RISULTATI RICERCA

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Lidia Borghi, Elisa Andrighi, Claudio Cassardo, Tiziana Valentini, Elena Vegni

La cura del paziente COVID-19 ospedalizzato: dai nuovi bisogni agli interventi psicologico-clinici

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2022

La pandemia della malattia da Coronavirus-19 (COVID-19) ha un impatto enorme sulla salute globale e sulle strutture ospedaliere, che hanno dovuto riorganizzare i loro servizi per affrontare un'emergenza sanitaria senza precedenti. Il presente contributo descrive l’esperienza dell’Unità Operativa Complessa di Psicologia Clinica di una grande Azienda sanitaria di Milano (Italia), focalizzandosi sugli interventi svolti per i pazienti COVID-19 ospedalizzati, con l’obiettivo di mettere in luce i loro vissuti e i relativi bisogni psicologici, e proporre delle riflessioni sulle funzioni che lo psicologo può avere rispetto a questi bisogni. Le riflessioni proposte derivano da un’estesa esperienza clinica condotta in presenza per oltre un anno con pazienti COVID-19 ricoverati che hanno ricevuto un trattamento con C-PAP, casco, od ossigeno a bassi flussi. Questa ha portato all’individuazione bottom-up di tre macro-aree di criticità che tali pazienti si trovano ad affrontare: isolamento, paura della morte, lutto. Sono stati individuati due ulteriori temi trasversali - colpa e percezione del tempo - che paiono modulare l’articolazione delle tre macro-aree. A partire da tali vissuti e bisogni, sono identificate due linee di azioni dello psicologo con il paziente COVID-19 ricoverato che corrispondono alle due fasi dell’ospedalizzazione: 1) un’azione nel qui e ora quando il paziente si trova ancora in una fase critica; 2) un’azione di recupero narrativo dell’esperienza vissuta quando il paziente è in remissione. L’esperienza clinica maturata e le riflessioni effettuate sottolineano l’importanza dell’effettuare consultazioni psicologiche in presenza per i pazienti COVID-19 ospedalizzati, la cui efficacia nel prevenire successivi disadattamenti andrà tuttavia valutata in ulteriori studi.

Marika Rullo, Loretta Fabbri, Claudio Melacarne, Alessandra Romano

Teorie del complotto, radicalizzazione e ricerca del significato

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2022

La pandemia di Covid-19 ha rappresentato e continua a rappresentare un momento di crisi per molte società nel mondo. In tempi di difficoltà come questo, le teorie del complotto si diffondono molto rapidamente in quanto forniscono spiegazioni semplici a eventi complessi dando l’illusione di avere il controllo di una realtà sconosciuta e spesso spaventosa. Negli ultimi tempi si è registrato un aumento della diffusione, soprattutto online, di teorie del complotto legate sia alla pandemia di Covid-19 che ad altri eventi sociali. Tuttavia, la diffusione delle teorie del complotto può avere conseguenze sociali molto gravi come favorire il fiorire di forme di radicalizzazione. Nella presente ricerca cross-sectional condotta in Italia (N = 197) abbiamo utilizzato la Significance Quest Theory (SQT; Kruglanski et al., 2017) per descrivere come la radicalizzazione sia collegata alla ricerca di significato che può portare le persone ad adottare una mentalità complottista che a sua volta può supportare cognizioni e comportamenti radicalizzati. I risultati di questo studio rivelano che le relazioni tra ricerca di significato e tendenza alla radicalizzazione e forme di pregiudizio nei confronti degli immigrati, sono in parte spiegate dal pensiero complottista. Le implicazioni teorico-pratiche di questa ricerca prendono in considerazione gli sviluppi di SQT applicato alla comprensione del pensiero complottista e alla prefigurazione di azioni educative da progettare in una prospettiva trasformativa.

Federica Pascarella, Antonietta Vicigrado, Luca Tateo, Giuseppina Marsico

La drammatizzazione come spazio dialogico e liminale: riflessioni teoriche per il superamento tensionale e lo sviluppo socio-culturale dell’alunno nel contesto scolastico

