazione del PDM-3; le differenze tra il PDM e i modelli DSM e ICD; il confronto tra il PDM-3 e altri sistemi diagnostici; gli approcci diagnostici compatibili con il PDM-3; il “Modello Alternativo del DSM-5 per i Disturbi di Personalità” (AMPD) del DSM-5; la Hierarchical Taxonomy of Psychopathology (HiTOP); l’approccio dei Research Domain Criteria (RDoC); gli approcci network; il metodo della Power Threat Meaning Perspective. Viene poi presentata la struttura del PDM-3, con una descrizione dei tre assi: il profilo del funzionamento Mentale (Asse M), gli stili e disturbi di Personalità (Asse P) e l’esperienza soggettiva nei pattern Sintomatologici (Asse S), con l’ordine che essi hanno nelle diverse sezioni; le esperienze psicologiche che possono richiedere attenzione clinica; la Psychodiagnostic Chart (PDC). Infine vengono descritti i principali cambiamenti nel PDM-3 e fatte alcune considerazioni sulla terminologia che il PDM-3 ha scelto di adottare.

Giorgio Meneguz

Il caso Khan-Godley e l’ombra lunga degli antenati

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2025

Viene analizzato il caso Khan-Godley focalizzando in particolare l’impatto deleterio dell’addestramento psicoanalitico sulla fragile condizione psichica di Masud Khan. Da tale breve analisi, si sviluppa una sintetica ricognizione storica delle dinamiche del movimento psicoanalitico, partendo dalla posizione di Sigmund Freud all’interno del complesso intreccio di rivalità e ambizioni che caratterizzava la comunità psicoanalitica. Il contesto di queste problematiche funge da sfondo per affrontare la questione irrisolta della prevenzione del danno iatrogeno derivante da specifiche condotte professionali. In particolare, viene discusso il ruolo delle dinamiche istituzionali delle scuole di formazione e i punti critici dei princìpi teorico-tecnici della psicoanalisi e dei programmi di training. L’obiettivo è quello di comprendere in che misura questi elementi contribuiscano alla perpetuazione transgenerazionale di modelli di violazione dei confini professionali.

In questo intervento, che prende spunto dall’articolo di Wynne Godley sulla sua analisi con Masud Khan pubblicata sulla London Review of Books nel 2001, vengono fatte alcune riflessioni sui limiti della formazione psicoanalitica tradizionale e sull’esigenza di affrontare gli abusi di potere con un approccio che integri prevenzione, cura e sanzione. Partendo dall’esperienza maturata in organismi di istituzioni psicoanalitiche internazionali, viene sottolineato come la solitudine professionale favorisca condotte abusive e come l’auto-idealizzazione del training possa ridurre l’autocritica. In questo contesto si inserisce la proposta del “quarto pilastro”, introdotta da Stefano Bolognini nel 2014: un ampliamento della formazione che includa esperienze gruppali e istituzionali, in grado di consolidare le competenze analitiche e di rafforzare la moralità collettiva della comunità psicoanalitica. Si auspica una riflessione critica e la sperimentazione di tali pratiche.

Vengono avanzate alcune considerazioni a partire dall’articolo di Godley (2001) sulla sua disastrosa analisi condotta da Masud Khan, connotata da ripetute violazioni e abusi da parte dell’analista. Oltre a una disamina di alcuni aspetti del rapporto tra transfert/controtransfert, relazione analitica e violazioni del setting, il caso di Godley viene letto alla luce dei problemi insiti nella formazione analitica e nella trasmissione del sapere, con particolare riferimento alle teorie dell’analista che sottendono scelte tecniche e pratica clinica. Nel caso di violazioni, viene particolarmente sottolineata l’importanza di fraintendimenti e convincimenti erronei dell’analista derivanti da deviazioni o revisioni teoriche e difficoltà specifiche nella conduzione della cura, che rischiano di compromettere la natura e gli scopi del lavoro analitico.

Wynne Godley

Salvare Masud Khan

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2025

Dopo una Nota introduttiva di Paolo Migone, viene pubblicato un articolo di Wynne Godley uscito nel 2001 sulla London Review of Books in cui racconta la sua analisi con Masud Khan. Questo articolo creò imbarazzo nella comunità psicoanalitica, che portò a una investigazione poi pubblicata da Anne-Marie Sandler nel n. 1/2004 dell’International Journal of Psychoanalysis, con un commento dello stesso Godley. Wynne Godley (1926-2010) era un importante economista che lavorava al Ministero dell’Economia inglese, e Masud Khan (1924-1989) era un eminente psicoanalista londinese di origini pakistane, allievo di Donald Winnicott (che fu anche il suo terzo analista e di cui curò varie opere), autore di importanti articoli e libri di psicoanalisi tradotti anche in italiano, e condirettore dei Freud Copyrights. Nella Nota introduttiva Paolo Migone riflette più in generale sul problema della formazione in psicoanalisi.

