RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105739 titoli

Giorgio Gosetti

Tempo e lavoro: limiti e potenzialità della riduzione dell’orario di lavoro

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2022

Il tema dell’orario di lavoro interessa da parecchi anni l’analisi scientifica, così come le rela-zioni industriali. Una riflessione sulla riduzione dell’orario di lavoro sta diventando di attualità in relazione ai mutamenti che nel lavoro sono generati dalle nuove tecnologie. Mutamenti che riguardano gli aspetti organizzativi, i contenuti delle attività e, soprattutto, la qualità della vita lavorativa delle persone. Il saggio prende in considerazioni alcune riflessioni sviluppate a par-tire dagli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e altre più recenti, che contestualizzano il tema dentro i mutamenti in atto nell’economia e nel lavoro. Nella parte finale mette in discus-sione alcune facili correlazioni che, ad esempio, legano la riduzione dell’orario di lavoro alle dinamiche occupazionali e individua una serie di traiettorie analitiche verso le quali nei pros-simi anni potremmo centrare la ricerca, ma anche il sistema delle relazioni industriali.

Francesco Della Puppa, Giulia Storato

Cricketers tra inclusione e distinzione. Percorsi e aspirazioni di cittadinanza di giovani bangladesi a Venezia

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2022

Il presente articolo si propone di analizzare il rapporto tra sport, cittadinanza e inclusione sociale, esperito da giovani adulti di origine immigrata in Italia. Nello specifico, ci si concentrerà sulle aspirazioni e sui percorsi di cittadinanza di giovani giocatori di cricket di origine bangladese che vivono nella Città di Venezia. A partire da 15 interviste in profondità con questi giovani adulti, emerge come l’aspirata cittadinanza italiana e, quindi, il passaporto europeo possano diventare, da un lato, uno strumento per reagire al misconoscimento, agito dai coetanei autoctoni e dai connazionali della generazione dei loro genitori, e, dall’altro lato, una chiave di accesso per una potenziale mobilità transnazionale. L’acquisizione della cittadinanza italiana, cioè, si configurerebbe sia come un percorso volto all’inclusione sociale a livello locale, sia come un tentativo di distinzione dispiegato a livello europeo e internazionale.

Il contributo indaga alcuni nodi problematici che oggi si frappongono alla emersione e alla costruzione di un mercato del lavoro di cura dignitoso, con specifico riferimento al ruolo dei sistemi di relazioni industriali e della contrattazione collettiva. L’analisi ha riguardato 54 Con-tratti Collettivi Nazionali concentrandosi su norme e istituti centrali per lo studio della contrat-tazione collettiva nella sua funzione istituzionale (e preliminare) di costruzione, appunto, dei mercati di riferimento (sistemi di classificazione e inquadramento del personale, retribuzione, formazione e sviluppo professionale).

Alessandra Mancini

Imagery Rescripting tra vendetta e perdono: una breve rassegna della letteratura

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

L’Imagery Rescripting è una tecnica terapeutica che ambisce a modificare la rappresentazione mnestica di esperienze passate, collegate a dei sintomi. La sua efficacia è stata dimostrata nel trattamento del disturbo da stress postraumatico e in quello della fobia sociale. In questi disturbi, il rescripting prevede che il ricordo sia cambiato fermando l’abuso, togliendo potere all’aggressore e proteggendo la vittima. In tale contesto, una domanda interessante è se sia utile e sicuro oppure rischioso incoraggiare le persone a immaginare di vendicarsi e a esprimere impulsi aggressivi contro il carnefice. Questo contributo si propone di analizzare brevemente gli studi che hanno confrontato gli effetti di rescripting di: vendetta, evitamento e perdono.Dall’analisi della letteratura sembra emergere che i rescripting di vendetta non aumentano l’aggressività ma anzi la diminuiscono in maniera simile a rescripting non-violenti e all’immagine del luogo sicuro. Inoltre, l’aumento dell’affettività positiva nei rescripting di vendetta sembra essere mediato da un incremento del senso di giustizia dei partecipanti. Tuttavia, studi che hanno confrontato vendetta e perdono, hanno mostrato che essa diminuisce il senso di autoefficacia e non porta a una riduzione dell’affettività negativa rispetto al perdono e all’evitamento.Infine, le misure psicofisiologiche mostrano che il perdono è un processo che implica un maggiore impatto emotivo a breve termine. Pertanto, una combinazione di evitamento cognitivo (effettuato in questi studi tramite scenari positivi) a breve termine e un lavoro orientato al perdono a lungo termine sembrerebbe fornire l’equilibrio più promettente.

