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Il modello di performance governance, che si fonda sull’impiego delle informazioni di performance per migliorare la governance sanitaria, è particolarmente complesso, considerando le relazioni interistituzionali e il coinvolgimento della collettività che lo stesso prevede. Al fine di contribuire al dibattito scientifico sul tema, il presente lavoro si prefigge l’obiettivo di evidenziare come tre variabili di performance governance (strumenti operativi di misurazione della performance, integrazione di governance e coinvolgimento dei cittadini) si sono sviluppate nella sanità pugliese impiegando la metodologia dei multiple case studies.L’analisi effettuata porta a concludere che la sanità pugliese, se, da un lato, è da ritenersi ancora distante da unmodello di performance governance, dall’altro, evidenzia alcuni fattori propedeutici allo stesso. Inoltre, a partire dalle evidenze emerse dall’analisi dei casi di studio, scaturiscono alcune considerazioni, con specifico riferimento a punti di forza e criticità delle tre variabili indagate, che consentono di contribuire al dibattito scientifico sul modello di performance governance.In ultimo, si mettono in luce alcuni potenziali rischi del modello indagato che consentono di individuare corrispondenti ulteriori linee di ricerca.
La comunicazione istituzionale, nelle sue varie forme, è una leva centrale dell’azione di governo, della relazione tra istituzioni e cittadino. In questo contesto assumono valore strategico gli strumenti della comunicazione istituzionale.Il livello di attenzione sulle dinamiche della comunicazione istituzionale, nel periodo Covid-19, evidenzia il cambiamento della realtà pubblica e l’apertura della medesima verso una nuova managerialità, intesa come processo di modernizzazione organizzativa, gestionale, culturale, informativa e informatica. Il contributo scientificointende valutare, nell’ambito di questo nuovo dibattito manageriale, le relazioni tra istituzioni e cittadino nel rapporto comunicazione istituzionale e Covid-19.
This paper presents the play out of the COVID-19 in Israel, the unfolding health policy, and its effect on economics, public trust, and rate of vaccination.Policymakers aiming at a high vaccination coverage are called upon to support autonomous motivation of individuals to get vaccinated, through messages of autonomy and relatedness.Expectations that economic growth will be recouped through a high vaccine coverage will not be met, unlesspolicy makers set a caring culture that helps shape a meaningful rational for vaccination. Applying coercion, pressure, and external controls to enhance vaccination coverage may cause distrust in government and policymakers carrying potentially grave future consequences.Policymakers should use a measured approach to protect public health, with minimum infringement on citizens’ rights, with transparent and culturally appropriate messaging on immunization to enhance vaccinationacceptance while restoring trust in health policy makers.
Lo scopo principale di questa ricerca è di fornire una revisione sistematica della letteratura scientifica in merito all’uso della telemedicina rivolta a pazienti caratterizzati da situazioni di morbilità (in alcuni casi di vera e propria cronicità), cercando di mettere in evidenza come questa sia accolta dai pazienti, la sua efficacia nelle cure e in che modo essa incrementi l’accesso ai servizi sanitari e con quali tecnologie.La review di letteratura è stata condotta utilizzando l’approccio Tranfield (2003), metodo efficiente e di alta qualità per selezionare e valutare in maniera oggettiva e quantitativa gli studi presi in esame. La metodologia è stata seguita passo dopo passo, analizzando parole chiave, argomenti, qualità delle riviste e giungendo, alla fine, alla selezione di alcuni paper che sono stati analizzati in dettaglio. Tali lavori, inoltre, vengono confrontati tra loro e classificati secondo metriche significative, valutando anche le tecnologie e le metodologie utilizzate.A valle della review sistematica è stato possibile riscontrare che la maggior parte dei pazienti coinvolti nei programmi di telemedicina è propensa all’utilizzo di questo nuovo modello di erogazione di servizi sanitari e i risultati clinici sembrano essere incoraggianti.Gli stessi risultati suggeriscono che i servizi di telemedicina sono apprezzati dai pazienti, aumentano l’accesso alle cure e potrebbero rappresentare un modo efficace ed efficiente per affrontare al meglio emergenze e pandemie, abbassando i costi complessivi e promuovendo, altresì, l’inclusione sociale.
