L’articolo vuole evidenziare il sublime distopico, la fascinazione della paura e del dolore, spaziando tra l’arte che ha dato visioni esteti-che al sublime e la psicoanalisi che lavora con le derive distopiche del-la sofferenza. Tracciando un breve excursus del sublime nell’arte, il tema psicoanalitico della sublimazione viene collegato alle forme nega-tive della visione distopica della sofferenza rappresentata nell’arte. I traumi emergono in forme e stili che fanno del particolare, del frantu-mato, del materico, del disgregato, un manifesto programmatico artisti-co contemporaneo. La distopia si mette in relazione con la concezione dolorosa e tragica della vita e la porta ad estreme conseguenze nella vi-sione del futuro, esasperando paure e pericoli già esistenti nel passato. Nello scritto, attraverso una breve storia clinica, si riflette su come cambia il passato, guardandolo dalla distanza di una profonda rielaborazione analitica che, come una sonda, lo riesamina e ne "risente gli echi". La visione distopica del futuro sarà ancora una traversata del deserto, avrà ancora i caratteri del sublime pauroso o ritornerà, trasforma-to, su dimensioni meno disarmoniche?