Olga Tzatzadaki

Turismo rurale e innovazione sociale nelle dolomiti bellunesi unesco

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2025

Il turismo rurale (TR) è in crescita come alternativa sostenibile al turismo di massa, promuovendo una distribuzione più equa dei benefici e integrando sostenibilità e giustizia sociale. L’ecosocial work, che unisce tutela ambientale e giustizia sociale, condivide con il TR l’attivazione delle comunità locali, la valorizzazione delle risorse e pratiche capaci di generare benefici collettivi. Il TR può così rappresentare un’applicazione concreta dei principi dell’ecosocial work nelle aree rurali. Tuttavia, la scarsità di risorse, competenze e strumenti gestionali può limitarne l’impatto, ostacolando l’innovazione sociale e favorendo processi di mercificazione culturale. Il contributo propone il TR come pratica di ecosocial work, analizzando una ricerca del progetto iNest – NextGenerationEU – su “Turismo, Cultura e Industrie Creative”, con le Dolomiti Bellunesi tra i casi studio. Si riflette su come TR ed ecosocial work possano rispondere ai bisogni delle comunità, rafforzare relazioni locali e promuovere una narrazione condivisa del patrimonio.

Andrea Conficoni, Marco Emilio

Eco-social work, apprendimento collettivo e progettazione sociale. Primi elementi per un approccio trasformativo

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2025

L’evoluzione del welfare contemporaneo è sempre più condizionata dall’intersezione di crisi di natura economica, disuguaglianze sociali e squilibri ecologici. L’articolo considera le sfide del social work rispetto ai super wicked problems causati dal cambiamento climatico. In questo contesto, l’EcoSocial Work e l’apprendimento collettivo si configurano come strumenti fondamentali per fronteggiare le sfide poste dalla triplice crisi del welfare. L’obiettivo di questo articolo è analizzare come le percezioni dei nuovi rischi ecosociali e i processi di apprendimento collettivo possano supportare meccanismi decisionali efficaci in contesti di incertezza; l’approccio trasformativo dell’EcoSocial Work emerge come prospettiva necessaria per affrontare queste sfide e sviluppare modelli pratici di intervento. Gli Autori si propongono di tracciare ed evidenziare alcune dinamiche che facilitano la risposta alle vulnerabilità legate ai cambiamenti climatici e alle trasformazioni socioeconomiche.

Mario Coscarello

Dall’innovazione sociale all’eco-welfare: il ruolo degli incubatori territoriali

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2025

La crescente necessità di integrare sostenibilità ambientale ed equità sociale ha portato all’emergere del concetto di ecowelfare, che ripensa i tradizionali modelli di welfare nella transizione socioecologica. Il presente lavoro esplora il ruolo degli incubatori sociali come dispositivi predistributivi di ecowelfare, analizzando esperienze comparative in America Latina. Attraverso un approccio qualitativocomparativo basato su studi di caso in Argentina e Brasile, la ricerca dimostra come gli incubatori sociali operino quali laboratori di innovazione socioecologica, sperimentando forme di mutualismo e pratiche inclusive che integrano sviluppo sostenibile e giustizia sociale. L’analisi evidenzia che gli incubatori costituiscono ecosistemi territoriali capaci di socializzare i benefici della transizione ecologica già nella fase produttiva, attraverso la costruzione di mercati alternativi, metodologie partecipative e governance comunitaria. I risultati confermano il potenziale degli incubatori nel generare modelli di welfare più resilienti e territorializzati, offrendo spunti per ripensare le politiche sociali nella crisi socioecologica contemporanea.

Il contributo analizza l’evoluzione delle risposte locali attivate durante la pandemia in tre aree interne italiane, ponendo attenzione ai servizi rivolti alla popolazione anziana (over 70). Attraverso due fasi di ricerca (interviste semistrutturate a operatori sociosanitari e anziani over 70, condotte tra il 2021 e il 2022; followup tramite interviste strutturate con gli stessi professionisti sociosanitari tra il 2024 e il 2025), si esplorano continuità, cambiamenti, interruzioni e criticità delle soluzioni adottate. L’analisi mostra come, in alcuni contesti, le innovazioni sociali abbiano trovato forme di consolidamento grazie alla presenza di reti relazionali radicate, alla capacità di riflessività collettiva e a leadership locali inclusive. In altri casi, invece, tali risposte si sono dissolte, rivelando la fragilità strutturale del welfare territoriale. L’innovazione sociale emerge come un processo situato, la cui sostenibilità dipende da equilibri locali tra risorse, istituzioni e relazioni.