A partire dal 2007 è stata avviata dal Ministero della Salute, nell’ambito delle procedure del Comitato LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) per l’appropriatezza, l’efficienza e la congruità delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), una valutazione annuale, tramite indicatori quali/quantitativi, dell’efficienza operativa dei Servizi regionali di sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria. Nel presente lavoro sono descritti i principi di riferimento, le modalità e gli aspetti più significativi emersi nel corso di tale esperienza durata oltre un decennio.Il sistema di valutazione ha contribuito all’evoluzione del processo di programmazione, a livello nazionale, regionale e locale, e ha avuto evidenti riflessi positivi mostrandosi come un punto di riferimento per quantificare le risorse umane e strumentali, e per la capacità di laboratorio, contribuendo alla chiarezza e coordinamento delle amministrazioni sanitarie sugli obiettivi operativi valutati.L’adozione di un articolato strumento di management ha inoltre offerto utili informazioni ai decisori (policy-makers) nella fase di contrazione del finanziamento e di ricambio generazionale che ha interessato il SSN dal 2008, e che si protrae tuttora1. 1 4° Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Fondazione GIMBE: Bologna, giugno 2019; pp. 64-65. Recuperato da: https://salviamossn.it/var/uploads/contenuti/allegati/4_Rapporto_GIMBE_Sostenibilita_SSN.pdf.
In Europa, diversi Paesi hanno introdotto lo screening di massa ma in, Italia, la Provincia di Bolzano è stata la prima ad averne fatto uso, introducendo un cambiamento di paradigma nella gestione dell’emergenza Covid-19. Il programma “Test rapidi in Alto Adige” (20-22 novembre 2020) ha testato circa il 65% della popolazione ed è stato seguito dal programma “Monitoraggio Alto Adige”, finora unico in Europa, che ha monitorato un campione rappresentativo della popolazione di oltre 20.000 persone (dicembre 2020-aprile 2021). Il processo è stato caratterizzato dalla stretta collaborazione tra istituzioni pubbliche e tra queste e le associazioni private, dal forte investimento sulla ricerca e la sperimentazione di soluzioni innovative e dalla responsabilità individuale e collettiva, considerando gli effetti delle scelte operate in termini non solo sanitari, ma anche economici e sociali.
This paper analyzes the factors that explain the increased use of special reports by hospital facility auditors, such as the formalization of the clinical pandemic template Covid-19, wondering if they look like evaluation studies. It examines their training as well as their impact as well as the institutional use implicit in the performance audit. From an anthropological perspective, the audit could traditionally be considered as “Rituals of Verification”, recognizing the procedure and the evaluation have social effects, in public management. In addition, auditing practices may often seem “trivial, inevitable part of a bureaucratic process”, but taken together and over time, they are probably part of a distinct cultural artifact. Like the audit, the performance assessment function is to allow for accountability, but there is also an emphasis on collective learning. The audit is therefore an essential part of the assessment in hospital management, contributing to the realization of financial responsibility, guaranteed the institutional legitimacy of the managerial decision-making system.
