RISULTATI RICERCA

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Marinella Malacrea, Francesco Felis, Marco Pagani, Isabel Fernandez

Esperienze traumatiche e ricordi: implicazioni in campo clinico e legale

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 50 / 2022

L’articolo ha l’obiettivo di fare il punto su quanto sappiamo sulla memoria traumatica e sull’eventuale possibilità di alterarla producendo "falsi ricordi", dal punto di vista sia della psicologia clinica che della psicologia giuridica. Negli ultimi anni ci sono state molte pubblicazioni e ricerche su come le esperienze traumatiche sono immagazzinate e codificate in memoria e sulle reazioni post-traumatiche che presentano le persone esposte a situazioni da stress estremo. Questo ha avuto un effetto importante nel campo della psicoterapia e del trattamento dei disturbi post-traumatici, contribuendo alla loro comprensione e dando strumenti utili per la loro risoluzione. Allo stesso tempo, negli anni ’90 è nato un movimento opposto, chiamato "false memory syndrome", dove spesso gli psicoterapeuti venivano accusati di produrre falsi ricordi di abusi sessuali nei loro pazienti. Sotto accusa erano finiti metodi come l’ipnosi, le terapie di gruppo, le tecniche di immaginazione guidata o di interpretazione dei sogni: ma in generale sotto accusa era finita l’attività psicoterapeutica in ogni sua forma. Ad oggi il dibattito continua, sollevando dubbi specie sulle psicoterapie mirate alla risoluzione degli esiti post traumatici. L’articolo percorre i vari aspetti di questa diatriba e cerca di fare luce sulla comprensione degli aspetti clinici particolarmente complessi di situazioni traumatiche croniche, rispondendo agli autori che sostengono che la psicoterapia può creare falsi ricordi.

Elena Gualtieri, Roberta De Filippis, Silvia Vayr

I modelli teorici di matrice cognitivista nella consulenza tecnica in ambito civile nei casi di separazione divorzio: riflessioni ed esemplificazioni cliniche

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 50 / 2022

L’articolo valuta il ruolo dell’esperto impegnato nelle consulenze tecniche, nell’ambito delle vicende separative. Vengono analizzati gli strumenti a supporto del lavoro clinico forense e i modelli tecnico-teorici dei terapeuti cognitivisti che lavorano in questo ambito. Le autrici propongono il tema della valutazione della genitorialità, con particolare attenzione alla teoria dell’attaccamento, al modello dinamico-maturativo e al primario interesse del minore. Seguendo il modello cognitivista evoluzionista e quello post-razionalista, viene poi sottolineato il ruolo della relazione e del processo conoscitivo narrativo. Vengono messe in luce altresì le principali criticità che lo psicologo forense può dover affrontare in un contesto denso di conflittualità, come quello delle separazioni. Vengono affrontati i temi centrali da esplorare in CTU e gli interventi che si possono attuare durante l’iter peritale, al fine di promuovere il riconoscimento e la condivisione della sofferenza, oltre che la cooperazione, ritenuti elementi centrali del buon esito della consulenza. Vengono affrontati due casi clinici-forensi, rileggendoli alla luce dei modelli proposti. Le autrici auspicano inoltre che i professionisti in ambito forense acquisiscano competenze e riflessività sulle ricadute del proprio agire professionale, sufficienti a perseguire lo scopo, ovvero il benessere del minore e della famiglia.

Patricia M. Crittenden, Susan J. Spieker, Andrea Landini, Giuliana Florit

L’attaccamento adulto nella valutazione del rischio per il minore. Teoria e dati sull’uso della DMM-Adult Attachment Interview in contesti forensi