Fabio Monticelli, Batalia Glauser

La terapia dei disturbi legati alla disregolazione della vergogna

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

La vergogna può essere definita come la paura anticipatoria di essere esposti al giudizio negativo degli altri o proprio. Da un punto di vista evoluzionista la vergogna ha un fondamentale valore adattivo per l’individuo in quanto garantisce l’appartenenza e la permanenza all’interno del proprio gruppo sociale di riferimento, in quanto inibisce e limita i comportamenti che risulterebbero socialmente poco accettabili ed è connessa alla paura di perdere il rango sociale o di essere esclusi dal gruppo di conspecifici. La vergogna si esprime attraverso la manifestazione di segnali di resa che inibiscono l’aggressività del dominante e solitamente favoriscono l’evitamento di situazioni potenzialmente umilianti riducendo fortemente l’esplorazione (Gilbert, 1997; Kim et al., 2011).L’approccio terapeutico dei disturbi connessi alla vergogna è focalizzato principalmente sul miglioramento delle capacità di regolazione della stessa, mediante l’esplorazione e l’utilizzo di sistemi motivazionali poco presenti nel repertorio interpersonale del paziente. Il riconoscimento delle proprie rigidità motivazionali permette al paziente di comprendere i principali meccanismi alla base delle sue difficoltà e di esplorare concretamente all’interno del contesto terapeutico anche l’utilità di altri sistemi motivazionali prosociali. Nel percorso terapeutico di tali disturbi, il processo di costruzione dell’alleanza terapeutica rappresenta un passaggio centrale perché incentrato concretamente sull’utilizzo del registro cooperativo che costituisce e mantiene una solida alleanza terapeutica che rappresenta un importante fattore terapeutico di per sé e un significativo predittore di buon esito. La Teoria Evoluzionistica delle Motivazioni (TEM & Liotti, 1994/2005; Liotti, Fassone & Monticelli, 2017) sostiene che il sistema cooperativo è un elemento costituente dell’alleanza terapeutica e l’unico sistema motivazionale connesso in modo significativo al miglioramento delle funzioni metacognitive (Liotti & Gilbert 2011; Monticelli et al., 2018; Monticelli et al., 2020; Monticelli & Liotti, 2021).

Stefano Porcelli

Neurobiologia del cervello sociale nei disturbi d’ansia e dell’umore - Mini-review

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

La conoscenza attuale permette di tracciare un iniziale quadro dei complessi substrati neurobiologici che sostengono il funzionamento del cervello sociale negli umani. L’alta complessità del cervello sociale determina tuttavia un’alta vulnerabilità verso diversi disturbi neuropsichiatrici.Nel presente articolo, ci siamo focalizzati sulle disfunzioni sociali presenti nei principali disturbi dell’umore e di ansia, descrivendo i substrati neurobiologici che sono stati associati a tali deficit. È interessante notare che tali substrati risultano simili in questi disturbi e simili a quelli riscontrati in altri disturbi neuropsichiatrici, seppure risultino impattati in misura diversa nelle diverse condizioni. Perciò, le disfunzioni sociali potrebbero rappresentare un dominio (parzialmente) indipendente con specifiche alterazioni biologiche alla sua base.Una migliore comprensione di tali basi neurobiologiche potrebbe aprire la strada allo sviluppo di trattamenti mirati per tali deficit.

