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Angela Ales Bello

L’antropologia filosofico-fenomenologica come "presupposto" metodologico di Ludwig Binswanger

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2022

Lo scopo dell’articolo è di mostrare come alcuni aspetti dell’antropologia filosofico-fenomenologica siano la guida per il lavoro diagnostico e terapeutico di Ludwig Binswanger. Tutto ciò rappresenta un valido "presupposto" della sua prassi di clinico. Nell’esposizione seguo il metodo fenomenologico mostrando che l’analisi dei casi clinici esaminati da Binswanger conferma la tripartizione dell’essere umano proposta da Edmund Husserl. La validità dell’approccio fenomenologico emerge dal confronto fra la posizione di Binswanger e quella di Freud. In conclusione osservo come la conoscenza della struttura dell’umano serva per l’individuazione dei casi clinici in una circolarità feconda, che rileva la poliedricità dell’umano, la sua forza o la sua fragilità, senza che venga mai meno la sua dignità.

Maria Clotilde Gislon

Apprendere la psicoterapia: la bottega d’arte

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2022

Il termine bottega d’arte è mutuato dalla tradizione artistica rinascimentale. In questo luogo la trasmissione del sapere avviene da parte del maestro agli apprendisti, secondo modalità che hanno rispetto della creatività individuale. Questo è il dispositivo funzionale che Giovanni Carlo Zapparoli e i suoi Collaboratori, a partire dalla esperienza del Centro di Psicologia della Provincia di Milano, hanno messo a punto per favorire la trasmissione del sapere in campo psicoterapeutico. L’Autore ne evidenzia i punti di forza nella saggezza clinica e nella capacità di differenziare gli aspetti essenziali e superflui all’interno del processo terapeutico.

Aurelio Molaro

Ludwig Binswanger e la "figura spirituale" di Bleuler

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2022

Alla luce di una sintetica ma mirata analisi di materiale edito e inedito, il presente contributo si propone di indagare il complesso dei rapporti personali, intellettuali e scientifici intercorsi tra Ludwig Binswanger e il suo "venerato maestro e amico" Eugen Bleuler tra il 1907 e il 1939. Binswanger, che iniziò la sua carriera di psichiatra proprio come assistente volontario presso la Clinica psichiatrica universitaria di Zurigo (il "Burghölzli"), pur manifestando una particolare ammirazione per la "figura spirituale" di Bleuler e per alcune sue specifiche innovazioni teoriche in senso clinico-strutturale, non ha tuttavia mancato di sottolineare alcuni elementi di criticità nella sua concezione della natura umana, come il monismo determinista della sua Naturgeschichte der Seele del 1921.

Maria Rosa Tinti, Graziano Valent

L’arte della formazione in psichiatria

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2022

Parlare di formazione in ambito psichiatrico significa affrontare un insieme di questioni che riguardano l’identità della psichiatria come espressione di un sapere e di una pratica che si riferiscono all’uomo, precisamente all’uomo che soffre. In altre parole, una riflessione sui contenuti e i principi metodologici che si ritengono idonei a formare gli operatori chiama in causa la domanda su quale sia la prima vocazione della psichiatria, quali siano, o debbano essere, i suoi presupposti e i suoi scopi. C’è da chiedersi anzitutto se l’oggetto di studio e di intervento di questa disciplina sia tale da giustificare la sua collocazione nel campo della medicina; se il compito della psichiatria si esaurisca nell’esercizio della competenza clinica o se non debba contemplare una responsabilità di carattere etico e politico, nel senso di una tensione a includere nel proprio campo d’azione e di ricerca il rapporto tra follia e normalità, tra le forme di cura della sofferenza mentale e i linguaggi di una cultura della salute mentale. Senza alcuna intenzione di fissare dei limiti a un discorso che necessita di rimanere aperto e fluente, si vuole riflettere sulle potenzialità della formazione intesa come esperienza di trasformazione che coinvolge il singolo operatore e l’intero gruppo curante. Partendo dalla domanda sul destino della psichiatria al cospetto delle sfide congenite alla relazione con la follia, la riflessione interroga il valore di un dialogo con la filosofia per uscire dal recinto angusto della clinica e restituire alla psichiatria il senso originario di un punto di vista privilegiato sull’essere umano. In ultimo, viene data testimonianza di un’esperienza di ricerca e formazione connaturata alla pratica terapeutica, quella che negli anni Novanta ha preso corpo dall’incontro tra la psichiatria di matrice basagliana del Centro di salute mentale di Orzinuovi e l’originale filosofia dialettica di Italo Valent.

