RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105739 titoli

Adriana Grotta, Paola Morra, Euro Pozzi, Maria Cristina Calle

Il caso Matteo

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2022

Pier Francesco Galli, Alberto Merini

Dieci anni di gruppi in Italia (1970)

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2022

Viene pubblicata, dopo una nota introduttiva di Pier Francesco Galli, la relazione te-nuta a un convegno dal titolo "Dieci anni di gruppi in Italia", organizzato da Enzo Spaltro (1929-2021) a Milano nel maggio 1970. Tra i temi discussi vi sono i seguenti: il ruolo dell’intellettuale e in particolare dello psicoanalista in una società in trasformazione e che sta ammodernandosi, la funzione delle tecniche psicologiche e psicoterapeutiche di gruppo e il loro possibile utilizzo in senso manipolatorio, la importazione di teorie e tecniche e il problema della possibile "colonizzazione" culturale da parte di altri Paesi, la psicologia del lavoro e il ruolo dello psicologo nelle aziende, e così via. [Parole chiave: Psicoterapia di gruppo; Psicologia del lavoro; Tecniche psicologiche di gruppo; Psicoanalisi di gruppo; Ruolo dell’intellettuale]

Vengono ripresi alcuni problemi affrontati nel volume Ritorno a Basaglia? La deistituzionalizzazione nella psichiatria di ogni giorno (Peloso, 2022). La questione se per la psichiatria italiana di oggi possa essere utile guardarsi indietro, a Basaglia e più in generale agli anni delle lotte che hanno portato alla promulgazione della Legge 180/1978, e se questo sia ancora possibile in un’Italia e in un mondo che sono cambiati sotto molti aspetti, viene affrontata a tre livelli: quello dell’operatore, quello dei Servizi e quello dell’inclusione sociale. Viene concluso che certo, sotto molti aspetti le istanze egualitarie, libertarie e solidaristiche che favorivano la deistituzionalizzazione e la lotta contro l’esclusione sembrano oggi avere perso forza e questo rende, soprattutto al terzo livello, tutto più difficile. Tuttavia probabilmente ciò non è ancora vero al punto di togliere alla "scelta" che ciascuno di noi può compiere e alla responsabilità personale ogni spazio, e perciò Basaglia e i suoi anni rimangono, sotto molti aspetti, un punto di riferimento importante per orientare il lavoro d’aiuto tanto a livello dell’operatore che al livello dell’organizzazione e dell’azione dei Servizi di cura.

Ivan Cavicchi

Oltre la 180. Beyond the Italian Law no. 180/1978 on psychiatric reform

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2022

La crisi del sistema della salute mentale non è spiegata in modo unanime. Sono descritti due approcci, "denotativo" e "connotativo", sulla cui base vengono sviluppate due tesi definite "sinfonia incompiuta" e "oltre la 180". La prima rimanda a un processo riformatore incompleto che ha generato aporie, contraddizioni, fallacie e paradossi con cui molti psichiatri identificano vari fattori tra cui i seguenti: il cambio della domanda, i "difetti di fabbrica" della Legge 180/1978, i problemi dei Servizi, il difficile rapporto tra pubblico e privato, la pseudo-manicomialità, la mancata lotta allo stigma, lo stress degli operatori, la carenza di formazione, le risorse limitate. Il loro "effetto depot", rilasciando e amplificando altre criticità, conduce a una minore credibilità legata a un basso "valore percepito" dei risultati, e testimonia una crisi epistemica legata al mutare dell’ideologia originaria che non ha potuto trasformarsi in scienza per l’arrestarsi di un processo riformatore che portasse oltre la Legge 180.

Eugenio Borgna

La psichiatria italiana, oggi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2022