Virginia Valentino, Giancarlo Dimaggio

Inquadramento e trattamento del senso di colpa nel Disturbo Narcisistico di Personalità con la Terapia Metacognitiva Interpe

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

I pazienti con Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) possono provare senso di colpa e attuare specifiche strategie di fronteggiamento nel tentativo di gestire l’emozione. Le strategie più comunemente riscontrate nel funzionamento nel disturbo narcisistico di personalità sono l’espiazione, l’esternalizzazione della rabbia sugli altri e la rinuncia a perseguire i propri desideri, sostenuta dal blocco dell’azione. In questo lavoro descriviamo i sensi di colpa presenti in letteratura, in particolare la colpa altruistica e deontologica e, nella prospettiva della Terapia Metacognitiva Interpersonale, descriviamo la relazione tra colpa, funzionamento narcisistico e schemi maladattivi interpersonali. Questi ultimi guidano il paziente a partire da rappresentazioni negative, rigide e incarnate di sé e degli altri. Attraverso un caso clinico mostriamo come la concettualizzazione del caso possa permettere un inquadramento del funzionamento del paziente più preciso e, di conseguenza, un trattamento capace di ridurre il senso di colpa e di come questo abbia un effetto benefico sul disturbo narcisistico di personalità.

Pietro Grimaldi

Editoriale

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

Pietro Grimaldi

Cognizione sociale, metacognizione e psicopatologia

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

Gli esseri umani comprendono e danno un senso al mondo sociale utilizzando la cognizione sociale, ovvero processi cognitivi attraverso i quali vengono comprese, elaborate e ricordate le proprie interazioni con gli altri (Morgan et al., 2017). Il termine cognizione sociale in maniera generale, viene riferito alle operazioni mentali che sono alla base delle interazioni sociali, tra cui percepire, interpretare e generare risposte alle intenzioni, alle disposizioni e ai comportamenti degli altri (Green et al., 2008). Un livello di ordine superiore della cognizione sociale è rappresentato dalla capacità di comprendere e ragionare sugli stati mentali e affettivi propri e altrui, utilizzando tale comprensione per risolvere i problemi e gestire la sofferenza soggettiva, livello definito mentalizzazione (Bateman & Fonagy, 2012; Choi-Kain & Gunderson, 2008) o metacognizione (Semerari & Dimaggio, 2003). L’attivazione dei sistemi motivazionali interpersonali, così come degli schemi relazionali, possono influenzare l’intersoggettività e le capacità mentali necessarie per gestire i compiti della vita e le relazioni interpersonali.La compromissione della cognizione sociale, così come le disfunzioni delle diverse abilità metacognitive sono riconosciute come una caratteristica chiave di diverse condizioni psicopatologiche.

Maria Staiano, Pietro Grimaldi

Un caso clinico di ansia sociale

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

In questo articolo viene presentato il caso clinico di Monica, una donna di 32 anni che richiede una psicoterapia per un Disturbo di ansia sociale che sta mettendo a rischio il suo nuovo lavoro. L’ansia sociale è definita come una sindrome cognitivo-affettiva contraddistinta da apprensione e intensa paura che si manifesta in situazioni sociali in cui la persona è sottoposta alla valutazione oppure allo sguardo degli altri (Grimaldi, 2008; Leary & Kowalski, 1995). Gli approcci cognitivisti hanno studiato e approfondito le tematiche dell’ansia sociale, con la formulazione di diverse teorie e modelli (Beck & Emery, 1985; Clark & Wells, 1995; Hofmann, 2007; Moscovitch, 2009; Orazi & Mancini, 2011; Rapee & Heimberg, 1997; Rapee, 2010; Schlenker & Leary, 1982b; Stopa, 2009). A partire da questi modelli, sono stati implementati trattamenti efficaci per l’ansia sociale, tra cui i protocolli di trattamento della terapia cognitivo-comportamentale che sono ad oggi i più validati e statisticamente più efficaci. Tuttavia, questi modelli si focalizzano sui meccanismi di mantenimento, senza indicare come essi potrebbero svilupparsi, né specificare una base eziologica del disturbo (Wong et al., 2017), con ripercussioni sull’impostazione del trattamento. Il caso di Monica viene di seguito formulato facendo riferimento al Modello Cognitivo Integrato (Grimaldi, 2019) basato appunto sull’integrazione di modelli e ricerche provenienti da diversi ambiti al fine di costruire un modello psicopatologico che spieghi lo sviluppo e il mantenimento dei vari disturbi d’ansia sociale, e sulla base del quale mettere a punto un intervento terapeutico maggiormente efficace.