Michèle Gennart, Marco Vannotti

Umane fratture, ambiti di cura, ambiti di formazione

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2022

La formazione in psicoterapia è intrinsecamente modellata dal nostro modo di pensare all’essere umano. Che cosa, nell’esistenza umana, ci espone alla (psico)patologia? Cosa può essere considerato benefico e trasformativo nello scambio terapeutico? E analogamente quale atteggiamento nella formazione, così come nella terapia, potrebbe essere più umano? Facendo riferimento al pensiero fenomenologico, gli Autori esaminano lo statuto singolare attorno al quale ruotano la psicopatologia e la terapia: il fenomeno patico. Il "patico" si riferisce alla multiforme vulnerabilità che contraddistingue la nostra condizione umana e che segna anche la nostra apertura, la nostra fondamentale sensibilità a ciò che accade nell’incontro. La dimensione patica della malattia - più che i sintomi - costituisce la realtà immediata e pregnante per il paziente. La terapia può essere definita come un movimento intersoggettivo di incontro, di comune cammino e di scambio, dove il terapeuta mette le sue conoscenze teoriche, il suo saper fare e la sua presenza al servizio della persona in cura, per tendere ad uno stare meglio con se stesso, con gli altri e nel mondo. Allo stesso modo, la formazione è chiamata a realizzare un incontro trasformativo tra formatori e studenti. La formazione in psicoterapia si baserebbe su questa iniziazione viva e pensante alla condizione umana: alla sua fondamentale natura "patica", segnata dalla possibilità sia della perdizione e dell’annientamento, che della fiducia e del compimento. Nel suo cammino, l’allievo deve poter contare non solo sull’esperienza, ma anche sulla relazione con formatori impegnati che lo sostengono e lo guidano, e sulla solidarietà attiva, sullo spirito cooperativo del gruppo dei compagni per affrontare il ‘meraviglioso’ e lo ‘sconcertante’ dell’incontro con il pathos.

Maria Bologna, Yvonne Bonner, Luigi Tagliabue

Editoriale

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2022

Il microbiota ambientale si sovrappone e stimola quello umano, contribuendo alla sua diversità. L’abbondanza e la varietà di microrganismi negli ambienti urbani è in continua diminuzione e negli ultimi anni l’ipotesi che la perdita di biodiversità porti ad una disregolazione immunitaria ed a conseguenti patologie croniche è sempre più evidente, visto che ambiente, microbiota umano e sistema immunitario sono sistemi che interagiscono costantemente. Mentre in Occidente gli studiosi si concentrano soprattutto su allergie e patologie respiratorie, i giapponesi indagano anche l’impatto sistemico del verde urbano e del paesaggio arboreo, dimostrandone l’indiscutibile effetto positivo sull’essere umano. Non è ancora chiaro però quale sia la funzione che, la variabilità della specie all’interno delle aree verdi, svolge sulla salute. L’ipotesi più interessante è legata al ruolo che i segnali microbici possono avere sul neurosviluppo fisiologico e sull’influenzare, a livello cerebrale, la programmazione dei comportamenti sociali. È di primaria importanza sensibilizzare ad una salute globale, partendo da un’educazione sistemica, che curi la plant blindness, evidenziando il valore della diversità biologica intesa come biblioteca della vita, capitale umano fondamentale per permettere l’adattamento ai cambiamenti e l’allenamento del sistema immunitario nella difesa da malattie esistenti e del progresso.

Diego Dal Sacco

La scissione in psicosomatica

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2022

Quando si parla di scissione in psicosomatica, il nostro pensiero corre immediatamente alle difese messe in atto dal paziente che somatizza, senza pensare alla scissione avvenuta all’interno della psicosomatica stessa o alla scissione che l’operatore della salute usa come difesa contro il controtransfert che sperimenta. Lo scopo di questo lavoro è dimostrare l’importanza di poter riconoscere questo meccanismo non solo nel paziente ma anche in chi lo cura, al fine di promuovere una migliore integrazione mente-corpo.