Vengono presi in rassegna alcuni problemi e aspetti critici dello stato della psichiatria italiana oggi, a quarantacinque anni dalla Legge 180 del 1978, che fu ispirata dagli insegnamenti di Franco Basaglia (1924-1980) e che inaugurò una nuova stagione caratterizzata dalla progressiva chiusura dei manicomi e dalla psichiatria di comunità. Viene messo in luce come, nonostante vi siano ancora aspetti problematici (ad esempio l’attrazione di molti psichiatri nei confronti di una psichiatria che sottolinea prevalentemente l’uso dei farmaci e gli aspetti biologici della sofferenza mentale), la riforma psichiatrica del 1978, grazie alla articolazione territoriale dell’assistenza, ha la possibilità di facilitare relazioni di cura maggiormente ancorate all’ascolto e al dialogo, che inducano a rispettare la dignità della sofferenza e a inserire la somministrazione dei farmaci in un contesto psicoterapeutico e socioterapeutico. I paragrafi coi quali si articola questo articolo sono i seguenti: "Le premesse", "Le ombre", "Le penombre", "La sofferenza psichica nella sua dignità", "Alcuni pensieri di Basaglia", "Cosa manca oggi", "La importanza delle parole", "La pandemia", "Alcune conclusioni".

Andrea Angelozzi

La necessità del cambiamento

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2022

La introduzione al dibattito sull’attuale crisi della assistenza psichiatrica in Italia è l’occasione per sintetizzare come questa crisi, le sue cause e le sue prospettive sono descritte da chi indica solo ritardi e incompletezze nell’attuazione della Riforma nata dalla Legge 180/1978 e chi invece individua deficit strutturali proprio nella legge di riforma. Vengono passate in rassegna le varie criticità: dal rischio di nuovi manicomi al fragile inserimento dei reparti nell’ospedale generale; dai limiti del trattamento sanitario obbligatorio (TSO) al riproporsi della pericolosità; dalle rigidità dei Dipartimento di Salute Mentale all’aspetto immutato dello stigma; dalla ambiguità circa l’evidence-based medicine (EBM) alle trasformazioni prodotte dai mutamenti legislativi in Italia. Il tutto in una logica dove la carenza di risorse e di proposte innovative si intrecciano. La proposta è quella di un cambiamento che restituisca alla salute mentale una sua specificità lontana dalle banalizzazioni della psichiatria popolare, definisca l’ambito di riferimento della salute mentale, disegni un nuovo progetto e un modello chiaro, fortemente ancorato ai modelli scientifici, chiarisca le risorse necessarie e lo vincoli limitando la discrezionalità locale.

Paolo Migone

Editoriale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 4 / 2022

A cura della Redazione

Norme redazionali

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

Maria Grazia Minetti, Adriana Gagliardi, Annapaola Giannelli, Giulietta Bizzarro, Giovanni Starace

Recensioni

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

Attraverso la conduzione di un gruppo di apprendimento della lin-gua francese, l’autrice racconta come, grazie al dispositivo gruppale e all’uso all’interno di esso di un oggetto terzo, quale la traduzione di una lingua straniera, sia stato possibile creare un ponte di senso verso una possibile area terza di simbolizzazione, al quale i pazienti hanno potuto accedere. Simultaneamente, la costanza dell’incontro e del continuo lavoro di bonifica dei contenuti affettivi emergenti ha permesso loro, ognuno a proprio modo, di sostenere la fatica dell’apprendimento e di sperimentarsi, favorendo un’esperienza viva di apprendimento. Grazie alla congiunzione di questi due aspetti, si può ipotizzare che sia stata così favorita un’occasione di "apprendere dall’esperienza", precorritrice dello sviluppo di una capacità sublimatoria.

Erika Smeriglio

L’occhio di Polifemo: sublimazioni in corto

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

L’articolo pone al centro della sua tesi l’analogia tra il linguaggio filmico e il processo onirico, trattando dell’uso e della semantica delle immagini in quanto rappresentazioni di significati altri, creando un parallelismo tra il contesto cinematografico e il setting analitico. Da questo primo livello di analisi, l’autrice si interroga sul significato dello sguardo, inteso sia come osservazione epistemofilica di un oggetto altro da sé, sia come atto dell’essere guardati. In particolare, attraverso la metafora dell’obiettivo filmico guidato dal regista e dello sguardo dell’analista, si focalizza l’attenzione su quegli elementi apparentemen-te secondari e di poco conto che spesso sfuggono ad un livello di consapevolezza, il cosiddetto non visto. Queste zone adombrate della mente, possono essere rese potenzialmente fruibili nella stanza di analisi grazie al lavoro analitico, così come l’occhio della macchina da presa può metterle a fuoco e catturarle nel reale. Tale processo viene descritto facendo riferimento ad un cortometraggio, Polifemo (1998 - regista Alfredo Santucci), nel quale si mette in scena la storia di un fotografo particolarmente attratto dai dettagli minuziosi, che letteralmente ruba attraverso i suoi scatti al fine di ricostruirne la storia, una narrazione interna. In questo duplice movimento, insieme sottrattivo e di conoscenza, si apre infine il tema della sublimazione inteso come processo caratteriz-zato da un’energia vitale che favorisce l’integrazione e permette di produrre e creare a livello artistico e nella propria dimensione quotidiana, aiutando l’individuo a superare e rendere sopportabili sentimenti dolorosi, investendo affettivamente in piccoli o grandi piaceri come quello della passione nel proprio lavoro.

