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Paolo Esposito, Muhammad Usman Malik

Coping Value Destruction in Welfare and no Profit Sector in Developing Countries. A research note from Pakistan NGOs

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2022

L’articolo mostra il ruolo che le NGO hanno nella ricostruzione di valore pubblico per i cittadini in contesti in cui si è verificata la distruzione di valore nei servizi pubblici. La codistruzione di valore è la diminuzione del valore dovuta all'interazione tra i differenti agenti. Lo studio parte dall’identificazione delle diverse cause della co-distruzione e mostra come l’operato delle ONG permetta di ricostruire il valore pubblico deteriorato, in Pakistan. Il lavoro analizza due settori di attività: contrasto alla povertà e salute. Il contributo alla ricerca è duplice: non solo contribuisce a identificare le cause di codistruzione del valore in paesi in via di sviluppo, ma anche evidenzia che la value co-destruction può essere superata se le ONG sono in grado di fornire servizi sostitutivi ai cittadini.

Da un trentennio, e con più forza dopo austerità e pandemia, nelle (post)democrazie del welfare la spinta alla disintermediazione sta colpendo sia la struttura politica sia il patto sociale che la sorregge, separando dal governo ‘rappresentativo’ una società ormai stravolta da logiche di status. La crisi del modello rappresentativo si è trasferita anche sull’autonomia sociale organizzata. Come sta cogliendo oggi il Terzo Settore la sfida della re-intermediazione, dei rapporti con la politica istituzionale e dei partiti? Nel caso italiano possiamo parlare effettivamente di una significativa crescita della sog-gettività politica degli Enti del Terzo Settore (NPOs)? L’autore prova ad analizzare tali questioni sviluppando un frame sul rapporto tra soggettività e finalismi ‘politici’ nelle NPO, e, partendo da questo, prova a misurare l’esistenza di una risposta sinergica tra NPOs e partiti. I dati utilizzati sono quelli relativi ai censimenti permanenti del Terzo Settore, al 5x1000 alle NPOs e al 2x1000 ai partiti nel periodo 2015-2021, su base nazionale e regiona-le. Nelle conclusioni l’Autore coglie alcune tendenze relazionali tra questi due mondi, rispetto ai recenti segnali di una ripresa della domanda sociale di inter-mediazione politica.

Anna D’ascenzio

Linee di cura. La mobilità biografica nello spazio del Terzo Settore

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2022

Nel paper si analizzerà il professionista della cura come un attore sociale che agisce all’interno del Terzo settore. L’attore occupa uno spazio di riproduzione sociale storicizzato da rapporti di forza, alleanze di status, conflitti di ruolo ed economie di scala, in un campo di trasformazioni sociali. In tale spazio, pratiche e retoriche sono da mettere in relazione alla più complessa questione antropolo-gica del dono. Nel testo si proverà a definire qualitativamente il grado di irriflessività/riflessività nella professione di cura (di per sé soggetto relazionale) come dialettica della vulnerabilità tra il richiedente cura e l’operatore sociale. Come già scritto da Pierre Bourdieu rispetto alla formazione dell’habitus, l’agente sociale risulta essere l’effetto di una complessa combinazione di capitali (economici, culturali e relazionali) in un campo economico. Nel nostro caso, egli è oggetto di habitus ma anche di un apriori giuridico definito come Politique de la Ville. La sintetica espressione indica, anche nel caso italiano, una forma di sovranità statuale, geograficamente localizzata, generata della riscrittura del Titolo V nella Costituzione italiana (2001) e dell’elaborazione della Legge 328/2000. Nel testo si proverà a spiegare che entrambi i dispositivi, oltre a con-tribuire alla fine dei Trente Glorieuses, partecipano al diverso funzionamento dello Stato sociale, ma anche alla diversa definizione professionale dell’operatore. Il soggetto/oggetto di tale traiettoria professionale agisce ed è agito dalla norma, all’interno di un processo non lineare e asimmetrico. Un pro-cesso che non gli assicura un posizionamento sociale solido. Metodologicamente, la figura dell’operatore sarà indagata come esito di una traiettoria biografica ordinata da uno status vulnerabile correlato a polisemici ruoli di dipendenza e creatività. .