Fabio Sinibaldi

Il vago nella pratica clinica: i dettagli che fanno la differenza

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2022

Negli ultimi anni il ruolo centrale del nervo vago (NV) nei processi di auto-regolazione è diventato sempre più noto. Il NV svolge funzioni cruciali e trasversali in diversi meccanismi di adattamento e sviluppo della vita umana, e in particolare di tutti i processi legati a sopravvivenza, emozioni e relazioni. Infatti, il NV ha funzioni importanti che vanno dalla regolazione del battito cardiaco alla raccolta di informazioni sullo stato di tutti gli organi vitali, dalla digestione fino alla risposta immunitaria. Negli ultimi anni si sono diffuse diverse teorie ed approcci per spiegare il funzionamento del vago in fisiologia o a seguito di stress cronico o eventi traumatici. Il tema è diventato così popolare da generare un gergo specifico: ormai è consueto sentire i terapeuti dire, in supervisione o nelle discussioni tra colleghi, espressioni come "con questo paziente abbiamo stabilizzato per bene il vago" o "il vago di questa paziente è bloccato", che, fino a qualche tempo fa, non si usavano. Al fine di sviluppare una pratica clinica consapevole e massimamente efficace, diventa oggi fondamentale sapere esattamente perché e come è interessante agire sul NV secondo una prospettiva ampia e integrata.

Chiara Viglione, Marco Chiera, Stefano Vecchi, Francesco Cerritelli, Andrea Manzotti

Il sistema nervoso autonomico e il nervo vago all’inizio della vita

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2022

Il sistema nervoso autonomico (SNA) gioca un ruolo di rilievo nella regolazione della salute dell’organismo e dei suoi processi di adattamento agli stressor. Tuttavia, spesso viene data poca attenzione ai suoi legami con i sistemi immunitario ed endocrino. Ancor di più, poca attenzione viene data a come l’SNA si sviluppa durante la gestazione e a quali fattori possono interferire con la sua maturazione, nonostante oggi, tramite l’analisi della variabilità della frequenza cardiaca (HRV), è possibile monitorare lo sviluppo dell’SNA persino a livello fetale e prevenire complicazioni potenzialmente letali. Scopo di questo articolo è, pertanto, fornire un quadro della complessità dello sviluppo dell’SNA, con specifici accenni al nervo vago, con particolare attenzione ai fattori ambientali che possono interferire durante lo sviluppo fetale e neonatale, fornendo in conclusione rilevanti spunti per la pratica clinica.

Andrea Minelli, Michael Di Palma

La funzione vagale: un link fra psiche, cervello e corpo

PNEI REVIEW

Fascicolo: 1 / 2022

Il nervo vago influenza i nostri stati psicologici e la flessibilità delle risposte adattative alle sollecitazioni ambientali e modula la regolazione dinamica dei sistemi biologici coinvolti nell’allostasi. L’output vagale è modulato dall’attività coordinata di strutture cerebrali fra loro interconnesse a formare una rete gerarchica multi-livello, il central autonomic network (CAN), che realizza l’integrazione neuroviscerale tramite anelli multipli di retroazione iterativa centro-periferia (cervello-corpo) operanti a vari livelli di complessità nel nevrasse; ogni livello gerarchico della rete elabora e integra nuovi tipi di informazione rispetto al livello precedente, e contribuisce in maniera più flessibile e contesto-specifica alla modulazione del tono vagale. L’output vagale si associa ad una varietà di processi neuropsichici, come gli stati affettivi, la regolazione delle emozioni, le funzioni esecutive. La compromissione della funzione vagale, associata a bassi indici di variabilità della frequenza cardiaca (HRV), si accompagna a rigidità delle risposte psicofisiologiche, disregolazione dei processi allostatici e all’incremento del rischio per patologie mediche e neuropsichiatriche.

Michela Gardon

La valutazione della recuperabilità delle competenze genitoriali

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2022

Il presente articolo offre una riflessione sulla presa in carico delle famiglie, nei servizi di tutela minori, all’interno del processo di intervento. Più specificatamente, intende approfondire la fase della valutazione della recuperabilità delle competenze genitoriali, con l’intento di offrire indicazioni e stimolare un confronto circa l’intervento psicologico più appropriato. L’intervento di natura valutativa costituisce, infatti, una fase che segue la protezione del mi-nore e anticipa il progetto per il minore. L’articolo, attraverso la descrizione di esperienze cliniche concrete, offre indicazioni circa la gestione dei possibili percorsi valutativi e evidenzia l’importanza di: considerare il contesto in cui si opera; focalizzare l’attenzione sulla specifica richiesta inerente la fase valutativa dell’intervento che ha la funzione di orientare il lavoro; individuare gli strumenti appropriati per il lavoro psicologico.