Elena Leverone

Una quieta passione: cambiare l’acqua ai fiori

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

L’intento di questo lavoro è di dialogare tramite un linguaggio im-maginativo e metaforico intorno al concetto di sublimazione e attraver-so alcune delle sue possibili estensioni: la poesia, la narrazione e la creatività letteraria. Metafora, immaginazione, poesia, linguaggio, so-gno. Connessioni tra fenomeni sublimatori ed esperienza di scrittura. Arte come curiosità mai del tutto compiuta, in cui il legame tra subli-mazione e simbolizzazione trova espressione profonda nella poetica di Emily Dickinson e nell’esistenza tormentata del personaggio di Violette Toussaint nel romanzo "Cambiare l’acqua ai fiori". Un mondo al femminile che ricerca nel proprio desiderio e nella propria mancanza affettiva, di spodestare quella umana e amara disillusione che la vita impone. Così la scrittura, come forma d’arte, può rappresentare la creatività e permettere la sublimazione per ciò che è stato vissuto come un trauma. In questo scritto vengono interrogate alcune delle concettualizzazioni teoriche riguardanti l’origine e i destini della sublimazione, lasciando spazi insaturi, aree aperte e contigue tra desiderio, mancanza e creatività.

Tecla Cappellucci

La sublimazione, conquista del percorso terapeutico

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

L’articolo illustra come la capacità sublimatoria sia stata una con-quista avvicinata dalla paziente nel corso del lavoro terapeutico. La spina dorsale che attraversa lo scritto mette in relazione il processo di soggettivazione e integrazione verso cui la paziente si è avviata con l’investimento libidico riattivato, dalla funzione "legante" e vitalizzante; e ancora mette in relazione la raggiunta capacità di rappresentare e di simbolizzare della paziente con l’accesso ai movimenti sublimatori. Contestualmente all’investimento libidico riavviato nel corso del processo terapeutico e di una maggiore possibilità sublimatoria, anche la creatività artistica trova nella paziente più piena realizzazione. Il processo di significazione insito nella sublimazione le permetterà infat-ti di rintracciare, di connessione in connessione, il "senso" nella propria produzione artistica. Fotografie finalmente libidicamente investite che hanno dunque acquistato forza evocativa, diventando significative, vive e emozionanti. L’articolo cerca, inoltre, di affrontare l’interrogativo rispetto a come il concetto di sublimazione nelle attuali patologie si possa dire ancora contemporaneo e utile. Il raffronto è tra la Kultur dell’epoca di Freud, che riconosceva nei processi sublimatori ciò che permetteva all’individuo di vivere nella civiltà, e gli scenari odierni in cui la tendenza è alla scarica pulsionale, in cui l’impulso non è né rimosso, né trasformato ma piuttosto volto al godimento.

Elisabetta Berardi

Tra regressione e sublimazione: fusionalità, bellezza e manutenzione dei confini

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

Il lavoro si propone di portare l’attenzione sulle connessioni fra fenomeni di regressione e fenomeni di sublimazione all’interno dell’esperienza clinica della psicoterapia psicoanalitica. Attraverso varie teorizzazioni si riflette sulla terapia analitica intesa come un processo che si muove fra luoghi della mente caratterizzati da indistinzione, linguaggio primario, memorie sensoriali e aree più differenziate, dove domina la rappresentazione, il tempo lineare, la narra-zione, un tipo di pensiero secondario. Si riflette su come questo andamento oscillatorio non sia un limite o un sintomo, né della persona né del suo percorso terapeutico, ma possa esserne l’aspetto vitale e creati-vo, che da luogo ad autentiche e soggettive trasformazioni e creazioni. La terapia stessa, intesa in questo modo, viene rapportata ad un’esperienza estetica dove il bello e il vero sono intesi innanzitutto come qualcosa di profondamente originale e soggettivo, proveniente dal nucleo originario della mente specifica nell’incontro con il terapeuta. La stessa relazione analitica diventa una relazione che può e deve attraversare momenti di fusionalità sana.