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 50 / 2022

Al fine di valutare il rischio per il minore è fondamentale comprendere le strategie d’attaccamento dei genitori. L’articolo approfondisce i motivi per i quali la comprensione dell’attaccamento dei genitori che mettono a rischio i propri figli può chiarire i processi psicologici sottesi ai comportamenti pregiudizievoli e migliorare la valutazione del rischio per il minore e l’individuazione degli interventi necessari. Viene proposta la valutazione dell’attaccamento dei genitori tramite l’Adult Attachment Interview (AAI) classificata con il metodo del Modello Dinamico Maturativo dell’Attaccamento e Adattamento (DMM). Le DMM-AAI, classificate da professionisti formati e certificati e integrate con i dati provenienti da altre fonti in modo da elaborare delle formulazioni familiari individualizzate, soddisfano i requisiti di attendibilità e guidano l’individuazione degli interventi più efficaci. Viene presentata una meta-analisi relativa al metodo Berkeley che mette in discussione l’uso di tale metodo nel contesto forense. Ulteriori dati descritti nell’articolo riguardano il funzionamento psicologico di un gruppo di genitori a rischio valutati attraverso le DMM-AAI.

Tommie Forslund

L’attaccamento va in tribunale: protezione e affidamento dei minori

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 50 / 2022

In molti contesti professionali, compreso quello del Tribunale per i minorenni, si fa riferimento alla teoria dell’attaccamento e alla relativa ricerca, con fraintendimenti ampiamente diffusi che spesso si traducono in applicazioni scorrette. La finalità di questa dichiarazione di consenso è, pertanto, quella di migliorarne la comprensione, contrastare la disinformazione a riguardo e guidarne l’uso nel contesto del tribunale per i minorenni secondo una modalità basata sulle evidenze, considerando in particolare i processi decisionali circa la protezione e l’affidamento dei minori. L’articolo è diviso in due parti. Nella prima ci occupiamo dei problemi relativi all’utilizzo di teoria e ricerca sull’attaccamento nel contesto del Tribunale per i minorenni e ne discutiamo le ragioni. A questo proposito, esaminiamo le applicazioni della teoria che si ispirano al principio elettivo del superiore interesse del minore, discutiamo i fraintendimenti a riguardo e identifichiamo i fattori che ne hanno ostacolato un’accurata implementazione. Nella seconda parte, forniamo indicazioni per una sua adeguata e corretta applicazione. A tal fine, siamo partiti da tre principi di riferimento: il bisogno del bambino di caregiver familiari e non abusanti, il valore della continuità di cure sufficientemente buone e i benefici delle reti di relazioni di attaccamento. Discutiamo, inoltre, di quanto le valutazioni sulla qualità dell’attaccamento e sul comportamento di cura siano adeguate a ispirare i processi decisionali forensi rivolti ai minori. Concludiamo che la valutazione dei comportamenti di cura dovrebbe ricoprire un ruolo centrale. Nonostante non ci sia fra noi completo consenso riguardo all’utilizzo delle valutazioni sulla qualità dell’attaccamento nelle decisioni attinenti all’affidamento e alla protezione del minore, tali valutazioni si rivelano, al momento, le più adatte a individuare obiettivi e modalità degli interventi di sostegno. Infine, offriamo indicazioni per organizzare le future collaborazioni di ricerca interdisciplinare.

Tiziana Frau, Milena Milani, Amanda Jones, Dafna Lender

Verso la costruzione di un legame affettivo. Il trattamento integrato della Theraplay e della psicoterapia Diadica evolutiva in caso di affido e adozione

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 50 / 2022

I minori che entrano nel percorso di affido e adozione si trovano a dover affrontare la rottura del primo legame affettivo con la loro famiglia d’origine e l’inizio di un nuovo legame con quello dei genitori adottivi. In molti casi i minori prima di essere adottati, hanno inoltre transitato in diverse case famiglie, e/o sono passati da una o più esperienze di affido. In generale a una iniziale fase di “buon adattamento” del bambino seguono momenti di forte crisi (Brodzinsky et al., 1990). Alla luce di questo, i percorsi e i programmi rivolti alla tutela del minore e delle famiglie devono assumere dei metodi per la valutazione delle competenze genitoriali e la scelta di programmi di supporto e trattamento che siano rivolti alla relazione (Steele et al., 2003), alla costruzione dei legami affettivi (Hill & Schore, 2015), e informati sugli esiti del trauma (Porges, 2004), per evitare il ripetersi di esperienze dalla valenza abbandonica e traumatica per il minore stesso. L’obiettivo del presente articolo è quello di introdurre la Theraplay (Booth & Jernberg, 2010) e la Terapia diadica dello sviluppo, DDP (Huges, 2007; Huges et al., 2019) come piani di trattamento integrabili fra di loro, nelle diverse fasi del processo adottivo, che promuovono la connessione e il suo recupero a fronte di rotture nella relazione genitore bambino, attraverso sedute alternate di gioco strutturate, di dialogo, in un clima comunicativo di tipo affettivo e riflessivo basato sulla giocosità, amorevolezza, accettazione ed empatia e curiosità fra le parti (Lender, et al., 2005).

