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Our objective in this work was to show how the pandemic and mitigation efforts affected the physical and emotional well-being of parents and children in our research context through early March of 2020. The methods used in our research include the analysis of children’s drawings, as well as interviews with teachers and family members. During this period of the restriction, our research verified the presence of reduced physical activities, eating disorders, increased requests for and reliance on video games, and screen time for entertainment, all fears related to isolation, restlessness dreams, emotional withdrawal, and sadness/depression.
Assumendo l’innovazione come leva che permette di rivitalizzare i villaggi rurali, questo articolo presenta un modello concettuale di innovazione rurale. Esso è stato definito attraverso l’analisi di varie iniziative attivate nelle aree rurali, basate sull’uso innovativo delle risorse locali. Il modello può essere applicato ad altri casi che soddisfano le condizioni preesistenti e può essere adattato alle specificità di ciascun caso, per stimolare il rilancio dei villaggi con impatti positivi nella misura in cui l’innovazione è appropriata per la comunità locale. La rivitalizzazione dei villaggi incide sul tema dello spopolamento rurale, una questione cruciale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
The goal of this contribution is to adapt urban planning to the pandemic context. The methodology starts from the strategic objectives set at the European level by the Next Generation eu Plan and translates them into coherent goals at the urban level. The work results consist of ten fundamental choices (ten ‘commandments’): operational proposals to modify the current urban planning process, up to establishing an Urban and Territorial Plan for Pandemic Protection. In the conclusions, it is noted that to achieve the objectives, it is necessary to go beyond the limits imposed by inequalities, discrimination, urban and territorial imbalances, and the arrogance of predators of air, water, land, environment, and freedom.
L’importanza del Piano di Protezione Civile, come strumento utile alla mitigazione dei rischi e al miglioramento dell’efficacia degli interventi in emergenza, è questione consolidata in letteratura. Le attività di preparazione, che definiscono in anticipo scenari di rischio attesi, attori coinvolti, procedure di intervento, risorse necessarie e disponibili, sono un presupposto indispensabile per garantire una tempestiva risposta in emergenza. L’articolo descrive una scheda di rilevamento dati proposta dagli autori e finalizzata all’analisi del Piano. Applicata in questa fase su un campione di 10 Piani, la scheda fornisce uno strumento di analisi utile a valutare quelle componenti dei Piani che richiedono un miglioramento e ad orientarne la revisione in vista di una maggiore incisività.
L’articolo indaga la sovrapposizione tra le azioni proposte dalla Strategia Nazionale delle Aree Interne e le linee di turismo lento inserite in programmi e strategie nazionali. Si intende verificare l’integrazione tra due politiche pubbliche sviluppate nel medesimo periodo e che, in molti casi, coinvolgono gli stessi territori. Turismo lento e sviluppo locale, soprattutto nelle aree definite marginali, costituiscono un binomio spesso usato come leva di azioni e proposte progettuali. È necessario capire come questo binomio venga poi declinato nei progetti che si stanno finanziando nelle aree interne. In quest’ottica, si propone un’analisi specifica sui progetti di sviluppo locale che intersecano due linee di turismo lento: il cammino della Via Francigena e la ciclovia dell’Acquedotto Pugliese.
Il saggio analizza lo stato di attuazione del progetto a rete ‘Fari, torri ed edifici costieri’ (promosso dal 2015 da Agenzia del demanio e Difesa servizi S.p.a.) volto alla riqualificazione e valorizzazione di tali beni. Il lavoro presenta un inventario qualitativo e quantitativo degli immobili ricompresi nei bandi d’asta pubblica relativi a questo progetto, evidenziandone le caratteristiche principali, gli attori coinvolti ed i dati sui processi di riconversione in corso. Il contributo mette in evidenza punti di forza e di debolezza di questa iniziativa che vede risultati modesti in termini di operazioni effettivamente concluse e cerca di indagare inerzie e prolungamenti dello stato di abbandono.
La questione dei valori emerge frequentemente quando si parla di urbanistica. Tuttavia, poiché il termine ‘urbanistica’ può avere diversi significati, non è sempre chiaro quale sia il problema valoriale in gioco. A tal proposito, l’articolo distingue anzitutto tre diverse accezioni del termine: urbanistica come disciplina scientifica, urbanistica come professione, urbanistica come attività istituzionale. Solo nel seguito e per ciascuna delle accezioni individuate, vengono esplorate tre diverse dimensioni valoriali, relative, rispettivamente, a valori epistemici, valori deontologici, valori istituzionali.
Il contributo intende inquadrare dal punto di vista giuridico i contratti di area umida, esaminando anche il loro rapporto con i piani territoriali e urbanistici. L’articolo si struttura in tre passaggi. Il primo si focalizza sulla disciplina dei contratti di aree umide. La seconda sezione si concentra sulla loro efficacia. Il terzo conclusivo paragrafo discute il rapporto tra contratti di area unida e strumenti di pianificazione.
Il saggio discute dell’approccio collaborativo alla costruzione delle politiche in contesti di complessità dell’azione pubblica con riferimento alla governance delle aree umide. Il policy design collaborativo di carattere istituzionale viene inquadrato come una delle traiettorie dello Stato interattivo, in una originale combinazione delle componenti ‘dall’alto’ e ‘dal basso’ della costruzione delle politiche pubbliche. Sono tematizzate, da un lato, la democratizzazione dei processi di decisione pubblica, e dall’altro, la necessità di accrescimento della capacità delle istituzioni di attivare e disporre di risorse utili al trattamento dei problemi pubblici, sostenendo processi di innovazione sociale. Nel saggio vengono esemplificati i tratti principali del policy design collaborativo, approfondendo in particolare alcuni tipi di strumentazione per la transizione ecologica, quali i contratti di area umida.