Maria N. Mosca

La sublimazione come capacità dell’analista e come funzione. Una solidarietà sublimata

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

In questo scritto l’autrice propone come sia interessante abbinare al concetto pulsionale di S. Freud sulla sublimazione, la posizione teorica di S. Ferenczi, che connota il concetto di sublimazione con un valore aggiunto: una capacità che l’analista pone al servizio del paziente in una sorta di lavoro della sublimazione: la solidarietà sublimata. Questo lo si può trovare in diversi suoi articoli in cui evidenzia come, nella complessità della relazione tra analista e paziente, vi siano aspetti fun-zionali alla cura ancora non teorizzati. Il lavoro della sublimazione in seduta, implica un lavoro della simbolizzazione della coppia analitica, in cui l’analista medium (S. Ferenczi) e il medium malleabile (R. Roussillon), contribuendo a tali forma-zioni simboliche, svolgono un compito fondamentale. Si accenna il lavoro con i pazienti lì dove non vi sono rappresenta-zioni simboliche, riportando un flash clinico.

Carlo Riggi

Sublimi azioni. Nota sulla Fotografia Transfigurativa

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

La Fotografia Transfigurativa è la nuova corrente artistica che indaga le potenzialità della fotografia al servizio della memoria e del pensiero, associandola al sogno. L’arte, fin dalle prime incisioni rupestri, nasce come una necessità terapeutica, per decongestionare la mente da un sovraccarico di stimoli grezzi. La fotografia è un atto di scomparsa, il movimento dell’otturatore ottiene di far sparire uno stimolo grezzo per trasformarlo in un diverso contenuto simbolico. La sublimazione, in senso transfigurativo, non è asservita a un interdetto morale, non consiste nel mettere a tacere una pulsione, inibirla o abbellirla, sosti-tuendola con una rappresentazione socialmente più accettabile, ma riguarda la possibilità di rafforzare la barriera paraeccitatoria, aiutando l’individuo a integrare le emozioni e gestire l’angoscia. L’articolo si conclude con un omaggio al grande fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, il quale ha utilizzato la fotografia per vivere appieno gli ultimi momenti di vita della moglie e il lutto per la sua perdita.

Paola Golinelli

The Kid di Charlie Chaplin: storia di un capolavoro. Dal trauma alla creatività

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

Sfogliando l’autobiografia di Chaplin e il lungo e sofferto racconto dei traumi che hanno costellato la sua infanzia, l’autrice cerca nelle esperienze miserevoli vissute nell’ambiente del vaudeville, le radici del suo bisogno di fantasticare e creare nuove rappresentazioni che gli permettano di elaborare i lutti patiti. Il suo appare, data l’ampiezza del-la sua produzione artistica, un "ostinato" bisogno di sopravvivere psichicamente. I genitori lavoravano insieme in teatro ed egli aveva frequentato il palcoscenico fin da bambino insieme al fratello; per lui il mondo della rappresentazione era indissolubilmente legato all’esperienza vivificante della coppia genitoriale unita nella comune passione, che la madre terrà viva con i suoi racconti fantastici, e che rimarrà impressa nella memoria del bambino Chaplin, anche dopo la perdita del padre per alcolismo e abbandono e della madre per i suoi ricoveri ospedalieri. Da questo nucleo di memorie vitali nascerà l’indimenticabile personaggio di Charlot, che assume in sé e sintetizza la miseria delle origini e la straordinaria energia per continuare a narra-re e così ricostruire la famiglia perduta e ritrovata, in particolare, per ricomporre la coppia padre e figlio, alla quale è dedicato in buona par-te "Il monello". Il suo amore per Dickens, in particolare per Oliver Twist, gli offrono il background letterario per costruire il suo personaggio più famoso ed amato, Charlot appunto.