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2022

L'uso della drammatizzazione come metodologia di insegnamento/apprendimento, utile al miglioramento delle capacità sociali, emotive e creative dell’alunno e all'acquisizione di conoscenze, ad esempio nell’ambito storico, è un campo di ricerca e applicazione ormai consolidato. Tuttavia, sono pochi gli studi che indagano la drammatizzazione spontanea dei bambini nel contesto educativo e il suo potenziale ruolo nello sviluppo. Il presente articolo mira a colmare tale lacuna. Il termine drammatizzazione, così come utilizzato nell’articolo, si riferisce a un’attività umana di messa in scena di significati, in forma narrativa e ritualistica, che coinvolge la persona nella sua interezza attraverso varie modalità comunicative. Il contesto scolastico è un’arena privilegiata di osservazione della drammatizzazione spontanea sia tra coetanei che tra bambini e adulti. La routine scolastica è spesso caratterizzata da drammatizzazioni tese a costruire un'identità collettiva o fornire orientamenti morali. L’articolo presenta un nuovo quadro teorico utile a riconoscere le situazioni drammatizzate nel contesto scolastico per coglierne e utilizzarne la valenza trasformativa, nell’ottica di un contributo concreto alla costruzione di personalità socialmente competenti.

Paola Molina, Alessandra Monetti, Elisa Sangiorgi, Simona Giuseppina Caputo, Sonja Ferrero, Maria Teresa Marcone, Loredana Versaci

La didattica a distanza (DAD) nella scuola dell’infanzia: la parola dei genitori

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2022

Gli ultimi mesi del terzo anno della scuola dell’infanzia sono, di norma, considerati un periodo carico di aspettative in vista del passaggio alla scuola primaria. L'avvento della pandemia da pandemia da SARS-CoV-2 ha visto questo momento conclusivo di un ciclo di formazione caratterizzarsi per l'esperienza di lock-down e di didattica a distanza che i bambini e le loro famiglie hanno dovuto affrontare. Con una serie di interviste fatte nei mesi di giugno-luglio 2020 ai genitori dei bambini che avevano appena concluso l'ultimo anno della scuola dell'infanzia, abbiamo cercato di capire quali fossero i vissuti emotivi di questa popolazione in un momento delicato di passaggio tra ordini di scuola, in un periodo storico in cui, per necessità emergenziali, sono state introdotte modalità di formazione a distanza mai prima utilizzate in forma estensiva per questa fascia d'età. Sono state effettuate 16 interviste semi-strutturate, con la metodologia dell’intervista di esplicitazione (Vermersch, 2005), ai genitori di 18 bambini (9 femmine, una tripletta di gemelli dizigoti) che hanno frequentato nel 2019-20 l’ultimo anno della Scuola dell’infanzia. Hanno risposto 14 mamme e 2 papà, 14 famiglie italiane e 2 di origine straniera. Le interviste sono state svolte in remoto e videoregistrate, trascritte interamente e in seguito codificate con un’analisi tematica (Pagani, 2020). In particolare, rispetto alla DAD abbiamo analizzato il vissuto dei bambini (la loro partecipazione, le difficoltà incontrate e gli aspetti positivi riscontrati) e dei genitori, che si sono confrontati con un compito un po’ inedito di insegnanti, ma anche le esplicitazioni rispetto alle difficoltà pratiche e tecnologiche incontrate. L’analisi approfondita permessa dall’utilizzo dell’intervista di esplicitazione rende i dati raccolti particolarmente interessanti nel filone degli studi sulla pandemia da SARS-CoV-2, proprio perché esplora l’aspetto qualitativo dell’esperienza in un campo che è sicuramente nuovo per qualunque ricercatore. E alcune delle indicazioni emerse possono essere utili non solo rispetto all’esperienza vissuta e in generale alla riflessione sul ruolo della didattica a distanza, ma anche rispetto al significato della didattica in relazione ai bimbi della scuola dell’infanzia.

Min-Hsien Lee, Manuela Cantoia, Paola Iannello, Alessandro Antonietti, Jyh-Chong Liang, Chin-Chung Tsai

Metacognition and Approaches Regarding Internet-Based Learning in Taiwanese University Students

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2022

While learning in Internet-based environments, students rely on metacognitive knowledge to organize, record, monitor, and review their learning path. In this experience, they may reveal either a “surface” or “deep” approach. In this study, 509 university students were administered the adapted versions of the ‘Metacognitive Knowledge regarding Internet-based Learning’ questionnaire and of the ‘Approaches to Internet-based Learning’ questionnaire. Positive correlations between metacognitive knowledge and approaches to Internet-based learning environments emerged: The metacognitive attitude was associated to a concerned and critical approach to learning whereas the negative attitude about Internet-based learning was associated to the surface approach. Students showed a global understanding of the peculiarities and opportunities of Internet-based learning environments rather than empathize a single cognitive or metacognitive feature.