Angelo Zappalà

Editoriale

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 50 / 2022

Andrea Valdevit, Rosanna Maglione, Pasquale Iannotta, Roberto Malinconico, Lilia Nuzzolo

La camaleonticità delle addictions tra territorio e carcere. L’esperienza presso i Servizi per le Dipendenze della ASL Caserta

MISSION

Fascicolo: 57 / 2022

The aim of this work is to propose a global and complex vision of the phenomenon of addictions, with an eye reserved for those without substances, drawing on living experience from daily clinical practice in a Service specifically designed to treat new addictions. We will observe them through the phenomenological method, which seems to suggest that they are an epiphenomenomenon of a global crisis of the World of Life as understood by Husserl (2008). This work will constantly move along the awareness of the tragedy underlying the new addictions but at the same time going beyond the mere phenomenal manifestation: they will thus be considered in their bio-psycho-social breadth in an attempt not to lose the sense of what is not only a disorder but also a post-contemporary epidemiological crisis because today it spreads faster than any current treatment put in the field, whether operational or preventive. It is a crisis that affects the Social World [..] the Bodily World [..] the Emotional World [..] the Psychic World [..] Finally, we will walk the corridors of a non-place of life such as the prison to observe what subtly changes in this sphere also within it. In the operative and territorial clinic of the old and new addictions, psychotherapy would seem to play a fundamental role [..] Our aim will be to try to deal with and embrace all this even if only skimming this complexity together with some initial data emerged from the experiences carried out in the last years at the UOC Behavioural Addictions of the ASL Caserta.

Maria Giulia Audino, Carla Sorrentino, Giovanni Lomanno, Gregorio Viscomi

L’organizzazione della UOC Ser.D. di Catanzaro nell’emergenza Covid-19 nell’anno 2020

MISSION

Fascicolo: 57 / 2022

Scientific evidence has highlighted how some fragile categories of society can be affected with greater incidence by Covid-19 as they are more exposed to contagion. Users who are involved in the Ser.D., such as people who use drugs and alcohol, are evidently more vulnerable than the general population to infectious diseases. In 2020, inside the Covid-19 emergency, the Ser.D. UOC of Catanzaro has prepared and implemented organizational protocols that reduce the risk of contagion both for operators and for people suffering from pathological addictions in charge of the Ser.D.

Teo Vignoli, Miriam Savarese, Michela Tazzini, Stefano Aringhieri, Paola Avveduti, Giorgia Bondi, Monica Bosi, Simona Brunetti, Luigi Caputo, Gaetano Cerreto, Luigi De Donno, Sabrina Ferroni, Daniela Forlano, Giuseppa Ghetti, Cinzia Ghidoni, Daniele Innocenti, Giovanna Maria Latino, Mirta Malpassi, Andrea Martini, Elisa Martino, Antonella Monti, Angela Piovani, Federica Righi, Barbara Rossi, Marina Caterina Staccioli, Edoardo Cozzolino

Felice Alfonso Nava, Loreta Kondili, Lucia Craxi, Valentina Grigolin, Annamaria Cattelan, Francesco Paolo Russo, Alfredo Alberti

Infection diseases in the prisons: A public health warming. Priority action to protect general community