Pietro Grimaldi, Giulia Di Franco

Recensioni

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

Il contributo verte sulle numerose sfide poste agli attori delle relazioni industriali dalla digita-lizzazione del lavoro, dimostrando come il crescente utilizzo di tecnologie sempre più sofisti-cate nell’ambito delle prestazioni di lavoro possa costituire sia una fonte di conflitto che un’opportunità di dialogo per le parti sociali. Infatti, l’organizzazione tecnologica del lavoro, in ragione dei suoi effetti sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro, oltre che un tema oggetto di contrattazione, può costituire motivo di confronto con la controparte datoriale, se non di mobilitazione e di vero e proprio conflitto. Allo stesso tempo, però, non si può escludere che la digitalizzazione dell’economia possa indurre imprese e sindacati ad adottare pratiche di tipo collaborativo che consentano di affrontare al meglio le sfide poste dalla transizione digitale, coniugando cioè le esigenze di competitività delle imprese con il mantenimento dei livelli occupazionali e della qualità delle condizioni di lavoro.

Michele Dalla Sega

Welfare contrattuale e sanità integrativa: Una prospettiva di relazioni industriali

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2022

Il presente studio ha l’obiettivo di indagare le principali tendenze di sviluppo delle politiche di assistenza sanitaria integrativa nell’ambito della contrattazione collettiva. L’analisi viene compiuta su una selezione di 58 Contratti Collettivi Nazionali, focalizzando l’attenzione sulle specifiche previsioni sulla materia, al fine di verificare, da un lato, se vi siano dei "modelli" contrattual-collettivi di sviluppo dei Fondi sanitari, dall’altro lato, quali siano le principali misure garantite dagli stessi enti. Le prime evidenze emerse dai casi analizzati mostrano, in primo luogo, un processo di graduale accentramento delle risorse verso i grandi Fondi settoriali e intersettoriali promossi a livello nazionale. Sul piano delle prestazioni, invece, si nota come i Fondi operino principalmente nell’ambito di aree sanitarie già presidiate dal Servizio Sanitario Nazionale, piuttosto che con un fine realmente integrativo delle prestazioni pubbliche.

Nicolò Giangrande

I contratti collettivi nazionali di lavoro, il ruolo dei sindacati confederali e i lavoratori coperti

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2022

Nel recente dibattito pubblico che ha accompagnato l’approvazione della Direttiva sui salari minimi adeguati nell’Unione Europea ci si è interrogati sullo stato della contrattazione collet-tiva in Italia e su quanti lavoratori coinvolgesse. L’Italia, pur essendo un Paese storicamente caratterizzato da un consolidato sistema di relazioni industriali, non ha ancora statistiche defi-nitive sulla copertura contrattuale formalmente riconosciute e di riferimento per la definizione delle politiche. Sulla base di queste premesse sono stati esaminati, tramite dati ufficiali, il nu-mero dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (Ccnl), le organizzazioni sindacali contraenti e il numero dei lavoratori dipendenti effettivamente coperti, sia nel settore privato, esclusi i settori agricolo e domestico, che nel pubblico. La ricerca evidenzia un’altissima copertura dei Ccnl firmati dalle maggiori organizzazioni sindacali confederali (Cgil, Cisl, Uil) e un’anomala proliferazione di Ccnl che, sebbene interessi un numero esiguo di lavoratori, può esercitare una pressione verso il basso sui salari e sulle condizioni lavorative stabilite nei Ccnl più con-solidati e rappresentativi.

Michele Tiraboschi

Problemi e prospettive nello studio della contrattazione collettiva aziendale

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2022

A partire da un possibile contributo alla configurazione di una più moderna teoria della contrattazione collettiva, il saggio si concentra su un duplice interrogativo: come e dove reperire i testi contrattuali (soprattutto di livello decentrato) e come esaminarli in chiave sistematica e nella prospettiva del cosiddetto diritto delle relazioni industriali. Soffermandosi sulla conoscibilità e sullo studio della contrattazione collettiva aziendale, l’Autore si concentra sulla meto-dologia di indagine della contrattazione collettiva in una precisa logica di sistema e sulla ne-cessità di affrontare i problemi che l’analisi di tale materia comporta attraverso più saperi disciplinari.