Nel contesto attuale degli urgenti e importanti investimenti per lo sviluppo dell’assistenza di comunità, così come previsti dal Piano di Ripresa e Resilienza italiano, il presente articolo si prefigge un duplice obiettivo: (a) descrivere un modello di decentramento erogativo di servizi specialistici di norma gestiti presso ospedali hub, capace di valorizzare le Case della Comunità come una rete di setting erogativi di prossimità, e (b) analizzare le determinanti di contesto e i driver manageriali azionabili per disegnare, implementare e consolidare un’innovazione di servizio di tipo transformational change. Per rispondere alle domande di ricerca, l’articolo presenta il caso di un’innovazione trasformativa in una Casa della Salute in un’area montana dell’Azienda Sanitaria piacentina. Descrive come, a seguito di un graduale processo di decentramento sui servizi oncologici, la Casa della Salute di Bettola, comune di 2.600 abitanti, eroghi settimanalmente cure oncologiche decise dal Dipartimento di Oncologica dell’Ospedale AUSL di Piacenza ma erogate localmente da due professionisti oncologici (un medico e un infermiere). Il successo di questo caso si basa sulla convergenza della gestione e della leadership clinica, sul gradualismo dell’intero decentramento dei servizi oncologi, sulla motivazione di professionisti e pazienti e su un’attenta attenzione alle problematiche logistiche. Questo caso può servire come prototipo per le repliche in altri contesti e per l’introduzione di innovazioni simili in altre aree terapeutiche.
Questo contributo si concentra sul ruolo dei sindacati nel contesto dell’implementazione delle tecnologie legate a "Industria 4.0" a livello delle PMI. A tal proposito, sono state condotte interviste a rappresentanti sindacali di alcune imprese del settore metalmeccanico del Veneto, sia a livello di impresa che di terri-torio. Le evidenze sono state organizzate sulla base di tre dimensioni: adattamento delle imprese rispetto ai cambiamenti provenienti dall’ambiente esterno; compe-tenze dei dipendenti; atteggiamento e supporto del management e della proprietà. I risultati mostrano come ci sia un legame tra prospettive dell’innovazione tecnologica e futuro delle strategie contrattuali sul territorio. Ulteriori considerazioni chiamano in causa la debolezza dei processi formativi, la scarsa pianificazione e condivisione delle scelte aziendali.
L’articolo rielabora i risultati di una ricerca condotta sul Contratto di Sviluppo, uno strumento divenuto centrale nella politica industriale italiana. Ciò che emerge è che la sua implementazione tende a generare territorialmente delle reti differenziate di attori e interessi. Il filo conduttore riguarda il ruolo delle singole imprese nella formazione e nella istituzionalizzazione delle reti, al fine comprendere se e come il suo utilizzo abbia influenzato le scelte decisionali e le strategie competitive delle imprese, innescando processi di ammodernamento organizzativo e facilitando i piani di sviluppo. Attraverso l’analisi sugli investimenti effettuati emerge che lo strumento risponde a tre differenti funzioni, le quali in alcuni casi si combinano: una funzione innovativa; una funzione redistributiva, una funzione di contenimento delle crisi industriali.
In questo articolo il "reddito di cittadinanza", istituito in Italia nel 2019, viene analizzato dal punto di vista del case management realizzato attraverso piattaforme digitali dai suoi attori, chiamati "navigator", insieme al personale dei centri per l’impiego. Questa pratica è emersa nel rapporto tra medici, infermieri e pazienti ed è stata progressivamente associata alle politiche di incontro tra domanda e offerta di lavoro in una politica sociale, chiamata welfare-to-work, in cui le indennità di disoccupazione sono legate al reinserimento lavorativo. Sulla base di una ricerca di etnografia sociale che ha raccolto testimonianze qualificate degli attori coinvolti nei processi, l’articolo indaga prospettive e limiti attuali dell’integrazione tra Welfare e l’uso delle piattaforme digitali nel processo di digitalizzazione delle politiche attive del lavoro.