MISSION

Fascicolo: 57 / 2022

The infectious diseases are the most prevalent illnesses in prisoners, and they have a relevant burden for the society. Several studies have shown that the screening and the treatment of the infectious diseases inside prisons may be effective in reducing their burden in the general community. The main aim of the study was to determine between 2019-2021 the incidence and the prevalence of HIV, HBV, HCV, TB and syphilis in the people inside Padua prisons. The study has demonstrated that the screening of the infectious diseases in detainees was very high, raising in 2021 in the entrant people the 100%. The research also has shown that during 2021 the most prevalent incidence of infectious diseases was for TB (16.3%), followed by HCV (11.3%), HBV (7.9%) and HIV (1.6%). Interestingly, our data has indicated how during 2021 versus the previous years the prevalence of the infectious diseases increased for HBV (41.5%), HCV (18.8%), and TB (48.1%). These data indicate as different conditions such as the geographic origin of the prisoners people or several environmental factors such as the overcrowding may influence the prevalence of the infectious disease inside prisons. The study suggests how the prisons may represent a place where may be easier the treatment of the patients affected by infectious diseases and how universal and periodic screening campaigns and facilitated treatment programs as the point of care may increase the access to care and to control the spread of infectious also in the general community.

Attilio Cocchini, Giovanni Maria Luca Galimberti, Barbara Pagliari, Simona Mennuni, Luca Milanese, Rosario Privitera

La valutazione del funzionamento cognitivo in soggetti tossicodipendenti detenuti. Uno studio esplorativo in contesto carcerario

MISSION

Fascicolo: 57 / 2022

La predisposizione di un programma terapeutico alternativo alla detenzione è uno degli obiettivi principali della presa in carico all’interno del carcere. Spesso gli operatori dei servizi incontrano notevoli difficoltà che spesso vengono attribuite alla scarsa motivazione alla cura da parte dei loro pazienti, mentre può essere sottovalutata la complessità cognitiva di questo compito. Lo scopo dello studio è di verificare la consistenza e l’influenza di eventuali deficit neuropsicologici sul funzionamento cognitivo al momento della definizione di un progetto terapeutico. Per questo è stato somministrato ad un campione di tossico/alcoldipendenti detenuti il Test ENB 2, al fine di valutare la memoria a breve e lungo termine, l’attenzione, le abilità esecutive, la fluenza di linguaggio e alcune abilità prassico-costruttive. Il 50% del campione presenta un funzionamento cognitivo globale deficitario. Il risultato appare in linea con quanto evidenziato dalla letteratura neuroscientifica precedente, che pone sempre più l’attenzione sulle modificazioni neurali correlate alle addiction. Le condizioni contingenti (stress, abuso di psicofarmaci in carcere) possano inoltre influire negativamente sulla performance. Da queste evidenze possono scaturire ulteriori ricerche di natura diacronica sugli stessi soggetti che di natura sincronica su altre popolazioni di tossico/alcoldipendenti non detenuti, nonché possibili sviluppi della riabilitazione neuropsicologica nel corso del trattamento

Felice Alfonso Nava, Giulia Bassetti, Maria Bianco, Mauro Filippi, Stefano Kusstatscher, Giuseppe Imperadore, Marcello Mazzo, Marco Nuti, Diego Saccon, Francesco Sanavio, Claudio Pilerci, Tommaso Maniscalco

Substance use disorders and psychiatric co-morbidity in the public healthcare services of Veneto Region. State of art and epidemiological data

MISSION

Fascicolo: 57 / 2022

Italy has two different public healthcare services taking in care patients with dual diagnosis: (1) the mental health services (Centri di Salute Mentale - CSM) and (2) and the drug abuse services (Servizi per le Dipendenze - Ser.D.). We collected and analyzed data regarding the frequency of the co-morbidities in Veneto Region during 2019. Our study shows that only the 1% of the patients in treatment in the mental health services and the 8.7% of those in drug abuse services are recognized as dual diagnosed subjects. In drug abuse services the most frequent substance use disorders (SUD) correlated with a psychiatric disease were the alcohol and opioids use disorders, while the most prevalent psychiatric disorders associated with a SUD were the personality disorders and the schizophrenia, schizotypal and delusional disorders. Our data indicate that the diagnosis of co-morbidity should be improved in both services and that integrated programs between the above services should be developed to improve the best practices.