Gaetana Filippi

"Amore mio caro". Riflessioni intorno a una lettera del giovane Freud alla fidanzata Martha Bernays

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

L’autrice riflette sulla lettera che il giovane Freud scrive alla fidan-zata Martha Bernays dopo una visita alla Gedalmegalerie di Dresda. La rappresentazione di parola di tre dipinti, di Raffaello, di Holbein il giovane, di Tiziano, manifesta la trasformazione che Freud sente di aver sperimentato a contatto con i grandi maestri. Per godere dell’Arte, dono che non tutti hanno, come dirà Freud in seguito, servono meccanismi inconsci come la capacità di sublimazione che permette le modalità operative della rappresentazione, della simbolizzazione, del linguaggio poetico. L’incontro inconscio tra l’Artista e il Fruitore d’arte, mediato dall’opera d’arte, insiste in un’area inconscia che è la stessa dell’incontro psicoanalitico. E l’arte che è nutrimento e consolazione per tutti i suoi fruitori, è un rifornimento di energie indispensabile per il terapeuta. In questa lettera Freud, prima di scoprire la psicoanalisi, sa già, inconsciamente, come deve essere lo psicoanalista.

Daniele Biondo

Sublimazione e civilizzazione. All’origine del processo di soggettivazione in adolescenza

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 2 / 2022

L’Autore valorizza l’orientamento freudiano che vede il processo di sublimazione alla base del processo evolutivo sia a livello individuale (processo di soggettivazione) che collettivo (processo di civilizzazione). Lo scritto affronta due specifiche patologie adolescenziali, ritiro massiccio ed aggregazione in branco, emblematiche per l’Autore della sofferenza evolutiva di un’intera generazione: esse rappresentano dei tentativi di sublimazione mal riuscita, tentativi fallimentari di auto-cura, conseguenti al fallimento del processo di soggettivazione. Hikikomori e branco sono, secondo l’Autore, due facce della stessa medaglia, che non solo denunciano la deriva patologica dei ragazzi più fragili, ma che rappresentano simbolicamente la sofferenza degli adolescen-ti postmoderni privati della testimonianza dell’adultità che si sostanzia nell’incapacità di sublimare. Il caso di Davide esemplifica tali aspetti, permettendo anche di esplorarne alcune dimensioni inedite legate ad esempio all’uso della tecnologia sia come ostacolo che come promotrice del processo di sublimazione.

Il lavoro presenta un’ampia revisione del concetto freudiano di su-blimazione, ripercorrendone la storia nel pensiero di Freud, l’evoluzione nel dopo-Freud, le controversie teoriche, e le vaste ricadu-te sull’arte, sulla Civiltà e sulla clinica. Autrice di un saggio sulla su-blimazione del 2014, l’autrice si domanda se si sia di fronte ad una scomparsa della sublimazione, apparentemente meno diffusa nel dibat-tito contemporaneo. In realtà, sotto mentite spoglie nelle diverse teoriz-zazioni, essa ha continuato ad operare nella clinica e nella collettività. Freud non vi dedicò mai un saggio specifico, per cui occorre ricavarla da tutto il suo pensiero, ma è considerato il Leonardo da Vinci l’opera dove meglio viene teorizzata. Sebbene Freud ponesse la sublimazione ad esito del percorso analitico e come necessità per la sopravvivenza dell’uomo e della Civiltà, negli scritti clinici si mostrò poco ottimista, data la difficoltà che l’uomo ha verso la rinuncia pulsionale. Per sublimazione si intende infatti un destino diverso della pulsione, un cambiamento di meta, che anziché dirigersi sull’oggetto sessuale, si sposta su altri oggetti, non più sessuali, ma in grado di dare ugualmente piacere. Gli investimenti sublimati alla meta comprendono l’amicizia, il lavoro, l’arte, il pensiero, fino alla fondazione della Cultura. Grazie al-la flessibilità pulsionale, l’uomo, a differenza dell’animale in cui gli istinti sono rigidi, può cambiare gli oggetti del desiderio, sostituirli con altri più adeguati, e avviarsi così al processo propriamente umano della simbolizzazione. La sublimazione implica una rinuncia all’oggetto, e questo ne fa un processo non facile per molti individui. Nel dopo Freud, la si è sostituita con la "riparazione", o ci si è spostati nell’area potenziale ma uscendo dalla metapsicologia non si può più, a rigore, parlare di sublimazione, sebbene l’esito pratico possa somigliarle. Ven-gono discusse le misteriose modalità dell’arte, il complesso rapporto con la pulsione di morte e il ruolo della contemporaneità.