Marco Accorinti, Loredana Cerbara

Analisi dell’impatto sociale del volontariato organizzato. Il caso del CAV di Pescara

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2022

In occasione del progetto sull’attività dei CAV abruzzesi, è stata effettuata una valutazione dell’impatto sociale del nodo della rete più attivo in termini di copertura dei fabbisogni di intervento a protezione e supporto delle vittime di violenza. Si è svolto uno studio di caso nel Comune di Pescara realizzato secondo un approccio valutativo che integra la "teoria del programma" con la "teoria dell’implementazione". Tale attività produce in termini di output un’analisi dell’impatto sociale del Centro Antiviolenza Ananke sul territorio comunale e un’analisi territoriale del valore sociale prodotto dalle iniziative di contrasto della violenza. L’attività di ricerca valutativa ha permesso distinguere le situa-zioni di contesto che facilitano oppure ostacolano l’attività di promozione dell’impatto sociale e ha evidenziato gli altri meccanismi che si sono rivelati utili in termini di impatto maggiore delle progettualità realizzate dal CAV di Pescara.

Marco Tieghi, Carlotta del Sordo

La rilevanza dei componenti economici figurativi per gli Enti del Terzo Settore: riflessioni e proposte

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2022

Si stima che, in Italia, un valore economico di circa ottanta miliardi di euro, pari al 5% del PIL, sia attribuibile al Terzo Settore, il quale è dunque chiamato a svolgere una indispensabile funzione sociale ma ad elevato impatto economico. A fronte di tali dati è comprensibile che il legislatore abbia ritenuto opportuno mettere in atto un processo di riforma, che ha preso avvio con la legge 106/2016, finalizzato a superare una legislazione lacunosa, dispersiva e frammentata del Terzo Settore. Nel contesto delineato ha assunto una significativa rilevanza la tematica della misurazione economico-finanziaria del valore prodotto dagli Enti del Terzo Set-tore (ETS) e della sua relativa rappresentazione contabile, tematica che è dunque stata recentemente oggetto di una rinnovata attenzione sia negli studi accademici che nella pratica professionale. La riforma ha assegnato al bilancio di esercizio una funzione centrale, affidando allo stesso il compito di migliorare trasparenza, intellegibilità e comparabilità della disclosure economico-finanziaria e segnando una tappa fondamentale del percorso che gli ETS hanno intrapreso verso una più matura accountability. In particolare, nell’ambito della recente riforma sono stati assunti modelli di bilancio specifici (per le realtà diverse dalle imprese sociali) e previste disposizioni volte a definire come "non commerciali" le attività di "interesse generale" svolte dall’ETS. In particolare, con riferimento al primo aspetto, si prevede che nel rendiconto gestionale possano essere indicati (in calce) anche i componenti figurativi di competenza del periodo; con riferimento al secondo aspetto, si pongono rilevanti questioni in merito alle modalità di determinazione dei "costi effettivi" da assumere come parametro per definire gli eventuali corrispettivi per i servizi erogati nell’ambito delle attività di "interesse generale". Tuttavia, i riferimenti normativi lasciano aperte numerose questioni relativamente alla individuazione e alle modalità di quantificazione complessiva di tali componenti figurativi, nonché rispetto alle logiche, alle metodologie e ai processi operativi di quantificazione dei cd "costi effettivi". Il presente contributo si prefigge lo scopo di cercare di approfondire tali tematiche e di offrire possibili proposte di soluzione, alla luce del rinnovato contesto normativo di riferimento.

Marco Musella, Paolo Ricci, Benedetta Siboni

Introduzione

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2022

Il saggio rilegge l’azione politico-culturale del chirurgo Baldo Rossi quale rettore dell’Università degli Studi di Milano tra il 1926 e il 1930. Scelto in sostituzione del fondatore Luigi Mangiagalli perché il governo fascista lo riteneva figura più adatta a seguirne le direttive, Baldo Rossi non deluse le attese. Nei suoi anni vennero poste le basi per una pie- na fascistizzazione della vita universitaria e con il sostegno del regime l’ateneo divenne rapidamente una realtà importante nel sistema universitario italiano. In questo quadro, fu decisiva la vicinanza di Baldo Rossi ad Arnaldo Mussolini e al podestà Ernesto Belloni, dei quali condivise le fortune, ma anche le traversie politiche. Il saggio sottolinea infatti come l’uscita di scena di Rossi nel 1930 non fosse dovuta a motivi di salute, bensì rispondesse al desiderio del regime di mettere a tacere lo scandalo generato dalla condanna del podestà Belloni, munifico ma ormai sospetto sostenitore dell’ateneo milanese.