Accanto ad un processo generale di digitalizzazione del lavoro è emerso un modello di impresa - quello delle piattaforme - che ha portato alla ribalta una tipologia nuova di attore economico. Queste aziende - il cui sviluppo va collocato all’interno di una tendenza più complessiva verso la de-strutturazione dei rapporti di lavoro di tipo subordinato, l’erosione del salario e una razionalità logistica - contribuiscono in maniera determinante oggi alla ridefinizione di quello che concepiamo come lavoro. Questi cambiamenti, ovviamente, non sono analizzabili meramente nei termini di un incremento tecnologico ma tagliano trasversalmente una serie di relazioni - tanto economiche quanto sociali e politiche. Detto altrimenti, l’espansione del capitalismo delle piattaforme non è stata esente, anzi è strutturalmente accompagnata da uno spettro largo di resistenze e conflitti. Lo sviluppo repentino tanto delle piattaforme quanto dei conflitti ha stimolato sempre di più un dibattito pubblico che si è spostato dalla discussione generale sul futuro del lavoro e delle nostre società alla necessità presente di governare questo sviluppo, in primis per quanto riguarda le condizioni del lavoro digitale e digitalizzato. In questo articolo si propone una mappatura a livello europeo delle differenti pratiche di governance urbana del lavoro di piattaforma analizzando limiti e possibilità.
Le tecnologie digitali sono sempre più incapsulate in una molteplicità di sfere sociali, con una influenza significativa sul mondo del lavoro. In questo contributo, l’autore investiga il lavoro di piattaforma e l’indebolimento della società salariale nel contesto della City of Food bolognese. Infatti, è possibile delineare le continuità tra la precarietà delle condizioni lavorative di quest’ultima e il radicamento dell’economia di piattaforma. Ma Bologna è anche uno dei principali nodi principali per quanto riguarda i tentativi di regolazione su base municipale dell’economia di piattaforma: la "Carta dei diritti dei lavoratori digitali in ambito urbano" è stato il primo strumento normativo urbano in Europa a stabilire, sebbene senza una cogenza diretta, una base minima di diritti sociali per i lavoratori digitali. Oltre al dialogo con più approcci disciplinari (in particolare la letteratura su digital labor theory, capitalismo delle piattaforme e platform urbanism), l’autore adotta una metodologia qualitativa, espressa dal metodo delle interviste in profondità a testimoni altamente qualificati. Infine, l’autore introduce un nuovo concetto utile a catturare la tensione tra idee divergenti sulle piattaforme digitale sul loro governo: "digitarchia".
So far, food-delivery riders have been addressed in reference to broad socio-economic processes related to the diffusion of digital labour platforms. Adopting a dispositional approach, this paper frames the rider’s occupation as a specific and open-ended occupation. We try to shed light on the dynamics of differentiation and positioning within this occupational space, thus recomposing its heterogeneity. The article is based on a mixed-methods research carried out in Milan in 2020, centred on an "observant participation" of seven months, during which the re-searcher worked as a rider.
Sociology scholars have shown that unpaid labour is widespread in digital labour platform work, yet no study has shed light on the mechanisms generating unpaid work in the digital platform sector. This paper aims to fill this gap and points to the mechanisms produced at the interface between platforms’ marketization strate-gies and the regulation of self-employment in national contexts to explain the way in which unpaid labour unfolds in online freelancing platform work. We base our argument on an empirical study that investigates work in four different online freelancing platforms and in four European countries, namely Italy, France, Bel-gium and Poland.
Today’s artificial intelligence, largely based on data-intensive machine learning algorithms, relies heavily on the digital labour of invisibilized and precarized humans-in-the-loop who perform multiple functions of data preparation, verification of results, and even impersonation when algorithms fail. Using original quantitative and qualitative data, the present article shows that these workers are highly educated, engage significant (sometimes advanced) skills in their activity, and earnestly learn alongside machines. However, the loop is one in which human workers are at a disadvantage as they experience systematic misrecognition of the value of their competencies and of their contributions to technology, the economy, and ultimately society. This situation hinders negotiations with companies, shifts power away from workers, and challenges the traditional balancing role of the salary institution.
This theoretical paper critically explores digital labour in the online creator econo-my using OnlyFans sex workers as its core example. It critiques the description of the exploitation of self and embodiment in this work as a process of commodifica-tion. By reframing this activity in terms of human capital appreciation and by contrasting the specific economic logic of commodities and assets, it proposes in-stead the framework of assetisation to explain the economics of labour in this sec-tor. It then places online creator labour in a wider economic context to explore the greater utility of this move away from understanding such work as commodifica-tion.