Marcella Caputi, Daniela Bulgarelli, Giuseppina Cerrato, Paola Molina

Home-based interventions targeting vegetable intake and liking among preschoolers: A systematic review

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2022

Consumption of vegetables is low among preschoolers and does not meet WHO recommendations. We conducted a systematic review of home-based interventions aimed at increasing vegetable consumption and liking among preschoolers. The main aim was to synthesize existing studies and to identify relevant features of successful interventions, especially looking at those with long-lasting effects. A comprehensive search strategy was performed using Psychinfo, PsychArticles, Psyndex, Medline and ERIC databases. Articles published until February 2020, regarding evaluation of vegetable intake and/or liking following an intervention, were included. Fourteen articles were selected, encompassing seven intervention strategies: familiarization with vegetable, tasting of the vegetable, intake of the vegetable, reward, information to parents about healthy eating, how-to-do tips to parents to improve healthy eating, intervention tailored to the characteristics of the family. Successful interventions on vegetable intake did not present systematic similarities in terms of type of intervention, but were characterized by an intense intervention (high frequency/length ratio). Successful interventions on vegetable liking mainly included a small reward. Interestingly, the few studies including a long-term follow-up found persistent positive effects. Despite interesting and promising outcomes, the present review highlighted a number of methodological issues that limited the generalisability of findings. Such limitations are discussed, together with outlets for future directions concerning this research topic.

Nel 1924 nasce a Milano l’Istituto fascista di cultura. I suoi fondatori sono il presidente Dino Alfieri e il direttore Leo Pollini. Entrambi danno vita al nuovo ente con l’intenzione di arginare la violenza squadrista attraverso il dibattito culturale. Successivamente Alfieri pone come obiettivo principale quello di diffondere i principi fascisti tra i cittadini milanesi non inquadrati nel Partito. Ad affiancarlo è presente Pollini, il quale organizza le attività da cui emergono i tratti identificativi dell’Istituto, come il legame con Milano o l’educazione delle nuove generazioni. Il suo operato è guidato da una concezione elitaria della cultura che impedisce tuttavia il raggiungimento degli scopi del presidente. La prova è data dai corsi del quinto anno accademico, ideati appositamente a fini propagandistici. La scelta delle lezioni e dei conferenzieri dimostra la capacità dell’Istituto di procurarsi le attenzioni del regime e la collaborazione di intellettuali di prestigio, sebbene non sempre aderenti all’ideologia fascista, ma anche la difficoltà a includere la popolazione milanese. Il presente saggio si propone dunque di analizzare il ruolo dell’Istituto nella propaganda locale e i suoi risultati.

Giulia Padovese

I "disertori" di Caporetto nelle memorie di alcuni militari lombardi (1917-1919)

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1 / 2022

Nonostante l’elevato numero di uomini coinvolti, vicende personali e socio-politiche portarono a "relegare nell’ombra" la memoria della prigionia vissuta da migliaia di soldati italiani durante la Grande guerra, riscoperta solo intorno alla fine del secolo scorso, grazie, in particolar modo, alla possibilità di analizzare documenti contenenti forme di scrittura popolare raccolti e conservati all’interno di archivi pubblici e privati. Prendendo in esame fonti edite e inedite, viene quì ricostruita l’esperienza di prigionia vissuta da alcuni soldati di origine lombarda (Angelo Rognoni, Giuseppe Resegotti, Giulio Salaroli e Carlo Colombo), dalla cattura a Caporetto fino al ritorno in Italia, descrivendo le terribili condizioni di vita all’interno dei campi dell’Impero austro-ungarico e della Germania, in particolar modo in quello di Cellelager, destinato ai soli ufficiali, e soffermandosi a riflettere sull’importanza della memoria e sui motivi che portarono a "dimenticare" tali avvenimenti.

Il territorio di Besano (Varese) attirò l’attenzione di molti geologi fin dai primi decenni dell’Ottocento da un punto di vista mineralogico, stratigrafico e soprattutto paleontologico. Questa storia risale al 1830 quando Giulio Curioni raccolse alcuni esemplari di scisti bituminosi richiamando l’attenzione sia degli industriali, per il loro valore economico, sia dei geologi, per il loro contenuto fossilifero. Le prime due campagne di scavi paleontologici compiute a Besano nel 1863 e nel 1878, mostrarono l’interesse della comunità scientifica della seconda metà dell’Ottocento verso gli scisti di quest’area della Lombardia. In tali occasioni vennero portate alla luce numerose nuove specie fossili di piante e animali la cui scoperta consentì agli scienziati di meglio comprendere la struttura stratigrafica, l’età dei terreni e di proporre ipotesi sulle condizioni di vita e sull’ambiente di questo luogo nelle passate epoche geologiche.

Carla Weber

Recensioni

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 37 / 2022

Bruno Morchio

Note sull’evoluzione del genere crime: ieri oggi.. e domani?

