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Il tema del distacco dei lavoratori suscita ancora forti reazioni tra gli stakeholder. Diversi Stati membri europei in cui i lavoratori vengono distaccati sembrano avere un atteggiamento piutto-sto ambiguo nei confronti di questo tipo di mobilità del lavoro all’interno dell’Unione europea, spesso considerata un "cavallo di Troia". Inoltre, l’attenzione quasi esclusiva da parte di stu-diosi e politici sui rischi di dumping sociale nei settori ad alta intensità di lavoro potrebbe aver influenzato la percezione pubblica e forse anche il processo decisionale a livello europeo e na-zionale. Questa realtà dimostra che dovrebbero essere compiuti ulteriori sforzi per mappare il numero, le caratteristiche e l’impatto dei lavoratori distaccati. L’evidenza empirica può confuta-re, sfumare o confermare le percezioni nazionali. Questo contributo mira a contribuire a ciò riportando i risultati del progetto di ricerca POSTING.STAT.
Il contributo esamina lo stato dell’arte delle procedure di informazione e consultazione sindacale in occasione di delocalizzazioni e cessazioni dell’attività produttiva allo scopo di rilevare le emergenti criticità conseguenti alla moltiplicazione degli iter. Nello studio si esaminano anche le recenti incursioni legislative che hanno valorizzato il ruolo del sindacato sul piano delle re-sponsabilità nella formazione degli interventi di politica, attiva e passiva, necessari per gestire la crisi occupazionale.
Ricerche empiriche recenti evidenziano la pervasività del potere datoriale nel mercato del lavo-ro (monopsonio del lavoro). Diversi fattori alimentano tale potere di mercato, tra cui le restri-zioni alla mobilità dei lavoratori che rendono più difficile cambiare occupazione. Tra queste restrizioni vi sono i patti (o clausole) di non concorrenza che limitano la capacità dei lavoratori di (re)impiegare la propria professionalità una volta terminato il rapporto di lavoro. Il contribu-to presenta le principali evidenze di uno studio empirico su quadro regolativo, utilizzo, inci-denza e contenuto dei patti di non concorrenza nel mercato del lavoro italiano. Tali clausole risultano essere piuttosto diffuse, anche tra i lavoratori a basso salario e che non hanno accesso a informazioni confidenziali. Possibili interventi regolativi sono discussi nelle conclusioni.