Andrea Oskis, Lisa Thorn, Angela Clow

Parenting adolescent daughters: differential effects of maternal attachment insecurity and proximity-seeking

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2022

Parenting adolescents requires parents to display diverse competencies, and parenting competence i.e. «caregiving» may be affected differentially by the underlying dimensions of an individual's «care seeking» behaviour, i.e. their own attachment style. Twenty five mothers of adolescent daughters were recruited in a cross-sectional design for this pilot study. Mothers aged between 32-51 years with a mean (± SD) age of 44.72 (± 5.47) years and each completed the Parenting Role Interview, which provides an «investigator-based» as-sessment of their parenting competence, as well as self-report measures of attachment style, stress, depression and well-being. Results revealed that greater parenting competence was associated with higher levels of the specific attachment construct of proximity-seeking, but not attachment security. In addition, worse maternal psychological health was associated with attachment insecurity, but not proximity-seeking. The underlying attachment dimension of proximity-seeking may hold particular significance for mothers of adolescent daughters and may be a viable resilience target for parenting interventions.

Il presente articolo tratta il tema della testimonianza delle persone minorenni vittime di reati di natura sessuale e dei necessari presupposti per porle nelle migliori condizioni per rendere tale testimonianza. In primo luogo, il rispetto della loro individualità e della loro dignità, con particolare attenzione alla tutela del diritto alla salute psico-fisica. In particolare, anche attraverso la disamina di casi concreti, si riferirà di alcune buone prassi ritenute adeguate al fine di evitare effetti di vittimizzazione secondaria, circostanza che incide anche sulla genuinità delle dichiarazioni rese, con possibile danno anche degli indagati/imputati. Tali prassi fortificano la tutela dei diritti delle persone offese, tra cui quello all’assistenza affettiva e psicologica in ogni fase del procedimento penale, il diritto di partecipare in modo informato e con l’assistenza di un legale o di un curatore speciale. Si tratta di procedure troppo spesso disattese da parte delle Autorità Giudiziarie, con rischio di compromissione dell’integrità psico-fisica di qualsiasi minorenne tenuto a testimoniare e di un’errata valutazione sulla responsabilità dei presunti rei.

Sarah Miragoli, Vittoria Badino, Elena Camisasca

Completezza e coerenza narrativa in bambini sessualmente abusati: il ruolo dell’età e del PTSD

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2022

In ambito giuridico, completezza e coerenza narrativa rappresentano due importanti elementi della credibilità del minore come testimone. Il presente studio si propone di analizzare com-pletezza e coerenza narrativa in 92 deposizioni di bambini sessualmente abusati, con parti-colare riferimento all’effetto dell’età e della presenza di sintomatologia post-traumatica. Ogni deposizione è stata analizzata attraverso le griglie di codifica Narrative Categories Used to Code the Memory Reports Narrative (Bauer et al., 2014) e Coherence Coding Scheme (Reese et al., 2011). I risultati confermano il ruolo significativo dell’età e del PTSD sui contenuti e sull’organizzazione narrativa delle memorie traumatiche infantili. Nello spe-cifico, i bambini più grandi e senza PTSD sono maggiormente capaci di fornire resoconti narrativi più ricchi di dettagli contestuali salienti e una descrizione più completa dei fatti, in termini temporali e causali, con valutazioni di senso sull’esperienza traumatica vissuta.

Eleonora Bartoli

Narrative coherence and emotion regulation in children exposed to Adverse Childhood Experiences

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2022

The early exposure to Adverse Childhood Experience (ACE), puts children’s socio-emotional development in jeopardy and can entail long term deleterious aftermaths on their bio-psycho-social health. Although being able to integrate emotions coherently into personal narratives facilitates the elaboration of the experience and helps well-being, the prerequi-sites for narrative emotion regulation are compromised in adverse situations where the interactions with the caregivers are dysfunctional or dangerous. The current paper will address the developmental issues in narrative emotion regulation encountered by children reared in adverse environments and it will illustrate how scaffolding children to coherently integrate emotional evaluations and further perspectives in their personal narratives might help them to cope with the potentially traumatic aftermaths of ACEs.