Bruno Cartosio

Hemingway, l’Ospedale Maggiore e Milano: esperienza e mitopoiesi

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 2 / 2022

L’esperienza di guerra del giovane Ernest Hemingway sul fronte italiano durante la Grande guerra è ben nota. Fu ferito all’inizio del luglio 1918 a Fossalta di Piave (Venezia), mentre svolgeva il suo servizio di volontario della Croce Rossa Americana. Subito dopo venne ricoverato a Milano, fu operato in agosto alla gamba e al ginocchio sinistro nello stesso ospedale americano e durante la convalescenza - oltre a innamorarsi della sua infermiera - condusse un lungo processo di riabilitazione nei padiglioni Ponti e Zonda dell’Ospedale Maggiore. Delle sue 227 ferite scrisse alla sua famiglia il 21 luglio, giorno del suo dician- novesimo compleanno, dal letto dell’ospedale. In questo saggio l’autore mette l’operazione e le cure riabilitative di Hemingway nel contesto dei servizi ospedalieri milanesi del tempo, ricorda gli eventi principali di quella che lo stesso scrittore definì la «piacevole estate» del 1918 a Milano e accenna ai modi in cui nei suoi romanzi e racconti successivi egli ha uti- lizzato mitopoieticamente le esperienze proprie e altrui a fini propriamente letterari. A esempio delle strategie narrative già allora emergenti nel giovanissimo Hemingway, la par- te finale del saggio è dedicata alla sua prima narrazione autobiografica pubblica: il discorso da lui pronunciato nella scuola secondaria della sua cittadina d’origine, Oak Park (Illinois), nell’aprile del 1919, a meno di tre mesi dal suo ritorno in patria.

L’articolo delinea il ruolo innovatore di Baldo Rossi, primario dell’Ospedale Maggiore di Milano, nella Grande guerra, partendo dal contesto sanitario milanese prebellico e seguen- done le trasformazioni durante il conflitto. Rossi si interessò soprattutto ai feriti cavitari (cranio, torace, addome). Gli addominali a inizio guerra non venivano operati per la morta- lità troppo elevata. I chirurghi si divisero in astensionisti e interventisti. Rossi, convinto che si trattasse di un problema organizzativo, ideò, realizzò e diresse gli ospedali chirurgici mobili della Croce Rossa milanese, vere cliniche chirurgiche trasportate su camion, da in- stallare nelle immediate retrovie. Sulla sua idea la sanità militare realizzò sette analoghe Ambulanze Chirurgiche d’Armata. I risultati migliorarono enormemente raggiungendo una sopravvivenza del 38%, negli addominali operati, con effetto trascinante sugli altri ospedali da campo e importanti ricadute sulla chirurgia di pace. Le unità mobili furono una delle novità sanitarie più interessanti della guerra.

Antonia Francesca Franchini, Alessandro Porro

Baldo Rossi e la chirurgia di inizio Novecento all’Ospedale Maggiore di Milano

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 2 / 2022

Baldo Rossi (Pioltello, Milano, 1868 - Milano, 1932) fu chirurgo dell’Ospedale Maggiore di Milano a cavallo fra il secolo XIX e il secolo XX. Egli operò prima della diffusione dei sulfamidici, e può da un lato essere considerato fra gli ultimi chirurghi della vecchia guar- dia, quanto alla sua formazione universitaria, mentre dall’altro fu estremamente attento alla modernità e all’innovazione. Fu protagonista dei grandi sviluppi della chirurgia asettica, della traumatologia, dell’ortopedia, della chirurgia militare, della riabilitazione. Attraverso la sua ergobiografia si possono ripercorrere tappe fondamentali dello sviluppo dell’Ospedale Maggiore milanese. Nel saggio si sottolinea anche l’importanza di alcune fonti, quali i cataloghi della produzione industriale degli strumenti chirurgici, per la rico- struzione di avvenimenti della storia ospedaliera, ai quali Baldo Rossi diede fondamentali contributi.

Remo L. Guidi

I troppi non detti nel De honesta voluptate et valitudine del Platina

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 2 / 2022

Il De honesta voluptate et valitudine del Platina, dedicato al cardinale Bartolomeo Roverel- la, altro non è che un ricettario di menu, con un target ben preciso, individuabile negli ad- detti alla gastronomia, in quanti si dilettano di sperimentazioni linguistiche, o studiano l’evolversi dei costumi e dei festeggiamenti. Se non che l’umanista, ad apertura di libro, è sicuro di andare incontro a una serie di reazioni acide, che hanno poco a che fare con il suo progetto; e a opporglisi saranno i guardiani dell’ortodossia, alias i Mendicanti. Essi, infatti, troveranno incompatibili le sue preoccupazioni per la buona tavola, perché quanto appaga i sensi e promuove il piacere lo considerano occasione di peccato. Platina, però, non solo pubblica il libro, ma lo dedica a un cardinale, e questo potrebbe essere da parte sua (e indi- rettamente anche del presule?) una provocazione, per opporsi a una interpretazione impro- pria della vita, in nome di un cristianesimo arbitrariamente non solo restrittivo, ma punitivo. L’articolo intende addentrarsi in questa materia, evidenziarne i motivi e rivelarne le ragioni.