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 37 / 2022

I libri assomigliano alle persone e la loro lettura richiede un setting che contestualizzi la relazione con il testo. L’autore si interroga sui possibili sviluppi del noir italiano, genere di grande successo. La serialità ha privilegiato i personaggi con i loro tic a scapito delle storie. Propugna un ritorno ai classici, compie una disamina dello sviluppo della letteratura crime e conclude che è arrivato il momento di liberare i romanzi crime dalla gabbia del genere, lavorando sulle strutture narrative, sulla lingua e sullo stile.

Paolo Pendenza

Setting relazionale e apprendimento

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 37 / 2022

Viviamo un momento storico nel quale il paradigma educativo ed organizzativo che ha ispirato la nascita e l’affermazione della scuola di massa novecentesca mostra tutti i propri limiti. La scuola pare che tenda inerzialmente ad autoconservarsi, a ripetersi eguale a se stessa. Ma non sempre e non ovunque. Nelle testimonianze di alcuni docenti che percorrono con successo nuove modalità didattiche intravediamo alcuni elementi che possono rappresentare una guida per costruire una didattica più adeguata ai nostri tempi. In particolare emerge con forza la centralità di una relazione tra docenti e studenti basata sulla fiducia e sulla responsabilità, che persegua l’obiettivo di rendere più efficace il processo di insegnamen-to/apprendimento. Queste conclusioni si basano sulle dinamiche peculiari che caratterizzano gli adolescenti di oggi, come dimostrato da numerosi studi scientifici. Utilizzando tale approccio gli adulti possono diventare figure effettivamente significative ed autorevoli per i pro-pri allievi, capaci di accompagnarli nel loro percorso di crescita verso la vita adulta.

Valeria Boninsegna

Saltare nei cerchi

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 37 / 2022

L’idea che la maggior parte di noi ha della didattica a distanza è quella di un ragazzo o una ragazza davanti al PC, nella loro stanza. Ma cosa ha significato l’attivazione della DAD con i bambini della scuola primaria? A distanza di due anni, a emergenza finita, dopo un rientro altalenante in presenza, questo articolo propone un tentativo di lettura dall’interno della DAD con i più piccoli dei piccoli, nelle classi prime, che hanno vissuto la sospensione improvvisa degli elementi educativi che caratterizzano l’ingresso degli alunni nella scuola dell’obbligo, quali la creazione del gruppo classe e la costituzione di un efficace setting di apprendimento. Un racconto dell’esperienza che ancora stiamo vivendo per cercare di capire se e quanto sia necessario superare alcune consolidate metodologie del passato per lasciare più spazio alle moderne competenze digitali già presenti nella scuola o se si possa arrivare ad una convivenza efficace ai fini di un nuovo concetto di apprendimento. Una temporanea esperienza da sorpassare o un’opportunità da cogliere?

Simona Spaggiari

L’ambiente educante

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 37 / 2022

L’ambiente della Scuola comunale dell’infanzia Diana di Reggio Emilia è la forma visibile di come oggi il sistema pubblico possa progettare e sostenere esperienze educative di qualità, connettendo saperi e investendo su un’immagine di bambino capace, se messo nelle condizioni di poterlo fare, di costruire la propria conoscenza attraverso una fitta rete di relazioni che sono avventura e prove di libertà quotidiane. Lo stupore e il desiderio rendono possibile lo sforzo necessario per conoscere. Ogni processo di ricerca dei bambini è reso visibile e condivisibile nell’ambiente della scuola attraverso i linguaggi espressivi e vivrà come evento relazionale, dove nessuno insegna "la verità", ma tutti progettano ipotesi del possibile

Thomas Otto Zinzi

Lo spazio scenico infinito che è negli uomini

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 37 / 2022

Lo spazio scenico non è solo un setting. È forse l’idealtipo e l’archetipo del set-ting. Seguendo la linea a zig zag tra la pratica teatrale e la riflessione su quella pratica, si possono evincere profonde implicazione per ogni altro tipo di setting e, in particolare, per quello clinico e terapeutico. Perché quel setting è uno spazio che è prima di tutto interno a chi lo vive. Con le parole dell’autore: «Lo spazio scenico è vuoto, l’attore scrive in scena la vita del suo personaggio. Quando entro nello spazio scenico non c’è nulla. Neppure la produzione. Un ragazzo con una testa più grande degli altri vuole parlare, raccontare, far parte di quest’umanità. Il palcoscenico diventa la sua piazza: parla, ride e con una lacrima si forma una pozzanghera d’acqua pulita».