Nell’ultimo decennio la Regione Veneto ha favorito e stimolato lo sviluppo di Contratti di Fiume, percorsi di governance partecipata finalizzati alla tutela delle aree umide, alla sensibilizzazione delle comunità locali e allo sviluppo territoriale. In questo quadro l’Università Iuav di Venezia ha attivato un percorso di Contratto di Area Umida per la Laguna Nord di Venezia, svoltosi o tra il 2019 e il 2021. Nonostante il processo partecipato abbia dovuto fronteggiare difficoltà legate alla vastità dell’area di studio, ai limiti imposti dal Covid-19, alla pluralità dei portatori di interesse attivi sul territorio, grazie al Contratto si rilevano i primi e fondamentali segnali di empowerment e commitment delle comunità locali.
Lo studio di fattibilità ReLambro per il sistema degli spazi aperti e la connessione ecologica della valle urbana del fiume Lambro Milanese, sviluppato a partire dal 2012, ha portato attenzione sul tema del fiume in città e generato diverse iniziative di progettazione e interventi lungo il corso del fiume e nell’ambito dell’est milanese, oggi ancora in corso. Promosso da ersaf, insieme al Politecnico di Milano, al Comune di Milano e ad altri partner su finanziamento di Fondazione Cariplo, lo studio è divenuto parte del programma di sviluppo dei Contratti di fiume coordinato dallo stesso ente regionale, e ha quindi rappresentato un campo di sperimentazione e di osservazione delle modalità di progetto e di gestione della politica regionale, evidenziandone limiti e potenzialità.
Questo contributo disamina le attuali sfide di governance per le aree umide dell’area euro-mediterranea, riferita agli Stati Membri dell’Unione Europea che si affacciano sul mare Mediterraneo, basandosi sulle caratteristiche ambientali e socio-economiche che le caratterizzano e tenendo in considerazione i molteplici servizi ecosistemici e quindi gli interessi in gioco che ne derivano. Il contributo introduce quindi lo strumento del Contratto di Area Umida come comunità di pratica per una efficace integrazione a scala locale delle politiche e dei conseguenti interessi in gioco. Attraverso un’analisi di letteratura sul Contratto di Area Umida e una ricognizione di 16 progetti europei l’articolo approfondisce l’approccio metodologico che contraddistingue i processi decisionali contrattualizzati e propone una serie di raccomandazioni per l’ulteriore sviluppo del Contratto di Area Umida nell’area euro- mediterranea.
La gestione e protezione delle risorse ambientali chiede di superare gli strumenti e le politiche settoriali, e suggerisce di affrontare i problemi da un punto di vista ecosistemico, attivando un approccio capace di andare oltre le divisioni territoriali (competenze) e orientato a discutere contemporaneamente di questioni ambientali, di governance, di conservazione e di sviluppo economico dei sistemi insediativi. Il servizio si propone di discutere queste pratiche di governance attraverso la presentazione di alcuni casi, soffermandosi a riflettere sulle criticità e potenzialità di un approccio collaborativo nel campo della pianificazione di ambienti fragili.
Il periodo 1925-1932 corrisponde alla fase matura del costruttivismo, che si basava sulla costante ascesa e consolidamento della classe operaia sovietica. I circoli operai rappresentavano una nuova tipologia dell’istituzione culturale locale per promuovere l’educazione proletaria e l’ideologia collettivistica con ampie possibilità di controllo dei lavoratori e di propaganda. Oggi, la mancanza di comprensione dei valori del patrimonio, la scarsa consapevolezza della relazione tra passato e presente, l’assenza di impostazioni metodologiche per il recupero architettonico, si evidenziano tra le maggiori criticità dell’eredità del costruttivismo. L’analisi di alcuni progetti recenti mostra alterazioni compositive spesso radicali, qualitativamente discutibili, dannose per l’integrità dei monumenti.
Nell’ambito della storia dell’architettura brasiliana, gli anni ’30 - contraddistinti dalla presenza al potere di un governo nazionalista di stampo autoritario - coincidevano con il progressivo affermarsi dell’architettura moderna in Brasile. In tale contesto politico e culturale, la sede del Ministero dell’Educazione e Salute Pubblica di Rio de Janeiro (1935-1943) inaugurava una folta schiera di edifici pubblici che avrebbero adottato il Moderno come rappresentazione dello Stato: una tendenza poi culminata con l’esperienza della fondazione di Brasilia nella seconda metà degli anni ’50. La vicenda della realizzazione del mesp, dai suoi contributi progettuali internazionali al suo stato di conservazione attuale, risulta emblematica e introduce il tema della tutela delle opere del xx secolo in Brasile.
Nel decennio tra il 1930 e il 1940, insieme agli interventi per la trasformazione della ‘città eterna’ nella Grande Roma, l’Istituto Case Popolari realizzò sobborghi noti come ‘borgate romane fasciste’. Delle dodici costruite ai margini di una città in espansione, quella di cui qui si presenta una riflessione in merito al suo radicarsi sul territorio e diventare parte di un sistema urbano e sociale nel quale rileggere l’eredità del Moderno, capace di ulteriori futuri sviluppi, è la Borgata Tufello, posta nel quadrante nord-est, in una periferia verde al confine con la campagna. Il saggio, oltre a prendere in considerazione le problematiche ereditate, valuta le potenzialità, le trasformazioni in atto e le scommesse su una forma di continuità storico-culturale di questa architettura moderna minore.