Vi è una consolidata letteratura scientifica sui parametri e sugli indicatori acustici idonei a descrivere la qualità di un ambiente scolastico ed in particolare di aule universitarie. L’acustica di una sala dipende dalle caratteristiche geometriche, architettoniche, dalla disposizione di materiali e, se presente, dall’impianto di amplificazione. Raramente quest'ultimo componente viene considerato in fase progettuale, ma risulta fondamentale per garantire il comfort acustico in aule di grandi dimensioni. Il lavoro presenta l’elaborazione di un protocollo, sviluppato in itinere dalla misura di 17 aule dell’università di Bologna. Lo scopo è l'analisi degli impianti elettroacustici presenti all’interno delle aule dell’ateneo. Dai risultati si evince che solo una minoranza delle stesse siano conformi ai requisiti di intelligibilità. Il protocollo risulta un utile strumento per la valutazione di grandi plessi didattici, in un’ottica di programmazione degli interventi di ammodernamento degli impianti elettroacustici.

Chiara Rubino, Stefania Liuzzi, Francesco Martellotta

Materiali fonoassorbenti bio-based e a base di scarti

RIVISTA ITALIANA DI ACUSTICA

Fascicolo: 2 / 2025

Per contenere l’impatto ambientale derivante dall’uso di risorse non rinnovabili, cresce l’interesse nella ricerca di materie prime alternative per la produzione di pannelli fonoassorbenti sostenibili. In questo ambito, le direttive europee promuovono soluzioni costruttive innovative finalizzate sia alla riduzione dell’impatto ambientale, sia al miglioramento dell’efficienza degli edifici, nuovi ed esistenti. In linea con i principi dell’economia circolare, il presente studio propone un’indagine sperimentale sulle proprietà acustiche, espresse in termini di coefficienti di assorbimento ad incidenza normale e in campo diffuso, di materiali compositi innovativi ottenuti da scarti e prodotti naturali. I risultati mostrano buone performance fonoassorbenti per tutti i campioni testati, con variazioni correlate alle proprietà microstrutturali, come porosità e resistenza al flusso.

 

Arianna Cattalini, Antonello Podda

Interconnessioni tra città e aree interne. Ripensare il territorio per una nuova idea di sviluppo

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2025

In Italia il dibattito sullo sviluppo si è spesso polarizzato nella dicotomia centro/periferia in cui i luoghi che creano valore vengono contrapposti a luoghi che perdono risorse e capacità. Si rende, invece, necessaria una lettura che superi questa visione dicotomica tra centro e periferia, una visione non stereotipata della relazione, che innegabilmente esiste, tra crisi sociale ed economica e processi di sviluppo e innovazione sociale. A tal proposito, lo studio si avvale di due strumenti teorici e metodologici: la Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai), che offre un quadro di riferimento per comprendere e affrontare le disuguaglianze territoriali, e il concetto di metromontagna, che reimmagina il rapporto tra centri urbani e aree interne come un continuum di scambi interdipendenti. Questi strumenti consentono di esplorare la relazione tra l’area metropolitana di Cagliari – di particolare interesse perché non rientra tra le Città Metropolitane che hanno incorporato nel loro territorio aree rurali o montane – e le aree interne circostanti, indagando se esistano legami di reciprocità e collaborazione capaci di favorire nuovi equilibri territoriali.

Elisa Matutini, Sonia Brondi

Lavoro eco-sociale e giustizia ambientale: riflessioni professionali, pratiche territoriali e sfide trasformative

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2025

Negli ultimi anni, l’ecosocial work ha acquisito crescente rilevanza come approccio integrato che considera le dimensioni ambientali, sociali ed economiche del benessere umano. Questo paradigma riconosce l’interdipendenza tra persone e ambiente, promuovendo giustizia ambientale, coesione comunitaria e sostenibilità. L’articolo presenta uno studio volto a indagare come gli assistenti sociali italiani stiano traducendo tali princìpi nella pratica professionale. La ricerca ha coinvolto professionisti provenienti da diverse regioni italiane. In un focus di approfondimento è stata coinvolta inoltre la comunità professionale degli assistenti sociali del Veneto. La ricerca ha adottato metodi qualitativi volti a favorire la discussione e la riflessione condivise, per approfondire percezioni, strategie operative, ostacoli e potenzialità dell’approccio ecosociale. I risultati evidenziano una crescente consapevolezza del legame tra degrado ambientale, vulnerabilità sociale e disuguaglianze, sottolineando l’importanza di promozione di competenze specifiche, collaborazione intersettoriale e progettazione partecipativa. Lo studio contribuisce a consolidare la riflessione teorica e operativa sull’integrazione tra lavoro sociale, sostenibilità ambientale e politiche comunitarie.

La letteratura sul welfare ecosociale ha assunto una crescente rilevanza nel panorama degli studi sulle trasformazioni delle politiche sociali. Il suo fondamento risiede non tanto nel contributo della spesa sociale alla crescita e alla produttività, bensì in quello dato al disaccoppiamento tra crescita e sfruttamento illimitato delle risorse ambientali. In questo quadro, l’articolo prende in esame una delle componenti del welfare ecosociale, quella dei servizi di base universali come chiave di volta di sistemi di welfare territoriali non solo più inclusivi a basse disuguaglianze ma anche più sostenibili sul piano ambientale ed economico.